Niente da fare. Chi bazzica questo sito ormai lo ha capito: una volta le cose le facevano meglio. E chi ha un po' di anni sulle spalle può essere testimone vivente -il più a lungo possibile- di questa inconfutabile realtà. Sappiamo tutti quali sono gli anni d'oro: rigorosamente prima dei '70, assolutamente mai dopo il 1980. Da lì in poi le multinazionali ci hanno rovinato e, per inciso, non hanno alcuna intenzione di smettere.
A volte però si cerca di rimediare alla epocale caduta di qualità e gusto, riscoprendo antiche magie e riproponendo procedimenti e soluzioni quasi dimenticate, per riprodurre ciò che alcuni -i veri intenditori- sono in grado di apprezzare e gli altri (i poveri di spirito) desiderano solamente per sentirsi parte di qualcosa di importante, per illudersi di far parte della casta dei migliori.
Sono questi i motivi che hanno determinato la nascita e l'enorme successo dei Custom Shops. Le parole magiche (nel commercio la comunicazione è tutto) sono "Custom" e "Reissue".
Custom dà l'idea -solitamente illusoria- che quella cosa sia stata costruita proprio e SOLO per te, come la volevi tu. Non ce ne sono altre, tutti gli altri staranno lì a guardare, verdi di invidia, la TUA meravigliosa creatura. Che soddisfazione, eh?
Reissue è una parola piena di implicazioni mistiche: riportiamo alla vita, resuscitiamo qualcosa che non esisteva più. E quindi diventa preziosissima, dato che l'uomo è strano: ciò che è perfetto, ma disponibile in quantità, non se lo fila nessuno. Se qualcosa è raro, fosse anche una scheda telefonica (mi perdonino i collezionisti di tali items), acquista immediatamente valore. Ma non si tratta solo di comunicazione.
Spesso il valore c'è, si percepisce, si apprezza, gratifica come poco altro.
Tutto questo preambolo per introdurre il mio ultimo acquisto: un mirabile esempio di CUSTOM REISSUE, splendido come lo facevano una volta!
Lì, sullo scaffale del reparto cancelleria, sembrava un gioiello in mezzo alla bigiotteria colorata. La sua splendida confezione (packaging? Bah) in alluminio, decorata dagli antichi caratteri blu sapientemente disposti, mi ha istantaneamente riportato indietro nel tempo (mica per niente esiste la linea "Time Machine"!), in un'epoca quasi arcaica fatta di grembiuli, fiocchi pennini, cartelle, calzettoni uno su e uno giù, gli odori e i profumi dei quaderni, degli astucci…. QUEL profumo!!!!
Chi l'ha provato non lo dimenticherà mai, entra a far parte del dna e basta un attimo a risvegliare antichi istinti, sopiti da tempo. Svitando il metallico coperchio, immediatamente un delicato effluvio inebria e rapisce, come una innocente droga.
Innocua, pure, perché assolutamente naturale e di composizione semplicissima: amido di patate e olio di mandorla. Si potrebbe perfino mangiare! Provate a farlo con i prodotti moderni.
Ed eccola qui, la mia (costosa, ma ne vale la pena) COCCOINA CUSTOM REISSUE, Time Machine Series.

Non è stupenda? Fatta come una volta, lo stesso profumo, lo stesso pennellino mirabilmente collocato nell'apposito spazio cilindrico al centro del contenitore: che finezza. Quasi un peccato usarla, è così bello quello strato uniforme e bianco, puro.
Ma è il momento di fare un po' di storia.
La Coccoina nasce nel 1927 a Voghera, prodotta dall'azienda Balma, Capoduri & C. Gli stessi che hanno inventato le graffettatrici. Una specie di Leo Fender italiani, insomma. Il prodotto, inizialmente pensato per la fotografia, ha un successo strepitoso e in poco tempo diventa LA COLLA per eccellenza in tutti gli studi, uffici e, soprattutto scuole di ogni ordine e grado. Regina incontrastata almeno fino all'avvento del mitico Vinavil.
E' la Coccoina Vintage, la più pregiata, ora rarissima.

Poi, come tutti sappiamo, i tempi cambiano. Arrivano le industrialissime, moderne e fredde colle stick, guidate dal colosso Pritt.
La Coccoina, per non soccombere, deve adeguarsi al nuovo mercato. La qualità e la sostenibilità non sono più una priorità: bisogna produrre e vendere. Ecco comparire la famigerata Coccoina Stick e -al peggio non c'è limite- la Coccoina Liquida.

Fortunatamante le cose sono cambiate, e la nostalgia della qualità ha riportato sugli scaffali le gloriose e intramontabili confezioni di una volta.
Resuscitate, e fatte apposta per ME.
Come accade per le chitarre (le stratocaster degli anni '70 erano considerate legna da ardere fino a pochissimi anni fa, ora sono vintage anche loro), la linea del Custom Shop Coccoina prevede anche le riedizioni dei modelli prodotti nel periodo più discusso: ma queste confezioni ce l'hanno o no, il… palettone?

Pi esse: tutto è nato per caso, da una divagazione in un recente diario di Gibsonmaniac (http://people.accordo.it/journals/gibsonmaniac/2011/12/60061/questa-non-la-sapevo-ddd.html) Ora avrete imparato che non bisogna MAI prendermi sul serio.