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Quello che ci viene insegnato, quello che sappiamo davvero.

di mmanf87 [user #17534] - pubblicato il 19 gennaio 2011 ore 11:38

 

Ciao a tutti cari accordiani, è il primo post che scrivo e lo scrivo per rendervi partecipi di uno scambio di idee che ho avuto ieri sera con il mio maestro di chitarra.

Si parlava di come i maestri d'oggi insegnano ai propri allievi la nobile arte di suonare la sei corde.

Su una cosa eravamo pienamente d'accordo: spesso, troppo spesso, imparare a suonare uno strumento è paragonabile al raggiungimento di una laurea.

Fin dalla prima lezione si viene sommersi da scale, accordi, rivolti, modi, diteggiature, etc...e col passare del tempo la cosa non migliora.

Lo studente pensa: "Suonerò prima o poi quello che pare a me?", "Avrò modo di applicare ciò che mi è stato insegnato?", e alle volte tutto questo è demotivante.

Quello su cui bisognerebbe concentrarsi, secondo me ,è cosa serve per andare a suonare nel "mondo vero", quali sono le basi teoriche e tecniche che danno a un chitarrista la flessibilità necessaria per suonare stili differenti, per comprendere la musica che suona, per improvvisare una jam tra amici, per esprimersi come vorrebbe, etc...

Questa riflessione mi porta a dire che non abbiamo bisogno di troppe nozioni, troppe regole, altrimenti ne rimaniamo impantanati; serve invece una solida (ma compatta) base teorica, e tanto, tanto lavoro svolto su questa piccola base.

Prendiamo ad esempio le triadi, uno dei primi argomenti che solitamente si affrontano e che vengono liquidate in poche lezioni; quanto lavoro si può fare sulle triadi?

Se ne può fare davvero tanto: si può analizzare un brano e provare a rivoltarne alcuni accordi per gustarne le differenze, si può provare a comporre diversi giri armonici creando linee di basso interessanti sfruttando i rivolti, si può provare la sovrapposizione di triadi (che porta alla creazione di armonie anche molto complesse).

Non tutte le scuole di chitarra pongono l'attenzione sull'applicazione pratica di cosa è stato insegnato, soprattutto le accademie, che sommergono lo studente con un carico davvero eccessivo di nozioni.

Non è mio obiettivo infamare le accademie di musica, anche io ne ho frequentata una, ma solo farvi riflettere su cosa abbiamo realmente necessità di sapere per essere buoni chitarristi.

Ogni tanto fermatevi, guardatevi indietro e chiedetevi quante cose avete solo studiato e non capito, o capito e non applicato.

Trovo che un modo molto interessante per esercitarsi sia la composizione, che si parli di triadi, cadenze, modi, dominanti secondarie o chicchessia, mette davvero lo studente davanti a ciò che sa e cosa non sa.

Spero di essere riuscito a trasmettervi la positività di questo messaggio, perchè non è importante finire i cinque anni o più di scuola di musica, ma entrare davvero nella musica, suonare il più possibile, viverla col cuore e non preoccuparsi troppo di cosa non si conosce ancora.


