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Il concerto di Ian Paice a Cassano Murge (BA) - 09/06/2007

di brunoritchie [user #11773] - pubblicato il 14 giugno 2007 ore 19:55
Sabato, 9/6/2007. Sveglia alle ore 6,00. Esattamente come nei giorni lavorativi. Oggi, però, ho uno stimolo in più per alzarmi così presto: vado a Cassano Murge per assistere al Concerto di Ian Paice con i Deeper, programmato per le ore 21,00 all’ “Agritourist Amicizia”. Mio figlio Fabio, notoriamente gran dormiglione, è già sveglio da almeno dieci minuti e si vede che non sta più nella pelle. Dobbiamo sbrigarci perchè alle 8,00 dobbiamo incontrarci a Massafra con gli amici del “Service”. Anche se siamo molto inesperti dal punto di vista tecnico, faremo del nostro meglio per dare una mano (prima, durante e dopo il concerto) ad Angelo Lapesa (titolare della Tourpromotion Srl di Carosino), al fratello Alessandro ed al milanesissimo Ludovico, da me soprannominato “Il Vichingo” perchè è alto, biondo e ceruleo. Alle 9,00 arriviamo all’ ”Agritourist Amicizia”. Fa freddino. Siamo a 550 metri di altitudine. Ci attende una triste sorpresa: durante la notte, un forte acquazzone ha allagato la copertura del palco. Fabrizio, l’organizzatore della manifestazione, ci raggiunge e ci fa presente che, per alleggerire la struttura, ha dovuto praticare alcuni forellini. Purtroppo, i diversi ettolitri di pioggia caduti durante la notte non si sono assolutamente smaltiti ed il telone risulta vistosamente deformato. Ci rimbocchiamo le maniche, smontiamo il telone, lo svuotiamo facendoci una ricca doccia forzata e lo rimontiamo velocemente. La struttura metallica fortunatamente non risulta danneggiata. Alle 10,00 ci raggiungono Paolo Sburlati, assistente di Ian Paice, accompagnato da Bruno Vagnarelli, bassista dei Deeper. Un paio di mesi fa ho contattato telefonicamente Paolo per chiedergli informazioni circa la possibilità di ospitare “Paicey” a Taranto. Ci salutiamo con affetto, come se ci conoscessimo da anni. In effetti, qualcosa in comune ce l’abbiamo: siamo entrambe fans di Paice e dei Purple e siamo entrambe nativi di Torino. Dopo qualche minuto ci raggiungono i germani Roberto e Gianluca Sabbi, rispettivamente tastierista e batterista dei Deeper. Decidiamo come predisporre le pedane per le due batterie e per le tastiere di Roberto: Angelo e Ludovico realizzano una struttura unica di mt. 3x4x2 e la foderano con un telo sintetico bianco. Intorno a mezzogiorno arrivano Gianni Russo e Massimo Capano, rispettivamente chitarrista e cantante dei Deeper. Per nostra fortuna il telone è ormai completamente asciutto ed ha ripreso la sua forma originaria. Paolo Sburlati ha quasi finito di montare le “drums” di Ian. Per buona parte della mattinata ha misurato, con cura e precisione, l’altezza dei fusti e la lunghezza dei supporti dei piatti; ha infine affrancato, con chiodi e filo di ferro, i vari pezzi della batteria alle tavole del palco. Noi ci siamo divisi in due squadre: io ed Alessandro ci occupiamo dell’impianto luce e dell’alimentazione elettrica; Angelo, Ludovico e Fabio hanno invece il faticoso compito di scaricare ed installare l’amplificazione. Alle 14,30, visto che il grosso del lavoro è fatto, andiamo tutti a pranzo. Fabrizio, l’Organizzatore dell’evento, ci fa presente che tutti i cibi che ci vengono serviti sono frutto di allevamento senza mangimi e di coltivazione biologica. In effetti il pranzo è proprio squisito. Prima della macedonia, Paolo Sburlati inaspettatamente mi chiede: “Ti va di accompagnare all’aeroporto di Bari, con la tua autovettura, Fabrizio e Roberto per ricevere e prelevare Ian Paice?”. Non credo ai miei orecchi. “Certamente! Corro!”. Alle 16,15 arriviamo puntualissimi in aerostazione. Il volo da Milano-Malpensa atterra con venti minuti di ritardo. Finalmente, alle 16,50 Paice sbuca dalla porta di uscita dello “Scalo-Arrivi”. Ha con se un minuscolo trolley ed una leggera box di cartone abbastanza voluminosa. “Ian! Here we are”, diciamo in coro come tre scolaretti. Paice riconosce Roberto, con il quale ha già suonato quattro volte. Sorride e ci raggiunge. Ci stringe la mano con vigore e solenizza, ad alta voce, i nostri nomi, quasi volesse imprimerseli nella memoria: “Hy Fabrizio”, “Hy Bruno”. Saliamo in macchina. Mi accorgo di aver lasciato la discografia (pressochè completa) dei Deep Purple sul sedile posteriore. Non so nemmeno io perchè l’ho portata. Per fare spazio, decido di metterla nel cofano. Fortemente emozionato, mi lascio cadere tutto per terra ed il contenitore CD dell’album “Burn” va in frantumi. Livido di rabbia lo raccolgo e penso: “Ma vedi che razza di figura!”. Ian fa finta di niente, si siede sul sedile del passeggero anteriore e si allaccia diligentemente la cintura di sicurezza. Partiamo. Per un lungo tratto non dice nulla. Si limita ad osservare attentamente la strada, il traffico ed il mio modo di guidare. Anche se viene spesso in Italia, prova sicuramente un forte disagio a dover viaggiare sul lato destro della carreggiata. Cerco allora di guidare con dolcezza e con prudenza e noto che inizia a rilassarsi, tanto da mettersi addirittura a telefonare. Non riesce però a mettersi in contatto con Paolo Sburlati ed è visibilmente contrariato. Per sciogliere il ghiaccio gli chiedo: “Senti caldo? Ti da fastidio l’aria condizionata?” Mi risponde: “No. Va bene così”. Io: “Hai fatto un buon viaggio?”. Ian: “Sì. E’ stato buono, nonostante il ritardo alla partenza e l’inutile attesa per il ritiro del bagaglio”. Io: “Ti chiedo scusa se non parlo bene in inglese”. Ian: “Non ti preoccupare. Il tuo inglese è meglio del mio!” .... Mamma mia che persona gentile! Io: “Preferisci andare direttamente in Hotel, oppure vuoi fare subito il sound-check?”. Ian: “Preferirei rinfrescarmi un pochino”. Quando siamo quasi arrivati a destinazione, freno bruscamente per non salire, a velocità sostenuta, su una serie di dossi artificiali. Io: “Chiedo scusa, non me li aspettavo!” Ian: “Ah ! Ah! Hoops! Si vola!” Scherza, mimando con la mano il volo di un aereo. Gli dico: “Sono un vecchio fan dei Deep Purple. Il primo Album che ho acquistato, quando avevo tredici anni, è stato “Fireball”. Ian: “Fireball? Ah! O.k.!” Annuisce soddisfatto. Ha capito che anch’io non sono più un giovanotto. Io: “Vivo a Taranto e suono con una Cover Band Deep Purple che si chiama ABandOn. Avremmo il piacere di poter fare un concerto con te a Taranto! Suoneresti con noi?”