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STO PER SGANCIARE UNA BOMBA ATOMICA: MATT BELLAMY-THE NEW GUITAR GENIUS

di p1tertyler [user #16687] - pubblicato il 07 maggio 2010 ore 02:27

Lo sto per fare. Sto per sganciare una bomba.

Riporto qui di seguito la traduzione di un ampio articolo dedicato a Matt Bellamy da Total Guitar Magazine(abbrevieerò d'ora in poi con TG):

MATT BELLAMY-THE NEW GUITAR GENIUS.

“Questa band puà facilmente estendersi verso l’infinito…”

Vale assolutamente la pena di leggerlo.

Inoltre per i malpensanti(e a garanzia dell'assoluta fedelta' della mia traduzione) o per coloro che se la cavano bene con l'inglese riporto anche il link alle scansioni dell'articolo in alta qualità(clickateci sopra semplicemente) cosi' che possiate leggere da voi direttamente l'originale.

Ed ora a voi la traduzione che ho appena completato:

 .......che dicono di Bellamy...
Nel 1966, Jimi Hendrix strappò il regolamento e cambiò la faccia del rock, così come fece Eddie Van Halen nel 1978. E in questo preciso momento, Matt Bellamy dei Muse sta facendo esattamente lo stesso. TG saluta il primo genio della chitarra del ventunesimo secolo.

 Wembley Stadium, Londra, 17 Giugno. L’ometto col vestito rosso inarca teatralmente un sopracciglio, prende la mira con la sua Manson elettrica e spara un riff che scuote la scintillante arena fino alle sue fondamenta fresche di cemento. Gli architetti del liftato stadio nazionale britannico si staranno cagando addosso, ma la folla è in estasi; si solleva come una mandria punzecchiata; urla la sottile leccata che si innalza come fosse God Save the Queen. Ed è in questo preciso momento – nel mezzo della pomposità e della furia di Plug In Baby, nella notte di domenica della settimana di residenza in Giugno dei Muse – che TG ha una folgorazione. È passato molto, molto tempo dall’ultima volta che abbiamo visto un chitarrista così bravo. È passato molto, molto tempo dall’ultima volta che abbiamo ascoltato riff che spinge così in là i confini. Questo concerto è la Woodstock della nostra generazione e Matt Bellamy è il nostro Jimi Hendrix.

