Il ddl Calabrò: legge tortura sul fine vita
Enrico Matacena*

Un attentato alla Costituzione e alla laicità dello Stato
La Costituzione della Repubblica italiana, all‘art. 32 afferma: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” È quindi evidente e inequivocabile che nessuna legge può imporre ad un cittadino che viva in Italia trattamenti di cura contro la sua volontà. Si tratta infatti di quello che tecnicamente viene definito come “diritto perfetto”, che non ha cioè bisogno di nessuna legge applicativa per essere esercitato
Ciononostante pochi mesi fa è stato approvato dal Senato ed è approdato alla Camera dei deputati il disegno di legge Calabrò. Tale ddl è passato al vaglio dalla commissione affari sociali della Camera dei deputati ed attende di essere calendarizzato per l’aula. Il ddl toglie ai cittadini il diritto riconosciuto dalla Costituzione, attribuendolo ai medici, e imponendo per legge trattamenti sanitari quali la idratazione e l’alimentazione forzata, anche contro la volontà del paziente.
Il testo riprende quasi integralmente le posizioni della Conferenza Episcopale Italiana, come quelle espresse dal cardinal Bagnasco che ha dichiarato, aprendo i lavori del Consiglio permanente della CEI a proposito del caso Englaro, “che i pronunciamenti giurisprudenziali hanno “inopinatamente aperto la strada all’interruzione legalizzata del nutrimento vitale” Gli ha fatto eco mons. Betori affermando: “Preferisco non parlare di testamento biologico ma di fine vita, perché la vita non è a disposizione di nessuno”. E altrove, ancora Betori: ”Per la Chiesa è necessario escludere il principio dell’autodeterminazione del malato sbarrando, così, la strada ad ogni ipotesi di eutanasia”.
Ma vediamo nel dettaglio cosa dice questa proposta di legge, che in sostanza stabilisce che il cittadino può scrivere le proprie volontà sui trattamenti sanitari ai quali essere sottoposto, ma che tali volontà non contano nulla perché poi il medici fanno quello che vogliono e comunque non possono soddisfare il legittimo desiderio di morire dignitosamente.
Art. 1. (Tutela della vita e della salute)
“1. La presente legge, tenendo conto dei princìpi di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione:
a) riconosce e tutela la vita umana, quale diritto inviolabile ed indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell’esistenza e nell’ipotesi in cui la persona non sia più in grado di intendere e di volere, fino alla morte accertata nei modi di legge;
b) riconosce e garantisce la dignità di ogni persona in via prioritaria rispetto all’interesse della società e alle applicazioni della tecnologia e della scienza”
Cosa significa che la vita indisponibile? È la chiesa cattolica dice che la vita appartiene a dio e che solo lui, interpretato poi da loro, può decidere come e se toglierla. È l’idea che le persone sono pecorelle da guidare, eterni minorenni sotto la patria potestà della Chiesa e dei suoi dogmi. I principi della nostra Costituzione affermano ben altro: NON è disponibile la vita altrui, della propria ogni cittadino può fare l’uso che più ritiene opportuno. È evidente che, di fronte ad una persona che in crisi depressiva tenti di gettarsi da un ponte, la si deve soccorrere e convincerla a desistere dal suo intento. Ma questa è cosa ben diversa dal diritto di morire con dignità senza inutili sofferenze. La dignità e il rispetto della persona sancito dall’art. 32 della Costituzione sono diritti che nessun dogma religioso o legge anticostituzionale hanno il diritto di cancellare.
Passiamo all’art. 3:“L’alimentazione e l’idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento”.
Si commette qui un arbitrio indecente: in varie occasioni prestigiose voci nel campo medico hanno ribadito che alimentazione ed idratazione forzate SONO CURE a tutti gli effetti; e per tale motivo, a norma dell’art. 32 della Costituzione, è il paziente che deve decidere se gli debbano essere somministrate. La legge tortura qui stravolge una verità scientifica per poter aggirare un diritto costituzionale dei cittadini.
