Crichton se n'è andato.
Non c'entrava nulla con la spendida raccolta di racconti di fantascienza che ha affascinato me, la mia generazione, quelle precedenti e (forse) quelle successive, ma l'accostamento è dovuto.
Perché la fantascienza di Crichton era quella prossima, costruita sull'esplorazione al limite massimo (ed un passo oltre) delle possibilità tecnologiche attuali.
Poi, sviluppando la narrazione, inseriva sempre il bug che inceppava il sistema, o il lato oscuro che distorceva l'uso della "tecnologia buona".
Ci ha fatto sognare, ci ha fatto divertire, ci ha fatto venire i brividi: in una, ci ha emozionato.
So long, Michael.