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Lettera al Corriere di uno studente milanese

di alberto biraghi [user #3] - pubblicato il 23 ottobre 2008 ore 23:14

Scrivo mentre siamo in piazza di nuovo. Da mediazione culturale sono arrivati in centinaia in Duomo, trasformando una lezione in corteo spontaneo. Viviamo oggi, lottiamo contro la legge 133 e diciamo che non pagheremo noi questa crisi, non ci piace quindi la lettura di ciò che accade attraverso paragoni anacronistici con gli anni '70.
Siamo qui ora perché sono in gioco le nostre vite, contro precarietà e dequalificazione di scuole, università e ricerca, per la libera circolazione del sapere e un reddito per poter sognare, oltre che sopravvivere.
Invitiamo tutti ad essere altrettanto pragmatici, a Cadorna non ci sono stati scontri, ma solo manganelli su studenti «armati» di intelligenza e determinazione.
La reazione è arrivata perché abbiamo capito come bloccare la città, occuparci di noi senza restare a bivaccare nei cortili.
Ignoranza significa controllo, per questo per un bene di tutti, siamo incontrollabili, fuori dalle facoltà. In migliaia abbiamo preso parola con forza. Il governo ha risposto: il ministro Mariastella Gelmini accenna un passo indietro, Silvio Berlusconi minaccia sgomberi di facoltà e scuole. Una strategia del bastone e la carota che ci ricorda ben altri tempi. Se Roberto Maroni si presterà alla richiesta di uso della forza negli atenei sarà il ministro dell'autoritarismo e contro le autonomie perché studenti, ricercatori precari, dottorandi, personale tecnico e professori hanno diritto di decidere del proprio presente e futuro in autonomia. Non possono sapere dove saremo, perché siamo dappertutto e decidiamo di ora in ora. Non possono neanche fermare l'autoriforma, l'autoformazione, l'autogestione, le libere università e accademie che stanno nascendo, in cui il sapere è utile a vivere e non vi è spazio per ciò che è imbalsamato, né per tornare indietro. Lo diciamo soprattutto a quei professori che, a differenza che in altre città, qui sono in pochi al nostro fianco, forse convinti che racimolare briciole ed elemosine permetterà di salvare qualche torre d'avorio, magari a discapito di altri atenei. Il sapere è condivisione, bene comune, perciò in migliaia, con intelligenza collettiva ci siamo mobilitati per non fermarci.
L. B.
studente dell'università Statale di Milano


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L.B., studente dell'università Statale di Milano
di Mario Monteleone [user #10]
commento del 23/10/2008 ore 23:2
Una lettera che è una testimonianza chiara ma spietata su quello che sta succedendo. E' questa l'immagine che offre: fotografa degli improvvidi e incapaci governanti che cercano di bloccare, con dei sacchetti di sabbia, lo Tsunami che sta per travolgerli.
Rispondi
...e pensare che c'
di LucaBlues88 utente non più registrato
commento del 23/10/2008 ore 23:4
...e pensare che c'è ancora gente che ti ride in faccia e pensa sia tutta una buffonata per saltare qualche giorno di lezione. In questo momento se ne parla un po' di più ma non basta, spero che tutto questo venga notato anche da qualcuno al di fuori del nostro paese, perchè mai più di adesso sono preoccupato per il mio futuro e incredulo di fronte alla reazione di certuni.
Rispondi
Re: ...e pensare che c'
di Mario Monteleone [user #10]
commento del 23/10/2008 ore 23:5
Per non dire di questo: vai al link Voce sul mio diario.
Rispondi
Re: ...e pensare che c'
di LucaBlues88 utente non più registrato
commento del 24/10/2008 ore 01:0
Sono letteralmente senza parole...questa è la confessione di una mente malata.
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Re: ...e pensare che c'
di MR.T [user #263]
commento del 24/10/2008 ore 12:4
Se penso che un criminale del genere è stato presidente della repubblica, mi vengono i brividi...
Rispondi
Re: ...e pensare che c'
di substratos [user #11149]
commento del 24/10/2008 ore 18:3
Mi sembra di rivivere gli anni nei quali, studente squattrinato a Parma, la polizia mi fermava per identificarmi tutte le volte che mi incontrava. A quel tempo, il "presidente" era solo ministro degi interni e anche nella sua Sardegna, il suo nome scritto sui muri iniziava con K e le 2 s erano sostituite dalla svastica a sottolinearne la tendenza autoritaristica per non dire fascista. L'uomo è rimasto lo stesso con un'idea di democrazia da inculcare agli studenti col manganello. Oggi non siamo alla fine degli anni 70 ma l'equazione Maroni=Kossiga potrebbe far rivivere quel periodo.
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