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Ne siamo in grado ?

di Gef_Buneri [user #25645] - pubblicato il 10 novembre 2010 ore 12:19

Ahimè la mia preparazione come musicista è realmente scarsa. A causa di una serie di motivi non ho dedicato negli ultimi 8 anni il giusto tempo all'esercizio della musica, impegno che credo mi avrebbe consentito oggi di trovarmi ad un discreto livello, uno stato di preparazione che mi rendesse capace di esprimere liberamente le mie emozioni in musica o replicare un qualsivoglia brano di difficoltà adeguata. Parallelamente, però, ho coltivato profondamente un certo studio per quella che reputo la componente di supporto, cioè il mezzo fisico espressivo; la chitarra elettrica. Ormai giro per ambienti musicali ed amici davvero musicisti da 12 anni e comunque ho sviluppato una serie di idee, di concetti e convinzioni che mi portano a giudicare (giustamente o meno) uno strumento musicale, piuttosto che un effetto o un amplificatore. Provo chitarre, ne acquisto di nuove e mentre suono oltre a "sentire" provo ad "ascoltare" e spesso mi trovo a sindacare tra me e me il suono che questi strumenti producono e quasi contemporaneamente ad ipotizzare cosa, secondo me e se necessario, potrebbe migliorare tale esperienza. Quello che mi chiedo è... "ma ne sono in grado ?". Mi chiedo cioè, quanto sono in grado io di decidere che laminare una solid body con 1 CM di Korina togliendo il suo acero, può modificare realmente il suo suono nella direzione che ho in mente, seguendo la presupposizione che ho formulato ? Quanto sono in grado di dire che una valvola electro-harmonix non mi da quello che mi darebbe, al suo posto, una invece Svetlana, JJ, SED o qualsivoglia ? E quanto che le corde "pure nickel" mi daranno più di quelle ibride nickel bronzo o altro... cosa decide, concretamente ed inconfutabilmente, che io sia capace di ipotizzare una teoria plausibile che mi porti là dove realmente vorrei andare ?


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I mass media uccidono il grande sogno.
Ogni tanto qualche innovazione utile.
Famose du risate... per chi volesse cambiare strumento.
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A meno che non si suoni per se stessi, nulla ...
di gravola [user #24284]
commento del 10/11/2010 ore 15:0
A meno che non si suoni per se stessi, nulla è inconfutabile. Il tuo discorso è interessante a mio avviso e spero di averne colto il senso. A volte ci si perde dietro micronano differenze tecniche che il più delle volte non sono verificabili ai sensi dell'uomo. Attenzione....voglio solo dire che spesso ci si convince su cose teoricamente concrete, ma che ai fini pratici non fanno una differenza tanto abissale. Per farvi un esempio cito il classico del manico set-in oppure bolt-on. Ora io sarò anche un pessimo ascoltatore ma a volte trovo davvero difficile a parità di strumento valutare che cambia nel suono di una stessa chitarra con l'unica differenza del manico set-in o bolt-on. Ma sia ben chiaro che ammetto la differenza a livello teorico. Io risolvo andando oltre, grazie alla pratica. Nel caso che citavo dunque, penso che set-in o bolt-on è relativo. E' necessario ed udibile che il manico aderisca con una certa forza alle parti dell'incasso del body, ma che sia bol-on o set-in poco importa. Alla fine la maggior parte delle persone che fruiscono della musica sentono semplicemente una chitarra... Ad ogni modo grazie per aver sollevato la questione
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Re: A meno che non si suoni per se stessi, nulla ...
di Gef_Buneri [user #25645]
commento del 23/11/2010 ore 10:4
Soprattutto mi chiedo, quanto è davvero vero, nostro nell'intima coscienza e quanto invece è "verità indotta", uno strato di concetti sintetici che non ci appartengono e che sono stati indotti nella nostra mente da procedimenti mirati di marketing...
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Re: A meno che non si suoni per se stessi, nulla ...
di E! [user #6395]
commento del 23/11/2010 ore 11:3
Un'infinità di cose sono state indotte nella nostra mente. Ci sono tonnellate di cose che tanti chitarristi danno per scontate o per ovvie o per inconfutabili, pur non avendole mai viste o provate.
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Leggo con colpevole ritardo questo ...
di Martinez53 [user #23272]
commento del 07/12/2010 ore 11:0
Leggo con colpevole ritardo questo interessantissimo diario. Comprendo perfettamente i dubbi che descrivi, secondo me fanno parte del mancato raggiungimento degli obiettivi che ci eravamo posti. Dicono che ogni regista o attore mancato diventi critico cinematografico, credo che sia vero. Con l'avvento delle tastiere MIDI potevi oltre che essere pianista anche violinista, trombettista, batterista, ecc. ecc. il risultato è stato che migliaia di potenziali pianisti si stufarono e lasciarono perdere, però erano diventati dei profondi conoscitori del protocollo MIDI... Otto anni sono un tempo relativamente lungo in cui, se ben impiegati, si possono senza dubbio raggiungere alti livelli, ma certo se uno non può dedicare tempo allo studio, non ne basteranno cinquanta di anni...! Però bisogna anche guardarsi allo specchio e chiedersi: Io voglio fare il musicista? Oppure i miei interessi anche se pur sempre in ambito musicale sono altri? Se è così chiedersi adesso se sono in grado di... implica una sola risposta: dedicati esclusivamente a quello studio e poi ne riparleremo. In fondo un buon tecnico del suono non necessariamente deve suonare la chitarra come Jimi Hendrix, difatti un vecchio proverbio dice: "Per diventare un buon fantino, non necessariamente bisogna nascere cavallo..." Ciao Aldo
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Re: Leggo con colpevole ritardo questo ...
di Gef_Buneri [user #25645]
commento del 09/12/2010 ore 11:0
Concordo col tuo discorso aggiungendo una ulteriore casistica: Il musicista distratto (distratto da altro, da un "canto di sirena"). Credo che oltre il divenire "critici" in risposta al mancato raggiungimento di un obiettivo che credevamo per noi fondamentale, ci sia anche uno spesso strato di informazioni fuorvianti che sedimenta sulla nostra conoscenza. Ad esempio, non ho mai incontrato dopo il mio 1° (Gianfranco Fichera Cogliandro, citazione d'obbligo per un grande musicista, a mio parere), un altro insegnante che oltre alla tecnica ed alla teoria musicale, insegni la "filosofia" della musica... cioè che trasmetta all'aspirante musicista un metodo utile per comprendere quale sia il giusto approccio alla sua passione, il giusto modo di vivere la musica, anche nelle sue infrastrutture e supporti; nessuno che ti dica "non perdere tempo a diventare un ingegnere del suono per scegliere se mogano od acero, questa consapevolezza ti arriverà suonando", nessuno che insegni a comprendere i propri limiti, ad ampliarli ed a riconoscere lo "spontaneo" dall' "indotto". Credo che manchi una corretta divulgazione di un' "etica", la definizione di un atteggiamento "giusto", un metodo, che poi ognuno possa applicare al meglio. Mi spaventa il fatto che troppi, troppi musicisti credano di suonare male perché non hanno tra le mani uno strumento da 5000€ e se ce l'hanno, che suonino male per aver scelto il legno sbagliato...
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