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Spare the rod, spoil the child

di giorgio montanari [user #6752] - pubblicato il 09 giugno 2007 ore 03:05
PALERMO - "Sono un deficiente": uno studente di una scuola media nel centro di Palermo l'ha dovuto scrivere per cento volte come punizione per aver fatto il bullo con un compagno. Ma l'insegnante che aveva scelto questo metodo per fargli capire di aver sbagliato, è stata denunciata dai genitori del giovane e ora rischia due mesi di carcere. Il pm Ambrogio Cartosio ha infatti chiesto per la professoressa una detenzione di due mesi, pena sospesa, per abuso di mezzi di correzione. La risposta della docente di Lettere, trent'anni di insegnamento alle spalle, sarebbe stata infatti sproporzionata rispetto al comportamento del suo alunno dodicenne. Un ragazzino vivace che, all'inizio dell'anno scolastico, aveva impedito a un coetaneo di entrare in bagno coprendolo di insulti omofobici. La professoressa, 56 anni, ha fatto riempire pagine di quaderno con la frase incriminata. Frase che lo studente avrebbe trascritto dimostrando di non essere un granché ferrato in Lettere, cioè dimenticando una lettera: "Sono deficente". Ora la vicenda, portata alla luce oggi da Il Giornale di Sicilia, è finita in tribunale davanti al gup Piergiorgio Morosini, in un processo che si svolge con il rito abbreviato. I genitori dell'alunno, che avrebbero apostrofato l'insegnante con un "Mio figlio sarà deficiente ma lei è una c...", hanno chiesto i danni.

PALERMO - "Sono un deficiente": uno studente di una scuola media nel centro di Palermo l'ha dovuto scrivere per cento volte come punizione per aver fatto il bullo con un compagno. Ma l'insegnante che aveva scelto questo metodo per fargli capire di aver sbagliato, è stata denunciata dai genitori del giovane e ora rischia due mesi di carcere.

Il pm Ambrogio Cartosio ha infatti chiesto per la professoressa una detenzione di due mesi, pena sospesa, per abuso di mezzi di correzione. La risposta della docente di Lettere, trent'anni di insegnamento alle spalle, sarebbe stata infatti sproporzionata rispetto al comportamento del suo alunno dodicenne. Un ragazzino vivace che, all'inizio dell'anno scolastico, aveva impedito a un coetaneo di entrare in bagno coprendolo di insulti omofobici.

La professoressa, 56 anni, ha fatto riempire pagine di quaderno con la frase incriminata. Frase che lo studente avrebbe trascritto dimostrando di non essere un granché ferrato in Lettere, cioè dimenticando una lettera: "Sono deficente".

Ora la vicenda, portata alla luce oggi da Il Giornale di Sicilia, è finita in tribunale davanti al gup Piergiorgio Morosini, in un processo che si svolge con il rito abbreviato. I genitori dell'alunno, che avrebbero apostrofato l'insegnante con un "Mio figlio sarà deficiente ma lei è una c...", hanno chiesto i danni.


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paradossale
di Robyz [user #66]
commento del 10/06/2007 ore 22:5
Io l'avrei riempito di calci in culo finchè non avesse finito di scrivere tutto il quaderno e se avesse scritto pure deficente senza "i" gli avrei fatto riscrivere tutto daccapo... il fatto è che solo un sistema sballato come questo può arrivare a dare il carcere ad un'insegnante e lasciare impunito uno stronzetto di 12 anni che comincia la sua carriera di violento
Rispondi
Re:paradossale
di giorgio montanari utente non più registrato
commento del 11/06/2007 ore 03:0
Il vero paradosso sono i genitori che, con logica da clan, danno ragione al consanguineo e se ne fregano della ragione e del torto.Massima solidarietà all'insegnante.
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Re:paradossale
di smilzo [user #428]
commento del 11/06/2007 ore 12:2
Penso che i genitori del vero bambino offeso (quello a cui impedivano di entrare) dovrebbero chiedere un bel risarcimento... ;)Il problema dell'educazione è anche questo: quali strumenti restano ad una persona per educare? La scuola diventa... cosa? :/
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