 Tutti ci ricordiamo la prima volta che abbiamo ascoltato Matt Bellamy. Per un pugno di fortunati è stato alla data nel Devon quando lui, il batterista Dom Howard e il bassista Chris Wostenholme suonarono il loro primo concerto come Rocket Baby Dolls nel 1994. “Era un contest battaglia-delle-band” ricorda il chitarrista. “Eravamo coperti di makeup goth, contro questi tizi anziani. Abbiamo distrutto la nostra roba e abbiamo vinto. Non eravamo bravi musicisti, quindi la cosa mi ha fatto capire che la musica ha a che fare con l’atteggiamento più che con l’abilità tecnica”.
Per chiunque viva fuori dalla città natale della band, Teignmouth, ci sarebbero voluti altri cinque anni prima che Muse iniziasse a significare una rock band piuttosto che un concetto della mitologia Greca. Fino a quel momento, la fede del fan medio di musica britannica era stata duramente messa alla prova. Era il 1999, e con Travis che sistemava i conti col Britpop e gli USA che offrivano una sconfortante alternativa nel rap-metal misogino dei Limp Bizkit, il millennio sia stava configurando come tempo di magra per gli eroi della chitarra. Niente eleganza, stravaganza irrilevante, una cronica mancanza di pennacchi e nessuna luce alla fine del tunnel. L’apocalisse sarebbe stata preferibile.
Sullo sfondo, Showbiz, l’album di debutto dei Muse, sembrava concepito per farci cadere di mano il nostro Discman. Non era un album, era un’opera, e il suo cuore era un novellino delle sei corde che poteva essere grandiosamente definito senza tema di esagerazione un Eddi Van Halen incrociato con Hendrix sugli anelli di Saturno. Dal frenetico assolo di tremolo di Sunbrun, attraverso i doublestops ipnotici di ispirazione greca di Muscle Museum fino allo spettrale picking neoclassico di Unintended, questo axeman non si conformava alle regole della musica né all’umore dei tempi. Persino la sua voce era fuori scala, come un cantante d’opera Glyndebourne che piange la fine del mondo. Ad una sola voce, la nazione si chiese: chi diavolo è questo Matt Bellamy?
Non ci volle molto perché lo scoprissimo. Quando Bellamy uscì allo scoperto sulla stampa musicale era strano esattamente quanto avevamo sperato. Avevamo una magra gruccia per cappotti di uomo, che ci guardava torvo da sotto una pettinatura a nido d’uccello che cambiava colore con la frequenza di un semaforo e che irradiava una tale intensità che più tardi lo vide incoronato da Cosmpolitan l’uomo più sexy del rock. E Bellamy non sembrava preoccuparsi dell’attenzione femminile: “Qualche anno fa di certo non avevamo ragazze vestite in PVC che si facevano vive ai concerti dicendo che avrebbero fatto qualsiasi cosa per noi…”.
Presto venne fuori che le opinioni di Bellamy erano infuocate quanto la sua tecnica. Coperture governative, tavole Ouija, il pericolo di dare vita ad un alieno, teorie cospiratorie interstellari…tutto era un bersaglio legittimo una volta che i Dittafoni iniziarono a girare. “Pensano davvero che crediamo che un uomo in una grotta in Afghanistan ha orchestrato il più incredibile attacco di tutti i tempi agli Stati Uniti?” Bellamy rifletteva circa gli attacchi dell’11/9. “Credo che l’America aveva bisogno di una nuova Pearl Harbour per invadere l’Iraq”.
Ma era sul palco che Bellamy davvero prendeva vita. Ostinatamente silenzioso sul palco tra una canzone e l’altra a causa della sua paura patologica di scherzare col pubblico, il pizzicare una singola, apocalittica corda trasformava il maldestro ventunenne in un derviscio rotante di capelli e dita che strangolava la sua chitarra con una ferocia che l’ha visto spaccarsi da solo un labbro durante uno show, e che si produceva in assoli dietro la schiena con una destrezza da consumato showman che non vedevamo dai tempi in cui Hendrix suonava coi denti o le dita di Van Halen picchiettavano con ambo le mani il manico della sua chitarra. “Quando ero più giovane” ragionava Bellamy, “era più un modo di suonare del tipo perdere il controllo e improvvisare – con un sacco di errori – che mi aveva spinto verso la musica. Non mi interessavo di musica classica. Mi prendevano il grunge e Jimi Hendrix”.
Il testimone era stato passato. Ma le similitudini non finiscono qua. Esattamente come Hendrix aveva diviso l’opinione pubblica quando era esploso a Londra nel 1966 o quando Van Halen shoccò il pubblico per la prima volta con i suoi tempestosi divebombing, così i Muse catalizzarono l’attenzione della nazione come un editoriale del Daily Mail. Insieme alla proclamazione di genio, vennero fatti sogghignanti riferimenti all’istrionismo sul palco di Bellamy, con particolare velenosità riservata alle sue grida insoddisfatte (percepite come mutuate da Thom Yorke dei Radiohead). Forse avevano in parte ragione. Una volta che la polvere spaziale si fu posata e le vendite mondiali si attestarono a 200 000 copie vendute, anche il fan più ardente della band era d’accordo che Showbiz era uno splendido debutto, ma non commisurato al talento di Bellamy. Quello di cui i Muse avevano bisogno era una hit supermassiccia con cui buttare giù i dubbiosi.

