Sui gradini che salgono a Montmartre (Parigi) ci sono sempre dei musicisti fantastici.
E anche in metropolitana. Stavo andando verso Porte Maillot, quando sono saliti in due: uno aveva un sassofono, l'altro un clarino. La gente nel vagone aveva la solita faccia di pietra di quelli che incontriamo ogni giorno in metropolitana. Ognuno chiuso nel suo mondo. Bè questi due si sono messi a suonare con un tiro, un ritmo travolgente che raramente mi capita di sentire. Le facce di pietra subito erano immobili. Poi mi sono accorto che i piedi di tutti non riuscivano a stare fermi.
Vivevano di vita propria e battevano inesorabilmente il tempo. Alla fine del pezzo, il muro di ostentata indifferenza è rovinosamente crollato: un applauso liberatorio ha riempito il vagone mentre i due si affrettavano a racogliere i soldi (anche i miei) e a scendere.
Il viaggio è continuato, e negli occhi della gente m'è parso di vedere un sorriso, come una lucetta brillante che oramai non si poteva più nascondere.
Io non ho potuto fare a meno di pensare alla forza del linguaggio della musica e invidiare la bravura di coloro che sanno padroneggiare così bene questa comunicazione non verbale.
ah Parigi...!