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Don Chisciotte 2000 (Articolo 18)

di Martinez53 [user #23272] - pubblicato il 04 gennaio 2012 ore 16:40

Ancora oggi sulla stampa ritorna la questione art. 18 ma di cosa stanno parlando?

 

Fermo restando che tale articolo è valido solo per le aziende con oltre 15 dipendenti e che quindi per le piccole aziende NON vale, l’art. 18 che prevede il licenziamento dei dipendenti solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo (normalmente in caso di furto, atti vandalici e comportamento violento) ne risulta che l’abolizione di tale articolo mette le grandi aziende nella condizione di licenziare i propri dipendenti come e quando gli pare.

 

Non sarebbe un problema se fossimo in America dove il mercato del lavoro dà opportunità completamente diverse, con gli opportuni distinguo, rispetto a quello italiano, ma visto il totale fallimento della legge Biagi che da strada preferenziale per l’avviamento al lavoro dei giovani, è stata trasformata in legge che legalizza il precariato a vita, non è difficile immaginare che l’abolizione dell’Art. 18 si trasformerebbe in una sorta di tiro al piccione nei confronti dei lavoratori dipendenti. Ma poi, come si può programmare l’aumento dei posti di lavoro liberalizzando i licenziamenti? Io ho lavorato trentasette anni nella grande azienda e qualcosina l’ho vista, ma sinceramente questo discorso non mi riesce proprio di capirlo, qualcuno me lo spieghi.

 

Io ho imparato in tutti questi anni che la ricchezza di un’azienda non sono gli immobili, nemmeno le attrezzature e nemmeno le apparecchiature, anche le più sofisticate e all’avanguardia.

 

La vera ricchezza di un’azienda sono gli uomini che la compongono, il resto sono sciocchezze, baggianate, aria fritta, in una parola: cazzate.

 

Esiste una sola verità confermata e dimostrabile: un’azienda sopravvive, anche nella crisi più nera e profonda solo se produce prodotti di qualità, questo è insindacabile. Però per produrre qualità devo avere uomini di qualità e, gli uomini e donne di qualità li ho solo investendo su di loro, sulla loro formazione, sulla loro esperienza e sulle loro doti personali e professionali, tutte doti che per un imprenditore accorto e INTELLIGENTE non hanno prezzo (anche perché le ha pagate lui per primo…). Come posso io imprenditore, pretendere dai miei dipendenti l’impegno costante nel perseguire giorno dopo giorno il miglioramento costante e continuo della qualità del lavoro quando io per primo non garantisco il posto di lavoro? Come posso pretendere che chi lavora per me dia il meglio di se quando non c’è alcuna certezza di rimanere in azienda? E non parlo dei Top Manager che per inciso normalmente svolgono un lavoro che qualunque deficiente, basta che abbia una buona conoscenza delle lingue estere, sarebbe in grado di fare, ma anche e soprattutto dell’operaio che anzi è l’anello forte della qualità aziendale. I politici non lo sanno ma le catene di montaggio così tanto sbandierate nei loro discorsi, non esistono più da almeno trent’anni, ora ci sono i robot… Ma l’operaio addetto al montaggio delle teste cilindri dei motori, tanto per fare un esempio a me congeniale, pur non svolgendo un lavoro pesantissimo ha delle altissime responsabilità sulla buona riuscita e sulla qualità del prodotto finale. Però già ora ho delle grandissime difficoltà a motivare tale operaio perché magari è un interinale con contratto a termine rinnovabile di anno in anno. Ma se questo operaio deve lavorare con sulla testa la spada di Damocle del licenziamento che può avvenire in ogni momento, non è escluso che invece della qualità questo non mi faccia del terrorismo… E tutto sommato lo capirei…

 