Nel Marzo 2001, Plug In Baby cambiò tutto. Fu rilasciata per dare la carica al secondo album Origin of Simmetry, e anche se i credits ci dicevano che era un essere umano a suonare la chitarra, le nostre orecchie potevano a malapena comprendere la triade neoclassica che apriva la track. In termini di ubiquità, Plug in Baby era la Johnny Be Good del nuovo millennio, mentre il piazzamento all’11 posto delle chart UK rappresentò lo sfondamento commerciale dei Muse.
Il capitale di Bellamy era in crescita ed esplose con Origin of Simmetry. Fu il disco che sviluppò ciò che Showbiz aveva suggerito, distillando influenze differenti come la fisica quantistica e i pianisti del periodo romantico, e poi vomitandole su masterclass che oscillavano tra lo stridore gocciato di New Born e le settime vitree corde di Hyper Music. Origin of Simmetry era dark, pesante e pieno di inventiva senza fine, una sintesi esplosiva di uomo e macchina. È senza dubbio ancora il loro miglior album.
Le venue divennero più grandi e le performance di Bellamy crebbero per riempirle. È una sfida alla logica che un chitarrista con otto dita possa produrre le minacciose lastre di distorsione, il gorgogliante space-rock e le piste neoclassiche che si scontravano come metoeriti ogni volta che la band saliva sul palco. Ma Bellamy aveva un’arma segreta. Al posto di modelli Ibanez che aveva usato nei primi anni c’era una collezione di chitarre elettriche customizzate, costruite a mano dal liutaio britannico Hugh Manson e che avevano effetti incorporati, incluso un sustainer circuit e un hand-operated wah.
“Tutte le mie chitarre Manson sono influenzate dalla Fender Stratocaster” spiegava Bellamy, “ ma coi i pickup e il suono di una Les Paul. Hanno tutte gli stessi pickup: un Kent Armstrong Motherbucker aul ponte e un P90 sul manico. Avere degli effetti incorporati è davvero comodo se ti muovi parecchio sul palco, specie se stai anche cantando”.
Qualcuno meno innovatore si sarebbe forse sintonizzato su Origino of Simmetry come sound caratteristico, ma quel che Bellamy ci diede dopo era qualcosa di completamente diverso. Quando il terzo album Absolution uscì nel Settembre 2003, rappresentò una dichiarazione dei Muse ancora più audace, semplicemente descritta dal suo autore come “fottutamente grasso”.
Proprio mentre cercavamo di definirlo, Bellamy era sfuggito alla rete ancora una volta. In Stockholm Sindrome e nel tuoneggiante primo singolo Time is Running Out, aggredì i ganci del radio-friendly. Con Blackout creò la ballata più nera dell’anno. Accanto al suo eroico lavoro d’intaglio, Bellamy aveva modificato anche il suo approccio alla produzione, con il chitarrista che registra molte delle sue parti in un solo campo per ottenere la giusta vibrazione e dividere le corde in modo da registrarle una ad una.
“In passato, ero solito sovrappore diverse tracce di chitarra” rivelò. “Questa volta volevo che spiccasse una sola parte di chitarra e fosse proprio perfetta. Sono stato influenzato un po’ dai System od a Down, soprattutto in canzoni tipo Stockholm Sindrome. Mi sono buttato in questo genere di riffaggio veloce tipo metal, che è qualcosa che non avevo mai fatto prima”.
Absolution vendette più di 2.8 milioni di copie nel mondo, e mentre altre band inglesi come i Coldplay hanno fatto meglio, nessuno poteva vantare un chitarrista così ispirato come Bellamy: fu il suo lavoro d’intaglio a guadagnare alla band il primo headliner al Glastonbury nell’estate del 2004; i suoi riff che monopolizzarono il sondaggio dei lettori di TG nel giugno di quell’anno; e il suo instancabile lavoro di scrittura che permise alla band di ottenere due date all’Earls Court questo Dicembre. Era difficile immaginare come i Muse potessero superarsi.
Per un momento nel 2005, sembrò che non potessero, mentre la loro sessione di registrazione per il quarto album languiva in Francia e Bellamy confessava “abbiamo perso la testa” mentre si dilettavano in jazz classico. Ma Bellamy non conosce siccità creative. Dall’inizio del 2006, il chitarrista aveva riscoperto la sua musa in una strana location. Un viaggio a New York lo vide distillare i groove della vita nottura di Mahattan nel singolo di partenza di Black Holew & Revelations. “Andavo a ballare nei club introno a New York” disse in un’intervista, “ e questo mi ha aiutato a creare tracce come Supermassive Black Hole, con questo beat dance mescolato a chitarre alternative”.
Supermassive Black Hole è stato uno standout in un album che rappresenta la miglior dichiarazione di Bellamy. Mentre i suoi precedenti tentativi avevano distanziato il chitarrista dai suoi simili, Black Holes & Reveation li ha lasciati ad annaspare nella scia: surclassati, fuori moda e incapaci di suonare come lui. Dagli eteri scampanellii di Starlight alla follia e all’affilato riff di Knights of Cydonia, non ascoltavamo un album così sperimentale da quando Hendrix ha rilasciato Elecrtic Ladyland o Van Halen Van Halen.