. Ian: “Sono sempre disponibile a suonare con le cover bands. Fammi sapere per tempo, tramite Paolo, la data del Concerto. Se sarò libero, verrò sicuramente. Ma dove è Taranto?”. Io: “a 80 km. a sud di Bari”. Ian: “Vicino a Brindisi?” Io: “Più o meno”. Finalmente arriviamo all’”Agriturismo Amicizia” e incrociamo una comitiva di automobili piene di ragazzi; sembrano sufficientemente sbronzi ed eccitati e strombazzano a tutto spiano con i clacson. “Just married!”, mi scappa istintivamente. Ian , sghignazzando replica: “Solo in Italia fate tutto questo casino ai matrimoni!”. Poichè sono già le 18,00, decidiamo di comune accordo di rintracciare Paolo e di fare subito il sound-check. Paice, non appena sceso dall’auto, viene preso d’assalto da alcuni fans. Pazientemente rilascia a tutti un autografo e si concede agli scatti dei fotografi. “Paicey” prova e riprova la batteria. Sistema l’altezza di un piatto. Prova l’attacco di Fireball, quello di Pictures of home, improvvisa un tempo jazzistico ed esegue alcune rullate. Qualcuno gli fornisce un mega-boccale di birra. Ian lo gradisce, se ne impadronisce e scende dal palco per raggiungere la mia autovettura. “Andiamo in Hotel”? Mi chiede. “Cerrrrto!”. Percorriamo lentamente i duecento metri che ci separano dalla struttura alberghiera e raggiungiamo la hall. Fabrizio gli presenta la moglie di Pierino, il proprietario dell’agriturismo. Quest’ultima sembra non rendersi conto dell’importanza del proprio ospite. Le spiego che si tratta di una Star internazionale. Ian capisce, ridacchia e mi fa: “Ssssst. Non è vero!”. Non ha abbandonato per un solo secondo il suo adorato boccale di birra e continua a sorseggiarne il contenuto con estrema soddisfazione. Per fargli compagnia io e Fabrizio ordiniamo due birrette al bar. Ian: “Molto bene. La birra è un alimento completo, ricco di proteine, vitamine e carboidrati”. Io: “In Italia si dice che chi beve birra, campa cent’anni!”. Ian: “Giusto! E’ molto meglio bere birra e non vino o whisky”. Si guarda il petto e si accorge di aver indossato alla rovescia il bel ciondolo che porta al collo: “... Mmm! Questa mattina avevo proprio una gran fretta! L’ho messo al contrario. Vedi. Ci sono impresse, una dentro l’altra, le iniziali dei miei tre figli che me lo hanno regalato”. Io: “Quanti anni hanno?” Ian: “Ventotto il maschio, ventisei la secondogenita e ventidue la più piccola. E i tuoi quanti anni hanno?”. Io: “Fabio ha vent’anni; lo conoscerai sul palco durante il concerto. Federica ne ha diciassette. Tu, quando ti sei sposato?” Ian: “Nel 1976”. Io: “Ai tempi di Made in Europe?”. Ian: “Si, più o meno! Accidenti quanto tempo è passato! Se ci penso che ho quasi sessantanni ... Comunque, non importa se il tempo passa in fretta. E’ invece indispensabile vivere la propria esistenza con intensità e con gioia e, per quanto è possibile, godere di ottima salute”. Io: “”Questa si è una bella filosofia di vita. Sono d’accordo con te e sono convinto che bisogna vivere la propria vita con energia ed impegno. L’importante è essere sempre coscienti e dignitosi ed è indispensabile che, alla fine, la morte ci trovi ancora vivi!” Ian. “Sicuro. Ben detto” Nel frattempo ci ha raggiunti il mio compagno Tony Lord degli Abandon che, stanotte, dormirà nella camera attigua a quella di Ian. Scatta delle fotografie, mostra alcuni scontrini dei concerti dei Deep Purple ed il vinile di Made in Japan. Gli chiede scusa per il disturbo e gli fa notare che, tra i vari documenti, c’è anche il borderau dell’albergo di Latina in cui hanno pernottato i D.P. lo scorso anno. Antonio: “Per un pelo non ci siamo incontrati nella hall dell’albergo”. Paicey si ricorda dell’evento ed osserva con estremo interesse le copertine dei dischi molto consumate. “Sono proprio quelle originali !”, dice. Appone il suo autografo sulle copertine dei dischi e dice: “Nessun disturbo! E’ un vero piacere. Le firme non costano nulla!” Io: “Basta non metterle sugli assegni ...” Ian: “Ovviamente! Ma in fondo che sono i soldi?”, alludendo al discorso precedente. Io: “Antonio è un bravo medico e lavora in ospedale” Antonio: “Sono geriatra e reumatologo” Ian: “Oh! Meno male che c’è qui un dottore! Ahi, Ahi. Mi fa male qui, qui, qui”, toccandosi varie parti del corpo. Ormai si è sciolto e scherza amabilmente con tutti noi. Antonio scatta qualche altra bella foto. E’ riuscito ad immortalare l’atmosfera di amicizia e di simpatia che si è venuta a creare. Il nostro ospite è veramente molto affabile e disponibile e fa di tutto per comprenderci e per farsi capire. E’ proprio una gran bella persona! Ian infine mi chiede: “E’ pronta la camera?” Io: “Certo. Andiamo”. Lo accompagniamo in auto alla dependance dell’albergo e percorriamo alcuni tratturi di campagna, al bordo dei quali pascolano industurbati diversi animali, tra cui galline, maialini e addirittura alcuni struzzi. Ian, da buon inglese, dimostra di essere amante degli animali ed è alquanto divertito. Si mette addirittura a fare il verso ai porcellini: “Oink! Oink”. Depositiamo i bagagli nella sua camera, gli fornisco il mio numero di cellulare, caso mai avesse bisogno di me. Ian mi ringrazia e mi chiede: “A che ora si cena e a che ora inizia il concerto”. Io: “I Thrills of gone iniziano alle 21,30 e suoneranno per un’ora. Il tuo Concerto con i Deeper potrebbe quindi iniziare alle 22,30”. Ian: “Ok. Cena alle otto. Ci vediamo alle 22,30 nel back-stage. Ciao a tutti”. Ci congediamo e ritorniamo nei pressi del palco, giusto al termine del sound-check dei Deeper. Gianni Russo mi mostra le sue chitarre: mi spiega che si tratta di una Stratocaster di colore bianco del 1966, riverniciata diverse volte, alla quale ha recentemente installato tre pick-ups Di Marzio. L’altra è una Stratocaster Rory Gallagher, più o meno della stessa epoca, di cui non capisco il preciso colore perchè è tutta scrostata. Mi chiede: “Vuoi provare la Strato bianca?”. Non mi faccio pregare e mi cimento in alcuni banali fraseggi: sono imbarazzato dalla presenza di tanti illustri musicisti e dal fatto che la action della chitarra è un po’ diversa da quella a cui sono abituato e la tracolla è molto lunga. Il suono del Marshall è caldo e brillante, però le regolazioni timbriche non sono pastose come le vorrei io. Nonostante tutto, mi avventuro nel riff iniziale di Burn e mi arriva la classica scaricata di batteria. Sento che anche l’Hammond di Gianluca si è unito alla mia provocazione. “Orco can! Non è che Ian è tornato sul palco?”