Questa volta non me lo sono fatto scappare.
Buongiorno, dirà qualcuno, te ne sei già persi 30... mica uno. Già, soprattutto adesso che ci sono stato, i 30 precedenti mi mancano ancora di più. Mi sembra superfluo chiarire che si tratta di SHG.
Ogni anno qualcosa si è messo in mezzo e, complice anche la mia collocazione nell'angolino più a est dell'Italia, a circa 380 Km dall'Evento, me lo sono sempre guardato con invidia dal computer.
Bene, sveglia ore 7:00, tutto è già pronto: macchina fotografica -ci mancherebbe!- videocamera che non si sa mai, stampata del programma, un po' di snacks e liquidi, TomTom (senza il quale probabilmente starei ancora vagando per l'hinterland milanese in cerca dell'Alcatraz). Il mio amico bassista mi da' buca, tra moglie e principio di influenza ha preferito... vivere! Mio figlio Francesco, sedicenne che (per il momento, hehe) non suona ma si interessa un po' di chitarre e un po'... di me, mi segue. Prima delle 8:00 siamo in missione.
Tra un po' di ottima musica e qualche ripasso di Fisica e Storia, tanto per ottimizzare, ad un certo punto ci ritroviamo in via Valtellina. Cacchio se le fanno lunghe le vie a Milano. Immersi nel traffico avvolgente, al quale noi provinciali non siamo abituati, con lentezza preoccupante ci avviciniamo all'obiettivo. Sembra a portata di mano, ma ci mettiamo un bel po' e inizio a pensare: e adesso dove la mettero' la macchina? Tutto pieno, anche sugli alberi. Sono già le 11:20, non mi perderò mica Robben? Passiamo davanti all'ingresso dell'Alcatraz e vediamo una fila di chitarrai di varia estrazione musicale, pronti ad entrare con il loro strumento da mettere in vendita. Inizia quella sensazione, la stessa di quando sta per iniziare un concerto.
Botta di culo galattica. Svolto a destra per uscire dalla via principale e dopo qualche metro: bam! Una Y10 sta uscendo da un parcheggio, proprio per lasciarlo a me. Grazie mille. Due minuti e siamo in fila, altri cinque e siamo dentro... GOSH!
Il posto è enorme e... pieno. Di gente, di chitarre e di suoni.
Come per prendere fiato, indugio un attimo all'ingresso. E lo vedo, è lui! Il grande, vero Alberto, una delle anime di Accordo, di sicuro la sua faccia. Automaticamente, come se fosse naturale e ci fossimo già ancontrati prima, lo saluto e, cosa ancor più sorprendente, anche lui mi riconosce. Che bello.
Mio figlio ci guarda davvero sorpreso -penso di avere guadagnato 100 punti in quel momento ;) Avrà pensato di avere un papà importante, hehe.
Poi ci buttiamo. Ormai è mezzogiorno, cerchiamo la saletta Guitars per non rischiare di restare fuori. C'è già parecchia gente, ma siamo piazzati bene e poi avevo prenotato, ma non si sa mai. Inizia l'appello e così scopro che il solerte, sorridente e attivissimo Accordiano che sfreccia avanti e indietro con sedie, tavolini, liste, etc. non è altri che Luca-Jurgen. "Ah, ma sei TU!!!" (mio figlio si stupisce di nuovo). Bella la sensazione di incontrare davvero le persone che hai conosciuto "elettronicamente". Accordo non è solo una comunità virtuale. Entriamo tra i primi e ci piazziamo in seconda fila, proprio davanti alla poltroncina di Robben, e ci sentiamo un po' raccomandati, anche se in realtà non è affatto vero. Ci godiamo un'oretta con il Grande che, tra l'altro, pur essendo americano parla un inglese molto pulito e perfettamente comprensibile, tanto da rendere superflua l'ottima traduzione di Frank Varale. Con mia grande soddisfazione osservo mio figlio che segue con grande interesse e partecipazione. Tocco il cielo con un dito.
Fine dell'intervista, ci si ributta nella mischia. La cosa più difficile è riuscire a muoversi senza perdere le cose essenziali. Demo, clinics, prove strumenti... aaagh! Vengo istintivamente attratto dallo stand I-Spira, dove tra l'altro troneggia una splendida Bach LesPaul natural che cattura il mio sguardo morboso. C'è Luvi, riconosco la sua parlata romagnola e, soprattutto, la passione e la professionalità che trasmette quando parla della sua materia. E' così intento che non voglio neanche disturbarlo.