Passiamo all’art. 7 (Ruolo del medico)
“1. Le volontà espresse dal soggetto nella sua dichiarazione anticipata di trattamento sono prese in considerazione dal medico curante che, sentito il fiduciario, annota nella cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene di seguirle o meno.
2. Il medico non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente o comunque in contrasto con le norme giuridiche o la deontologia medica. Le indicazioni sono valutate dal medico, sentito il fiduciario, in scienza e coscienza, in applicazione del principio dell’inviolabilità della vita umana e della tutela della salute, secondo i princìpi di precauzione,
5. Nel caso di controversia tra il fiduciario ed il medico curante, la questione è sottoposta alla valutazione di un collegio di medici composto da un medico legale, un anestesista-rianimatore ed un neurologo, sentiti il medico curante e il medico specialista della patologia. Tali medici sono designati dalla direzione sanitaria della struttura di ricovero o della azienda sanitaria locale di competenza regionale”.
Qui si afferma dunque esplicitamente che le volontà del cittadino sottoposto a trattamento sanitario NON CONTANO NULLA (anche se esse sono state espresse in dichiarazioni ufficiali!) e che a decidere sono solo i medici, i quali così facendo si assumono una enorme responsabilità che spesso gradirebbero non avere. È quindi evidente il tentativo di sospendere in pratica la Costituzione italiana facendo diventare i cittadini italiani non più soggetti a essa ma a dei dogmi religiosi imposti dalle gerarchie vaticane. Questo gravissimo attentato alla Costituzione e alla laicità dello stato va combattuto con il massimo di impegno da tutte le forze non solo laiche, ma che semplicemente si riconoscono nella Costituzione italiana.
Al fine di garantire questo diritto minacciato dal ddL Calabrò, in tutta Italia sono partite iniziative affinché le amministrazioni locali istituiscano il registro comunale (o in qualche caso, come a Cagliari, provinciale) dei testamenti biologici. Si consente così ai cittadini di poter depositare le proprie volontà riguardo i trattamenti che essi desiderino ricevere nel caso vengano a trovarsi in situazione di grave malattia invalidante nella quale sia impossibilitati a esprimere la loro volontà, stato vegetativo ecc.
L’ approvazione dei registri comunali dei TB ha due fondamentali effetti
- un effetto politico, ribadendo la volontà di cittadini ed enti locali di godere del diritto di libertà di cura sancito dalla Costituzione;
- un effetto giuridico, in quanto anche di fronte a qualsiasi provvedimento legislativo che pretenda di limitare questo diritto, l’avere un documento che esprima in modo chiaro ed inequivocabile la volontà della persona può essere fatto valere in fase di contenzioso , spazzando via qualsiasi pretesa di asserire la mancanza di certezza della sua volontà.
Su questo aspetto è bene ricordare la sentenza della magistratura sul caso Englaro. In tale vicenda infatti è stato infatti stabilito che una volta appurate le volontà del paziente (in qual caso addirittura attraverso testimonianze di amici e parenti) bisognava rispettare le sue volontà. A maggior ragione, quindi, se tali volontà sono espresse in un documento
ufficiale depositato presso il comune! Del resto, come hanno affermato illustri costituzionalisti, tra cui ad esempio Stefano Rodotà, l’art. 32 della costituzione sancisce un “diritto perfetto” che non ha bisogno di leggi ma solo di regolamenti gestionali per applicarlo.
Alcuni comuni, quali Pisa, Genova, Modena, hanno già da tempo istituito tale registro comunale. A Bologna la situazione si è bloccata a causa dello scioglimento del consiglio comunale. In numerosi comuni sono state presentate petizioni popolari o sono stati approvate delibere che aspettano regolamenti attuativi. È indispensabile che un numero sempre maggiore di comuni istituiscano registri comunali dei testamenti biologici. Questa battaglia infatti permette di avere un consenso di massa per la difesa di un diritto di laicità garantito dalla Costituzione .
