I gatti sono una meraviglia, in tutto. E come tali sanno farvi incazzare meravigliosamente. La mia gatta, ad esempio, da un po’ di tempo trova oltremodo gratificante vomitare le sue palle di pelo sui tappeti di casa. Non che casa mia sia arredata in stile orientale con tappeti ovunque. Ce ne sono tre e nemmeno tanto grandi, dunque ci sarebbe modo di deiettare su una notevole area di pavimento lavabile. Ma lei no! Raggiunge un tappeto, si siede con nobile noncuranza, come solo i gatti sanno fare, e con due rapide contorsioni del collo deposita la “palla”. Il punto è che le sue palle di pelo sono palle per modo di dire. Non pensate a simpatici gomitoli da far rimbalzare allegramente sul palmo della mano mentre raggiungete la pattumiera. Sono pozzette dense di color marroncino variamente composte da succhi gastrici, peli, cibo morbido e croccantini digeriti. In tutto e per tutto simili a escrementi diarroici di non facile rimozione. E fosse solo la difficoltà di rimozione! Il vero problema è che con l’avvento della stagione calda si ama anche girare scalzi per casa e ci si bea nel calpestare il morbido tappeto a piedi nudi! Ora, devo dire che dopo le prime esperienze traumatiche, per le quali ho coniato nuove sconosciute bestemmie, ho notato una sorprendente regolarità nei depositi. I tempi rimangono imprevedibili, ma la posizione è certa. Nonostante i tre tappeti abbiano misure molto diverse – c’è pure una oblunga passatoia kilim – il micio sa scegliere il centro esatto di ogni tappeto. Cosa che fa alquanto girare i maroni, ma almeno concede qualche possibilità di prevenzione. Infatti, da qualche tempo, a casa mia nessuno attraversa più le stanze in modo normale. Il tragitto cucina – zona notte, per dire, sarebbe in linea retta, ma passa per il tappeto della sala. Così mia figlia esce dalla sua camera, pesta l’inizio del tappeto, poi ancheggia subito a sinistra verso il divano, alza il braccio destro per riprendere l’equilibrio, dà un colpo di reni, “Ciao papi” e via: in cucina! Mia moglie esce dalla cucina, inclina testa e spalle, punta il bordo del tavolo, sfrutta il rimbalzo e opplà: in bagno! Sembriamo tutti in barca col mare grosso. Ogni tanto si urla “Eccola!” e si risponde “Raccoglila!” e si replica “E' ancora molle, io raccolgo quelle secche!”. L’altro giorno, dopo l’ennesima operazione di ripulitura tappeto, ho afferrato la micia per la collottola e con l’indice puntato le ho intimato: “Se torni a vomitare nel bel mezzo di tutti i tappeti io prendo quel grosso trinciapollo che c’è in cucina e poi...” pensavo alla sua coda, ma vedendola inerme con gli occhioni sbarrati, come appesa ad una gruccia, ho continuato: “taglio tutti gli angoli dei tappeti e ne faccio poligoni irregolari. E voglio vedere come lo trovi il centro esatto!”. L’ho posata ridendo e lei se l’è filata pancia a terra e orecchie basse. Dopo qualche ora la ritrovo sulla scrivania, spaparanzata come niente fosse sui libri di scuola di mia figlia, con la coda a penzoloni. La osservo e mi accorgo che finge di dormire. Nera come la pece, basta che socchiuda l’occhio di un millimetro e si nota subito lo spicchio giallo. Mi avvicino e lei se la svigna con un balzo. Cazzo... stava sul libro di geometria!