Sarà il ritorno a sonorità antiche, per suonare pezzi scritti quando ancora non ero venuto al mondo, sarà perchè sto invecchiando (non esageriamo, meglio maturando), ma le mie orecchie apprezzano sempre di più suoni dei tempi d'oro della chitarra elettrica: quando le tecnologie più sofisticate non appartenevano ancora all'industria musicale, e quando porgetti di una semplicità sconvolgente erano terra di conquista di veri pionieri dell'elettronica di noi chitarrai.
Abbandonati gli effetti di modulazione da tempo, rinunciato anche al delay, agli octaver, ed alle altre diavolerie, per me "il suono" va ricondotto alla sua essenza più cruda. Da qui l'infatuazione per gli overdrive, più versatili dei loro fratelli cattivi, i distorsori, ed in grado di mettere al primo piano la mano del chitarrista ed il legno della chitarra. E poi, ancora un passo indietro. Di più semplice ci sono solo fuzz e booster. I primi non mi piacciono, troppo acidi e snaturanti. Ma un buon booster, sbattuto in faccia ad un buon overdrive, o molto meglio, ad un buon ampli a valvole (poche, non come questi ampli moderni con una dozzina di valvole che spezzettano ed omogeizzano il suono della chitarra), tira fuori il sangue ed il sudore delle corde.
L'ultimo nato nel mio garage è un clone del Dallas Rangemaster: un capolavoro di semplicità (un mio collega elettronico, appassionato di Hi-Fi, quando ha visto lo schema è inorridito...). Un aggeggio meraviglioso, che trasla la mia chitarra al di sopra di tutti (tastiera in primis).
Ed ogni chitarra, ogni tipo di pick-up sa raccontare le sue storie con la sua voce, con il suo umore, con il suo piglio.