. Si tratta invece Paolo Sburlati, ottimo batterista ambedestro, che si è buttato a pesce sullo strumento da lui stesso “settato” per conto del drummer mancino più famoso al mondo. Si nota chiaramente che abbiamo tutti una gran voglia di suonare e, forse, siamo un po’ dispiaciuti di non poterci esibire con Paicey. “Basta così”, dico, “Per oggi le emozioni sono state anche troppe!” Mi rimetto al mio posto e porto aventi i miei compiti prima del concerto. Fabio e Tony Lord, invece, si fanno un giro sulle tastiere di Sabbi: sono affascinati dal bel suono che esce dai due Leslie, uno originale degli anni sessanta ed uno auto-costruito da Gianluca. Sono le 21,30. Mangiamo velocemente un panino e saliamo sul palco perchè il concerto sta per iniziare. I supporters “Thrill is gone” ci allietano per un’oretta e intrattengono il pubblico eseguendo diversi brani “ever green” di musica Rock ‘n roll. Alle 22,30, preciso come un orologio svizzero, arriva Ian Paice, accompagnato da due arcigne guardie del corpo. Fa abbastanza freddo e c’è parecchia umidità. Noto che il pubblico presente non è numeroso, non secondo le aspettative. Accidenti! Non riesco a spiegarmelo: Fabrizio è sicuro di aver venduto su Ticket One almeno un migliaio di biglietti; Antonio sostiene di aver visto diverse vie di Bari, l’Ikea e l’Auchan tappezzate di manifesti; noi tutti abbiamo strombazzato ai quattro venti l’evento e lo abbiamo divulgato su diversi siti WEB musicali. Che cosa è successo? Forse la gente ha temuto che piovesse ed ha rinunciato al concerto. Purtroppo ci siamo dimenticati di allacciare la corrente al gazebo/camerino allestito nel back-stage che ora è immerso nel buio. Presi alla sprovvista da questo imprevisto, non riusciamo a reperire, al volo, un cavo elettrico. Mi ricordo che nella mia borsetta dei ferri c’è una ciabatta con una corta prolunga. Di riffa e di raffa, riusciamo a far arrivare la corrente elettrica al gazebo. A questo punto penso sia corretto tirar fuori dalla borsa la piccola torcia elettrica che mi porto sempre in giro: forse servirà ad illuminare il back-stage. Le guardie del corpo però me la sequestrano, ignorando le mie elevate proteste. Ma vedi un po’ che razza di persone! Finalmente Ian esce dal gazebo e sale sul palco. Mi viene restituita la torcia, purtroppo con le pile scariche e con la lampadina fulminata. Chissà che cosa hanno combinato quelle due “aquile” che, ora, si rifiutano di lasciar salire Tony Lord sul palco, ancorché munito di regolare “pass” riservato allo staff tecnico. Non appena Paicey imbraccia le bacchette ed attacca il primo pezzo mi sembra che sia automaticamente ringiovanito di trent’anni! Mostra una carica, una decisione, una precisione ed un carisma indescrivibili!Concerto – scaletta:1) Highway Star. Viene eseguito nella versione di Made in Japan, con un tempo però molto rallentato (stile Total Abandon). Tutto fila liscio, anche se avverto una leggera tensione da parte di Gianni e di Gianluca. Gli assoli vengono comunque eseguiti in modo impeccabile.2) Hush. Versione Perihelion, con fraseggi di chitarra in stile “blackmoriano” anni sessanta. La commistione delle due versioni è ben combinata. Il pubblico è già in delirio.3) Pictures of Home. (Versione Machine Head). Ian incomincia con estrema decisione. La sua batteria sembra una mitragliatrice. Bravissimi Gianni e Gianluca nei rispettivi assoli. Finalmente anche loro iniziano a carburare. Bruno, da par suo, esegue l’assolo di basso in modo assolutamente magistrale: il suo Rickenbacker ha un suono nitido e preciso e dal suo Ampeg escono autentiche scintille sonore.4) Rapture of the Deep. Eseguito nella versione originale, con alcune varianti, di cui non sono certo, dato che sono impegnato a risolvere alcuni inconvenienti di natura tecnica e stento a mantenere il mio livello di ascolto durante il brano. Ho però la sensazione che qualcosa non funzioni al 100 percento e mi sembra che la parte più incasinata del brano non venga appositamente eseguita. Alla fine del pezzo Gianluca mi avverte che non sente la Korg sulle spie. Dopo qualche secondo si rende conto che è addirittura spenta. Capisco immediatamente cosa è successo: quando stavamo armeggiando con le prese elettriche per dare luce al camerino, abbiamo sicuramente staccato il cavo della tastiera. Ora, per fortuna, il problema è stato superato.5) Woman from Tokyo”. Esecuzione sostanzialmente speculare a quella di Perihelion, ancorchè eseguita da Gianni con i consuenti fraseggi di stampo “blackmoriano”.6) Lazy. (Versione Made in Japan). Ian mi sembra un po’ nervoso. Non gli arriva sulle spie il suono della chitarra. Forse è per questo motivo che gli attacchi non sono pienamente sincroni. Ma come si fa a suonare al buio, con i segnali delle spie alterati rispetto al sound-check e dover in aggiunta combattere con un tasso di umidità del 100 percento? Tutti soffrono, soprattutto gli strumenti musicali: la Strato bianca inizia a fare i capricci e perde leggermente l’intonazione. Gianni riesce, a mascherare l’inconveniente, ri-accordandola ad orecchio in corso d’opera. Vorrei sapere chi ha detto che la musica dei Deep Purple è fatta di soli tre accordi e qualche scala pentatonica? Lo condannerei a suonare Lazy per almeno un’ottantina di volte! Poi verificherei se la pensa ancora così.7) Child in Time. (Versione Made in Japan). Non riesco a capire perchè dalle spie di Gianni e di Gianluca non esce la voce di Massimo e si sente poco il basso. Gianni esegue un ottimo assolo, utilizzando tutta la sua bravura. La sua tecnica ed il suono nitido della sua chitarra sono veramente molto simili a quelli di Blackmore. Devo inoltre sottolineare che è stato bravo ad arricchire il “solo” con dei fraseggi e degli abbellimenti da lui personalizzati in modo estremamente originale.8) Speed King. (Versione Total Abandon/Perihelion). Al centro del brano Ian esegue uno degli assoli più belli che io gli abbia mai sentito fare, ad eccezione ovviamente di quello di Made in Japan. Quarant’anni di carriera e di esperienza escono tutti fuori: è preciso, deciso, inesorabile, ineguagliabile! Mi chiedo: “Ma quell’uomo ha veramente cinquantanove anni? Dove trova tutta quella energia?”