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L'intrepido soldato di stagno

di aPhoenix90 [user #22026] - pubblicato il 04 luglio 2011 ore 13:50
Fiaba di Hans Christian Andersen (e omaggio al Re Lucertola)

C’erano una volta venticinque soldatini tutti fratelli, perchè tutti fusi fuor dallo stesso vecchio cucchiaio di stagno. Avevano il fucile in ispalla, la divisa rossa e turchina, proprio bella, e tutti guardavano diritto dinanzi a sè. La prima cosa che udirono al mondo, quando fu tolto il coperchio della scatola, fu il grido: "Soldatini di stagno!" Chi aveva gridato così, battendo le mani, era un ragazzo, e i soldatini gli erano stati regalati per il suo natalizio. Egli li mise tutti sulla tavola: ogni soldato era identico agli altri; soltanto, per quello che era stato fuso l’ultimo, non era rimasto stagno abbastanza, e così gli era venuta una gamba sola; ma egli stava altrettanto saldo sull’unica gamba, quanto gli altri, che ne avevano due; e fu appunto questo soldatino che si distinse.

Sulla tavola, sulla quale si trovavano, c’erano molti altri balocchi; ma quello che più attirava lo sguardo era un grazioso castello di cartone. A traverso alle piccole finestre, si poteva vedere dentro, nella sala. Dinanzi al castello, certi alberelli erano piantati attorno ad un pezzettino di specchio, che doveva raffigurare un limpido lago; e sul lago nuotavano specchiandosi alcuni piccoli cigni di cera. Tutto questo era molto bellino; il più bello di tutto, però, era una piccola signora, ritta vicino al portone aperto del castello; anch’essa di cartone, ma con un vestito di velo leggerissimo, ed un sottile nastrino azzurro sulle spalle, posto a mo’ di sciarpa: nel mezzo del nastro era appuntata una stellina lucente, grande come tutto il suo viso. La signora arrotondava con grazia le braccia al di sopra del capo, perchè era una ballerina, e teneva un piede così alto, per aria, che il soldato, non vedendolo, credette che anche lei avesse una gamba sola.

"Quella mi andrebbe bene per moglie!" - pensò: "Ma è troppa aristocratica per me: abita un castello, ed io non ho che una scatola, che debbo dividere con altri ventiquattro compagni: non sarebbe casa per lei. Voglio vedere, però, se mi riesce di fare la sua conoscenza." - E si distese quant’era lungo dietro ad una tabacchiera, che stava anch’essa sulla tavola. Di lì poteva osservare comodamente la bella donnina, che non si stancava mai di starsene ritta su una gamba sola, senza mai perdere l’equilibrio.

Venuta la sera, gli altri soldatini di stagno furono riposti nella loro scatola, e quelli di casa andarono a letto. Allora i balocchi incominciarono a giocare per conto loro: un po’ facevano è arrivato l’ambasciatore, un po’ il lupo e le pecore, o la festa da ballo. I soldati strepitavano dentro alla scatola, perchè avrebbero voluto unirsi anch’essi al gioco, ma non riuscivano a sollevare il coperchio. Lo schiaccianoci faceva le tombole, e la pietra romana si sbizzarriva in mille ghirigori sulla lavagna. Fecero un chiasso tale, che il canarino si destò ed unì il suo canto all’allegria generale, ma sempre in versi però. I soli che non si mossero dal posto furono il soldatino e la ballerina. Essa rimase ritta come un cero sulla punta d’un piede, con le braccia levate al di sopra del capo; egli, altrettanto imperterrito sull’unica gamba, non le tolse un istante gli occhi di dosso.

Battè la mezzanotte, e tac!... saltò il coperchio della tabacchiera; ma non c’era tabacco dentro, c’era un diavolino nero, perchè era un balocco a sorpresa.

"Soldatino," - disse il diavolo nero: "A forza di guardare, ti consumerai gli occhi!"

Ma il soldatino fece come se non avesse udito.

"Sì, aspetta domani, caro!" - ammonì il diavolino.

Quando venne il mattino e i fanciulli si alzarono, il soldatino di stagno fu posato sul davanzale della finestra, e, fosse il diavolo nero od un colpo di vento, la finestra si spalancò a un tratto, e il soldatino precipitò dal terzo piano a capofitto nel vuoto. Fu una tombola tremenda: tese l’unica gamba all’aria, e rimase a baionetta in giù, con l’elmo fitto tra le pietre del selciato.

La domestica ed il ragazzino corsero subito giù a cercarlo; gli andarono vicino che quasi lo pestavano, e pure non riuscirono a vederlo. Se il soldatino avesse gridato: "Eccomi qui!" - l’avrebbero subito raccattato; ma, essendo in divisa, non gli parve decoroso mettersi a gridare.

Incominciò a piovere; i goccioloni, radi da prima, si fecero sempre più fitti, sin che venne un vero acquazzone. Quando spiovve, capitarono due monelli.

"Guarda, guarda!" - esclamò l’uno: "Un soldatino di stagno! Facciamolo andare a vela!"

