L'avevo promesso. Un articolo sulla chitarra che avrei scelto. Forse qualcuno ricorderà il mio appello dello scorso dicembre in cui invitavo gli accordiani ad aiutarmi nella ricerca di una buona triplo zero. Termine di paragone: Martin 00028 EC. Budget: attorno ai 700 euro (mica facile!). E non vi eravate tirati indietro. Suggerimenti precisi, consigli appassionati e anche qualche polemica. Tutto utilissimo perchè ora sono il felice possessore di una chitarra da urlo (ovviamente il mio urlo. Forse qualcuno non urlerà con me, ma devo suonarla io, giusto?). Devo quindi ringraziare tutti gli accordiani e in particolare il buon Enzo Giovannini che mi ha dato alcune dritte fondamentali con la disponibilità e la competenza che hanno solo i veri esperti. Ma “ciancio alle bande”, come diceva un mio amico, e veniamo al punto: Recording King.
E' probabile che questo nome vi dica poco, eppure ha una storia interessante. Si tratta di un vecchio marchio americano in auge negli anni '30, la cosiddeta epoca d'oro delle chitarre folk, oggi riesumato da AXL, compagnia multinazionale di strumenti musicali guidata da due fratelli cinesi (e non cominciate a dare di naso...). Papà di queste chitarre è Greg Rich, “master luthier” americano che ha prestato i suoi servigi alla Gibson per poi dare vita alla Blueridge (da cui pare si sia staccato per contrasti sui controlli di qualità) e in seguito alla Johnson. Recording King è il nuovo marchio con cui ora collabora.
Dunque parliamo di una chitarra disegnata e progettata in USA con caratteristiche “pre-war”, e costruita “a mano” in Cina, come recita l'etichetta che fa capolino dalla buca. Nello specifico la mia Recording King è una RO-127 (evoluzione della Johnson JO-27) e prende a piene mani dalla Martin 00028EC: stessi legni, stesso manico, stesse misure, stessa spaziatura delle corde, capotasto e ponticello sagomato in osso, meccaniche vintage aperte, filetto Herringbone e altre finiture simili. Tanto che le note tecniche delle due chitarre sono quasi sovrapponibili.
Come potrei non essere felice? Ovvio che le differenze ci sono, a partire da quelle estetiche più evidenti come il colore (vintage il top della EC, naturale quello della RO-127), la mancanza del battipenna o il tipo di herringbone usato per la filettatura. Ma le differenze sostanziali sono “presunte”. Vale a dire: presumo che il bellissimo Sitka AA usato per il top della mia Recording King sia di qualità inferiore a quello della Martin, ma... presumo! Come pure devo presumere per il palissandro indiano usato per fasce e fondo, tutti in solido, e per l'ebano di tastiera e ponte. Presumo anche che il mogano utilizzato per il manico sia meno selezionato o che i bracci dentro la cassa non siano proprio posizionati e sagomati come quelli della Martin. Devo presumere. Altrimenti le differenze sarebbero davvero poche. Ma naturalmente dobbiamo considerare altri due aspetti fondamentali: la cura con cui viene costruito lo strumento e il suono. E ci siamo!
Ma andiamo per ordine, al suono riserveremo il gran finale. Non sono un esperto, ma ad una attenta ispezione le pecche che si rilevano in questa chitarra sono minime e ampiamente giustificate dal prezzo. Poche tracce di colla in eccesso dentro la cassa, piccolissime sbavature di vernice all'attaco di tastiera e top. Manico e paletta un po' striati come se il legno avesse assorbito la vernice in modo non uniforme, un paio di segnatasti in madreperla sul bordo della tastiera lievemente irregolari e una minuscola macchiolina in un angolo del ponte che potrebbe essere una stuccatura. Metro alla mano e con misurazioni un po' empiriche, si rileva anche una minuscola asimmetria in un punto della cassa (nell'ordine dei 2mm) che potrebbe anche confermare la manifattura diciamo “artigianale” (...ma chi ha mai controllato le misure di una Martin?). Anche la dentatura del filetto Herringbone perde la simmetria nelle curve. Poi le meccaniche aperte Wilkinson sono un po' rudi: alcune chiavi hanno un'azione immediata, mentre altre sono più graduali. In compenso i legni hanno bellissime venature simmetriche e la laccatura è uno specchio anche vista in controluce. E il fregio in madreperla e abalone sulla paletta è ben realizzato e si intona perfettamente con l'estetica retrò dello strumento. Dunque i piccoli difetti non riescono a sminuire il fascino classico di questa chitarra (...si capisce che penso positivo?).