. E’ il momento della sua “classica” rullata, eseguita con la sola mano sinistra! Il pubblico lo accompagna con il battito delle mani: prima leggero, poi sempre più forte; quando la velocità delle bacchette arriva al livello massimo, l’accompagnamento del pubblico si trasforma in un fragoroso ed interminabile applauso. C’è chi grida, chi salta, chi fischia, chi si agita. “I-an! I-an! I-an!” è l’incitamento finale.9) Fireball (versione studio). Gli assoli di organo e di basso sono molto precisi e fedeli, oserei dire identici a quelli della versione in studio: non è che Gianluca e Bruno hanno nascosto Jon Lord e Roger Glover sotto la pedana?10) Perfect Strangers (versione Total Abandon). Un pelino lenta, ma molto densa di atmosfera e di espressività. Le luci sono troppo soffuse e non accompagnano in modo corretto i due incisi strumentali in 5/4. Peccato, perchè nei concerti dei D.P. il brano viene animato adeguatamente con gli effetti luminosi. In verità, ribadisco il concetto che sia il fonico sia l’addetto alle luci debbano conoscere il repertorio meglio del Gruppo che sta suonando. Purtroppo ciò non è sempre fattibile.11) Black Night. Viene eseguita in versione Total Abandon, sempre con i riff di chitarra scrupolosamente legati allo stile “blackmoriano”. Massimo si diverte a far giocare il pubblico con il consueto “Oooh Oooh”, da noi ben conosciuto. Gianni, molto disturbato dalla ancora imperfetta intonazione della chitarra, ha deciso di utilizzare la Rory Gallagher di riserva. Gli propongo di ri-accordare la Strato bianca, mentre lui usa il muletto. Il buio del retropalco non mi consente di vedere bene il quadrante del mio guitar tuner che ho inserito nella mia borsetta di “Eta Beta” (... perchè non si sa mai ...) poco prima di partire da Taranto. Ma perchè ho portato il Korg tascabile che ha il quadrante e la lancetta digitale di indicazione non illuminati? Perché non ho portato l’accordatore a pedale? Mah”! Il primo tentativo di accordatura si rivela in effetti una ciofeca, perchè non vedo bene quello che faccio, tant’è che Gianni mi restituisce la chitarra facendomi presente che la seconda corda è parecchio stonata. Mando mentalmente a quel paese i body-gards che mi hanno messo fuori uso la torcia elettrica e riprovo d’accapo a risolvere il problema. Finalmente trovo un punto più illuminato e comprendo le motivazioni del mio errore: il cantino è fuoriuscito dal suo alloggiamento sul ponte superiore (vicino alla paletta); l’accordatura del SI è eccedente di due semitoni. Ma che razza di asino che sono! Rimetto il cantino al suo posto e riporto il SI alla sua esatta intonazione. A fine brano, riconsegno la chitarra a Gianni che annuisce e mi fa segno: “OK”! Oooh, Oooh! Ora canto anche io per la soddisfazione.12) Smoke on the water. Viene eseguita in versione Machine Head con tutte e due le batterie. Finalmente anche Paolo Sabbi può partecipare alla festa ed eseguire un bel duetto con Paicey. Secondo me, avrebbero potuto suonare insieme anche prima.13) Space Truckin’. Era stato preventivato come bis. Non viene eseguito perchè è già molto tardi e Paice è sicuramente stremato. Il pubblico, ancorchè non molto numeroso, lo incita a gran voce ed è ansioso di poterlo abbracciare. Ian prende in mano il microfono, saluta e ringrazia tutti. “I-an! I-an! I-an!” urliamo tutti. Dimostra ancora una volta di essere una persona veramente disponible e si concede in “pasto alle belve”: rilascia interviste, posa per almeno cinquecento fotografie, firma un migliaio di autografi, sigla dischi, vinili, CD, DVD e ogni altra cosa gli viene messa sotto il naso. A stento riesco ad ottenere il suo autografo sui vinili di Made in Japan e di In Rock.Sono le 12,30. Tutto è compiuto. I deeper si bevono l’ultima birra, seduti sotto la veranda del bar. Ian se ne va a letto perchè domattina si alza alle cinque. Prenderà il primo volo per Milano e se ne tornerà in Inghilterra. Tuttavia, il mese di giugno lo vedrà parecchio impegnato in Italia: il 16 giugno suonerà a Vascon (TV), il 22 a Montecarasso (Svizzera), il 28 a Torino e il 29 Montodine (CR) con la Matt Filippini Band. Complimenti a tutti! Avete suonato divinamente. Bravi!Per noi, invece, comincia ora il compito più ingrato e fastidioso: dobbiamo smontare tutto e dobbiamo caricare velocemente tutte le apparecchiature sul camion di Angelo. Alle 2,30 abbiamo già finito. Io e Fabio ripartiamo subito per Taranto. Siamo molto stanchi, ma anche molto soddisfatti. Durante il viaggio non stiamo zitti un secondo perchè siamo ancora eccitati dagli avvenimenti e dagli stimoli ricevuti durante la giornata. Alle 3,40 ci mettiamo a letto. Io non riesco a prendere sonno. Le emozioni e l’adrenalina accumulati durante la giornata non mi fanno dormire. Forse il mio inconscio vuole che io respiri ed assapori, fino in fondo, l’essenza di questa magica esperienza. Sono sicuro che, domani, mi chiederò se l’ho vissuta realmente. Alla fine, però, intorno alle 5,00 del mattino, cedo alla stanchezza e mi abbandono al mio meritato riposo. Meno male che oggi è domenica e non si va al lavoro! Questa è dunque la cronistoria di una giornata per me indimenticabile. Nei giorni immediatamente precedenti a sabato 9 giugno 2007, avevo avuto sentore che si sarebbe rivelata eccezionale ed irripetibile. E’ per questo che l’ho voluta vivere con intensità, minuto per minuto, ora per ora. Me la sono voluta raccontare nei minimi dettagli in questo racconto/diario, soprattutto perché non ne voglio dimenticare, in futuro, neanche un secondo ... Ecco lo staff del concerto -----------------------------IAN PAICE: Drums DEEPER: Massimo Capano – Voce Gianni Russo – Chitarra Gianluca Sabbi – Tastiere Roberto Sabbi – Batteria Bruno Vagnarelli – Basso ASSISTENTE DI IAN PAICE: Paolo Sburlati - Organizzatore dei concerti di “Paicey” con le Bands D.P. italiane. SERVICE: Tourpromotion Srl by Angelo Lapesa Carosino (TA)www.tourpromotion.it - info@tourpromotion.itFoto del concerto reperibili su windows live space al seguente indirizzo -------------------------------------------------------- http://brunoritchie.spaces.live.com/?_c11_PhotoAlbum_spaHandler=TWljcm9zb2Z0LlNwYWNlcy5XZWIuUGFydHMuUGhvdG9BbGJ1bS5GdWxsTW9kZUNvbnRyb2xsZXI%24&_c11_PhotoAlbum_spaFolderID=cns!ED8C42D8C133E78C!203&_c11_PhotoAlbum_startingImageIndex=0&_c11_PhotoAlbum_commentsExpand=0&_c11_PhotoAlbum_addCommentExpand=0&_c11_PhotoAlbum_addCommentFocus=0&_c=PhotoAlbum&_c02_owner=1