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Estremamente d'accordo. L'errore più ...
di E! [user #6395]
commento del 19/01/2011 ore 12:4
Estremamente d'accordo. L'errore più frequente è imparare un sacco di nozioni e non saperle usare. Mi pare che Scott Henderson disse una volta "rischi di imparare un mucchio di merda e non sapere che fartene" (mi pare, eh).
Rispondi
Re: Estremamente d'accordo. L'errore più ...
di mmanf87 [user #17534]
commento del 19/01/2011 ore 14:1
Ho sempre pensato che un anno passato a suonare per strada, con sconosciuti, continuamente con la chitarra in mano.. servirebbe molto di più di due o tre anni di studio.. ;)
Rispondi
Come giustamente hai detto tu la maggior ...
di xstrings utente non più registrato
commento del 19/01/2011 ore 14:3
Come giustamente hai detto tu la maggior utilità la si riscontra con la composizione/improvvisazione. Bisogna però dire che anche nel voler eseguire semplicemente cover sarebbe un buon vantaggio conoscere la teoria per capire pause, accenti, il tempo di battuta ecc. senza poi considerare che non sempre si ha la partitura esatta sotto gli occhi perchè magari sono state scaricate da qualche sito dedicato non molto preciso. In questo caso una buona conoscenza teorica può permetterci di trovare "l'errore" e sopratutto di correggerlo senza troppe perdite di tempo. Io non ho mai avuto la pazienza di mettermi a studiare teoria (purtroppo), mi sono però reso conto grazie ad amici esperti che il modo in cui eseguivo certi brani non era corretto anche se alle mie orecchie sembrava tutto giusto! Ecco perchè registarsi è importante! Ma lo studio non basta, bisogna suonare in giro ed anche tanto per fare esperienza e crescere musicalmente ma sopratutto bisogna metterci il cuore in ciò che si fa.
Rispondi
Re: Come giustamente hai detto tu la maggior ...
di mmanf87 [user #17534]
commento del 19/01/2011 ore 16:1
Con il mio post non volevo dire che la teoria è inutile, ma che può essere controproducente studiarne più del dovuto. Io col mio gruppo suono anche delle cover, e ormai da due anni non vedo una tab o uno spartito, perché penso che tirarle giù ad orecchio sia un esercizio molto utile( senza contare che ci si accorge di quanti errori sono presenti nelle tab più comuni). è un consiglio che do a tutti..state lontani dalle tab (quando il tempo lo permette).. ;)
Rispondi
Re: Come giustamente hai detto tu la maggior ...
di xstrings utente non più registrato
commento del 19/01/2011 ore 16:5
No, figurati, ho capito il senso del tuo post ma volevo semplicemente fare una mia considerazione personale sulla teoria. Buona giornata, ciao:)
Rispondi
Ciao Devo ammettere che ho capito poco di ...
di Martinez53 [user #23272]
commento del 19/01/2011 ore 18:2
Ciao Devo ammettere che ho capito poco di quel che hai scritto, sostanzialmente non sono riuscito a focalizzare dave stà il problema. Ma forse è solo un problema di insegnante, di metodo di insegnamento e di studio. Mi ha colpito questa domanda: "Quello su cui bisognerebbe concentrarsi, secondo me ,è cosa serve per andare a suonare nel "mondo vero", quali sono le basi teoriche e tecniche che danno a un chitarrista la flessibilità necessaria per suonare stili differenti, per comprendere la musica che suona, per improvvisare una jam tra amici, per esprimersi come vorrebbe, etc..." Facciamo un esempio: Uno studente che esce dal conservatorio è sicuramente preparato a suonare bene tutto. Non benissimo, ma bene tutto. Poi se si vuole eccellere in qualche particolare ambito: Jazz, Blues, Rock, Classica ecc. ci sono i corsi di perfezionamento, da cui non bisogna mai escludere una sana esperienza live, magari anche per strada, perchè no...? Quindi la risposta alla tua domanda è semplicissima: non si smette mai di studiare e di imparare. Quello che tu sostieni, e cioè che le scuole ti sommergono di nozioni di cui tu ti chiedi l'effettiva utilità, è dovuto esclusivamente al fatto che oggi, si vuole tutto e subito, non c'è più la voglia, il tempo di aspettare, di intraprendere una strada con la dovuta serenità e pazienza. Pochissimi accetterebbero il discorso che per arrivare ad un certo livello, magari devo entrare nell'ordine di idee di investire almeno dieci anni, ecco che allora molti come te vorrebbero imparare solo lo stretto necessario per fare una certa determinata