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| Lettera aperta di uno Juventino
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di alfio [user #7386] - pubblicato il 28 maggio 2007 ore 10:19
Oggi parlo di pallone, anzi di calcio.
Qual'è la differenza? Il pallone è quello che si praticava da bambini ("mamma, scendo sotto casa a giocare a pallone") fatto di ingenuità, sudore e di passione.
Il calcio è quello che segue altre regole. Non voglio parlare di calciopoli, per carità, se n'è già detto molto. Mettiamo da parte la differenza tra calcio corretto e calcio corrotto.
Voglio parlare del calcio spietato in cui non c'è posto per rapporti umani.
Voglio parlare di gratitudine. Che c'è nel pallone, ma non nel calcio.
Può darsi che tra un po' (un anno, due, tre) mi ritroverò a gioire dei successi di una nuova Juve (nel senso di organico) risultato delle scelte di questa dirigenza dalla faccia nuova e la spietatezza vecchia (speriamo solo quella...).
Ma sono e resto estremamente grato ai signori Del Piero (adesso lo posso gridare con fierezza: non l'ho criticato nemmeno negli anni in cui non segnava nemmeno su rigore), Nedved, Buffon e anche a quelli che hanno storto il muso ma sono rimasti lo stesso come Trezeguet, Camoranesi e Zebina. Non dimentichiamoci che sono rimasti ad espiare le colpe di altri. Fossero retrocessi sul campo il loro sarebbe stato un "dovere morale", anche se mi sa che pure la morale c'è solo nel pallone e non nel calcio.
Invece sono rimasti e basta.
E infine Didier Deschamps. Due anni fa è stato "scartato" per far posto a Capello dopo essere stato tenuto in stand-by per qualche mese. Poi è stato preso per traghettare la squadra fuori dalla merda, per fare il lavoro sporco. "E' dura", "potrebbe non farcela", "non conosce il campionato e nemmeno le squadre". E invece con poche parole e molti fatti rieccoci qui fuori da un incubo in meno di 12 mesi. E adesso? Due anni fa era un alternativa a Capello (un uomo perfetto per il calcio), quindi era in grado di allenare una squadra di vertice e di metter bocca nelle scelte di mercato.
Adesso non va più bene se chiede qualche anno di contratto per non lavorare col fiato sul collo e alcuni inevestimenti per puntare a tornare grandi, con la dovuta calma ovviamente.
Così se ne va, senza urlare, dicendo addirittura "ho restituito alla Juve parte di quello che ho ricevuto da giocatore". Gran signore, stavolta hanno vinto i francesi.
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Oggi parlo di pallone, anzi di calcio.
Qual'è la differenza? Il pallone è quello che si praticava da bambini ("mamma, scendo sotto casa a giocare a pallone") fatto di ingenuità, sudore e di passione.
Il calcio è quello che segue altre regole. Non voglio parlare di calciopoli, per carità, se n'è già detto molto. Mettiamo da parte la differenza tra calcio corretto e calcio corrotto.
Voglio parlare del calcio spietato in cui non c'è posto per rapporti umani.
Voglio parlare di gratitudine. Che c'è nel pallone, ma non nel calcio.
Può darsi che tra un po' (un anno, due, tre) mi ritroverò a gioire dei successi di una nuova Juve (nel senso di organico) risultato delle scelte di questa dirigenza dalla faccia nuova e la spietatezza vecchia (speriamo solo quella...).
Ma sono e resto estremamente grato ai signori Del Piero (adesso lo posso gridare con fierezza: non l'ho criticato nemmeno negli anni in cui non segnava nemmeno su rigore), Nedved, Buffon e anche a quelli che hanno storto il muso ma sono rimasti lo stesso come Trezeguet, Camoranesi e Zebina. Non dimentichiamoci che sono rimasti ad espiare le colpe di altri. Fossero retrocessi sul campo il loro sarebbe stato un "dovere morale", anche se mi sa che pure la morale c'è solo nel pallone e non nel calcio.
Invece sono rimasti e basta.
E infine Didier Deschamps. Due anni fa è stato "scartato" per far posto a Capello dopo essere stato tenuto in stand-by per qualche mese. Poi è stato preso per traghettare la squadra fuori dalla merda, per fare il lavoro sporco. "E' dura", "potrebbe non farcela", "non conosce il campionato e nemmeno le squadre". E invece con poche parole e molti fatti rieccoci qui fuori da un incubo in meno di 12 mesi. E adesso? Due anni fa era un alternativa a Capello (un uomo perfetto per il calcio), quindi era in grado di allenare una squadra di vertice e di metter bocca nelle scelte di mercato.
Adesso non va più bene se chiede qualche anno di contratto per non lavorare col fiato sul collo e alcuni inevestimenti per puntare a tornare grandi, con la dovuta calma ovviamente.
Così se ne va, senza urlare, dicendo addirittura "ho restituito alla Juve parte di quello che ho ricevuto da giocatore". Gran signore, stavolta hanno vinto i francesi.
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