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Totò, Peppino e la malafemmena.

di jebstuart [user #19455] - pubblicato il 15 febbraio 2010 ore 02:11

Piccolo regalo per Saketman.

 


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Jeb a ringraziarti ...se potesse, ci sarebbe anche mia madre:))
di saketman2 [user #18572]
commento del 15/02/2010 ore 02:1
Sei stupendo nella tua gentilezza Jeb:)) Un Grazie di cuore!
Rispondi
Re: Jeb a ringraziarti ...se potesse, ci sarebbe anche mia madre:))
di jebstuart [user #19455]
commento del 15/02/2010 ore 02:1
:-)
Rispondi
che tipo...........
di naven [user #21419]
commento del 15/02/2010 ore 02:1
Vorrei venire a prendere il caffè a Napoli,conoscerti e scappare via.........viene anche Sak,ok? Vi rapisco
Rispondi
Re: che tipo...........
di jebstuart [user #19455]
commento del 15/02/2010 ore 02:1
Niente di più facile. Sto fuori all'Hotel Vesuvio.
Rispondi
Re: che tipo...........
di saketman2 [user #18572]
commento del 15/02/2010 ore 02:2
Io ci sto:)) A quando un caffè da Jeb?
Rispondi
Re: che tipo...........
di naven [user #21419]
commento del 15/02/2010 ore 02:2
Quando vuoi.........
Rispondi
Fantastico!!!!!!!!!!
di mytele [user #19958]
commento del 15/02/2010 ore 08:0
Fantastico!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Un caffè a Napoli... si dai che è ora!! :-))
Rispondi
Troppo forte quei du
di sepp [user #10489]
commento del 15/02/2010 ore 10:1
Troppo forte quei due insieme...questa è una delle mie scene preferite!!! A proposito di caffè e Napoli (pure io voglio venire) visto che sei del posto, ci racconti l'usanza del caffè pagato? Ne ho sentito parlare una volta in tv un Napoletano...ma io all tv non credo più (t'ho fatto pure la rima t'ho fatto)
Rispondi
Re: Troppo forte quei du
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 15/02/2010 ore 15:5
Il caffè "sospeso", per la precisione. Permettetemi l'intromissione, ma adoro queste vecchie usanze e fattarielli a riguardo. Il caffè sospeso praticamente è un caffè pagato al bar da un avventore precedente. Una volta, in tempi difficili, anche un caffè poteva pesare come spesa e, siccome il Napoletano non vive senza, c'era l'usanza, per chi poteva permetterselo, di prendere un caffè al bar e pagarne uno in più per qualcuno che non poteva permetterselo, chiunque fosse. Chiamava "un caffè e un sospeso" al barista, e di tanto in tanto capitava vedere qualche poveretto affacciarsi all'ingresso del bar chiedendo "Scusate, c'è qualche sospeso?". Un bellissimo atto d'amore, purtroppo il Napoletano "signore" è rarissimo, tutti pensano che il prossimo voglia fregarlo, il più diffuso è il napoletano carogna, quello che non paga un caffè in più pensando che lui il suo se l'è sudato, o che magari il barista incasserà senza lasciare alcun sospeso. Ed è una cosa triste perché di baristi che rispetterebbero l'usanza del sospeso credo ce ne siano ben pochi sul serio...
Rispondi
Re: Troppo forte quei du
di lorenzof [user #17952]
commento del 15/02/2010 ore 16:2
Ciao Ari trovo davvero bello questo uso. Se devo dire la mia, mi piace leggerti quando parli della napoletanità.
Rispondi
Re: Troppo forte quei du
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 15/02/2010 ore 16:4
Eheh, ed a me piace tanto parlarne! Anzi, ti consiglio proprio l'omonimo libro di De Crescenzo, "Il caffè sospeso", è una raccolta di pillole, spaccati della Napoli che fu, insieme agli altri suoi libri e film si può vivere la filosofia Epicuro-Partenopea davvero da vicino!
Rispondi
Re: Troppo forte quei du
di sepp [user #10489]
commento del 15/02/2010 ore 16:2
ecco, l'altra faccia della medaglia...il tizio in televisione diceva che è usanza comune anche oggi a Napoli! Comunque tutto il mondo è paese, non solo il Napoletano signore è rarissimo, ma proprio l'uomo!!!
Rispondi
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Re: Troppo forte quei du
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 15/02/2010 ore 16:3
E' una cosa che, purtroppo, non ho mai visto di persona, ma potrebbe anche essere, magari in qualche quartiere popolare del centro storico, sarebbe una bellissima scoperta!
Rispondi
Re: Troppo forte quei du
di jebstuart [user #19455]
commento del 15/02/2010 ore 18:4