Sabato, 9/6/2007. Sveglia alle ore 6,00. Esattamente come nei giorni lavorativi. Oggi, però, ho uno stimolo in più per alzarmi così presto: vado a Cassano Murge per assistere al Concerto di Ian Paice con i Deeper, programmato per le ore 21,00 all’ “Agritourist Amicizia”. Mio figlio Fabio, notoriamente gran dormiglione, è già sveglio da almeno dieci minuti e si vede che non sta più nella pelle. Dobbiamo sbrigarci perchè alle 8,00 dobbiamo incontrarci a Massafra con gli amici del “Service”. Anche se siamo molto inesperti dal punto di vista tecnico, faremo del nostro meglio per dare una mano (prima, durante e dopo il concerto) ad Angelo Lapesa (titolare della Tourpromotion Srl di Carosino), al fratello Alessandro ed al milanesissimo Ludovico, da me soprannominato “Il Vichingo” perchè è alto, biondo e ceruleo. Alle 9,00 arriviamo all’ ”Agritourist Amicizia”. Fa freddino. Siamo a 550 metri di altitudine. Ci attende una triste sorpresa: durante la notte, un forte acquazzone ha allagato la copertura del palco. Fabrizio, l’organizzatore della manifestazione, ci raggiunge e ci fa presente che, per alleggerire la struttura, ha dovuto praticare alcuni forellini. Purtroppo, i diversi ettolitri di pioggia caduti durante la notte non si sono assolutamente smaltiti ed il telone risulta vistosamente deformato. Ci rimbocchiamo le maniche, smontiamo il telone, lo svuotiamo facendoci una ricca doccia forzata e lo rimontiamo velocemente. La struttura metallica fortunatamente non risulta danneggiata. Alle 10,00 ci raggiungono Paolo Sburlati, assistente di Ian Paice, accompagnato da Bruno Vagnarelli, bassista dei Deeper. Un paio di mesi fa ho contattato telefonicamente Paolo per chiedergli informazioni circa la possibilità di ospitare “Paicey” a Taranto. Ci salutiamo con affetto, come se ci conoscessimo da anni. In effetti, qualcosa in comune ce l’abbiamo: siamo entrambe fans di Paice e dei Purple e siamo entrambe nativi di Torino. Dopo qualche minuto ci raggiungono i germani Roberto e Gianluca Sabbi, rispettivamente tastierista e batterista dei Deeper. Decidiamo come predisporre le pedane per le due batterie e per le tastiere di Roberto: Angelo e Ludovico realizzano una struttura unica di mt. 3x4x2 e la foderano con un telo sintetico bianco. Intorno a mezzogiorno arrivano Gianni Russo e Massimo Capano, rispettivamente chitarrista e cantante dei Deeper. Per nostra fortuna il telone è ormai completamente asciutto ed ha ripreso la sua forma originaria. Paolo Sburlati ha quasi finito di montare le “drums” di Ian. Per buona parte della mattinata ha misurato, con cura e precisione, l’altezza dei fusti e la lunghezza dei supporti dei piatti; ha infine affrancato, con chiodi e filo di ferro, i vari pezzi della batteria alle tavole del palco. Noi ci siamo divisi in due squadre: io ed Alessandro ci occupiamo dell’impianto luce e dell’alimentazione elettrica; Angelo, Ludovico e Fabio hanno invece il faticoso compito di scaricare ed installare l’amplificazione. Alle 14,30, visto che il grosso del lavoro è fatto, andiamo tutti a pranzo. Fabrizio, l’Organizzatore dell’evento, ci fa presente che tutti i cibi che ci vengono serviti sono frutto di allevamento senza mangimi e di coltivazione biologica. In effetti il pranzo è proprio squisito. Prima della macedonia, Paolo Sburlati inaspettatamente mi chiede: “Ti va di accompagnare all’aeroporto di Bari, con la tua autovettura, Fabrizio e Roberto per ricevere e prelevare Ian Paice?”. Non credo ai miei orecchi. “Certamente! Corro!”. Alle 16,15 arriviamo puntualissimi in aerostazione. Il volo da Milano-Malpensa atterra con venti minuti di ritardo. Finalmente, alle 16,50 Paice sbuca dalla porta di uscita dello “Scalo-Arrivi”. Ha con se un minuscolo trolley ed una leggera box di cartone abbastanza voluminosa. “Ian! Here we are”, diciamo in coro come tre scolaretti. Paice riconosce Roberto, con il quale ha già suonato quattro volte. Sorride e ci raggiunge. Ci stringe la mano con vigore e solenizza, ad alta voce, i nostri nomi, quasi volesse imprimerseli nella memoria: “Hy Fabrizio”, “Hy Bruno”. Saliamo in macchina. Mi accorgo di aver lasciato la discografia (pressochè completa) dei Deep Purple sul sedile posteriore. Non so nemmeno io perchè l’ho portata. Per fare spazio, decido di metterla nel cofano. Fortemente emozionato, mi lascio cadere tutto per terra ed il contenitore CD dell’album “Burn” va in frantumi. Livido di rabbia lo raccolgo e penso: “Ma vedi che razza di figura!”. Ian fa finta di niente, si siede sul sedile del passeggero anteriore e si allaccia diligentemente la cintura di sicurezza. Partiamo. Per un lungo tratto non dice nulla. Si limita ad osservare attentamente la strada, il traffico ed il mio modo di guidare. Anche se viene spesso in Italia, prova sicuramente un forte disagio a dover viaggiare sul lato destro della carreggiata. Cerco allora di guidare con dolcezza e con prudenza e noto che inizia a rilassarsi, tanto da mettersi addirittura a telefonare. Non riesce però a mettersi in contatto con Paolo Sburlati ed è visibilmente contrariato. Per sciogliere il ghiaccio gli chiedo: “Senti caldo? Ti da fastidio l’aria condizionata?” Mi risponde: “No. Va bene così”. Io: “Hai fatto un buon viaggio?”. Ian: “Sì. E’ stato buono, nonostante il ritardo alla partenza e l’inutile attesa per il ritiro del bagaglio”. Io: “Ti chiedo scusa se non parlo bene in inglese”. Ian: “Non ti preoccupare. Il tuo inglese è meglio del mio!” .... Mamma mia che persona gentile! Io: “Preferisci andare direttamente in Hotel, oppure vuoi fare subito il sound-check?”. Ian: “Preferirei rinfrescarmi un pochino”. Quando siamo quasi arrivati a destinazione, freno bruscamente per non salire, a velocità sostenuta, su una serie di dossi artificiali. Io: “Chiedo scusa, non me li aspettavo!” Ian: “Ah ! Ah! Hoops! Si vola!” Scherza, mimando con la mano il volo di un aereo. Gli dico: “Sono un vecchio fan dei Deep Purple. Il primo Album che ho acquistato, quando avevo tredici anni, è stato “Fireball”. Ian: “Fireball? Ah! O.k.!” Annuisce soddisfatto. Ha capito che anch’io non sono più un giovanotto. Io: “Vivo a Taranto e suono con una Cover Band Deep Purple che si chiama ABandOn. Avremmo il piacere di poter fare un concerto con te a Taranto! Suoneresti con noi?”. Ian: “Sono sempre disponibile a suonare con le cover bands. Fammi sapere per tempo, tramite Paolo, la data del Concerto. Se sarò libero, verrò sicuramente. Ma dove è Taranto?”. Io: “a 80 km. a sud di Bari”. Ian: “Vicino a Brindisi?” Io: “Più o meno”. Finalmente arriviamo all’”Agriturismo Amicizia” e incrociamo una comitiva di automobili piene di ragazzi; sembrano sufficientemente sbronzi ed eccitati e strombazzano a tutto spiano con i clacson. “Just married!”, mi scappa istintivamente. Ian , sghignazzando replica: “Solo in Italia fate tutto questo casino ai matrimoni!”. Poichè sono già le 18,00, decidiamo di comune accordo di rintracciare Paolo e di fare subito il sound-check. Paice, non appena sceso dall’auto, viene preso d’assalto da alcuni fans. Pazientemente rilascia a tutti un autografo e si concede agli scatti dei fotografi. “Paicey” prova e riprova la batteria. Sistema l’altezza di un piatto. Prova l’attacco di Fireball, quello di Pictures of home, improvvisa un tempo jazzistico ed esegue alcune rullate. Qualcuno gli fornisce un mega-boccale di birra. Ian lo gradisce, se ne impadronisce e scende dal palco per raggiungere la mia autovettura. “Andiamo in Hotel”? Mi chiede. “Cerrrrto!”. Percorriamo lentamente i duecento metri che ci separano dalla struttura alberghiera e raggiungiamo la hall. Fabrizio gli presenta la moglie di Pierino, il proprietario dell’agriturismo. Quest’ultima sembra non rendersi conto dell’importanza del proprio ospite. Le spiego che si tratta di una Star internazionale. Ian capisce, ridacchia e mi fa: “Ssssst. Non è vero!”