Fecero una barchetta con un pezzo di giornale, ci misero il soldato e lo vararono nel rigagnolo della via. I due ragazzi gli correvano appresso battendo le mani. Cielo, aiutami! Che onde c’erano in quel rigagnolo e che corrente terribile! La pioggia doveva proprio esser caduta a torrenti! La barchetta di carta beccheggiava forte forte, e tal volta girava così rapidamente, che il soldato sussultava. Ma rimaneva intrepido, però, nè mutava colore; guardava sempre fisso davanti a sè e teneva il fucile in ispalla.

Improvvisamente, la barca scivolò in un tombino; e lì poi era buio pesto, come nella sua scatola.

"Dove sarò mai capitato?" - pensava: "Sì, sì, quest’è tutta opera del diavolo nero. Ah, se ci fosse qui, nella barchetta, la donnina del castello, mi sentirei tutto consolato, per buio che fosse!"

In quella, sbucò un vecchio ratto, che nel tombino aveva la sua casa.

"Hai il passaporto?" - domandò il ratto: "Fuori il passaporto!"

Ma il soldato rimase muto e si contentò di tener l’arma ancora più salda. La barchetta seguitava, e il ratto dietro. Uh! come digrignava i denti, e come gridava a tutti i fuscelli, a tutte le pagliuzze: "Fermatelo! fermatelo! Non ha pagato pedaggio, non ha presentato passaporto!"

La corrente divenne sempre più forte: il soldatino incominciava a veder chiaro già prima d’essere fuori del tombino; ma, proprio nel medesimo tempo, sentì uno scroscio tale, che avrebbe fatto tremare anche il cuore dell’uomo più valoroso. Figuratevi che il rigagnolo, appena fuori di quel passaggio, si buttava in un largo canale con un salto altrettanto pericoloso per la barchetta quanto sarebbe per noi la cascata del Niagara.

Oramai, il pericolo era così vicino, che egli non poteva più evitarlo. La barchetta precipitò; il povero soldatino si tenne ritto, alla meglio, perchè nessuno potesse dire d’averlo nemmeno veduto batter palpebra. La barca girò su se stessa tre o quattro volte, si riempì d’acqua sino all’orlo, sì ch’era sul punto di calare al fondo: il soldato era nell’acqua sino al collo, e la barca sprofondava sempre più giù, sempre più giù: la carta inzuppata era lì per isfasciarsi: già l’acqua si richiudeva sopra il capo del soldato... Egli pensò allora alla graziosa ballerina, che non avrebbe mai più riveduto, e un ritornello gli risonò agli orecchi:

Soldato, dove vai? La morte incontrerai!

La carta si lacerò ed il soldato cadde di sotto; ma proprio in quel momento, un grosso pesce lo inghiottì.

Allora sì, che si trovò al buio davvero! Si stava ben peggio lì che nel tombino, e pigiati poi... Ma il soldato rimase imperterrito, e, anche così lungo disteso, mantenne pur sempre il fucile in ispalla.

Il pesce non si chetava un momento: correva qua e là con certi guizzi terribili; alla fine, si fermò e parve traversato come da un baleno: e allora qualcuno gridò forte: "Oh! il soldato di stagno!"

Il pesce era stato pescato, e poi portato al mercato e venduto, ed era capitato in cucina, dove la cuoca l’aveva aperto con un grande coltello.

Allora la cuoca prese il soldato con due dita a traverso il corpo e lo portò in salotto dove tutti vollero vedere quest’uomo meraviglioso, che aveva viaggiato nel ventre d’un pesce. Ma non per questo egli mise superbia: fu posto sulla tavola, e là... - Davvero che in questo mondo si dànno certi casi meravigliosi!... - Il soldatino di stagno si trovò per l’appunto nello stesso identico salotto di dov’era partito, si vide attorno gli stessi bambini, e vide sulla tavola, tra gli stessi balocchi, lo splendido castello con la bella ballerina, che se ne stava sempre ritta sulla punta di un piede ed alzava l’altro per aria, intrepida anche lei. Il nostro soldatino ne fu tanto commosso, che avrebbe pianto lacrime di stagno, se non gli fosse parso vergogna. Egli la guardò, ed essa guardò lui, ma non si dissero nulla.

A un tratto, uno dei bambini più piccini afferrò il soldato e lo gettò nella stufa, così, proprio senza un perchè al mondo. Anche di ciò doveva aver colpa il diavolo nero della scatola.

Il soldatino si trovò tutto illuminato e sentì un terribile calore: egli stesso non riusciva a distinguere se fosse il fuoco vero e proprio, o l’immenso, ardente suo amore. Non gli era rimasto più un briciolo di colore: fosse poi conseguenza del viaggio o delle emozioni nessuno avrebbe potuto dire. La ballerina lo guardava ed egli guardava lei; e si sentiva struggere, ma rimaneva imperterrito, col fucile in ispalla. In quella, una porta si spalancò; il vento investì la signorina, ed essa, volando come una silfide, andò proprio difilata nel caminetto presso il soldato: una vivida fiamma... e poi, più nulla. Il soldato si strusse sino a diventare un mucchietto informe, e il giorno dopo, quando la domestica venne a portar via la cenere, lo trovò ridotto come un cuoricino di stagno. Della bambolina non rimaneva altro che la piccola stella, ma tutta bruciata, nera come il carbone.

