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Chi mi svela i misteri del tonestack??

di Jimmy_ver20 [user #23549] - pubblicato il 28 gennaio 2011 ore 13:27

Più che del tonestack, sarebbe corretto dire di come viene pilotato il tonestack: anodico o catodico (se parliamo di pre valvolari). Facendo riferimento ad un articolo di Strato78 si evince che gli ampli con tonestack catodico "mangiano" tutti i pedali, quelli con tonestack anodico sono un po' più difficili di gusti.

Vorrei sapere il perchè (almeno in via teorica).

Strato se ci sei batti un colpo!!


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Restando all'acqua di rose
di Kata_ts [user #2290]
commento del 28/01/2011 ore 17:0
semplice semplice ... è questione di IMPEDENZE viste dal Tone stack. A seconda se è alta (da anodo) o bassa (cathode follower) varia l'interazione del Tone Stack con il circuito SaluToneS
Rispondi
Re: Restando all'acqua di rose
di Jimmy_ver20 utente non più registrato
commento del 28/01/2011 ore 17:1
Ok ma a parte l'interazione con il circuito.... perchè una configurazione dovrebbe "mangiarsi" tutti i pedali e l'altra no?
Rispondi
Re: Restando all'acqua di rose
di Q [user #7863]
commento del 28/01/2011 ore 17:3
Già. I pedali vedono l'impedenza di ingresso del primo stadio common cathode, ma questa non dipende dal carico che c'è all'anodo. Quindi che il tonestack sia pilotato direttamente dall'anodo o da un successivo cathode follower, cambierà la risposta del circuito, ma non l'interazione con i pedali in quanto l'impedenza di ingresso è sempre la stessa. A meno che non si voglia includere effetto miller sull'impedenza di ingresso del primo stadio e allora sì l'impedenza che vedono i pedali cambia nei due casi.
Rispondi
aggiungo umilmente
di svalvolman [user #23788]
commento del 28/01/2011 ore 22:4
Q ha descritto perfettamente la faccenda.Provo a tradurre ora. Lo stesso tone stack offre 2 comportamenti ben diversi a seconda dell' impedenza d' uscita della sorgente di segnale. Nello specifico, uno stadio ad uscita ANODICA equipaggiato con 12AX7-ECC83 ha un' impedenza in uscita abbastanza ALTA ed offrirà una sorta di velatura sulle frequenze più alte e quindi una maggior presenza sulle basse e medio-basse. Con la stessa valvola, ma in configurazione CATHODE FOLLOWER, si ha una sorgente a bassa impedenza (dovrebbe essere pari a 1/Gm) e LO STESSO tone stack si comporta con una risposta più lineare, uniforme ed estesa. L' una o l' altra configurazione si sceglie in base ai gusti ed alle sonorità ricercate dal progettista. Quello che è fondamentale ed universalmente valido sempre, è inserire tra l'uscita del tone stack e l' apparecchio "finale" ad esso collegato, un separatore/adattatore d' impedenza(quindi un CATHODE FOLLOWER) al fine di non variare in base al carico la risposta dello stesso e di garantire un pilotaggio efficiente e "standardizzato" con qualsiasi pedale e/o apparecchiatura. Spero di essere stato abbastanza semplice ed esaustivo. ciao uagliòoooo! Ciao anche a te Kata, un abbraccio termoionico....
Rispondi
Re: aggiungo umilmente
di Jimmy_ver20 utente non più registrato
commento del 29/01/2011 ore 13:0
OK, è quello che viene implementato in qualsiasi ampli provvisto di Send attivo e bufferizzato. Ma ci sono decine (centinaia??) di ampli, ad esempio tutti quelli senza send/return, che non pilotano la Phase Inverter con un cathode follower posto DOPO il tonestack. Immagino che per standardizzato tu intenda un pre-capace di pilotare qualsiasi pedalame o qualsiasi finale (anche di un altro ampli). Cmq.. tornando alla mia domanda.. è quindi caduto il mito degli ampli "mangiapedali", almeno se i pedali vengono messi prima dell'input. Poi se i pedali sono messi nel loop effetti, allora siamo d'accordo che è opportuno un buffer (e anche un'attenuazione del segnale, sperimentato sulla mia pelle)
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