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Reinhardt e Grappelli, più The Quintet !

di FBASS [user #22255] - pubblicato il 14 febbraio 2012 ore 08:05

Ho già parlato di Django Reinhardt ( 23 gennaio 1910 - 16 maggio1953 ), della sua menomazione di due dita della mano sinistra dovuta ad un incidente a soli 18 anni, un incendio nella roulotte in cui viveva insieme a Florine "Bella" Mayer, era un Gypsy  cioè uno Zingaro ( etnia Romani), che gli valse il soprannome di Manouche mai più scrollato da dosso, ma ora voglio parlare del suo The Quintet ( fondato però con il nome "Quintette du Hot Club de France" ), di cui faceva parte anche il fratello Joseph,  Louis Vola al basso, Roger Chaput e Pierre "Baro" Ferret; ma dopo l'abbandono del Banjo, che era stato il suo strumento negli anni 1929-1934, conobbe, proprio nel 1934, il violinista Stéphane Grappelli ( 26 gennaio 1908 - 1 dicembre 1997 ), con cui incise molti dischi insieme al suo gruppo, oggi la Selmer Maccaferri n° 503 ed il Violino di Stéphane Grappelli sono custoditi alla Citè De La Music a Parigi ( ex Conservatoire Nationale De Paris ):

Ora un brano eseguito da Stéphane Grappelli :


Dello stesso autore
Ridete pure, tanto dopo il cenone a voi uomini di casa vi spetta quest'incombenza ... Happy New Year!
Merry Xmas and Happy New Year, by Francesco!
Io che ero un purista del Made in USA, ne ho comperato invece 3 in un anno spendendo pure poco!
Ho fatto la mia scelta per entrambi i Brand più famosi ... anche se anche le Made in Japan mi piacciono!
Scambi e baratti ... poi ti ritrovi con una chitarra che mai ti saresti sognato di comperare!
C'è Epiphone ed Epiphone, delusioni e buone riuscite...
Fino a poco tempo fa comperavo solo Fender Made in USA salvo un paio giapponesi e koreane.
Le due chitarre Fender più costose ma che rischiarono di essere tolte dalla produzione agli inizi degli anni 70's.
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FANTASTICO DJANGO e il quintetto voglio ...
di superloco [user #24204]
commento del 14/02/2012 ore 09:0
FANTASTICO DJANGO e il quintetto voglio citare riguardo la fondazione alcune parole di Grappelli, che al tempo per vivere suonava diversi strumenti. « Quella sera ero a suonare il sassofono in un club di Montparnasse e ad un certo momento vidi entrare dal fondo dei loschi individui... io ed i miei colleghi pensammo subito a degli strozzini venuti a riscuotere il pizzo... nella pausa mi vennero incontro... fu lì che incontrai Django e i suoi fratelli... mi chiesero di suonare il violino... io lo feci e da lì a pochi giorni dopo nacque il Quintette. » Una richiesta a te Franco mi dai il link per scaricare i piani di montaggio delle Selmer Maccaferri quello della foto articolo, grazie.
Rispondi
Re: FANTASTICO DJANGO e il quintettovoglio ...
di FBASS [user #22255]
commento del 14/02/2012 ore 13:0
Pensa che me ne hanno offerta una del tipo Selmer ( Petite Bouche) degli anni 50 ad € 4mila, ma io cerco la Maccaferri prima maniera, quella con il risuonatore, è molto più potente e caratteristica, Franco50.
Rispondi
OK
di stefano58 [user #23807]
commento del 14/02/2012 ore 11:3
il jazz non riesco a comprenderlo fino in fondo , ma è perchè mi manca la giusta educazione.Ma il manouche , al contrario , mi fa partire la gambetta e la voglia di imparare a suonarlo.Chissà perchè.....ciao ;-))))
Rispondi
Re: OK
di FBASS [user #22255]
commento del 14/02/2012 ore 13:1
Ci vuole una chitarra Manouche però, la EKO ne fa alcune non malvagie, le chiamano, pensa un po', Gypsy, me le mostrò qualche mese fa un rappresentante della casa, Franco50.