FINE

Il fatto veramente curioso di una storia senza lieto fine, è osservare come le persone restino a bocca asciutta. Irresoluti e destabilizzati dall'imprevisto, cercano di abbellire il finale costernandolo di significati dagli splendidi risvolti morali. Taluni condivisibili, altri fantascientifici.

Tuttavia la realtà sottolinea che non sempre è possibile un lieto fine: a volte le storie finiscono e basta. Senza arcobaleni e castelli incantati, ma con due semplici parole: The End.

Ciao, Jim.


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Sei stato abile nel collegamento! :D
di sepp [user #10489]
commento del 04/07/2011 ore 14:3
Sei stato abile nel collegamento! :D
Rispondi
Re: Sei stato abile nel collegamento! :D
di aPhoenix90 [user #22026]
commento del 04/07/2011 ore 21:0
(Quasi) tutto è collegato... o collegabile... ;)
Rispondi
Bellissima !
di janblazer [user #26680]
commento del 04/07/2011 ore 16:4
Mi ha fatto incredibilmente piacere rileggere dopo quasi 50 anni questa fiaba di Andersen. Gli occhi di un bambino vedono cose che gli adulti non percepiscono e viceversa, perciò lo stato d’animo che mi ha accompagnato nella lettura oggi è sicuramente diverso da quando l’ho letto tanti e tanti anni fa. Un finale amaro per questa fiaba in cui il paragone con Jim è più che mai calzante.. Diversità, fragilità e solitudine, il destino comune del soldatino di stagno, protagonista della fiaba, e del grande Jim Morrison. C'est la vie... Ciao Andrea ! ;-)
Rispondi
Re: Bellissima !
di aPhoenix90 [user #22026]
commento del 04/07/2011 ore 21:1
Jim Morrison è stato un grandissimo Artista a 360°, ma come spesso accade in questi casi (specie ai quei tempi) è stato marchiato come "diverso": non ha avuto vita facile, come si suol dire... anche se quei suoi 27 anni li ha vissuti in modo veramente "intenso" ;)) Ne rimpiangiamo le opere che non ha fatto in tempo a far nascere. Ciao Gian! ;)
Rispondi
Bravo Andrea ! :-)
di stefano58 [user #23807]
commento del 04/07/2011 ore 17:2
Bravo Andrea ! :-)
Rispondi
Re: Bravo Andrea ! :-)
di aPhoenix90 [user #22026]
commento del 04/07/2011 ore 21:1
;)
Rispondi
Questo è verissimo........
di bernablues [user #16917]
commento del 04/07/2011 ore 18:5
" Tuttavia la realtà sottolinea che non sempre è possibile un lieto fine: a volte le storie finiscono e basta. Senza arcobaleni e castelli incantati, ma con due semplici parole: The End. "..... comunque ogni storia, malgrado finisca be o finisca male, lascia sempre il suo "ricordo", e comunque, anche se non tutte le storie servono ad insegnare qualche cosa, per forza di cose "trasformano" (in bene o in male) chi le vive, come nel caso del soldatino di stagno, che si trasforma in una fusione a forma di cuore........insomma, ogni cosa che accade (anche se non riusciamo a trovarci un senso), alla FINE un senso ce lo ha sempre :-))
Rispondi
Re: Questo è verissimo........
di aPhoenix90 [user #22026]
commento del 04/07/2011 ore 21:2
È proprio questo il punto. La vita, a volte magnifica e a volte amara, lascia sempre il suo timbro. A prescindere dal finale con cui ha deciso di suggellare gli eventi. Ciao! :))
Rispondi
:-)
di jebstuart [user #19455]
commento del 04/07/2011 ore 21:2
Da piccolo, questa fiaba mi metteva una grande tristezza. Forse perchè presagiva in qualche modo l'ineluttabilità degli eventi della vita, forse perchè in qualche modo mi metteva brutalmente a confronto con la diversità del soldatino nato con una sola gamba, forse perchè la ballerina mi è sempre sembrata una irrimediabile stronza. O forse, e più di tutto, perchè mancava il lieto fine. Niente deus ex machina, niente fatine buone, niente di niente. Solo la vita. A volte ingiusta, a volte assurda, a volte magnifica.
Rispondi
Re: :-)
di aPhoenix90 [user #22026]
commento del 04/07/2011 ore 21:3
Eheh anche a me metteva tristezza. È naturale: ci si aspetta quanto meno che soldato e ballerina si sposino in qualche castello magico. O che gli cresca una gamba, o ancora che finalmente (dopo aver passato praticamente un'Odissea) lei decida di dargliela :DDD Va be'. Come dicevo più su a Berna, a prescindere dal finale che ha scelto di assegnare agli eventi, la vita lascia il suo marchio. Perché non diventi una visione passiva, bisogna non abbassare la guardia e non sperare sempre in un finale coi fuochi artificiali. A volte è necessario rotolarsi nel fango. Ciao :)
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