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| 25/6/2007 - 43° gradi
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di brunoritchie [user #11773] - pubblicato il 26 giugno 2007 ore 09:06
Sono le ore 14,30 del 25/6/2007.
Da Taranto mi sto spostando a Francavilla Fontana (BR) per visitare un cliente.
Il termometro della mia autovettura segnala che all'esterno ci sono 43 gradi centigradi.
Sembra di essere nel deserto del Sahara. Non c'è un'anima in giro e, ad un certo punto, mi sembra di avere le visioni: c'è una piccola oasi davanti a me. Mi accorgo che è vera. Sono gli unici alberi nel raggio di diversi chilometri, proprio di fronte al fabbricato presso il quale mi sarei dovuto parcheggiare. Non ci penso neanche un minuto: parcheggio all'ombra, faccio qualche metro ed attraverso la strada.
Bestia che caldo! Il sole mi spacca il cranio in due.
Prima di partire avevo creduto che la mia Nissan Primera si fosse tramutata in un forno crematorio: non potevo appoggiare le mani sul volante, gli occhiali scuri che avevo dimenticato sul cruscotto erano roventi e l'impianto di condizionamento non ce la faceva a rinfrescare l'abitacolo.
Ho scoperto che, piagiando il tasto del riciclo interno, l'impianto funziona meglio, forse perchè l'apparecchiatura non deve aspirare l'aria esterna che è proprio bollente. Devo però far ripulire ancora una volta i filtri perchè, nei primi minuti in cui si avvia il motore, si sente un puzzo terribile: sembra un misto di sudore, di stalla e di pinetto "magic air" andato a male. Bleah!
Ora, qui sotto al sole, è anche peggio. Rimpiango il tenue fresco dell'abitacolo della mia autovettura. Mi faccio coraggio, entro nello stabilimento e compio il mio dovere. Noto con piacere che tutti gli uffici sono freschi come ghiacciaie. Mi godo per qualche minuto questo piccolo comfort. Purtroppo me ne devo andare. Esco tristemente dal fabbricato e torno alla mia vettura. Nonostante l'auto sia rimasta all'ombra, è tornata ad essere un forno crematorio. Riaccendo il motore e mi godo, per l'ennesima volta, il puzzo iniziale del condizionatore.
Torno a Taranto.
Noto che , finalmente, si è alzata una leggerissima brezza: non è proprio fresca ma è comunque gradevole.
Vado alla sala prove per svolgere alcuni lavoretti di routine. Sarò assente per motivi di lavoro per quasi tutta la settimana e sarò costretto a saltare le prove.
Anche il locale sembra una panetteria. I ventilatori non servono a niente: fanno solo muovere l'aria calda, non rinfrescano e ti raffreddano il sudore che hai addosso. Per me che soffro di lombosciatalgie i ventilatori sono un autentico pericolo.
Torno a casa. Purtroppo abito al piano attico, proprio sotto la terrazza.
Non abbiamo i condizionatori perchè mia moglie soffre il freddo: non so come faccia a dormire con il lenzuolino e la copertina, anche se nella stanza ci sono 30 gradi centigradi!
I nostri due gatti persiani non trovano pace: si sono sdraiati nei posti della casa meno roventi e ci osservano con un certo disgusto. Povere bestie! Con tutto quel pelo soffrono tantissimo.
Per me, vecchio polentone emigrato al sud e sicuramente più abituato al freddo della Pianura Padana, la giornata di oggi mi sembra un incubo.
Sento dalla TV che oggi a Bari, città più calda d'Italia, il termometro ha toccato i 47 gradi. Penso: "c'è chi sta peggio di me". Mi consolo, mi rassegno e vado a nanna.
Ma chi dorme con sto' caldo? Boh!
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Sono le ore 14,30 del 25/6/2007.
Da Taranto mi sto spostando a Francavilla Fontana (BR) per visitare un cliente.
Il termometro della mia autovettura segnala che all'esterno ci sono 43 gradi centigradi.
Sembra di essere nel deserto del Sahara. Non c'è un'anima in giro e, ad un certo punto, mi sembra di avere le visioni: c'è una piccola oasi davanti a me. Mi accorgo che è vera. Sono gli unici alberi nel raggio di diversi chilometri, proprio di fronte al fabbricato presso il quale mi sarei dovuto parcheggiare. Non ci penso neanche un minuto: parcheggio all'ombra, faccio qualche metro ed attraverso la strada.
Bestia che caldo! Il sole mi spacca il cranio in due.
Prima di partire avevo creduto che la mia Nissan Primera si fosse tramutata in un forno crematorio: non potevo appoggiare le mani sul volante, gli occhiali scuri che avevo dimenticato sul cruscotto erano roventi e l'impianto di condizionamento non ce la faceva a rinfrescare l'abitacolo.
Ho scoperto che, piagiando il tasto del riciclo interno, l'impianto funziona meglio, forse perchè l'apparecchiatura non deve aspirare l'aria esterna che è proprio bollente. Devo però far ripulire ancora una volta i filtri perchè, nei primi minuti in cui si avvia il motore, si sente un puzzo terribile: sembra un misto di sudore, di stalla e di pinetto "magic air" andato a male. Bleah!
Ora, qui sotto al sole, è anche peggio. Rimpiango il tenue fresco dell'abitacolo della mia autovettura. Mi faccio coraggio, entro nello stabilimento e compio il mio dovere. Noto con piacere che tutti gli uffici sono freschi come ghiacciaie. Mi godo per qualche minuto questo piccolo comfort. Purtroppo me ne devo andare. Esco tristemente dal fabbricato e torno alla mia vettura. Nonostante l'auto sia rimasta all'ombra, è tornata ad essere un forno crematorio. Riaccendo il motore e mi godo, per l'ennesima volta, il puzzo iniziale del condizionatore.
Torno a Taranto.
Noto che , finalmente, si è alzata una leggerissima brezza: non è proprio fresca ma è comunque gradevole.
Vado alla sala prove per svolgere alcuni lavoretti di routine. Sarò assente per motivi di lavoro per quasi tutta la settimana e sarò costretto a saltare le prove.
Anche il locale sembra una panetteria. I ventilatori non servono a niente: fanno solo muovere l'aria calda, non rinfrescano e ti raffreddano il sudore che hai addosso. Per me che soffro di lombosciatalgie i ventilatori sono un autentico pericolo.
Torno a casa. Purtroppo abito al piano attico, proprio sotto la terrazza.
Non abbiamo i condizionatori perchè mia moglie soffre il freddo: non so come faccia a dormire con il lenzuolino e la copertina, anche se nella stanza ci sono 30 gradi centigradi!
I nostri due gatti persiani non trovano pace: si sono sdraiati nei posti della casa meno roventi e ci osservano con un certo disgusto. Povere bestie! Con tutto quel pelo soffrono tantissimo.
Per me, vecchio polentone emigrato al sud e sicuramente più abituato al freddo della Pianura Padana, la giornata di oggi mi sembra un incubo.
Sento dalla TV che oggi a Bari, città più calda d'Italia, il termometro ha toccato i 47 gradi. Penso: "c'è chi sta peggio di me". Mi consolo, mi rassegno e vado a nanna.
Ma chi dorme con sto' caldo? Boh! |
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