. Non ha abbandonato per un solo secondo il suo adorato boccale di birra e continua a sorseggiarne il contenuto con estrema soddisfazione. Per fargli compagnia io e Fabrizio ordiniamo due birrette al bar. Ian: “Molto bene. La birra è un alimento completo, ricco di proteine, vitamine e carboidrati”. Io: “In Italia si dice che chi beve birra, campa cent’anni!”. Ian: “Giusto! E’ molto meglio bere birra e non vino o whisky”. Si guarda il petto e si accorge di aver indossato alla rovescia il bel ciondolo che porta al collo: “... Mmm! Questa mattina avevo proprio una gran fretta! L’ho messo al contrario. Vedi. Ci sono impresse, una dentro l’altra, le iniziali dei miei tre figli che me lo hanno regalato”. Io: “Quanti anni hanno?” Ian: “Ventotto il maschio, ventisei la secondogenita e ventidue la più piccola. E i tuoi quanti anni hanno?”. Io: “Fabio ha vent’anni; lo conoscerai sul palco durante il concerto. Federica ne ha diciassette. Tu, quando ti sei sposato?” Ian: “Nel 1976”. Io: “Ai tempi di Made in Europe?”. Ian: “Si, più o meno! Accidenti quanto tempo è passato! Se ci penso che ho quasi sessantanni ... Comunque, non importa se il tempo passa in fretta. E’ invece indispensabile vivere la propria esistenza con intensità e con gioia e, per quanto è possibile, godere di ottima salute”. Io: “”Questa si è una bella filosofia di vita. Sono d’accordo con te e sono convinto che bisogna vivere la propria vita con energia ed impegno. L’importante è essere sempre coscienti e dignitosi ed è indispensabile che, alla fine, la morte ci trovi ancora vivi!” Ian. “Sicuro. Ben detto” Nel frattempo ci ha raggiunti il mio compagno Tony Lord degli Abandon che, stanotte, dormirà nella camera attigua a quella di Ian. Scatta delle fotografie, mostra alcuni scontrini dei concerti dei Deep Purple ed il vinile di Made in Japan. Gli chiede scusa per il disturbo e gli fa notare che, tra i vari documenti, c’è anche il borderau dell’albergo di Latina in cui hanno pernottato i D.P. lo scorso anno. Antonio: “Per un pelo non ci siamo incontrati nella hall dell’albergo”. Paicey si ricorda dell’evento ed osserva con estremo interesse le copertine dei dischi molto consumate. “Sono proprio quelle originali !”, dice. Appone il suo autografo sulle copertine dei dischi e dice: “Nessun disturbo! E’ un vero piacere. Le firme non costano nulla!” Io: “Basta non metterle sugli assegni ...” Ian: “Ovviamente! Ma in fondo che sono i soldi?”, alludendo al discorso precedente. Io: “Antonio è un bravo medico e lavora in ospedale” Antonio: “Sono geriatra e reumatologo” Ian: “Oh! Meno male che c’è qui un dottore! Ahi, Ahi. Mi fa male qui, qui, qui”, toccandosi varie parti del corpo. Ormai si è sciolto e scherza amabilmente con tutti noi. Antonio scatta qualche altra bella foto. E’ riuscito ad immortalare l’atmosfera di amicizia e di simpatia che si è venuta a creare. Il nostro ospite è veramente molto affabile e disponibile e fa di tutto per comprenderci e per farsi capire. E’ proprio una gran bella persona! Ian infine mi chiede: “E’ pronta la camera?” Io: “Certo. Andiamo”. Lo accompagniamo in auto alla dependance dell’albergo e percorriamo alcuni tratturi di campagna, al bordo dei quali pascolano industurbati diversi animali, tra cui galline, maialini e addirittura alcuni struzzi. Ian, da buon inglese, dimostra di essere amante degli animali ed è alquanto divertito. Si mette addirittura a fare il verso ai porcellini: “Oink! Oink”. Depositiamo i bagagli nella sua camera, gli fornisco il mio numero di cellulare, caso mai avesse bisogno di me. Ian mi ringrazia e mi chiede: “A che ora si cena e a che ora inizia il concerto”. Io: “I Thrills of gone iniziano alle 21,30 e suoneranno per un’ora. Il tuo Concerto con i Deeper potrebbe quindi iniziare alle 22,30”. Ian: “Ok. Cena alle otto. Ci vediamo alle 22,30 nel back-stage. Ciao a tutti”. Ci congediamo e ritorniamo nei pressi del palco, giusto al termine del sound-check dei Deeper. Gianni Russo mi mostra le sue chitarre: mi spiega che si tratta di una Stratocaster di colore bianco del 1966, riverniciata diverse volte, alla quale ha recentemente installato tre pick-ups Di Marzio. L’altra è una Stratocaster Rory Gallagher, più o meno della stessa epoca, di cui non capisco il preciso colore perchè è tutta scrostata. Mi chiede: “Vuoi provare la Strato bianca?”. Non mi faccio pregare e mi cimento in alcuni banali fraseggi: sono imbarazzato dalla presenza di tanti illustri musicisti e dal fatto che la action della chitarra è un po’ diversa da quella a cui sono abituato e la tracolla è molto lunga. Il suono del Marshall è caldo e brillante, però le regolazioni timbriche non sono pastose come le vorrei io. Nonostante tutto, mi avventuro nel riff iniziale di Burn e mi arriva la classica scaricata di batteria. Sento che anche l’Hammond di Gianluca si è unito alla mia provocazione. “Orco can! Non è che Ian è tornato sul palco?”. Si tratta invece Paolo Sburlati, ottimo batterista ambedestro, che si è buttato a pesce sullo strumento da lui stesso “settato” per conto del drummer mancino più famoso al mondo. Si nota chiaramente che abbiamo tutti una gran voglia di suonare e, forse, siamo un po’ dispiaciuti di non poterci esibire con Paicey. “Basta così”, dico, “Per oggi le emozioni sono state anche troppe!” Mi rimetto al mio posto e porto aventi i miei compiti prima del concerto. Fabio e Tony Lord, invece, si fanno un giro sulle tastiere di Sabbi: sono affascinati dal bel suono che esce dai due Leslie, uno originale degli anni sessanta ed uno auto-costruito da Gianluca. Sono le 21,30. Mangiamo velocemente un panino e saliamo sul palco perchè il concerto sta per iniziare. I supporters “Thrill is gone” ci allietano per un’oretta e intrattengono il pubblico eseguendo diversi brani “ever green” di musica Rock ‘n roll. Alle 22,30, preciso come un orologio svizzero, arriva Ian Paice, accompagnato da due arcigne guardie del corpo. Fa abbastanza freddo e c’è parecchia umidità. Noto che il pubblico presente non è numeroso, non secondo le aspettative. Accidenti! Non riesco a spiegarmelo: Fabrizio è sicuro di aver venduto su Ticket One almeno un migliaio di biglietti; Antonio sostiene di aver visto diverse vie di Bari, l’Ikea e l’Auchan tappezzate di manifesti; noi tutti abbiamo strombazzato ai quattro venti l’evento e lo abbiamo divulgato su diversi siti WEB musicali. Che cosa è successo? Forse la gente ha temuto che piovesse ed ha rinunciato al concerto. Purtroppo ci siamo dimenticati di allacciare la corrente al gazebo/camerino allestito nel back-stage che ora è immerso nel buio. Presi alla sprovvista da questo imprevisto, non riusciamo a reperire, al volo, un cavo elettrico. Mi ricordo che nella mia borsetta dei ferri c’è una ciabatta con una corta prolunga. Di riffa e di raffa, riusciamo a far arrivare la corrente elettrica al gazebo. A questo punto penso sia corretto tirar fuori dalla borsa la piccola torcia elettrica che mi porto sempre in giro: forse servirà ad illuminare il back-stage. Le guardie del corpo però me la sequestrano, ignorando le mie elevate proteste. Ma vedi un po’ che razza di persone! Finalmente Ian esce dal gazebo e sale sul palco. Mi viene restituita la torcia, purtroppo con le pile scariche e con la lampadina fulminata. Chissà che cosa hanno combinato quelle due “aquile” che, ora, si rifiutano di lasciar salire Tony Lord sul palco, ancorché munito di regolare “pass” riservato allo staff tecnico. Non appena Paicey imbraccia le bacchette ed attacca il primo pezzo mi sembra che sia automaticamente ringiovanito di trent’anni! Mostra una carica, una decisione, una precisione ed un carisma indescrivibili!

