Da accordiamo di vecchia data seguo con crescente preoccupazione la incontestabile tendenza all'acuirsi, in particolare tra l'utenza più giovane ed indifesa, di una apparentemente innocua attitudine che però, se trascurata o -peggio- assecondata, può diventare una vera e propria patologia, un tunnel dal quale pochi riescono ad uscire. Quasi nessuno si reinserisce nella società dei "normali", ed intere famiglie subiscono le drammatiche conseguenze di questa sciagura comportamentale, perlopiù ignorata dai media. La Gear Acquisition Syndrome, di questo stiamo parlando, peraltro divide anche la comunità scientifica, che fatica ad inquadrarla in maniera univoca. Esistono infatti testimonianze di affermati luminari, perfino su Accordo, che sostengono non solo che si tratti di comportamenti innocui, ma che addirittura la ricerca della gratificazione attraverso l'acquisizione di nuova strumentazione abbia una evidente funzione ansiolitica e possa per questo essere assimilata ad un efficace trattamento clinico. Personalmente trovo queste posizioni assolutamente insostenibili ed estremamente irresponsabili: nulla può essere più grave della sottovalutazione di un pericolo. Penso che la soluzione a questo problema vada ricercata all'interno di noi stessi, in una autoanalisi che ci porti a comprendere l'essenza dell'oggetto/strumento, a concentrarci sulla sua funzione e non sul suo possesso, a trovare infine la pace e l'equilibrio mentale. Ne stavo parlando proprio poco fa con le mie quindici (o sedici? Non ricordo più tanto bene) chitarre, senza coinvolgere gli amplificatori che, è cosa nota, non si muovono dalle loro posizioni (e giuro che lo troverei estremamente comodo, quando devo trasportarli). Ma, come quando si decide di smettere di fumare, la sola volontà a volte non basta e un piccolo aiutino farmacologico può fornire la stampella psicologica che aiuta a "passare la sponda". Nel caso specifico una nota casa farmaceutica italiana (tiè) ha appena introdotto nel mercato un nuovo, rivoluzionario prodotto, che è già stato recensito (e testato) in anteprima sulla nota rivista d'oltremanica Guitarist. 
A base di enzimi specifici (Phidanzata orchichlasta, Mulier impositiva, Domina ferox, Uxor absoluta e Mater pesantis), le nuove compresse di NO-GAS Giuliani hanno un effetto immediato e un delicato retrogusto di mortadella. La pratica confezione richiudibile trova posto ovunque, anche nella custodia della vostra chitarra. Disponibili in dosaggi differenziati per adattarsi ad ogni situazione e consentire una ottimale modulazione del farmaco durante il trattamento, le miracolose compresse saranno presto disponibili anche su Accordo.