Ieri ho passato tutta la serata a trascrivermi le parti di chitarra di "Won't Get Fooled Again" degli Who, da suonare alle prove stasera. Per onestà, non avevo mai calcolato molto gli Who, anche perchè i miei chitarristi di riferimento di quegli anni sono altri.
Comunque, oltre all'impegno notevole, perchè le parti di chitarra sono parecchie (la canzone dura più di 8 minuti, in cui Pete fa di tutto), è stato parecchio istruttivo studiare questa canzone: intanto fa capire quanto lavoro si possa fare anche su tre-accordi-tre, sviscerati e rigirati in mille modi, alternando sapientemente strofe, ritornelli, ponti, riff più o meno brevi, assoli. Notevole anche il livello di interazione tra tastiera e chitarra, strumenti che, secondo me, sono naturalmente portati a "pestarsi i piedi". Inoltre mi ha impressionato il riffing di Townshend, fatto di fraseggi sulle corde alte, con abbondante uso di terze e quarte, così distante dai triti e ritriti powerchord tonica-quinta-ottava.
In ultima analisi, il suono mi ha impressionato: crunch, nella sua essenza più pura. Dinamica a quintali, ed un moderato uso di fuzz quando serve un po' di sustain in più. Un modo "antico" di suonare, ma che presuppone ottima tecnica e controllo totale dello strumento, pratica a cui, i moderni suoni terrificantemente hi-gain, ci hanno disabituato, provilegiando botta e velocità alle sfumature che le dita ed il cuore possono dare.