di stefano58 [user #23807] - pubblicato il 21 giugno 2011 ore 19:09
Era l'inizio del 1972 , stavo finendo la terza media ma il demone della musica già reclamava vittime nel profondo della mia adolescenza.Ancora non era arrivata l'estate e il primo festival pop della mia vita , ma già ascoltavo dischi che la maggior parte dei miei coetanei , drogati di calcio e arrapati di pischelle , neanche sapevano pronunciare.E mi affidavo alla guida di ragazzi più grandi , come un bassista vicino di casa o mio cugino (un classico ) due o tre anni più grande , che allora mi sembravano secoli ( e le sue amiche erano "donne"...).Comunque c'era affiatamento , anche sulla musica , e insieme passavamo pomeriggi sul registratore a cassette sanyo e le basf viola costruendo spettacoli radiofonici tipo alto gradimento , inframmezzando cazzate e demenze in libertà con la musica che più ci piaceva e quella che ascoltavamo nelle hit parade.
Symphaty dei rare bird , venus , hush , e poi un pezzo che mi piaceva tantissimo con una chitarra strappabudella e una voce graffiante :In a broken dream.Sul 45 (comprato ai mezzi con il cugino ) c'era scritto python lee jackson , che credevo ,allora , fosse il nome di un cantante.Scoprii più tardi che era un gruppo australiano che aveva arruolato per un certo periodo tal Rod stewart , come è facile ,oggi , evincere sin dalle prime strofe.Però il pezzo ha ancora il suo fascino....