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Voci di un'enciclopedia

di Mario Monteleone [user #10] - pubblicato il 08 novembre 2008 ore 10:15

Come sostiene Walter Benjamin ne L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, il valore delle definizioni enciclopediche non resta costante nel tempo, ma muta a seconda del mutare della percezione (collettiva e individuale) degli eventi storici.

Sebbene si tratti di una tendenza generalmente positiva, può tuttavia essere deleterio (pericoloso?) o anche superficiale (ri)mettere in discussione il valore di determinate voci enciclopediche, che descrivono specifiche fasi storiche del passato e che sono basate su lunghi studi di fatti concreti, o su analisi che ai più sembrano definite e chiuse - e forse, lo sono, come indicato da prove storiche incontrovertibili.

Ecco perché vi propongo la lettura - e l'eventuale discussione - di alcuni concetti che spesso vengono usati male (abusati?) da molti "revisionisti della domenica", che in onore di una barcollante e bucherellata onestà intellettuale (esclusivamente propria, quindi egocentrica) rimettono in discussione i pregi (nulli) e i difetti (enormi) di fatti e persone del passato:

  1. Revisionismo storico
  2. Storicismo (K. R. Popper)
  3. Negazionismo (non solo nel senso illustrato nella voce)
  4. Giovanni Leone lo Scandalo Lokheed e la Loggia P2
  5. Licio Gelli

Che le tendenze al "riflusso" vengano da alcuni politici contemporanei, non sembra sorprendente: sappiamo ormai che oggi è ancora in atto un progetto specifico, teso alla "imposizione dell'ordine" (quale?), nato alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e che ha visto il suo momento di apice negli Stati Uniti d'America durante il  Maccartismo. Tuttavia, dopo aver letto le voci precedenti, troverei sorprendente se qualcuno - ovvero qualcuno come noi, gente comune - tendesse a giustificare (sminuire, rivedere, revisionare, negare) anche uno solo dei fatti dolosi indicati in quelle voci e che senza alcun dubbio sono stati commessi ai danni della collettività (tutta, anche di quella che oggi si dichiara "revisionista").

Concludo con un pensiero secco e senza fronzoli: i fatti sono lì, e il consenso unanime sulla loro condanna è spontaneo, non forcaiolo, né indotto. Questo avviene sempre quando alla collettività vengono imposte condizioni ingiuste, di qualsiasi tipo esse siano. E chi afferma il contrario - ovunque -  fa solo proselitismo demagogico, privo di scopi informativi oggettivi. Perché il consenso, non si costruisce: il consenso, piuttosto, nasce da solo. Ad esempio, riguardo quanto successo tempo addietro in Sud Africa, non c'è mai stato bisogno di "costruire consenso" perché tutte le persone civili si dichiarassero contro Pieter Willem Botha e l'apartheid. Ed esistono momenti storici in cui le persone realizzano quali minacce incombano su di loro - razzismo strisciante, svuotamento dei valori culturali ed etici, annullamento dell'istruzione pubblica - e decidano di protestare contro tutto questo, in ogni spazio possibile. Il fatto che in tanti siano concordi nella protesta, non implica nessuna consenso costruito, ma solo una impellente necessità di non farsi schiacciare dal corso delle cose.

