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Le traduzioni nei manuali

di Maurizio Piccoli [user #26523] - pubblicato il 08 aprile 2011 ore 12:51

            Certo non avrà il valore di una campagna per la salvezza della foresta amazzonica ma in queste poche righe vorrei aprire “il caso” delle traduzioni in italiano dei manuali e tentare di gettare le basi di una standardizzazione del linguaggio tecnico a vantaggio di tutti I possibili fruitori.

 

            Nella mia lunga frequentazione con le pubblicazioni di carattere musicale ne ho viste di tutti i colori e lette di tutti i sapori. Nei casi migliori condisco la frase o la parola assassina con una risatina; in quelli peggiori ho la cattiva sensazione che il traduttore abbia peccato di leggerezza offensiva, di sciatteria cerebrale, di dolosa disattenzione, tanto ……. “Per quello che mi pagano ….”.  Ho visto così il capotasto in osso trasformarsi nella traduzione in un “osso di noce”,; ho letto che le superfici andavano “pulite con spirito industriale” al posto di “alcol metilico”, quasi che una certa spiritosaggine o umore tipico degli ambienti con ciminiere fosse una garanzia che le superfici al fine brillassero meglio.

 

            Di chi sarà la colpa? Direi di dividerla in due: tra chi commissiona la traduzione e il traduttore. Ma perché, - mi chiedo – chi ha necessità di tradurre un manuale o altro materiale informativo, non si rivolge a uno del settore che conosca la lingua? Posso pensare a ragioni di risparmio ma non ne trovo, convinto che le richieste economiche dell’esperto siano grossomodo le stesse del neo-laureato di turno. A meno che, in un rigurgito di orgoglio e di supervalutazione delle sue capacità linguistiche, un dirigente della ditta importatrice decida di scendere in campo “a zero lire”. Niente di male in questo, ma quest’ultimo valuti bene le proprie capacità prima di mettere in giro testi con castronerie varie che più che veicolare informazioni su di un prodotto distribuiscono granchi e seppie linguistiche annebbiando l’immagine della ditta. Fossi il produttore, chiederei al distributore i danni causati ai prodotti dall’uso maldestro dei mezzi pubblicitari e informativi.  

 

            Ma chi redige in italiano un testo di presentazione, o quant’altro legato a un prodotto, non si ferma ai delitti appena accennati. O per “fumo” o per particolari potenzialità aviatorie della sua mente, egli crea testi di insuperabile bellezza allucinatoria. Ricordo la presentazione fatta da un distributore italiano di una chitarra elettrica in cui nemmeno tutto lo spazio interstellare era in grado di contenere il suono immenso prodotto dallo strumento! Ancora qualche esempio prima di lasciar addormentare la sciatteria: la mixing console diventa il tavolo di missaggio, lo speaker un amplificatore, introduction diventa introduzione al posto di presentazione (forse sottende il desiderio che la presentazione di trasformi di lì a poco in “introduzione”?), strings thru body si trasforma in strings true body con quel true che significa vero, i fader diventano dei dissolventi (nei sottotitoli italiani alla Beatles Anthology) al posto di cursori. Sarebbe carino raccogliere tutte le strafalcionerie, no?

 

 