Qualcuno obietterà che l’imprenditore onesto e intelligente non si sentirà obbligato di usufruire dell’abolizione dell’Art.18, già… mah… domanda: Quanti imprenditori onesti e intelligenti a capo di aziende con più di quindici dipendenti ci sono in Italia? Risposta: Pochi… La grande azienda in Italia sta scomparendo nel disinteresse generale, portandosi però dietro nel suo declino anche l’indotto costituito da piccole aziende e questo dovrebbe fare riflettere di più sull’utilità della grande azienda. In ogni caso l’abolizione dell’Art.18 a mio modesto parere, non farà altro che scatenare una ferocissima guerra tra poveri, non favorirà lo sviluppo e nemmeno l’impiego, creerà delle caste formate da fasce d’età, tradotto in italiano: dopo i cinquant’anni tutti a casa licenziati, prima dei cinquanta al lavoro col fucile puntato alla schiena e il colpo in canna, la cessazione dei diritti dei lavoratori, anche i più elementari a favore di una società di schiavi pronti a tutto pur di mantenere il posto.


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So che conosci bene le realtà aziendali di ...
di Mr_Pone utente non più registrato
commento del 04/01/2012 ore 17:1
So che conosci bene le realtà aziendali di cui parli. Quanto ai contratti a tempo determinato, che si sono trasformati in contratti precari a vita, così realizzati sono un obbrobrio che sta producendo danni sociali immensi. Chissà se fosse vivo il Prof. Marco Biagi cosa ne direbbe (tutte le volte che passo davanti ad Economia e Commercio, dove c'è una targa commemorativa, mi vengono in mente queste domande). Ma non era sufficiente stabilire che il lavoratore precario deve essere pagato ALMENO IL DOPPIO rispetto ad un garantito ? Probabilmente, molti lavoratori, dotati di un capitale di esperienza personale, avrebbero volontariamente scelto questa via più rischiosa, ma più remunerata diventando, come si diceva qualche tempo fa "imprenditori di sè stessi" Alla fine quello che si capisce assai bene è che è il lavoro a mancare. Domanda e offerta, le leggi del mercato...peccato che si tratti di uomini e donne e non di cose.
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Non abbiamo paura
di simonec78 utente non più registrato
commento del 04/01/2012 ore 17:3
Quoto quoto La verità è che a loro non gliene frega un cazzo e scusate il francesismo. Se possono delocalizzare lo fanno ed estorcono impegno con il fuoco al culo della precarietà. Tutte cose che con tutta evidenza si ritorcono loro contro per 10 minuti di pausa ed un euro in meno. Miserabili. Cercano apprendisti con esperienza. Tra un po' saremo noi a pagare loro. Loro e i loro 15000 euro al mese. E la grandissima parte dei lavori, almeno in ambito "giovanile" non si basano su un idealistico rapporto di scambio di professionalità e di fiducia. Bensì di becero sfruttamento. Con lampi di semi-schiavitù (non sto scherzando) in certi ambiti e per certi lavori. Specie con lo sfruttamento dell' immigrazione. Senza servi nessun padrone. Abbiamo già passato il segno. Ed andremo avanti.
Rispondi
Domande appropriate
di stefano58 [user #23807]
commento del 04/01/2012 ore 17:3
quelle che ti fai ,e che fanno il paio con quelle che io mi faccio sull'apertura libera dei negozi....ma signori della corte , già è cosa nota che i dipendenti dei negozi sono supersfruttati e mal pagati , ora con l'aumentare delle ore di apertura un proprietario di un negozio dovrà o assumere altra gente per i turni ( ma la crisi è nera e non vedo come potranno pagare lo stipendio a qualcuno che servirà 3 clienti la notte al massimo ) oppure , e penso sia la strada più battuta , "consiglieranno" gli straordinari , naturalmente in nero , ai loro già spremuti dipendenti.Nessuno dice niente, nessun dubbio ,nessuna paura ne sui giornali ne alla tv....siamo circondati da un esercito di falsi,ipocriti e incompetenti , ma non mi arrendo, farò la fine di davy crockett...:-))))))))