Richiedeva il più grande palco sulla terra…

E tutto questo ci riporta al delirio sudato del Wembley Stadium, all’urlo della folla e alla consapevolezza che la distante figura che vomita assordanti riff è il più importante chitarrista al momento. La cosa più eccitante è che nessuno qui sa dove Matt Bellamy poterà la chitarra la prossima volta – neppure lui. “Dobbiamo sempre spingere più in là i limiti di ciò che facciamo” ha detto con un sorriso prima del concerto. “Questa band può facilmente estendersi verso l’infinito…”.

 
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CHE LE DANZE ABBIANO INIZIO.


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MATT BELLAMY
di andyfender utente non più registrato
commento del 07/05/2010 ore 04:3
Ciao Peter,complimenti innanzitutto per il tuo post(io lo considero un articolo visto la stesura). Ho sentito parecchie volte Matt e mi ha stupefatto tanto da domandarmi: ma come fa ??. Di lui mi colpiscono occhi e sguardo(non ridete,prego) che sottintendono intelligenza, sicurezza in se stesso e anche genialità. Grazie per avermi fatto passare un quartod'ora piacevole. A. P.S. Una domanda: io dormo poco,ma tu quando dormi?? Bocconiano anche!!! Tanto di cappello. Un grande salutone . A.
Rispondi
Re: MATT BELLAMY
di p1tertyler utente non più registrato
commento del 07/05/2010 ore 09:4
Buon giorno andy!ti scrivo dall'università!tra un pò a lezione.... :D Riguardo il sonno,in effetti soffro di iper tiroidismo ed ho il metabolismo un pò accelerato,dormo circa 3 ore e 45 la notte ma recupero spesso una ora al pomeriggio. Io penso che Matt abbia in se' un solo segreto:è un autodidatta curioso,ha preso solo 6 mesi di lezioni di chitarra spagnola a 14anni,poi basta. Quindi credo non abbia la forma mentis di chi è "istruito"oppure "indirizzato".E questo era quello che concerneva il suo stile,che è solo suo appunto,per il resto a me ha fatto la stessa impressione che ha fatto a te ma ci ho visto anche tanta umanità,tipica dei curiosi pieni di domande e affamati di sapere. Buona Giornata! Peter Grazie mille per la risposta del problema alla Dual,questa sera sottopongo il tuo messaggio a mio fratello e ci mettiamo insieme all'opera
Rispondi
Re: MATT BELLAMY
di andyfender utente non più registrato
commento del 07/05/2010 ore 10:0
Ciao Peter: Innanzitutto mi dispiace dei problemi alla tiroide.E' una brutta bestia: ne soffro anch'io quindi ti capisco benissimo. Ci sono giornate che proprio non vanno, anche l'umore ne risente. Pazienza, ci consoliamo scrivendo e suonando. Grazie per le nuove informazioni su MATT. Ti auguro di stare bene! Buona Università e tanti cari saluti. A presto. A.
Rispondi
Re: MATT BELLAMY
di p1tertyler utente non più registrato
commento del 07/05/2010 ore 23:2
Esatto certe giornate proprio non vanno,la sensazione che ho a volte è che "sto andando piu' veloce del mondo e poi d'un tratto tutto si ferma di colpo",dalla velocità alla stasi totale.E' proprio strano,se uno non ci è passato mi prende per pazzo. Suonare e scrivere aiutano,personalmente le trovo attività importantissime
Rispondi
Re: MATT BELLAMY
di andyfender utente non più registrato
commento del 08/05/2010 ore 04:1
Come ti comprendo!!! Alcuni momenti si è presi da sacro furore:adesso faccio questo,poi quello,poi quell'altro,che buona idea mi è venuta in mente ecc....,poi d'un colpo tutto si ferma: entusiasmo, voglia di fare, ci si sente apatici e quello che prima ti entusiasmava ora non ti dice più nulla: tragico!!! Soffrendo pure di depressione ed ansia insieme(tutto da ridere) certi giorni non tocco nemmeno una chitarra,ma scrivere sì: mi aiuta moltissimo. Tantissimi cari auguri e che la salute ti assista un pò di più: te lo meriti. Di tutto cuore. Ciao Peter,cerca di dormire 3 ore 50 minuti stanotte!!! A.