Concerto – scaletta:

1) Highway Star. Viene eseguito nella versione di Made in Japan, con un tempo però molto rallentato (stile Total Abandon). Tutto fila liscio, anche se avverto una leggera tensione da parte di Gianni e di Gianluca. Gli assoli vengono comunque eseguiti in modo impeccabile.

2) Hush. Versione Perihelion, con fraseggi di chitarra in stile “blackmoriano” anni sessanta. La commistione delle due versioni è ben combinata. Il pubblico è già in delirio.

3) Pictures of Home. (Versione Machine Head). Ian incomincia con estrema decisione. La sua batteria sembra una mitragliatrice. Bravissimi Gianni e Gianluca nei rispettivi assoli. Finalmente anche loro iniziano a carburare. Bruno, da par suo, esegue l’assolo di basso in modo assolutamente magistrale: il suo Rickenbacker ha un suono nitido e preciso e dal suo Ampeg escono autentiche scintille sonore.

4) Rapture of the Deep. Eseguito nella versione originale, con alcune varianti, di cui non sono certo, dato che sono impegnato a risolvere alcuni inconvenienti di natura tecnica e stento a mantenere il mio livello di ascolto durante il brano. Ho però la sensazione che qualcosa non funzioni al 100 percento e mi sembra che la parte più incasinata del brano non venga appositamente eseguita. Alla fine del pezzo Gianluca mi avverte che non sente la Korg sulle spie. Dopo qualche secondo si rende conto che è addirittura spenta. Capisco immediatamente cosa è successo: quando stavamo armeggiando con le prese elettriche per dare luce al camerino, abbiamo sicuramente staccato il cavo della tastiera. Ora, per fortuna, il problema è stato superato.

5) Woman from Tokyo”. Esecuzione sostanzialmente speculare a quella di Perihelion, ancorchè eseguita da Gianni con i consuenti fraseggi di stampo “blackmoriano”.

6) Lazy. (Versione Made in Japan). Ian mi sembra un po’ nervoso. Non gli arriva sulle spie il suono della chitarra. Forse è per questo motivo che gli attacchi non sono pienamente sincroni. Ma come si fa a suonare al buio, con i segnali delle spie alterati rispetto al sound-check e dover in aggiunta combattere con un tasso di umidità del 100 percento? Tutti soffrono, soprattutto gli strumenti musicali: la Strato bianca inizia a fare i capricci e perde leggermente l’intonazione. Gianni riesce, a mascherare l’inconveniente, ri-accordandola ad orecchio in corso d’opera. Vorrei sapere chi ha detto che la musica dei Deep Purple è fatta di soli tre accordi e qualche scala pentatonica? Lo condannerei a suonare Lazy per almeno un’ottantina di volte! Poi verificherei se la pensa ancora così.

7) Child in Time. (Versione Made in Japan). Non riesco a capire perchè dalle spie di Gianni e di Gianluca non esce la voce di Massimo e si sente poco il basso. Gianni esegue un ottimo assolo, utilizzando tutta la sua bravura. La sua tecnica ed il suono nitido della sua chitarra sono veramente molto simili a quelli di Blackmore. Devo inoltre sottolineare che è stato bravo ad arricchire il “solo” con dei fraseggi e degli abbellimenti da lui personalizzati in modo estremamente originale.

8) Speed King. (Versione Total Abandon/Perihelion). Al centro del brano Ian esegue uno degli assoli più belli che io gli abbia mai sentito fare, ad eccezione ovviamente di quello di Made in Japan. Quarant’anni di carriera e di esperienza escono tutti fuori: è preciso, deciso, inesorabile, ineguagliabile! Mi chiedo: “Ma quell’uomo ha veramente cinquantanove anni? Dove trova tutta quella energia?”. E’ il momento della sua “classica” rullata, eseguita con la sola mano sinistra! Il pubblico lo accompagna con il battito delle mani: prima leggero, poi sempre più forte; quando la velocità delle bacchette arriva al livello massimo, l’accompagnamento del pubblico si trasforma in un fragoroso ed interminabile applauso. C’è chi grida, chi salta, chi fischia, chi si agita. “I-an! I-an! I-an!” è l’incitamento finale.

9) Fireball (versione studio). Gli assoli di organo e di basso sono molto precisi e fedeli, oserei dire identici a quelli della versione in studio: non è che Gianluca e Bruno hanno nascosto Jon Lord e Roger Glover sotto la pedana?