Rispondi
Re: Domande appropriate
di Mr_Pone utente non più registrato
commento del 04/01/2012 ore 17:5
mah...forse 'sta roba è stata pensata per la grande distribuzione, i cui dipendenti già vengono abbondantemente tirati per il collo. Conosco un capetto all'interno della coop che ha confessato che tra le mission aziendali, c'è quella di buttar fuori il sindacato... La coop sei tu, chi può darti chi può dartiiii di piuuuuuuù .....
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Re: Domande appropriate
di stefano58 [user #23807]
commento del 04/01/2012 ore 18:0
miiiiiiiiiii....:D e sono pure mission possible , visti i tempi......
Rispondi
Re: Domande appropriate
di xstrings utente non più registrato
commento del 04/01/2012 ore 18:0
La grande distribuzione è il peggior circuito di lavoro che esista, anni fa ho lavorato per uno dei tanti brico e ti accenno solo due o tre cosette: - in fase di allestimento del negozio ( 3000 mq) si lavorava 15 ore al giorno e non tutte retribuite ( chi andava via prima veniva minacciato con il non rinnovo del contratto) - il datore di lavoro ti da del fannullone dopo che ti sei spostato 10 bancali di piastrelle e 5 o 6 pacchi di mobili da montare; - Dato che dopo il secondo contratto a tempo determinato sono obbligati per legge a farti un contratto a tempo indeterminato sai che fanno? scaduto il secondo contratto o ti lasciano a casa un mese e poi ti riassumono con contratto nuovo ovviamente a tempo determinato oppure ti lasciano direttamente a casa. C'è un turn over di persone pazzesco, tra me ed i miei ex colleghi eravamo in 30, ora saranno in dieci ma sono tutti nuovi assunti perché dei miei ex colleghi no c'è più nessuno che lavora lì.
Rispondi
Re: Domande appropriate
di Martinez53 [user #23272]
commento del 04/01/2012 ore 21:2
La questione è (forse) più semplice. A Torino per fare un esempio i negozi sono aperti dal lunedi pomeriggio al sabato, chiusura infrasettimanale il mercoledi per gli alimentari, orari dalle 9 alle 12,30 dalle 15 alle 19,30 più o meno... In buona sostanza o vieni a comprare in questi orari e in questi giorni o ciccia... (vai al supermercato). In quasi tutto il mondo i negozzi sono sempre aperti, spesso 24 ore su 24... Non viviamo più nell'italiatta del negozietto sotto casa, del piccolo commerciante che tramandava la sua attività di padre in figlio, dei negozi aperti cent'anni fa e ancora li, questi tempi sono finiti, chiusi, cancellati, è questo un mondo diverso in cui se vuoi sopravvivere devi imparare una parolina importantissima, la chiave della sopravvivenza è: CONCORRENZA. La liberalizzazione degli orari invertirà il rapporto di forza tra cliente e venditore, non sarà più il cliente a sottostare agli orari dei negozi, ma sarà il negoziante e doversi far trovare pronto SEMPRE. Vuoi vendere? STAI APERTO Solo chi avrà VOGLIA di stare aperto venderà e potrà far concorrenza al negozio di fianco e al supermercato, chi non ha voglia... chiuderà. Interessante il discorso sui commessi, che però credo potrà trovare soluzioni positive se il volume di affari crescerà. Ovvio che se il negoziante vuole continuare a guadagnare senza pagare stipendi, senza pagare tasse, senza vole lavorare in prima persona... è giusto che chiuda. Ciao bbbbbbbbello!
Rispondi
Me che dobbiamo fare?
di xstrings utente non più registrato
commento del 04/01/2012 ore 17:5
