Contrariamente a quanto molti di voi penseranno, qui la Costa Concordia non c'entra nulla.
La nave che nel suo viaggio inagurale naufragò portandosi dietro oltre 1500 persone, e di cui, guarda caso ricorre tra 3 mesi il centenario dell'incidente, è solo la metafora che utilizza la mia mia mente per rappresentare l'Italia di oggi.
In particolare la leggenda (o realtà) che racconta di come l'orchestra (G. Krins, R. Bricoux, W. T. Brailley, J. W. Woodward, P.C. Taylor, J.F.C. Clarke, J. L. Hume, diretti da Wallace Henry Hartley) continuasse a suonare anche dopo l'incidente mi ricorda il nostro comportamento.
Per il lavoro che faccio entro in contatto con molte realtà (imprenditoriali, finanziarie, sindacaliste) e il quadro che emerge è quello di un'Italia oramai al collasso non ufficialmente dichiarato.
La spesa pubblica è chiaramente fuori controllo, aggravata dal fatto che i prestiti che stiamo contraendo a tassi pazzeschi mineranno anche il futuro; il sistema pensionistico è profondamente ingiusto nei confronti di chi ancora lavora; lo stato è insolvente verso il sistema produttivo (circa 70 miliardi - avete letto bene - di pagamenti arretrati verso le aziende), mentre sacrifica tutto sull'altare della finanza; il suicidio (sebbene non se ne legga in giro), l'ultima ratio per salvare la dignità o il gesto disperato di chi non sa come andare avanti, mette insieme i piccoli imprenditori e i neo-licenziati. E potremmo continuare, ognuno di noi credo veda qualcosa che non va intorno a sè, qualcosa che si rende conto non potrà avere un futuro. E quando metti tutte in fila queste cose ti chiedi: "com'è possibile che ancora siamo in piedi?"
Eppure continuiamo ad assistere all'orchestra che suona mentre ci stiamo inabissando.
Ecco, ora tutto questo è frutto delle mie distorte capacità di analisi, della mia eccessiva sensibilità di uomo e del raffronto che le mie poche conoscenze fanno con la storia passata...
Vi prego, convincetemi che mi sto sto sbagliando!
(PS: poi la smetto con questi post achitarristici)