Da statistiche di autorevoli istituti l’80% dei cittadini italiani è per l’autodeterminazione terapeutica (e addirittura il 50% per l’eutanasia). La Chiesa e le forze politiche che si schierano contro di essa vanno a scontrarsi contro una volontà laica di massa. Se le forze laiche si muovono in modo intelligente questa battaglia per imporre la legge Calabrò può diventare per la Chiesa e per le forze clericali, un autogol come lo fu la sconfitta ai referendum contro il divorzio e contro l’ aborto. È da osservare infatti che il problema del fine vita riguarda tutti i cittadini, sia come possibilità di rimanere personalmente in stato vegetativo o altro, sia come situazione familiare dove un congiunto si possa trovare in una simile condizione. E qui c’è una differenza tra questa battaglia e altre, sia pur nobilissime come quella ad esempio sulla fecondazione assistita che, non coinvolgendo che piccole minoranze, non riusciva a suscitare quell’interesse così diffuso come invece accade per il tema del testamento biologico.
Due brevi ultime considerazioni. La legge Calabrò è probabile che venga fortemente modificata alla Camera, e se ciò non accadesse essa verrebbe poi rapidamente smantellata dalla Corte Costituzionale . L’affossamento di una legge impopolare e clericale potrebbe rappresentare un ritorno all’offensiva delle forze laiche e democratiche in questo paese.
La situazione nei comuni riguardi i registri dei testamenti biologici. Pochissimi sono i comuni governati dal centrodestra che hanno istituito un registro comunale dei testamenti biologici. Dove governano forze di centrosinistra, qualche volta alcuni singoli esponenti di centrodestra hanno votato a favore dei testamenti biologici, oppure hanno fatto un’opposizione non particolarmente dura. Però solo alcune encomiabili amministrazioni di centrosinistra hanno approvato i registri dei testamenti biologici. Spesso le divisioni interne al PD o gli ostacoli posti dall’ala ex Margherita hanno o impedito l’approvazione, come nel clamoroso il caso di Terni e anche in quello di Carpi (MO), oppure hanno imposto soluzioni di compromesso come a Pavullo e Vignola in provincia di Modena, dove i cittadini non possono depositare il proprio testamento biologico in comune, ma solo far registrare che un loro fiduciario ne detiene una copia. In altri casi, addirittura, si sono organizzati convegni e dibattiti, e si è preferito limitarsi a chiacchierare senza prendere nessuna delibera di giunta o di consiglio. Talvolta questa battaglia ha invece sortito l’effetto di scatenare una resa dei conti tra l’ala più ambigua e filoclericale del PD e quella di maggiore tradizione laica. In fondo questa battaglia per l’autodeterminazione terapeutica, per il fatto di ricevere un così largo consenso di massa tra i cittadini, ha spesso costretto le forze politiche a livello locale ad uscire dall’ambiguità e a fare i conti con il loro abituale servilismo verso la Chiesa cattolica. È da auspicare che tali dinamiche all’interno delle forze politiche si riscontrino anche nell’imminente dibattito parlamentare. Anche tra le forze del centro destra.
link all'articolo originale:
http://www.uaar.it/news/2010/10/17/ddl-calabro-legge-tortura-sul-fine-vita/
Che dire, siamo uno stato laico alla cazzo di cane! Dove la costituzione vale quando vuole, non parlo di berlusconi sia ben chiaro, ma di certe tante piccole cose legate al mondo ecclesiastico; esempio: il diritto di dire quel che si vuole. Il sito pontifex.roma.it (un sito di apologetica come si definiscono loro) si permette spesso di definire l'omosessualità come una malattia alla pari di un tumore o dell'aids, giungendo a dire che l'aids è pure una punizione divina giusta, e altre cose su questo genere. Pontifex è libero di dire queste cose e lo ribadisce citando la libertà di parola, mentre poi chiede la censura di certi gruppi di facebook perchè offensivi del cristianesimo (in minima parte di solito); dov'è finita la libertà di espressione? Sicuramente pontifex continuerà a dire che i gay sono malati, e i gruppi di facebook incriminati chiusi sotto l'ordine di qualcuno vicino alla chiesa. Come il concerto metal negato al sud italia, una specie di Gods Of Metal del sud italia, grazie alle lamentele del vescovo della diocesi di turno.
Ecco tutto. Si sono anticlericale.