Aggiungerei che se un lavoratore non può avere certezza del proprio lavoro non avrà mai il coraggio di mettere su ne casa ne famiglia. Non tralascerei un altro fatto importante, le banche non concedono mutui a chi ha un lavoro precario, e quindi? Che cosa dobbiamo fare, i bamboccioni a vita vivendo sulle spalle dei nostri genitori? C'è anche il rovescio della medaglia da tenere in considerazione, ci sono molti dipendenti che non fanno un beneamato cazzo dal mattino alla sera e al datore di lavoro non è concesso il licenziamento perché per assurdo non sussiste la giusta causa. Nel settore pubblico stendiamo un velo pietoso, quando lavoravo da geometra ne ho viste di cotte e di crude tra ufficio del catasto e del comune.
Rispondi
Re: Me che dobbiamo fare?
di Martinez53 [user #23272]
commento del 04/01/2012 ore 21:0
Ciao Marco Le osservazioni che fai sono giuste, posso solo aggiungere che io, per quella che è la mia esperienza, non ho mai incontrato fannulloni, ma solamente persone impiegate in modo sbagliato. Se sono almeno otto le ore che devi passare in azienda, è meglio passarle in modo interessante e costruttivo piuttosto che girarti i pollici tutto il giorno... Se questo non avviene, prima di colpevolizzare il lavoratore bisognerà andare a cercare i responsabili e capire come mai, quel lavoratore non fa un cazzo tutto il santo giorno... Se verrà accertato che è il lavoratore che non vuole lavorare, ecco la giusta causa per il licenziamento e, ti assicuro, che ne ho visti tantissimi licenziati in questo modo (esclusi i raccomandati...) Per quanto riguarda invece il settore pubblico dove l'Art.18 è pressochè sconosciuto, bisognerebbe intervenire con il lanciafiamme... però, attenzione a fare di tutta un'erba un fascio, ci sono settori del pubblico impiego, in cui si lavora eccome alla faccia di Brunetta... Insomma gli interventi lineari stile ON/OFF non risolvono niente, non serve abolire una legge per risolvere un problema, le leggi non vanno abolite, vanno MIGLIORATE ma per far questo ci vuole intelligenza, capacità, cultura, conoscenza del territorio e dei problemi della ggggente. Chi non sta tra la gente, non può sapere cosa serve e cosa bisogna fare, chi è troppo lontano dal popolo... è solamente un estraneo.
Rispondi
Re: Me che dobbiamo fare?
di xstrings utente non più registrato
commento del 04/01/2012 ore 21:3
Decisamente d'accordo su tutto. Ovviamente non era mia intenzione fare di tutta l'erba un fascio, sicuramente abbiamo un sistema che fa acqua da tutte le parti e ciò va a scapito ovviamente del lavoratore, se dai un'occhiata alla mia risposta del commento di Massimo capirai cosa intendo.
Rispondi
A volte ritornano..
di janblazer [user #26680]
commento del 04/01/2012 ore 23:2
Con l'art. 18 i governi ci ballano la rumba.. Sistematicamente ci provano, spronati dalla Confindustria, approfittando del momento di crisi mondiale, dimenticandosi dei voti che hanno preso da tanti lavoratori, ci provano.. Il problema siamo noi lavoratori che non possiamo essere licenziati e sostituiti a piacimento.. Il probema siamo noi lavoratori che dopo 35..37..40..42 anni vogliamo andare in pensione.. Il problema siamo noi lavoratori che chiediamo costose misure di sicurezza per la nostra salute.. Abolire l'articolo 18 è la scelta dissennata di fare un passo indietro nel campo dei diritti dei lavoratori, cercare di migliorare l'articolo è invece una opportunità, per entrambe le controparti, da non perdere.. Ormai non me la prendo più, ed è un brutto segno, perchè il disinteresse porta al menefreghismo, al qualunquismo, all' egoismo, ma sono i nostri politici che giorno dopo giorno mi hanno esasperato.. Ciao Aldo !! ;-)
Rispondi
Re: A volte ritornano..
di Martinez53 [user #23272]
commento del 05/01/2012 ore 17:1
E' vero il disinteresse è una brutta bestia, e non mi consola il totale disinteresse dei giovani verso la politica... Ciao Gian!
Rispondi
Purtroppo di fatto la facilità di ...
di TidalRace [user #16055]
commento del 05/01/2012 ore 01:0
