Ciao a tutti Ora che ho saziato la mia fame di Stratocaster, uscendone perfettamente soddisfatto, non mi restava che un ultimo obiettivo. Noi chitarristi siamo tutti uguali, ci ispiriamo ai nostri idoli e vorremmo in qualche modo emularli, ecco quindi che una volta metabolizzati i vari Eric, Jimi, Jeff e compagnia suonante, non mi rimaneva che l’altra ala di suonatori ambulanti, quella che per i suoi spostamenti si muoveva esclusivamente in dirigibile, metodo magari un po’ lento ma di sicuro effetto in special modo se sul dirigibile spiccava la marca Zeppelin. Ci siamo capiti vero...? Gibson Les Paul e rigorosamente gold top, le altre che siano nere o rosa o marroni non sono nel mio personalissimo mito. Quindi, a questo punto non mi resta che uscire di casa portandosi Bancomat, Carta di Credito e qualche contante, montare in macchina e dirigersi al negozio di fiducia che, nel mio caso, visto che sono di Torino, il negozio di fiducia è un magazzino che si trova a Bra, amena cittadina del cuneese. Ma siccome io non sono più un ragazzino mi succede che: come non mi acchiappano più le ragazzine, ma piuttosto le donne d’esperienza, mi acchiappano di più le chitarre per cosi dire d’annata, piuttosto che le ultime uscite. Quindi quando la vedo è amore a prima vista: Gibson Les Paul gold Top Custom Shop 1954 VOS, si certo il nome è un pochetto lunghetto ma la ragazza, la bionda, anche se l’aspetto la colloca un po’ in la con gli anni è una vera bomba! Va beh..., l’ho pagata il giusto... ma ne valeva la pena, poi si sa con le donne... Appena aperto l’astuccio a colpirti è l’odore, fortissimo, penetrante ma non fastidioso, un odore di vernice che ti da l’idea di avere a che fare con qualcosa che esce da una bottega d’altri tempi, non da una fabbrica. Certo ci va un po’ ad abituarsi perchè non sparisce tanto in fretta, anzi non sparisce proprio. Diciamolo subito: la chitarra a qualcuno potrà apparire non bella, quei P9 detti appunto saponette non sono belli per niente, sono caratteristici, questo si, ma quella plastica color bege e quelle viti non sono il massimo dell’estetica anche se fa tanto vintage anni cinquanta, o ti piace quel genere o niente. Partiamo dal manico: una mazza da base-ball con sei corde, comunque questa è la prima chitarra che trovo perfetta da subito così com’è uscita dalla fabbrica. Action bassissima ma nessun buzz, tastiera morbidissima, bending facilissimi, io che non resisto a mettere le mani sulle mie chitarre, su questa non sono riuscito a trovare un solo piccolissimo difetto, niente! Più di duemila euro... ma almeno la qualità delle finiture, della meccanica, dell’elettronica e del set-up è perfetta, attenzione, non perfettibile, ma perfetta. Il ponte è singolo, manca il il tune o matic, nel 54 era così. E il suono? Da spenta suona benissimo, lei non suona come un’elettrica spenta, ma come un’acustica con pochissima voce, collegata all’ampli bisogna accettare che c’è sempre un lieve rumore di fondo, ma la voce è un’autentica bomba. Il livello d’uscita è decisamente più alto della Fender, benchè i P9 siano anch’essi single-coil, ma non è questo il punto, è la voce che ti incanta, una voce morbida e suadente nei clean, roba che se provi un blues ti ritrovi an’abbronzatura che man mano ti porta al nero stile New Orleans. Pura crema allo zabbaione nei distorti, anzi, ad un certo punto mi sono lanciato in un Whole lotta love e man mano che andavo avanti ho notato che mi stavano ricrescendo i capelli, lunghi riccioli neri, uguali a quelli di Jimi Page di tretacinque anni fa, provo un Heartbreaker e i capelli diventano una massa di riccioli neri, io sono diventato lui, incredibile! Poi d’improvviso entra mia moglie nella stanza e mi urla: ”Hai finito di fare casino?” e pufff... tutto sparisce. Meno che la Gibson, lei ormai è mia.
Aldo