Rispondi
Pazzo!!
di zapon [user #1024]
commento del 07/05/2010 ore 09:1
Pazzo pazzo!!!!! Non suona blues e NON USA STRATO!!! COME DIAVOLO PUò ESSERE IL MIGLIORE????? HAHAHAHAHAHAHAHHRGRGRG Auguri! :)
Rispondi
Re: Pazzo!!
di p1tertyler utente non più registrato
commento del 07/05/2010 ore 09:5
vai al link Ti piace il gioiellino che strimpella? Io credo proprio di si' ;) ciao zapon!
Rispondi
Re: Pazzo!!
di p1tertyler utente non più registrato
commento del 07/05/2010 ore 11:4
Non ti piace quella stratocaster???
Rispondi
Re: Pazzo!!
di zapon [user #1024]
commento del 07/05/2010 ore 11:5
Truzza forte!
Rispondi
Re: Pazzo!!
di p1tertyler utente non più registrato
commento del 07/05/2010 ore 14:1
Pero' è una strato almeno! :D
Rispondi
Re: Pazzo!!
di p1tertyler utente non più registrato
commento del 07/05/2010 ore 21:1
PS: nessuno ha detto che sia il migliore,la parolamigliore non compare nell'articolo.Si sta decretando se sia o meno un genio
Rispondi
Con tutto il rispett
di orestes_noise [user #18977]
commento del 07/05/2010 ore 09:1
Con tutto il rispetto per Bellamy, per i Muse e per i tuoi gusti musicali (che da quello che ho capito in parte condividiamo), secondo me è un attimino esagerato considerare Bellamy "the new guitar genius". Buonissimo compositore, cantante, showman, ma nel suo modo di suonare e di concepire la chitarra non ci vedo niente di così ecclatante o rivoluzionario da paragonarlo a JH o a VH. Trovo più innovativo proprio Wes Borland, chitarrista dei criticati all'interno dell'articolo Limp Bizkit (non che li ami più di quel tanto, sia chiaro), in parti tipo l'intro di Sour. Sicuramente nessuno dei due scalfirà la storia e rimarrà impresso nella memoria come grade chitarrista, anche se sicuramente Bellamy ha molte più chance di sopravvivere al tempo viste le sue capacità canore e compositive. Ciao p1tertyler! Dormi che fa bene, magari in compagnia che è anche meglio! P.s: visto che il periodo trattato è molto vicino, uno che ha mandato a fanc**o ogni schema prefissato andando contro il gusto di qualsiasi purista delle 6 corde è Buckethead.
Rispondi
Re: Con tutto il rispett
di zapon [user #1024]
commento del 07/05/2010 ore 10:5
Mai avrei pensato ti vivere tanto da leggere il nome "buckethead" su Accordo... Forse che forse ...
Rispondi
Re: Con tutto il rispett
di orestes_noise [user #18977]
commento del 07/05/2010 ore 11:1
Hahaha... Non si può mai sapere cosa accadrà, tutto è possibile! TUUTTOo! (da leggere con l'echo, così è più epico). Dai, il secchiello non è affatto male e bisogna ammettere che se ne frega bellamente di qualsiasi convenzione, basta vedere come si presenta sul palco...
Rispondi
Re: Con tutto il rispett
di zapon [user #1024]
commento del 07/05/2010 ore 11:2
Non è affatto male? This dick come dicono ad Oxford! Il mio commento era a sottolineare che troppo poco spazio viene dato a personaggi come testadesecchio, che ne meritano moooolto di più. Pezzi come jordan, Nottingham Lace, For Mom, Electric Tears ... dovrebbe essere insegnato a scuola.
Rispondi
Re: Con tutto il rispett
di orestes_noise [user #18977]
commento del 07/05/2010 ore 11:4