Purtroppo di fatto la facilità di licenziamento, è già utilizzata, utilizzando le agenzie interinali, infatti, si possono tenere 'appesi' dei dipendenti fino a quattro anni, non pagando le ferie (estive, natalizie etc) semplicemente facendo terminare il contratto prima di queste e riassumendolo subito dopo. Le cose sono cambiate radicalmente negli ultimi anni, chi come me lavora da 25 anni, credo sia passato da una fase in cui si utilizzavano forme di contratto in vigore dagli anni '70, frutto di tante rivolte sindacali del tempo, alle ultime che sviliscono qualsiasi lavoratore onesto e volentoroso. Sono d'accordo sul fatto che in una azienda siano le persone e la loro preparazione a essere la cosa più importante, questa cosa l'ho sempre sentita in 25 anni, solo che ora s'intende che alcuni capi, quadri, responsabili, superpagati, devono far girare ogni settore nella maniera migliore, con lavoratori a volte bravi, a volte svogliati, a volte raccomandati, a volte con qualche acciacco dovuto all'età, a volte appartenenti alle categorie protette, ma soprattutto precari e qual'è la soluzione più semplice? Far lavorare i più bravi, sempre pochi, in modo da spronarli a lavorare il triplo e sopperire alle carenze degli altri. Questi prima o poi però sbroccano. Gli operai, ma anche impiegati, tecnici e altre categorie, credo che non siano visti come persone ma come utensili o apparecchiature messe a disposizione di un caporeparto, piuttosto che un capoprogetto, da accendere e spegnere a seconda delle esigenze di produzione. Ti faccio questo esempio di fantasia: sono un produttore di strumenti musicali di pregio (si magari) e ho 10 persone tra dirigenti, capi etc e 90 tra operai e impiegati e so che almeno il 10% suona uno strumento musicale. Naturalmente la passione si distribuisce equamente tra i vari livelli e quindi probabilmente avrò un solo capo o dirigente appassionato e ben 9 persone tra operai e impiegati. Se pago troppo il primo probabilmente acquisterà questi prodotti, anche per far vedere il proprio attaccamento all'azienda, mentre pagando poco le altre categorie, per compensare, probabilmente acquisteranno prodotti asiatici perché con prezzi adatti alle loro tasche. Posso pretendere di crescere, assumere, effettuare investimenti, non credo proprio. Se ci fosse almeno lo stesso numero di cifre in busta paga tra tutti i dipendenti, forse, posso vendere qualcosa a tutti i miei dieci dipendenti, anziché uno solo.
Rispondi
Re: Purtroppo di fatto la facilità di ...
di Martinez53 [user #23272]
commento del 05/01/2012 ore 17:3
In effetti, in tutto il mio discorso (lunghissimo) ho tralasciato una parte, proprio per non essere troppo lungo, confesso che io stesso se vedo un diario troppo lungo lo salto... In buona sostanza quello che manca è questo: E' vero che i prodotti di qualità, realizzati con persone di qualità servono a sostenere lo scontro con la crisi. Ma i nostri top manager, oggi, ad ogni livello prediligono produrre a costi bassissimi per avere alti ricavi, invece di puntare sulla qualità. Marchionne insegna... E l'abolizione dell'art.18 non fa che favorire chi punta esclusivamente sullo sfruttamento dei lavoratori per ottenere costi di produzione bassissimi, invece di favorire chi PUNTA sui suoi lavoratori intesi come primo anello della catena della qualità. Oggi ci sono troppi imprenditori che cercano esclusivamente il ricavo immediato e purtroppo sono pochissimi quelli che vorrebbero puntare sulla qualità, ma nessuno li aiuta, tantomeno la finanza e lo stato. Le aziende tedesche come Volkswagen insegnano come si gestisce una multinazionale anche in gravi momenti di crisi. A volte copiare dal vicino non è così sconveniente...! Ciao!
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