M


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Cannoni e piccioni
di alberto biraghi [user #3]
commento del 09/11/2008 ore 08:3
Incuriosito dal tuo dotto articolo, ho cercato e forse scoperto l'oggetto della riflessione. Per dirtela tutta, ho la sensazione che tu abbia sparato col cannone (la cultura) ai piccioni, pennuti notoriamente inconsapevoli, ignoranti e stupidi, oltreché brutti, che se gli spari una cannonata fai poltiglia e non puoi neanche rosolarli in padella. Vedi Mario, il fatto è che per essere un revisionista (ancorché della domenica) occorre un minimo di cultura e intelligenza, qualità del tutto assenti dal bersaglio (presunto) delle tue cannonate. Quello non è "revisionismo", è "sparar cazzate a vanvera", passatempo tra una pugnetta e uno spruzzetto di bile, ognuno deve convincersi d'esser vivo come può.
Rispondi
Re: Cannoni e piccioni
di Mario Monteleone [user #10]
commento del 09/11/2008 ore 09:3
I tuo commenti sono sempre stimolanti, più che "azzeccati" ;-), e portano inevitabilmente a riflessioni importanti. Hai quindi ragione: questa volta (e forse non solo questa volta) ho usato un'arma :-D sbagliata (incomprensibile?) per ottenere i miei scopi. Però, ;-) è questo un periodo di grande insofferente stanchezza, perché oggi - come tu stesso spesso hai sottolineato, in altri momenti - chi si esprime su fatti importanti lo fa con un profondo e convinto qualunquismo, e sempre partendo dall'idea che "i problemi degli altri non saranno mai i miei", e che la cosa più importante è dissociarsi (forse nella paura vigliacca di prendere posizione, e divenire quindi inevitabilmente attaccabili). Costoro però non sanno che "non prendere posizione" equivale comunque a prenderne una. E perciò :-D diventano comunque attaccabili. Ma forse, leggendo (e capendo) "Link" di Baràbasi, questi signori capiranno che oggi tutto è connesso, e che i problemi degli altri, prima o poi diventano i nostri. Forse è proprio questo il motivo per il quale ho scelto un'arma :-D sproporzionata: sono davvero stanco degli slogan, e del qualunquismo che è superficiale persino in rapporto al qualunquismo più qualunque. Abbracci,
Rispondi
Non credo che l'arma
di Oliver [user #910]
commento del 09/11/2008 ore 12:3
Non credo che l'arma sia sproporzionata, mi chiedo piuttosto se possa essere efficace. Le cazzate che girano su Wikipedia non sono poi così innocue dato che, soprattutto tra i giovanissimi -ahimè- la pigra abitudine di rivolgersi a questo famoso database (che secondo me non si può chiamare Enciclopedia) e ad accontentarsi di quanto ci si trova è diffusissima. Non è affatto accompagnata da uno spirito critico o dal semplice sospetto che quanto si legge possa non essere "Vangelo" (in realtà l'analogia con i vangeli ci può essere, considerando come i vangeli "ufficiali" siano stati selezionati, modificati ed adattati alle esigenze contingenti). Wikipedia e internet in generale sono strumenti potentissimi per condizionare l'opinione della gente, soprattutto quella già anestetizzata da culi, tette, isole, talpe, ruote, lotterie, calcio. Il problema è che chi vuole usarle per i propri interessi si organizza e procede in maniera sistematica ed organizzata, mentre chi vorrebbe in qualche modo opporsi all'utilizzo distorto non dispone della stessa organizzazione e determinazione. Parlando dei "fatti nostri" mi spaventa moltissimo l'opinione di un'amica Iraniana, fuggita qui dal suo Paese al momento della restaurazione degli ayatollah. Continua a ripetere: "Ma non vi accorgete di niente? Anche in Iran è cominciato tutto così".
Rispondi
Re: Non credo che l'arma
di Mario Monteleone [user #10]
commento del 09/11/2008 ore 18:3
Come non essere d'accordo? Aggiungo una sola cosa, Carmine: un aspetto altrettanto inquietante delle vicende nostrane è che molte "persone comuni" (o forse, "ordinarie"), nonostante tutto quello che sta succedendo, vendendoti protestare e pur non essendo assolutamente chiamati in causa, si sentono in dovere di fare la (loro becera e qualunquistica) morale, dicendo di non volersi omologare, e dando giudizi su cose di cui, nella buona sostanza, non capiscono e non hanno mia capito una emerita e beneamata minchia (il che è provabile al di là di ogni possibile e razionale confutazione). :-D Scusami se sopra ho scritto "emerita e beneamata", ma a volte bisogna essere chiari oltre ogni limite di dubbio. Abbracci,
Rispondi
Re: Non credo che l'arma
di CHARLIE [user #1047]
commento del 10/11/2008 ore 22:0
Ah, ma alcuni (troppi) la definiribbero un'iraniana di sinistra. Mussulmana e comunista!!!
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