Proseguo come un ubriaco, colpito ogni mezzo metro da qualche "pezzo" fenomenale, non riesco nemmeno a vederli, a ricordarli tutti. Un'orgia. Alcune cose mi colpiscono più di altre. la Pistolesi Spacecaster di cui avevo letto poco tempo prima su Accordo, le simpatiche F.I.G.A., tutto lo stand di Tomassone che, per un LesPaul-junkie come me, è davvero un'overdose letale. Mi sono anche portato una Strato da mettere in vendita, così ci troviamo un angolino libero e la piazziamo in bella mostra. Mio figlio, che a volte strangolerei ma a volte è un tesoro, decide volontariamente di occuparsi della vendita per lasciarmi libero di svolazzare tra le asce. Così faccio i miei giri, passo e ripasso scoprendo cose sempre nuove, ascolto chi prova gli strumenti e gli effetti, faccio mille progetti guardando le miriadi di parti di ricambio disponibili... mai visto tanto ben di dio.
Poi mi ricordo che c'è anche la sala DeSade, e mi trasferisco di là. E capisco anche il perchè del nome. Una pura esperienza sado-maso. Sado da parte degli espositori, maso per chi come me non avrà mai la possibilità di possedere simili tesori. I pezzi più rari erano tutti lì. Robe da infarto. Per la prima volta in vita mia ho visto dal vivo la mamma di tutte le Strato, una 1954 tutta vera, altro che relic. E mi sono sorpreso ad... annusarla! Lo so che chiunque là fuori mi prenderebbe per un imbecille, ma so anche che voi capite. Quell'odore non lo dimenticherò facilmente. E' la Storia, eccheccazzo!
Dopo una gradevolissima conversazione con il liutaio Garbujo, faccio qualche passo e le vedo. Sono loro. Le chitarre del signor .G. E, ovviamente, tra di loro c'è Elen, LA Maggiore. E' pazzesco, non ho mai avuto la fortuna di conoscere ne' Glen ne' Elen, eppure sento che c'è qualcosa di speciale, di intimo. Mentre parlo con Elen guardo le chitarre del RE, le conosco già tutte perchè le ho viste tante volte su accordo, ma così, dal vero, è tutta un'altra cosa. Imbraccio la G-Spot Spezial, una delle più belle e originali chitarre che mi sia mai capitato di vedere (e sì che a me piacciono i classici!), e penso a chi la accarezzava. Peccato non averlo conosciuto. Elen mi fa anche vedere la dedica del Molina sul retro di un'altro suo gioiello. Non c'è che dire, il RE ha davvero lasciato il segno. E poi si parla ancora di comunità virtuale... mah.
Vabbè, ad un certo punto i miei sensi di colpa per Francesco che si è sorbito ore di attesa vicino alla mia Strato (ma lui si è divertito ed era molto contento, mi ha sorpreso ancora) prevalgono e decido che è l'ora di levare le tende. Tutto finisce, prima o poi.
Durante il lungo tragitto di ritorno, mentre Francesco si addormenta dopo una piacevole discussione sulla giornata, tiro le somme. Grande giornata, mi ci vorrà un po' per digerire tutto quello che ho visto. Una cosa che non ha potuto che farmi un enorme piacere è stato constatare che la mia preferita è di nuovo la regina incontrastata: mai viste tante LesPauls tutte insieme! Molto usate anche dai bravissimi dimostratori. E che suoni...
Un discorso diverso riguarda i visitatori che provavano gli strumenti. Maledizione, tutti shredders!!! Non ne potevo più di "sproloqui musicali", mitragliate di note senza una sola pausa, asfissianti. Soprattutto i ragazzi che si sono alternati a provare le splendide chitarre GNG mi hanno quasi distrutto i nervi (e altro) con le loro impietose, infinite scale senza inizio ne' fine. E nemmeno molto senso, a mio modestissimo parere. Una gara a chi sparava più note al secondo, senza per questo dire qualcosa. Sarà che sono vecchio.
Ultima cosa che mi è rimasta impressa: ho sentito suonare i pedali Jacques. Ma perchè, dico io? Adesso come faccio a vivere senza averne uno???
Maledetta GAS.
P.s.: se a qualcuno interessano le foto che ho fatto, le sto caricando a questo link (ci vorrà un po'):
http://s415.photobucket.com/albums/pp236/aleoli1/SHG31/