Come sostiene Walter Benjamin ne L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, il valore delle definizioni enciclopediche non resta costante nel tempo, ma muta a seconda del mutare della percezione (collettiva e individuale) degli eventi storici.
Sebbene si tratti di una tendenza generalmente positiva, può tuttavia essere deleterio (pericoloso?) o anche superficiale (ri)mettere in discussione il valore di determinate voci enciclopediche, che descrivono specifiche fasi storiche del passato e che sono basate su lunghi studi di fatti concreti, o su analisi che ai più sembrano definite e chiuse - e forse, lo sono, come indicato da prove storiche incontrovertibili.
Ecco perché vi propongo la lettura - e l'eventuale discussione - di alcuni concetti che spesso vengono usati male (abusati?) da molti "revisionisti della domenica", che in onore di una barcollante e bucherellata onestà intellettuale (esclusivamente propria, quindi egocentrica) rimettono in discussione i pregi (nulli) e i difetti (enormi) di fatti e persone del passato:
- Revisionismo storico
- Storicismo (K. R. Popper)
- Negazionismo (non solo nel senso illustrato nella voce)
- Giovanni Leone lo Scandalo Lokheed e la Loggia P2
- Licio Gelli
Che le tendenze al "riflusso" vengano da alcuni politici contemporanei, non sembra sorprendente: sappiamo ormai che oggi è ancora in atto un progetto specifico, teso alla "imposizione dell'ordine" (quale?), nato alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e che ha visto il suo momento di apice negli Stati Uniti d'America durante il Maccartismo. Tuttavia, dopo aver letto le voci precedenti, troverei sorprendente se qualcuno - ovvero qualcuno come noi, gente comune - tendesse a giustificare (sminuire, rivedere, revisionare, negare) anche uno solo dei fatti dolosi indicati in quelle voci e che senza alcun dubbio sono stati commessi ai danni della collettività (tutta, anche di quella che oggi si dichiara "revisionista").
Concludo con un pensiero secco e senza fronzoli: i fatti sono lì, e il consenso unanime sulla loro condanna è spontaneo, non forcaiolo, né indotto. Questo avviene sempre quando alla collettività vengono imposte condizioni ingiuste, di qualsiasi tipo esse siano. E chi afferma il contrario - ovunque - fa solo proselitismo demagogico, privo di scopi informativi oggettivi. Perché il consenso, non si costruisce: il consenso, piuttosto, nasce da solo. Ad esempio, riguardo quanto successo tempo addietro in Sud Africa, non c'è mai stato bisogno di "costruire consenso" perché tutte le persone civili si dichiarassero contro Pieter Willem Botha e l'apartheid. Ed esistono momenti storici in cui le persone realizzano quali minacce incombano su di loro - razzismo strisciante, svuotamento dei valori culturali ed etici, annullamento dell'istruzione pubblica - e decidano di protestare contro tutto questo, in ogni spazio possibile. Il fatto che in tanti siano concordi nella protesta, non implica nessuna consenso costruito, ma solo una impellente necessità di non farsi schiacciare dal corso delle cose.
M