Rispondi
la Eko El Gaucho
di superloco [user #24204]
commento del 14/02/2012 ore 16:4
riguardo la Eko vorrei citare la El Gaucho con un articolo scritto dal nostro amico Cuckoo vai al link
Rispondi
Re: la Eko El Gaucho
di FBASS [user #22255]
commento del 14/02/2012 ore 17:3
Circa 30 anni fa ne ho avuto il basso, era non amplificato con la croma per contorno alla rosa ellittica, lo vendetti per comprarmi un Melody Freetless clone Ovation, amplificato, che dopo un po' divenne con il manico tipo arco per le frecce, ora, dopo tanti anni ed uso come acustico del mio vecchio Hofner Violin Bass 1967, ho comperato il terzo "Bassello", un Takamine EG 512 C, molto buono anche se made in Korea e di dimensioni notevoli, ma suonabilissimo, molto "suono acustico" con le Round Vound Bronze, gli altri li avevo dotati di corde Galli nere, Franco50.
Rispondi
Re: la Eko El Gaucho
di Cukoo [user #17731]
commento del 14/02/2012 ore 21:3
E hai fatto molto male a vendere il basso acustico con la croma. Alfredo Bugari, che lo ideò, meriterebbe qualche riconoscimento.
Rispondi
Re: la Eko El Gaucho
di FBASS [user #22255]
commento del 14/02/2012 ore 22:4
Sai che con il senno di poi...ma di cavolate grosse ne ho fatte per il passato, in ordine una Esquire Pre CBS Fender del 1963, ceduta in permuta nel 1976, stesso anno una Vox Mark VI agoccia e 3 pickup, l'anno dopo un Hofner Violin Bass Cavern del 1961, Una Jaguar Fiesta Red del 1966 Custom, un basso Fender Precision del 1966 sverniciato a natural però, un Gibson EB 0 del 1970, dopo 13 anni di onorato servizio in permuta + soldi entrambi per un G&L 2000 E che ho usato una volta solo nei 16 anni che l'ho posseduto, un'altra Jaguar Sunburst del 1968, cosa recente,una Mustang nera del 1975, più come cose vecchie un basso Dinacord, una Chitarra Hofner che ho recuperato dopo 30 anni, una Framus data via nel 1969 ma ne ho recuperato di recente una stesso modello ad un pickup mobile, due amplificatori Ampeg Gemini VI ed un Fender Bassman 70, una Rickenbacker 360/6 comperata a lire 400mila blu, in più 5-6 Echorec Binson ,ma ne ho trovato uno a rack nuovo di zecca, mod 603, dopo 30 anni di abbandono su uno scaffale a Latina, uno Space Echo Roland ed un piccolo Vox Escort, unica cosa che non rimpiango è la Godin LGXS, starò più attento nel futuro, sto cercando d'imparare e rimediare, il bassello EKO lo rimpiango, ma all'epoca mi ha infinocchiato il mio negozio di fiducia per il Melody che era dotato di pickup piezo, lo possino... Franco50.
Rispondi
Re: la Eko El Gaucho
di Cukoo [user #17731]
commento del 15/02/2012 ore 00:2
Diciamo che fai girare l'economia alla grande!
Rispondi
Re: OK
di davidederosa64 [user #20297]
commento del 14/02/2012 ore 14:2
Stefano,hai detto una cosa alla quale non posso fare a meno di allacciarmi. L'Arte deve essere comunicazione.Sulla poca comunicabilità da parte di alcune forme di Jazz molto ostiche,ho cominciato a riflettere.L'espressione artistica deve comunicare direttamente con il fruitore senza passare attraverso nessun intermediario che spiega a chi ascolta se quell'opera è buona o no.La musica di Django e il Jazz in genere in quella fase storica,è perfettamente assimilabile e godibile facendo,come dici tu,muovere il piede e farti trascinare dalla ritmica. E' un aspetto importante questo su cui bisognerebbe riflettere.
Rispondi
Re: OK
di superloco [user #24204]
commento del 14/02/2012 ore 16:1
l'arte ermetica è come la politica ermetica, da cancellare
Rispondi
Re: OK
di FBASS [user #22255]
commento del 14/02/2012 ore 17:2
Django lo scoprii per caso anni fa, avevo intravisto un Lp di lui con foto in bianco e nero mentre suonava con l'immancabile sigaretta pendente, era il periodo 72-73, in piena era Led Zeppelin - Jethro Tull, ma questa figura mi fu subito simpatica, scoprii così un modo immediato di fare Jazz, lontano da quella musica di Harlem o di origine "Blues Nera Profonda" quasi allegra, da allora non lo più abbandonato e lui è morto che io no avevo ancora 4 anni, Franco50.