Ma veniamo all'anima. Come suona questa triplo zero Recording King? Beh, qui ho un problema: ho pochi termini di paragone perchè ho maneggiato pochissime chitarre. Vi ricordo che sono un pianista e, come scrissi scherzosamente nel mio primo articolo, dopo trent'anni che non la suonavo mi sono reinnamorato della chitarra acustica per “colpa” di Accordo.it. Dunque posso ricorrere alla tavolozza di aggettivi che ho ritrovato più volte nelle belle recensioni di questo sito, ma con scarso mestiere e in modo poco oggettivo. Inoltre dovrò rifarmi a modelli di suono desunti da dischi e registrazioni varie. Chiarito questo, mi butto.
La prima impressione che dà questa chitarra è quella di un buon volume sonoro con un timbro morbido, bilanciato sui medi, ma molto pulito. Bassi ben presenti, ma non eccessivi. Cantini nitidi anche se non particolarmente cristallini. Lo strumento ti vibra addosso in modo nettamente percettibile e il sustain è notevole in ogni punto del manico. La tastiera è morbidissima nonostante l'action altina (3mm al 12° tasto per il mi basso, 2.5 per il cantino. Revisione fatta in negozio da Elderly... se l'hanno fatta!). Il timbro è morbido e poco metallico. Suonando con le dita - la tecnica più adatta a questo tipo di chitarra - i bassi escono con un attacco preciso, caratterizzati da una rotondità pastosa, ma ben definita che richiama vagamente i bassi in nylon di una chitarra classica. Ovviamente il plettro recupera tutta la componente metallica del suono. La pennata sgrana le note di ogni corda e amplifica gli armonici, ma senza sferragliare (a meno che non vi abbandonate a uno strumming pesante).
Durante le mie ricerche per questo acquisto ero incappato nel sito di un negozio americano che pubblicava i demo audio dei diversi modelli Martin in vendita. La prova standard consisteva in qualche arpeggio con le dita, alcuni accordi col plettro e una linea melodica. Naturalmente mi ero scaricato il file della 00028EC, quindi sono andato subito al confronto. Se vi dicessi che il suono è uguale mentirei. Ma considerate le ovvie differenze tra un suono registrato e uno dal vivo, posso dire che la radice sonora è quella! I due suoni sono parenti stretti, tanto che pare di mettere a confronto due diverse Martin. Diciamo una venuta bene e una un po' meno... Ribadisco che il mio giudizio è grossolano e sono sicuramente troppo coinvolto, ma credo che anche un orecchio esperto finirebbe per disquisire sulle sfumature dei due suoni senza negare la notevole somiglianza.
Ma c'è un'altra caratteristica che mi ha colpito in questa chitarra. Su una bella e dotta recensione della 00028EC (la nostra pietra di paragone) avevo letto che quella chitarra ha bisogno di essere scaldata, di essere suonata per una ventina di minuti prima di tirare fuori tutta la bellezza della sua voce. Beh, la mia si comporta esattamente nello stesso modo! Può darsi benissimo che siano le mie dita a scaldarsi e a tirare fuori un suono migliore, ma l'impressione è proprio che questa Recording King cominci a risponderti diversamente, e meglio, dopo un po' che la suoni. Di sicuro il volume aumenta, ma anche il timbro si fa più ricco e complesso. E credo che col tempo non potrà che migliorare. Il punto è che questa chitarra viene venduta a 600 dollari (470 euro) e non sfigura più di tanto rispetto a uno strumento che costa almeno cinque volte di più! Purtroppo in Italia non viene importata e ho dovuto acquistarla negli USA aggiungendo parecchi euro di spedizione e tasse, ma grosso modo sono rimasto nel budget che mi ero prefissato. Dunque ora sono il felice possessore di una bella triplo zero progettata in America, realizzata più che decorosamente in Cina e con un gran suono. E sono più che soddisfatto! Insomma ragazzi, alla sera mia figlia e mia moglie devono staccarmi a forza da questa chitarra per mandarmi a letto e ormai non mi sopportano più! Ma forse, a questo punto, neanche voi...