10) Perfect Strangers (versione Total Abandon). Un pelino lenta, ma molto densa di atmosfera e di espressività. Le luci sono troppo soffuse e non accompagnano in modo corretto i due incisi strumentali in 5/4. Peccato, perchè nei concerti dei D.P. il brano viene animato adeguatamente con gli effetti luminosi. In verità, ribadisco il concetto che sia il fonico sia l’addetto alle luci debbano conoscere il repertorio meglio del Gruppo che sta suonando. Purtroppo ciò non è sempre fattibile.

11) Black Night. Viene eseguita in versione Total Abandon, sempre con i riff di chitarra scrupolosamente legati allo stile “blackmoriano”. Massimo si diverte a far giocare il pubblico con il consueto “Oooh Oooh”, da noi ben conosciuto. Gianni, molto disturbato dalla ancora imperfetta intonazione della chitarra, ha deciso di utilizzare la Rory Gallagher di riserva. Gli propongo di ri-accordare la Strato bianca, mentre lui usa il muletto. Il buio del retropalco non mi consente di vedere bene il quadrante del mio guitar tuner che ho inserito nella mia borsetta di “Eta Beta” (... perchè non si sa mai ...) poco prima di partire da Taranto. Ma perchè ho portato il Korg tascabile che ha il quadrante e la lancetta digitale di indicazione non illuminati? Perché non ho portato l’accordatore a pedale? Mah”! Il primo tentativo di accordatura si rivela in effetti una ciofeca, perchè non vedo bene quello che faccio, tant’è che Gianni mi restituisce la chitarra facendomi presente che la seconda corda è parecchio stonata. Mando mentalmente a quel paese i body-gards che mi hanno messo fuori uso la torcia elettrica e riprovo d’accapo a risolvere il problema. Finalmente trovo un punto più illuminato e comprendo le motivazioni del mio errore: il cantino è fuoriuscito dal suo alloggiamento sul ponte superiore (vicino alla paletta); l’accordatura del SI è eccedente di due semitoni. Ma che razza di asino che sono! Rimetto il cantino al suo posto e riporto il SI alla sua esatta intonazione. A fine brano, riconsegno la chitarra a Gianni che annuisce e mi fa segno: “OK”! Oooh, Oooh! Ora canto anche io per la soddisfazione.

12) Smoke on the water. Viene eseguita in versione Machine Head con tutte e due le batterie. Finalmente anche Paolo Sabbi può partecipare alla festa ed eseguire un bel duetto con Paicey. Secondo me, avrebbero potuto suonare insieme anche prima.

13) Space Truckin’. Era stato preventivato come bis. Non viene eseguito perchè è già molto tardi e Paice è sicuramente stremato. Il pubblico, ancorchè non molto numeroso, lo incita a gran voce ed è ansioso di poterlo abbracciare. Ian prende in mano il microfono, saluta e ringrazia tutti. “I-an! I-an! I-an!” urliamo tutti. Dimostra ancora una volta di essere una persona veramente disponible e si concede in “pasto alle belve”: rilascia interviste, posa per almeno cinquecento fotografie, firma un migliaio di autografi, sigla dischi, vinili, CD, DVD e ogni altra cosa gli viene messa sotto il naso. A stento riesco ad ottenere il suo autografo sui vinili di Made in Japan e di In Rock.

Sono le 12,30. Tutto è compiuto. I deeper si bevono l’ultima birra, seduti sotto la veranda del bar. Ian se ne va a letto perchè domattina si alza alle cinque. Prenderà il primo volo per Milano e se ne tornerà in Inghilterra. Tuttavia, il mese di giugno lo vedrà parecchio impegnato in Italia: il 16 giugno suonerà a Vascon (TV), il 22 a Montecarasso (Svizzera), il 28 a Torino e il 29 Montodine (CR) con la Matt Filippini Band.

Complimenti a tutti! Avete suonato divinamente. Bravi!

Per noi, invece, comincia ora il compito più ingrato e fastidioso: dobbiamo smontare tutto e dobbiamo caricare velocemente tutte le apparecchiature sul camion di Angelo. Alle 2,30 abbiamo già finito. Io e Fabio ripartiamo subito per Taranto. Siamo molto stanchi, ma anche molto soddisfatti. Durante il viaggio non stiamo zitti un secondo perchè siamo ancora eccitati dagli avvenimenti e dagli stimoli ricevuti durante la giornata. Alle 3,40 ci mettiamo a letto. Io non riesco a prendere sonno. Le emozioni e l’adrenalina accumulati durante la giornata non mi fanno dormire. Forse il mio inconscio vuole che io respiri ed assapori, fino in fondo, l’essenza di questa magica esperienza. Sono sicuro che, domani, mi chiederò se l’ho vissuta realmente. Alla fine, però, intorno alle 5,00 del mattino, cedo alla stanchezza e mi abbandono al mio meritato riposo. Meno male che oggi è domenica e non si va al lavoro!

Questa è dunque la cronistoria di una giornata per me indimenticabile. Nei giorni immediatamente precedenti a sabato 9 giugno 2007, avevo avuto sentore che si sarebbe rivelata eccezionale ed irripetibile. E’ per questo che l’ho voluta vivere con intensità, minuto per minuto, ora per ora. Me la sono voluta raccontare nei minimi dettagli in questo racconto/diario, soprattutto perché non ne voglio dimenticare, in futuro, neanche un secondo ...

Ecco lo staff del concerto -----------------------------

IAN PAICE: Drums

DEEPER: Massimo Capano – Voce Gianni Russo – Chitarra Gianluca Sabbi – Tastiere Roberto Sabbi – Batteria Bruno Vagnarelli – Basso

ASSISTENTE DI IAN PAICE: Paolo Sburlati - Organizzatore dei concerti di “Paicey” con le Bands D.P. italiane.

SERVICE: Tourpromotion Srl by Angelo Lapesa Carosino (TA)

www.tourpromotion.it - info@tourpromotion.it

Foto del concerto reperibili su windows live space al seguente indirizzo -------------------------------------------------------- http://brunoritchie.spaces.live.com/?_c11_PhotoAlbum_spaHandler=TWljcm9zb2Z0LlNwYWNlcy5XZWIuUGFydHMuUGhvdG9BbGJ1bS5GdWxsTW9kZUNvbnRyb2xsZXI%24&_c11_PhotoAlbum_spaFolderID=cns!ED8C42D8C133E78C!203&_c11_PhotoAlbum_startingImageIndex=0&_c11_PhotoAlbum_commentsExpand=0&_c11_PhotoAlbum_addCommentExpand=0&_c11_PhotoAlbum_addCommentFocus=0&_c=PhotoAlbum&_c02_owner=1


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Ma dove ca**o era?
di CHARLIE [user #1047]
commento del 15/06/2007 ore 13:5
Ma quel cogl**ne di Charlie, dove ca**o era?Possibile che uno si dimentichi di un evento del genere e vada a fare la spesa all'Ipercoop? Possibile che sia così esaurito? :~(((((Il post era da articolo. All'inizio la mole mi ha spaventato, ma fila via che è un piacere.Non mi taglio gli attributi solo perché spero che in autunno a Taranto.... ;~)*
Rispondi
Re:Ma dove ca**o era?
di brunoritchie [user #11773]
commento del 16/06/2007 ore 16:5
Ian ha detto che sarai severamente punito. Tanto per cominciare, nel prossimo concerto con gli AbandOn dovrai cantare per 100 volte Child In Time.Ciao.
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