Hai ragione, continuiamo a guardare e a basarci sul passato e non ci accorgiamo di cosa ci sta passando sotto gli.. hemm.. le orecchie. In onore a questa discussione, al chitarrista trattato, e to put it in the ass (inglesismo di ignota e arcaica provenienza..) al partito nazional-chitarrista, ho deciso di cambiare l'immagine del profilo! (chiaramente i secchi dalle mie parti sono molto più campagnoli, mica ce l'abbiamo il KFC..)
Rispondi
Vedi Peter ! Non si
di Kata_ts [user #2290]
commento del 07/05/2010 ore 10:4
Vedi Peter ! Non si può 'paragonare' questo o quell'artista ad altri che 'furono' perchè il periodo storico nel quale hanno vissuto/vivono è completamente diverso. Ogni artista và ascoltato per quello che fà, per quello che esprime nel nostro 'intimo Essere', in quel momento della nostra vita dove la sua musica c'entra ! Ascoltavo Hendrix a 18-20 anni e ne restavo affascinato sempre ma anche Pink Floyd, Led Zeppelin, Santana, Ramones, poi successivamente a 25-26 anni ascoltai molto Metheny, mi attiravano quelle melodie/armonie del suo PM_Group, contemporaneamente qualcosa si Scofield, e altri chitarristi fusion (Mosole, Bireli, et simili). Ebbi unperiodo 'nero' .... e ascoltavo molto ma molto Battisti. Da qualche anno Satriani +Timmons+e pocopoco di Vai mi 'attizzano' .... ma qualche serata la passo ascoltando il CD completo di Musica Classica (Mozart, Paganini' , Beethoven .....) oppure i Pooh, oppure .... tanta altra roba. Ecco ! ti ho sminchiato con tutta questa solfa solo per dirti che nessuno è il "migliore" ,)) SaluTOneS
Rispondi
Re: Vedi Peter ! Non si
di p1tertyler utente non più registrato
commento del 07/05/2010 ore 11:1
Ma....mi sembra che l'articolo di Total Guitar abbia chiramente scritto "THE NEW GUITAR GENIUS". La parola migliore non l'ho proprio letta in questo articolo,e pensa che l'ho scritto e tradotto io! Per la cronaca,bellamy è un autodidatta tanto quanto Hendrix ed entrambi non sono affatto migliori di un satriani o di un vai,anzi,tecnicamente sono infimi rispetto agli ultimi due citati.Il termine"Genio", credo l'autore dell articolo,e gli esperti che lo hanno scelto(mr.bellamy),sia relativo al sound nuovo e personalissimo e al fatto che come lui non suona nessuno. E che probabilmente il suo stile elettrico-barocco (come lo definisco io) è unico ed innovativo. non meglio o peggio. Loro parlano di Genio.La domanda è:Secondo te è un genio?Secondo si ha qualche diritoo di definirlo genio? Che ne pensi della mia interpretazione dell'articolo? ;)
Rispondi
Re: Vedi Peter ! Non si
di Kata_ts [user #2290]
commento del 07/05/2010 ore 11:5
Sì - hai ragione , rileggendo il tuo post ho capito che non c'entrava ili discorso 'migliore' ;) Per me "genio" erano Einstein, Mozart, Leonardo da Vinci .. nel mondo di oggi un 'genio' uscirà nel futuro, ... lui , Bellamy, è solo un Artista che ha un suo personalissimo stile che in questo periodo è riuscito ad trovare una 'strada giusta' per comunicare al massimo delle sue potenzialità ;) La tecnica chitarristica è infatti irrilevante in quanto che è solo un ulteriore mezzo per comunicare,se serve alla musica che uno crea DEVE averla, altrimenti .. no ! ;) Come hai detto tu ha un SUO STILE Comuqnue se scrivi articoli simili ........ voglio una recensione dl mio utlimo CD scritta da te ;)))))))))))))))))))))))))))) SaluToneS
Rispondi
Re: Vedi Peter ! Non si
di p1tertyler utente non più registrato
commento del 07/05/2010 ore 12:0
Piu' che volentieri! Ma voglio che mi prometti il pass per stare davanti a un tuo concerto!
Rispondi
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