Arriviamo nel parco del concerto.
Strette di mano, risate, pacche sulle schiene.
Poi si scende al palco.
Un bel palco, alto, coperto,grande.
Scarichiamo ampli, strumenti, casse, tamburi.
Prima di iniziare a montare l'ambaradàn, una birretta è d'obbligo.
Brindisi, una sorsata...
...ed un tuono, cupo, minaccioso.
Le nuvole iniziano a scurirsi, praticamente il palco segna, in cielo,
una linea di confine tra bel tempo e tempesta.
Aspettiamo a montare, beviamo un'altra birra, aspettiamo e speriamo.
Iniziano ad arrivare gli amici,
inizia ad arrivare del pubblico.
Le nuvole nere hanno rotto la linea di confine,
si sono messe tutte intorno.
Unico spazio sereno, quello sopra il palco.
I ragazzi dell'altro gruppo iniziano a montare mixer, batteria, tastiere.
Noi, tanto abbiamo solo gli ampli da chitarra e basso,
lasciamo tutto in macchina.
Lampi, tuoni profondi, vento.
Ma ancora nulla.
Il palco continua ad essere montato,
la gente ad arrivare.
Ok, portiamo gli ampli.
Li mettiamo sul palco, ci fermiamo davanti al palco a cercare
un posto dove collocarli al meglio...
...plic!...
...una goccia.
Merda.
Il quadro elettrico è completamente allo scoperto, puoi figurarti, se inizia siamo fottuti.
Dai, speriam...plic!...plic!...plicplicplicplic!!!
No, butei, svelti con gli ampli in macchina...
cazzo, guarda...opporc'...il cielo è ROSA/VIOLA!
E lampeggia come una strobo in disco!
Volate rapidissime sotto una pioggia man mano crescente,
alla fine tutto è in macchina, riparato e...
...il cielo si è aperto!
Un uragano, pioggia scrosciante e orizzontale per il vento.
Palco...completamente zeppo.
Pubblico....scappato (a casa e sotto allo stand della pastìsada de caval...beati loro!)
Il tutto è andato avanti per due ore buone.
Lasciandoci lì, a imprecare.
Per il concerto saltato.