Concerto di Al Jarreau sotto il cielo di Parma. Dopo i commenti non proprio rassicuranti sull’ultimo tour in coppia con George Benson ero rassegnato a ritrovarmi un Jarreau imbolsito e opaco. Ho deciso di dargli fiducia in onore dei bei tempi (suoi e miei), certo di ascoltare almeno una band di livello. E ho fatto bene, benissimo! Al Jarreau è tornato in gran forma e ha sfoderato la consueta verve, nonostante i 71 anni suonati e suonanti. Certo, la sua voce non è più duttile come una volta, ma tecnica, mestiere e passione gli consentono ancora una performance di tutto rispetto. Merito anche di una band coi controfiocchi in cui milita Larry Williams (ma quanti capolavori ha arrangiato e prodotto quest’uomo?!). Gran concerto: scaletta intelligente che recupera brani dai suoi primissimi dischi con arrangiamenti più dinamici e asciutti, molto jazz e groove a vagoni, nonostante un missaggio discutibile che dopo metà platea diffondeva la batteria quasi al naturale e il basso appena percepibile (peccato!). Anche le hit più famose sono state spogliate dal suono plasticoso anni '80 a favore in un sound complessivo più pulito e sobrio che mette in luce tutta la classe del vecchio leone, ma ti fa saltare sulla sedia per due ore filate.
Due ore di pura goduria e piena soddisfazione, perché nonno Al è tornato, è in gran forma, gigioneggia come al solito e se ne va in giro con una band impressionante. Bene. Molto bene!