Rispondi
Re: OK
di stefano58 [user #23807]
commento del 14/02/2012 ore 17:2
Aggiungerei , allora , che il nostro piede è un po' il termometro dell'immediatezza di una musica.Se parte , ok , sennò bisogna studiare un approccio diverso , sicuramente meno "verace"......è un argomento interessante e dai mille risvolti.Ciao Davide :-)))))
Rispondi
Re: OK
di Cukoo [user #17731]
commento del 15/02/2012 ore 00:3
Il successo popolare del jazz prima del bebop e poi del rock & roll è dovuto al fatto che faceva ballare (battere il piede) (cito "Jazz" di Arrigo Polillo). Io suggerisco ai musicisti non tanto di 'capire' il jazz, quanto di provare a suonare qualche standard. E' una scuola di musica incredibile, e affrontarlo dopo i 50 anni una specie di cura.
Rispondi
Re: OK
di stefano58 [user #23807]
commento del 15/02/2012 ore 07:4
Accetto volentieri il consiglio....ciao :-)))
Rispondi
Re: OK
di superloco [user #24204]
commento del 14/02/2012 ore 16:1
chitarre manouche a poco Cigano, Aria, Dell'Arte ne ho comprata una da poco tempo Aria MM20E non sono un collezionista ci suono, ottima replica.
Rispondi
Re: OK
di FBASS [user #22255]
commento del 14/02/2012 ore 17:2
Lo terrò presente, ma il fascino di Mario Maccaferri però.... Franco50.
Rispondi
Re: OK
di superloco [user #24204]
commento del 14/02/2012 ore 17:3
Mario Maccaferri avrei voluto conoscerlo, era un musicista prima di tutto, liutaio e anche inventore. Dimenticavo, anche attore e fu proprio Un vero fenomeno. Per quanto riguarda il risuonatore ci sono pareri contrastanti. Sembra che non fosse poi così robusto e spesso i manouche veri lo toglievano attraverso l'ampia buca a D anche perchè spesso si guastava a disturbava il suono. cito testualmente: La chitarra base del 1932-33 con bocca a “D” aveva 12 tasti e un diapason di 648 mm. di scala con una tastiera tipo classico di circa 50mm. Il manico nelle prime Selmer era largo e nella maggior parte dei casi in noce, anche se alcune avevano sia cassa che manico in acero. Il fondo e le fasce erano principalmente in palissandro laminato e il piano armonico in abete francese. Sono rimasti pochissimi esemplari originali che hanno il risuonatore interno intatto. Ciò è dovuto all’iniziale non perfetta costruzione, ma anche al fatto che i musicisti che le usavano lo facevano per lavoro e a ritmi distruttivi per gli strumenti. Nonostante fossero costruiti in laminato, che rende molto solida la cassa e meno sofferente agli sbalzi di temperatura e umidità dell’aria, le condizioni in cui vivevano i manouche erano comunque dure. Inoltre queste chitarre venivano strapazzate in ogni maniera sia per farsi sentire durante le performance sia perché lo stile richiede la mano pesante sullo strumento. Il risuonatore era abbastanza delicato e se si staccava iniziava a vibrare e disturbare il suono. Sembra che molti di questi siano stati tolti a pezzi attraverso l’ampia bocca a “D”. Certo è che Mario aveva un carattere molto particolare e per ironia non incontrò mai Django. E quando gli fu chiesto da Stochelo Rosenberg cosa ne pensasse al proposito Maccaferri disse scherzosamente “peggio per lui se non mi ha conosciuto!”...
Rispondi
Re: OK
di FBASS [user #22255]
commento del 14/02/2012 ore 17:4
Ho mandato alla redazione un articolo sulle chitarre da jazz parte seconda in cui parlo ampiamente di Mario Maccaferri e del periodo 1927 -1934, quado conobbe Selmer e anche dell'interpretazione da pescatore in un film, del 1933, quando ebbe l'incidente nuotando che gli troncò la carriera da musicista, amico di Segovia e dipolmato luitaio da Mozzani, Franco50.
Rispondi
Re: OK
di superloco [user #24204]
commento del 14/02/2012 ore 18:1
bene cosi tutti quelli che vorranno potranno documentarsi al meglio.
Rispondi
Grazie Franco.Questo è un bellissimo tributo ...
di davidederosa64 [user #20297]
commento del 14/02/2012 ore 14:2
Grazie Franco.Questo è un bellissimo tributo a due grandi artisti.
Rispondi
Re: Grazie Franco.Questo è un bellissimo tributo ...
di FBASS [user #22255]
commento del 14/02/2012 ore 17:4
Ho molti CD e filmati VLC in cui compaiono loro, il duo Reinhardt-Grappelli, insieme a The Quintet, ma Grapelli non suonava solo il violino, ancheil Sax ed altro se non vado errato, Franco50.