La napoletanità classica, quella che ha reso nota la nostra città nel mondo, e che convenzionalmente potremmo collocare tra l'età umbertina (ultimo decennio dell'Ottocento) agli anni '60 del Novecento, era caratterizzata da una miriade di queste particolarità comportamentali. Rozzo ha descritto magistralmente il "caffè sospeso". Io aggiungerei la "pizza oggi a otto" (descritta da Rea nell'Oro di Napoli). Sempre per la cronica miseria, i gestori delle pizzerie (in cui non ci si sedeva al tavolo, ma si comprava al banco una pizza di dimensioni un po' inferiori a quelle convenzionali, vendevano la propria merce con una specie di "impegno di spesa". In altre parole compravi (e mangiavi) oggi, e pagavi dopo otto giorni. Sembra una sciocchezza, ma ha lo stesso senso dei finanziamenti di oggi. Compro qualcosa che in senso stretto non potrei permettermi, agevolato dalla dilazione nel pagamento. L'unica differenza era che non esistema il diritto di recesso, in quanto l'acquisto dopo pochi minuti era scomparso nello stomaco dell'acquirente e non era più possibile restituirlo (o almeno non nella sua forma iniziale).
Rispondi
Re: Troppo forte quei du
di sepp [user #10489]
commento del 15/02/2010 ore 19:1
Grazie Jeb! Una sorta di finanziamento...l'unico problema però è che oggi toccava pagare quella di otto giorni fa, visto che ci tocca mangiare tutti i giorni (o almeno si spera)
Rispondi
Re: Troppo forte quei du
di jebstuart [user #19455]
commento del 15/02/2010 ore 19:2
Esatto. Ma devi sapere che uno dei proverbi preferiti dei napoletani è "A' pava' e a' murì, 'o cchiu' tarde possibbele" (Per pagare e morire non c'è alcuna fretta)....
Rispondi
Re: Troppo forte quei du
di sepp [user #10489]
commento del 15/02/2010 ore 19:3
; )
Rispondi
piango
di Denis Buratto [user #16167]
commento del 15/02/2010 ore 11:2
dal ridere ogni volta che vedo ste scene!!! XD
Rispondi
Re: piango
di jebstuart [user #19455]
commento del 15/02/2010 ore 18:4
:-)
Rispondi
Questa gag famosissi
di davidederosa64 [user #20297]
commento del 15/02/2010 ore 11:3
Questa gag famosissima è sempre un piacere rivederla. Io sono di quei "fanatici"che conosce tutte le battute a memoria. A volte con i miei amici parliamo con le frasi tratte dai vari films. Spesso se esco di casa in compagnia mi piace dire:Lucia,non andiamo...statte attenta.Ah ah ah
Rispondi
Re: Questa gag famosissi
di jebstuart [user #19455]
commento del 15/02/2010 ore 18:4
Eh eh eh .... so bene quel che vuoi dire. La gag della lettera, che come sai non era nel copione, ma venne totalmente improvvisata da Totò e Peppino, con una sola ripresa e senza rifacimenti, è una pietra miliare del cinema italiano (e non solo).
Rispondi
Diversi comici hanno
di gwynnett [user #9523]
commento del 15/02/2010 ore 13:0
Diversi comici hanno provato la stesura di una lettera tra cui due grandi come Benigni e Troisi ma non ci sono discorsi, questo schetch è unico e non sarà mai superato nè soltanto eguagliato. Poi le posture, Totò che detta con i pollici nel gilet e Peppino che suda scrivendo??? mentre la sorella si chiede cosa stiano facendo.
Rispondi
Re: Diversi comici hanno
di jebstuart [user #19455]
commento del 15/02/2010 ore 18:5
Hai ragione. Quei due avevano scoperto, con cinquant'anni di anticipo, il rinforzo non verbale della comicità. E se stai attento, noterai che, a scena ormai chiusa, mettono la ciliegina sulla torta (che si sente appena) allorchè alla domanda di Totò "Vuoi aggiungere qualcosa?", Peppino prima suggerisce "Senza nulla a pretendere..." e poi, sommessamente ma con l'orgoglio del fratello minore che vuole metterci qualcosa di suo, "In data odierna"...
Rispondi
E' vero, quel "senza
di gwynnett [user #9523]
commento del 15/02/2010 ore 22:3
E' vero, quel "senza nulla a pretendere" è semplicemente immenso come del resto, osservando il Duomo, "questo è uno stile etrusco mezzo ovale": Ma come si fa??? anche rimanendo nella sfera dell'invenzione più pura risulta difficile dire una cosa simile e poi, tornando tenendosi per mano, Totò dice: "adesso ti faccio passare sotto l'arco di Tito" e Peppino: "è pericoloso?". Rimane comunque il discorso che quei dialoghi e quel modo di fare oggi possono originare una certa perplessita al limite dell'incredulo ma certamente non stupiscono una persona della mia età avendo vissuto quel periodo ed essendo ben conscio che meno di dieci anni prima c'era la guerra e che l'Italia annaspava ancora per migliorare le condizioni di vita e l'alfabetizzazione praticamente ferma al '35.
Rispondi
Re: E' vero, quel
di jebstuart [user #19455]
commento del 15/02/2010 ore 22:4
Beh, gli anni Cinquanta li ricordo (sia pur confusamente) anch'io e quei cappelli, quelle cravatte a nodo stretto, quell'Italia dei cappotti rivoltati e del ceto impiegatizio e piccolo borghese era l'Italia che vivevo in casa ogni giorno. Forse per questo mi piace ricordarla e mi fa ancor più tenerezza.
Rispondi
Ahahahahah divertent
di GimDagliOcchiVerdi [user #22351]
commento del 15/02/2010 ore 23:5
Ahahahahah divertentissimo.
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