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Le lezioni imparate da Tuck Andress

di horizons [user #25397] - pubblicato il 27 gennaio 2012 ore 06:24

Avendo richiamato alla memoria un aneddoto di Tuck Andress nel commentare il diario di Giuseppe40, sono ritornato a curiosare sul suo sito, visitato l'ultima volta un secolo fa, e poiché alcuni argomenti tornano spesso alla ribalta, qui su Accordo, voglio condividere con quanti avessero voglia di leggere (in inglese) la pagina del sito suddetto che linko qui di seguito:

http://www.tuckandpatti.com/fault.html 

Si tratta di opinioni già condivise da molti che qui scrivono, ma credo faccia sempre piacere trovare conferme di alto livello.

F.


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Questo secondo me
di Scaf0 [user #15666]
commento del 27/01/2012 ore 08:5
E' il passaggio focale, quello su cui tutti, me compreso dovremmo porre un pò più di attenzione... " I realized for the first time that it had nothing at all to do with the guitar. It had everything to do with the guy playing the guitar. He sounded just as overwhelming as when he played his own vintage Gibson archtop. Yet his hands looked just like mine. Lesson #1." Ovvero, detto in modo più rozzo: "Basta pippe mentali su chitarre, pedalini,amplificatori e chincaglieria varia, il tuo suono cercalo nelle tue mani". Grande uomo e grandissimo chitarrista il buon Tuck
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Re: Questo secondo me
di horizons [user #25397]
commento del 27/01/2012 ore 10:4
Non è da meno, secondo me, anche la lezione #3: " .... He only played on one song, and during that song he only used two or three notes. But he played with such authority and with such a stinging tone that the audience of hundreds of drinkers and dancers literally gasped and fell silent when he played them. I noticed that they did not do this later when I played my usual thousands of notes (including the ones he played) and chord variations. Lesson #3"
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