Rispondi
Re: Grazie Franco.Questo è un bellissimo tributo ...
di davidederosa64 [user #20297]
commento del 15/02/2012 ore 00:5
Non lo sapevo
Rispondi
qualcosa di costruttivo?!?
di superloco [user #24204]
commento del 14/02/2012 ore 16:1
a questo punto devo citare un sito: vai al link e le parole della mitica NUAGES che in USA è stata cantata a lungo. IT’S THE BLUEST KIND OF BLUES (Rheinhart / Williams) Denny Dennis It’s the bluest kind of blues, my baby sings It’s the newest kind of blues, my baby sings It’s the kind that makes you sigh It’s the kind that makes you cry Doing something to my poor heart Like a soft lullaby It’s the bluest kind of blues, my baby sings It’s the truest kind of blues, my baby brings Always on my mind, awake or a-sleeping It’s the bluest kind of blues, my baby sings Always on my mind, awake or a-sleeping It’s the bluest kind of blues my baby sings
Rispondi
Ormai non mi sorprendi più con i tuoi post ...
di Salvog [user #26748]
commento del 14/02/2012 ore 17:2
Ormai non mi sorprendi più con i tuoi post mio caro Franco, sono sempre interessanti, ma quando mi tiri in ballo roba del genere attiri oltremodo la mia attenzione. Questi sono dei pionieri, dei gran signori coraggiosi che armeggiando con i loro strumenti in un ambito inesplorato, hanno trattato qualcosa di nuovo per l'epoca ed asserisco sin dall'inizio molto apprezzato, (per lo meno dalle loro parti), ed io nonostante il tempo, rimango sempre incantato. Una musica senza tempo, così come il Jazz in genere, tutto compreso, a volte non inteso, peraltro snobbato o detestato per le sue discordanze e contraddizioni ricordate sempre che, "permette la massima espressione di un musicista, massimo sviluppo armonico e tecnico, nonché dissonanze, precetti e regole musicali smentite, tutto può trovare facile riparo sotto il suo tetto, naturalmente la dove il buon gusto la fa da padrone. Ed adesso Eh EH EH.... giù con le critiche!
Rispondi
Re: Ormai non mi sorprendi più con i tuoi post ...
di FBASS [user #22255]
commento del 14/02/2012 ore 17:3
Lungi da me il volerti sorprendere, ho solo rimarcato la musicalità e la grande espressività dell'animo proveniente da questi grandi interpreti, anche se hanno suonato in periodi lontani e con una tipologia di musica molto diversa dai gusti imperanti in quegli anni, specialmente in Italia, tanto che li abbiamo riscoperti noi a distanza di 50 anni, Franco50.
Rispondi
Manouche..
di janblazer [user #26680]
commento del 14/02/2012 ore 20:3
Non volevo commentare prima di aver ascoltato tutti i pezzi, e ho dovuto aspettare di essere a casa tranquillo.. anche perchè ci tenevo visto che Django Reinhardt è una scoperta che ho fatto qui su Accordo tramite tanti appassionati di questo genere di cui Superloco è spesso il portavoce.. Le atmosfere del jazz non sempre mi prendono, non sempre le capisco, quando però mi arrivano.. fanno battere il piedino anche a me.. come in questo caso.. Oltre il talento di questo grande chitarrista, mi ha colpito molto anche la sua vicenda umana, l'incidente che gli ha fatto perdere l'uso delle due dita della mano sinistra e la caparbietà di riprendere a suonare dopo una faticosissima e dolorosa riabilitazione.. Mi colpisce ancora di più che, partendo da una menomazione, abbia rivoluzionato uno stile, anzi abbia creato uno stile suo, inimitabile e di grande effetto.. Ciao Franco !
Rispondi
Re: Manouche..
di FBASS [user #22255]
commento del 15/02/2012 ore 22:0
Scusami del ritardo nella risposta ma ero andato un attimo in Sicilia per San Valentino, tu sai perchè, ma presto ti-vi proporrò un altro mostro sacro del Jazz, il sassofonista Stan Getz, grandissimo componente storico, ma in questultimo contesto in veste Bossa Nova, del piccolo gruppo capitanato da Antonio Carlos Jobim, con Joao ed Astrud Gilberto, è il suono più confidenziale sentito al Sax Tenore, non stanca mai, Franco50.
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