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Un esempio che non centra prettamente con la ...
di Mychele [user #14350]
commento del 08/04/2011 ore 13:5
Un esempio che non centra prettamente con la musica..mi è capitato di vedere un video di una lezione americana sulla castità (...), con sottotitoli in italiano.. In più punti l'espressione "to do something sexually" veniva tradotta nei sottotitoli come "fare qualcosa di male", errore casuale o errore intenzionale?
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In trentanni che leggo manuali ho sempre ...
di superloco [user #24204]
commento del 08/04/2011 ore 14:2
In trentanni che leggo manuali ho sempre preferito leggere in inglese o spagnolo o francese, diciamo nella lingua originale (di manuali ne ho letti a bizzeffe per lavoro e per piacere) . Il problema è che adesso molti manuali sono scritti dai cinesi e tradotti in inglese con inevitabili conseguenze. Parlo cinque lingue ma non conosco il cinese e l'arabo, comunque un amico arabo mi ha detto che in tunisia hanno scritto che non hanno nessun accordo col governo italiano e in francia non si parla affatto di accordo con l'italia e tantomeno con maroni. Noi le notizie ce le scriviamo e ce le leggiamo! Ha ragione Mychele
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concordo che i manuali sono spesso molto più ...
di zef65 [user #18431]
commento del 08/04/2011 ore 16:3
concordo che i manuali sono spesso molto più credibili in inglese che non nella nostra traduzione: rido ancora a un manuale di una vecchia Ddrum dove si parlava di "percuotere le teste con più velocità" se ricordo bene... :D spezzerei però una lancia in favore dei manuali tradotti a suo tempo da Digimedia per Logic (bei tempi): fecero un gran lavoro fino in fondo, così come in genere sono ben tradotti anche i manuali Steinberg
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Mi incavolo spesso anch'io. Succede anche con ...
di Oliver [user #910]
commento del 08/04/2011 ore 17:2
Mi incavolo spesso anch'io. Succede anche con i sottotitoli (e perfino i titoli!) dei films, e non solo quando viene tradotto un gergo più o meno tecnico: santo cielo, perfino un italiano sa che nel baseball ci sono gli "strikes" e i "ball"! Come si fa a tradurre, in un film incentrato sul gioco del baseball, "uno strike e due palle"?!? Tornando ai nostri argomenti preferiti, su certe chitarre il tirante del manico viene sostituito da un truss-road, immagino per poterle suonare con gli amplificatori Fender della serie... Hot Road, appunto. Ma a nessuno viene mai da chiedersi che cavolo potrebbe significare "hot road"?
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Il vero problema....
di gibsonmaniac [user #21617]
commento del 08/04/2011 ore 20:4
...è che i manuali vengono fatti tradurre a gente che non è tecnicamente preparate sul prodotto del quale sta traducendo il manuale.... Anni fa (non so se è ancora così) la Hewlett Packard faceva redigere i manuali di istruzioni delle sue macchine a gente che sapeva usare perfettamente il prodotto con il risultato che i manuali erano comprensibilissimi in qualsiasi lingua.
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Ma l'abuso di inglesismi?
di Lorenzostrat87 [user #8417]
commento del 09/04/2011 ore 11:0
Adesso con questo intervento potrei scatenare un vespaio ma...noi chitarristi siamo i primi a usare una valanga di inglesismi anche laddove i termini italiani equivalenti esistono benissimo. Eccezion fatta per cose tipo le tecniche chitarristiche (che so, sarebbe orrendo tradurre "tapping" con "picchiettando" o "martellando", tanto per fare un esempio :-) ) oppure cose come i pickup che ancora negli anni '80 chiamavano sui cataloghi Eko "microfoni" il che mi sa un po' fuorviante, al limite passo "magneti"...ma parlo per esempio di quelli che non fanno altro che dire cose tipo: questo amplificatore suona molto british (chevvordì?) ha un bellissimo clean (suono pulito, si dice anche in italiano) e se premo questo switch (interruttore, non è che è solo quello della luce che c'hai a casa) il suono diventa più fat (grosso, potente, o altri aggettivi adatti, vi fanno schifo?) O gente che dice il body, il nut, il neck, quando si può tranquillamente dire il corpo (o la cassa), il capotasto, il manico... Su una rivista di cui non faccio il nome, lessi in un trafiletto una frase del genere su degli amplificatori, riporto a memoria non avendo la copia della rivista sottomano: "l'intento è di riprodurre, HAND WIRED POINT TO POINT IN UK, le specifiche dei famosi modelli Vox". Lo so che sarà meno poetico, ma non è illegale (come direbbe il Tuttologo di Mai Dire TV) dire "assemblati a mano senza utilizzare circuiti stampati", soprattutto pensando che un tale giornale non necessariamente lo legge solo chi è un superprofessionista della chitarra con anni e anni di esperienza, può leggerlo anche uno che entra pian piano in quel mondo e impara a conoscerlo...per poi ritrovarsi davanti certe parole che ai suoi occhi e alle sue orecchie sono supercazzole. Stesso discorso per certi termini didattici, quando ho iniziato a sentir parlare di fare il tale accordo nel tale "drop" o la scala nel tale "box" mi è cascata la mandibola per terra, essendo stato educato musicalmente negli anni (essendo a cavallo tra fine '90 e primi 2000, forse gli ultimi?) della "posizione al (tot) tasto" e in cui il sistema CAGED non si sapeva cosa fosse, o meglio non si sapeva chiamarlo così, si diceva posizione di Do, posizione di La, posizione di Sol, posizione di Mi e posizione di Re. Semplicemente. Ma il fascino innato dell'"Ammèrega" e, diciamolo, un po' di sana applicazione di quei luoghi comuni tutti italiani, hanno fatto sì che accadesse tutto questo...voi che ne pensate? (dopo avermi fucilato o crocifisso, si intende) :-)
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