cosa, ma non funziona così e, scusa se te lo dico, ma se sei ancora li a chiederti cosa devo fare per... mi viene da pensare che da una parte tu non hai ancora capito come funziona e dall'altra la/le scuole non sono state in grado di fartelo capire. Studiare, studiare e ancora studiare, che sia dentro una grigia aula di un conservatorio, o per le colorate strade di New Orleans, cambia poco, cambia l'ambientazione ma il mazzo te lo devi fare lo stesso e, il tempo per errivare ai livelli che ti sei prefissato o in un modo, o nell'altro, non è che scorra più velocemente. E' senza dubbio un problema di scuola, di insegnanti, di approccio allo studio, evidentemente non c'è mai stata chiarezza nè trasparenza tra allievo e insegnante, meglio essere stati chiari subito: per arrivare lassù dove vuoi arrivare tu devi percorrere questa strada, lunga e faticosa, non c'è alternativa, non c'è altra possibilità, se vuoi suonare è così, prendere o lasciare. Ultima considerazione, a mio giudizio tutto ciò che si impara prima o poi nel mondo vero lo si usa, certo che se non l'hai mai studiato non lo userai mai.. Ciao e buon studio Aldo
Rispondi
Re: Ciao Devo ammettere che ho capito poco di ...
di mmanf87 [user #17534]
commento del 19/01/2011 ore 21:0
Forse non sono stato chiaro su un punto, per me fondamentale: non è un problema il tempo che si impiega a studiare, ma come lo si usa. Non pensare che io voglia puntare in alto con poco sforzo, perchè ti giuro non è così. Io sono un convinto sostenitore dello studio dello strumento, e credo che non finirò mai di studiare e di imparare cose nuove. Detto questo nella vita di una persona si possono dedicare un tot di ore allo strumento ogni mese..bene, come le uso? Io ho messo in dubbio che usarle per studiare al conservatorio o in accademia non sia per forza il metodo migliore per tutti. Ho un maestro che non mi illude per niente, c'è sempre da lavorare e sempre mi sommergerà di cose da fare, ma quello che mi da da fare, al contrario di quello che succedeva all'accademia, mi piace. Ho avuto una brutta esperienza in due scuole differenti e volevo dirvi di non demordere mai, perché ci sono molti metodi per imparare uno strumento. Però certo, siamo d'accordo, sono tutti decisamente faticosi ;)
Rispondi
Re: Ciao Devo ammettere che ho capito poco di ...
di Martinez53 [user #23272]
commento del 19/01/2011 ore 22:5
Comprendo quello che intendi dire, e concordo sul fatto che ci sono molti modi per imparare uno strumento, addirittura si può diventare bravissimi anche senza andare a scuola, e molti grandi artisti ne sono la testimonianza. Purtroppo però, se vuoi lavorare nel mondo della musica, per esempio diventare un professionista, anche nel campo musicale è necessario "Il pezzo di carta...." perchè o sei strabravo, o suoni da una vita e tutti ti conoscono, altrimenti se devi competere con altri più o meno della tua forza, c'è poco da fare chi ha il diploma ti passa davanti. E' un'eventualità da tenere bene in considerazione. Ciao!
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Le informazioni sono là fuori, espresse in ...
di ilrecremisi [user #23413]
commento del 19/01/2011 ore 19:5
Le informazioni sono là fuori, espresse in molti modi e maniere, sta all'intelligenza dell'aspirante chitarrista capire cosa vuole e come arrivarci. A tale proposito ho visto poco tempo fa un video didattico di Jimmy Bruno, un ottimo chitarrista Jazz. Aveva un modo tutto suo di mappare il manico con scale arpeggi e accordi, molto distante da quello che uso io e piuttosto scomodo per me; era tutto basato sulla scala maggiore, perchè diceva che troppe scale e troppe regole lo confondevano. Chiaramente a vederlo suonare il suo doveva essere il metodo migliore del mondo, perchè è veramente in gamba, ma non fa per me. Però diceva una cosa sulla quale ci troviamo d'accordo. Se studiate un'ora al giorno potrete suonare la chitarra a qualche festa o in qualche localino ogni tanto, ma se voltete diventare un grande chitarrista, mettete pure in conto di dover fare 8-10 ore al giorno... non c'è trucco e non c'e' inganno, non ci sono i trucchi per suonare nel fantomatico "mondo reale"...sono tutte cose che stanno alla tua intelligenza, all'esperienza e a tanta , tantissima fatica. Steve Morse docet...
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