Questa è la lettera che ebbi occasione di spedire a Bruno Lauzi qualche mese prima della sua scomparsa
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Carissimo Maestro Bruno Lauzi,
Mi sento onorato per l’attenzione da Lei riservatami e la ringrazio per la Sua cortese lettera del 20 aprile u.s. per mezzo della quale ho appreso, con sincero rammarico, dei Suoi problemi di salute. Sono tuttavia pienamente convinto che l’onorevole iniziativa da Lei intrapresa, quale testimonial della Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson, avrà pieno successo e Le assicuro che sarà mia cura fornire il mio personale contributo a favore della Causa da Lei coraggiosamente intrapresa.
Da un punto di vista strettamente artistico e musicale, ci tengo ad esprimerLe tutta la mia ammirazione per la Sua intensa e brillante carriera di autore ed interprete di bellissime ed indimenticabili canzoni. Sono un musicista amatoriale (chitarrista autodidatta), appassionato come Lei di musica brasiliana. Sono nato a Torino ma sono figlio di un ottantenne GENOVESE DI RIVAROLO e di una altrettanto ottantenne astigiana, da sempre suoi affezionatissimi fans. Quei due sono insieme da quasi sessant'anni e, anche se litigano in continuazione, si vogliono ancora un gran bene. Genovese lui, Astigiana lei … istintivamente mi viene da pensare a Bruno Lauzi e Paolo Conte, a mio avviso due grandi interpreti della musica italiana che condividono da oltre trent’anni un autentico gioiellino della canzone italiana come “Genova per noi”!
Caro Maestro, non Le nascondo che, grazie ai miei genitori, sin da ragazzino ho avuto modo di ascoltare ed imparare diverse canzoni da Lei composte ed interpretate e mi vanto di averle anche strimpellate di fronte ad un comprensivo pubblico genovese che, fortunatamente, non si è lamentato per la mia difettosa pronuncia dialettale. Ho proprio qui vicino a me “Genova per noi”, un vecchio e consumatissimo vinile da me acquistato nel lontano 1975 che conservo tutt’oggi gelosamente. Le sarei veramente grato se potesse aiutarmi a reperirne in commercio una copia rimasterizzata su CD e mi farebbe veramente piacere avere la copia delle relative partiture, magari munite di una Sua dedica autografa.
Purtroppo, di quell’album suono ancora oggi in modo totalmente imperfetto “Ma se ghe pensu” e “O frigideiro” perché qualche arpeggio e qualche accordo “brasileiro” – ahimè - mi sfugge. Però mi è venuta un’idea: se venisse a Taranto, magari per promuovere qualche iniziativa musicale con incasso devoluto a favore della Fondazione Grigioni , mi farebbe l’onore di essere mio ospite? In quell’occasione Le sarei grato se potesse spiegarmi qualche cosa e, perché no, impartirmi qualche lezione privata di chitarra?
Potrei anche aiutarLa ad organizzare uno spettacolo di beneficenza destinato alla raccolta di fondi per la ricerca medico/scientifica contro il Morbo di Parkinson.
Riporto qui di seguito il finale della dedica impressa sul vecchio vinile del 1975 con il suo autografo: “… O’ Strassè” e Ostaie sono le due novità, pervase di nostalgia per il bel tempo andato e critiche nei riguardi della fretta e della superficialità odierne: la gente butta via tutto, vive senza ricordi, i vecchi vengono cacciati dalle osterie demolite per far posto al cemento della nuova società, è morto anche il Rotta che con la sua magistrale chitarra ne scandiva la vita …”
Ebbene, sento anch’io una forte malinconia quando rammento che, quando ero piccolo ed ero in visita alla mia prozia di Genova - che abitava in Via San Lorenzo - spesso saliva sino al quinto piano il suono di un canto popolare intonato da un coro a bocca chiusa: erano gli avventori di una osteria che giù nel “carruggiu” riproducevano con la bocca i suoni degli strumenti di un’orchestra: mi vengono ancora adesso i brividi.
Ma ora basta con i discorsi tristi perché dobbiamo essere essere ottimisti e fiduciosi anche nei momenti più difficili! Come diceva Carlos Santana in un suo concerto a Città del Messico, citando Bob Marley, dobbiamo pensare positivo e ci dobbiamo costruire un futuro “muy fructifero y positivo”! Sono pertanto pienamente convinto che, grazie alla ricerca medico/scientifica, di cui io sono un convinto sostenitore, il Signor Parkinson prima o poi lo manderemo – tanto per usare un eufemismo - a cantare in qualche altro cortile e a crogiolarsi nella sua rabbia per essere stato definitivamente sconfitto.
Fiducioso di ricevere un Suo cortese cenno di risposta, colgo l’occasione per formularLe i miei più calorosi auguri per un lungo e “muy fructifero y positivo” prosieguo di carriera artistica.
brunorichie
Taranto
P.S.
Sono un emigrato alla rovescia, dato che da circa diciotto anni vivo felicemente al sud.
Non è vero che i genovesi sono tirchi! Sono solo parsimoniosi! PERO' REGALANO UN CD! TE NE RENDI CONTO?
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Purtroppo il Maestro, a causa dell'aggravarsi della sua malattia, non ha mai potuto leggere questa lettera.
Forse potrà farlo adesso da lassù.
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Questa è un mio personale omaggio al Grande Maestro che da pochi mesi ci ha lasciati.
Nella sua lunghissima carriera ha firmato canzoni bellissime ed indimenticabili.
Della Scuola Genovese è stato il primo musicista ad adattare testi scritti in dialetto genovese a composizioni di bossanova e samba.
Negli anni sessanta ebbe infatti la geniale intuizione di assimilare la cadenza e l'incedere del dialetto genovese alla lingua parlata nei sobborghi popolari di Rio de Janeiro e di San Paolo, peraltro abitati da molti nostri connazionali emigrati in Brasile, agli inizi del secolo scorso, per trovare fortuna.
I suoni del dialetto genovese sono in effetti molto simili a quelli della lingua portoghese.
In Brasile e in Argentina è frequente trovare delle persone che sono ancora in grado di esprimersi nel proprio dialetto, specialmente quello genovese, mentre la lingua italiana l'hanno purtroppo dimenticata.
Forse Bruno Lauzi si è ispirato proprio a loro. Ritengo infatti che "Ma se ghe Pensu", motivo della tradizione popolare genovese, non a caso sia stato collocato nell'album "Genova per noi".
Le canzoni comprese nell'album sono: Genova per noi / A bertoela / O scioco / Ostaie / Sto ciccheton de un Gioan / Vicoli / La nostra spiaggia (C’ètait notre plage) / A ‘rappa / Mae ben / O strasse / O frigideiro / Ma se ghe penso.