Tranquilli non racconterò la mia storia. Volevo solo ringraziarvi per il regalo che voi tutti (inconsciamente) mi avete fatto: avete arricchito le mie conoscenze (non solo musicali) stimolandomi e risvegliando la mia passione nella creatività e nell'approfondimento del mio stile musicale (e ripeto, non solo). Non da ultimo, avete contribuito a creare una "rete di rapporti umani" (come l'ha battezzata Sepp :-)) tenuti insieme da un'unica passione (ma forse anche più di una...). E questo mi è evidente anche se sono un "accordiano" solo da qualche mese. Quindi grazie a tutti per la vostra infinita pazienza e disponibilità.
In conclusione, non mi resta che dedicarvi una canzone. E' una delle mie preferite, e rispecchia esattemente il mio stato d'animo di oggi.... Buon ascolto (spero gradiate).... (purtroppo non ho trovato un video decente per questa canzone, quindi dovete accontentarvi solo dell'audio : P)
Di questa canzone c'è poco da dire: è la quarta traccia di "The Works" (1984), un album che (come ho già detto altrove) rimane un po' tra i più controversi nella discografia dei Queen. La band infatti arriva da un periodo di grande crisi e in questo album ritrova la voglia e l'entusiasmo di lavorare di nuovo insieme. Con un po' di timore (visto il flop totale dell'album precedente "Hot Space"), ma allo stesso tempo con la voglia di sperimentare, i Queen realizzano il loro nono album studio intitolato "The Works": (da un'intervista di Brian May) "Dopo tutte le discussioni che abbiamo avuto in passato, arriviamo a creare delle cose davvero speciali proprio perché sono frutto di quelle discussioni. Crediamo ancora tantissimo in quello che facciamo, e il nuovo album è il migliore da tanti anni a questa parte. Si chiamerà The Works - Lavori - perché è stato proprio così!"
Forse proprio a causa del timore di perdere definitivamente i loro fans (e di non ripetere gli errori di Hot Space), la band seglie di cogliere la sfera pop, lasciando da parte la loro vena rockettara. Gli arrangiamenti studio sono infatti "macchiati" (badate, lo metto tra virgolette) da alcune scelte, come l'uso di massa dei sintetizzatori e della batteria sintetica (che fino a questo momento non ci saremmo mai aspettati di vedere, o meglio di sentire, in una canzone dei Queen). Le versioni live, tuttavia, rimangono delle vere e proprie bombe (si veda Hammer to Fall....)
Man on the Prowl rappresenta la sperimentazione a cui la band non è riuscita a rinunciare (al-di-là dell'azione commerciale dell'album): un perfetto rock'n'roll ! ! ! !
Buona Musica a tutti!!
Andrea.