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Considerazioni sulle vecchie composizioni

di Alexander25 [user #607] - pubblicato il 20 febbraio 2007 ore 11:12
Gli ultimi diari di Robyz e Njuletto mi hanno messo di fronte ad un problema che a volte ho riscontrato anch'io, ma che considero in modo diverso. Approcciarsi a canzoni scritte in diversi periodi della propria vita e magari con band diverse.E' capitato anche a me di non rispecchiarmi più in brani scritti nel passato, soprattutto con band precendenti ai Mururoa e che trovano difficile collocazione all'interno di un contesto musicale diverso. La possibilità e le occasioni che ho avuto di suonare in molte band che si mettevano là a sfornare brani inediti in qualsiasi genere, mi ha consentito di approcciarmi alla composizione in modi sempre molto complessi, i primi brani che scrissi avevo 17 anni, suonavo hard-rock con mini influenze prog/psichedelico(Guns, Tesla, Dream, Pink). Poi ho cominciato a jammare blues con il Banny...un altro mondo. Quindi sono entrato a far parte di una band punk italiano(CCCP style), poi i Mururoa, con i quali ho toccato quasi ogni genere, il genere rock-prog a tratti metal, fusion, pop, blues e anche un pezzettino reagge mai finito. Nel frattempo la parentesi di oltre 3 anni con i Thor del mitico Zio Death che molti hanno conosciuto dietro le pelli al Coatto e lì pura adrenalina: Power, Death, Trash. La nascita dei brani può venire i ogni modo possibile, la maggior parte durante una jammata improvvisata e registrata con vecchie cassette, oppure su riff o idee venute a casa, sulle quali si sviluppano le varie parti.Ora il nocciolo della discussione che volevo intraprendere è: Perchè un'artista si distacca dalle proprie opere? Quando è che la nostra mente non si sente più parte di quelle emozioni? O forse quelle emozioni non furono espresse così bene, o magari non rappresentano un'emozione in quanto tale, ma solo e prettamente una scopiazzatura fatta tanto per dire, questo l'ho fatto io, ma di me non ha un beneamato(e capita molto più spesso di quel che uno pensi).A me è capitato con pezzi in cui ho condiviso la composizione con persone che adesso non riconosco più, forse è il ricordo triste di queste persone che non le fa sentire più mie? Alcune invece mi mettono nostalgia, magari son pezzi allegri, ma mi ricordano un contesto speciale, fatto di gioventù e quel certo non so che ci faceva muovere il mondo, quell'alito di vita che la maturità ci sta annientando piano piano, che rimane acceso con questa fiaccoletta che è la musica.Amo le vecchie e banali canzoncine scritte anni fa, come quelle di adesso, in fondo sono la mia vita in musica. Forse l'unico rammarico è il non poterle più suonare in band, ma forse neanche mi piacerebbe farlo, mi piace però a volte accennarle alla chitarra, come gli amici che si mettono a suonare a casa vecchie canzoni di una stagione che fu. E' il mio diario di emozioni la mia musica. Penso solo al Banana quando rifà i pezzi con il fratello che scrissero a 16 anni nei lontani '70, mi viene la pelle d'oca a pensarci.Morale della favola? Fanculo tutto, la vostra musica è vostra in quanto tale, non la dimenticate mai, non lasciatela andare via da voi stessi, tenetevela stretta lì, vicino al cuore.AlexUnder

Gli ultimi diari di Robyz e Njuletto mi hanno messo di fronte ad un problema che a volte ho riscontrato anch'io, ma che considero in modo diverso. Approcciarsi a canzoni scritte in diversi periodi della propria vita e magari con band diverse.

E' capitato anche a me di non rispecchiarmi più in brani scritti nel passato, soprattutto con band precendenti ai Mururoa e che trovano difficile collocazione all'interno di un contesto musicale diverso. La possibilità e le occasioni che ho avuto di suonare in molte band che si mettevano là a sfornare brani inediti in qualsiasi genere, mi ha consentito di approcciarmi alla composizione in modi sempre molto complessi, i primi brani che scrissi avevo 17 anni, suonavo hard-rock con mini influenze prog/psichedelico(Guns, Tesla, Dream, Pink). Poi ho cominciato a jammare blues con il Banny...un altro mondo. Quindi sono entrato a far parte di una band punk italiano(CCCP style), poi i Mururoa, con i quali ho toccato quasi ogni genere, il genere rock-prog a tratti metal, fusion, pop, blues e anche un pezzettino reagge mai finito. Nel frattempo la parentesi di oltre 3 anni con i Thor del mitico Zio Death che molti hanno conosciuto dietro le pelli al Coatto e lì pura adrenalina: Power, Death, Trash. La nascita dei brani può venire i ogni modo possibile, la maggior parte durante una jammata improvvisata e registrata con vecchie cassette, oppure su riff o idee venute a casa, sulle quali si sviluppano le varie parti.

Ora il nocciolo della discussione che volevo intraprendere è: Perchè un'artista si distacca dalle proprie opere? Quando è che la nostra mente non si sente più parte di quelle emozioni? O forse quelle emozioni non furono espresse così bene, o magari non rappresentano un'emozione in quanto tale, ma solo e prettamente una scopiazzatura fatta tanto per dire, questo l'ho fatto io, ma di me non ha un beneamato(e capita molto più spesso di quel che uno pensi).

A me è capitato con pezzi in cui ho condiviso la composizione con persone che adesso non riconosco più, forse è il ricordo triste di queste persone che non le fa sentire più mie? Alcune invece mi mettono nostalgia, magari son pezzi allegri, ma mi ricordano un contesto speciale, fatto di gioventù e quel certo non so che ci faceva muovere il mondo, quell'alito di vita che la maturità ci sta annientando piano piano, che rimane acceso con questa fiaccoletta che è la musica.

Amo le vecchie e banali canzoncine scritte anni fa, come quelle di adesso, in fondo sono la mia vita in musica. Forse l'unico rammarico è il non poterle più suonare in band, ma forse neanche mi piacerebbe farlo, mi piace però a volte accennarle alla chitarra, come gli amici che si mettono a suonare a casa vecchie canzoni di una stagione che fu. E' il mio diario di emozioni la mia musica. Penso solo al Banana quando rifà i pezzi con il fratello che scrissero a 16 anni nei lontani '70, mi viene la pelle d'oca a pensarci.

Morale della favola? Fanculo tutto, la vostra musica è vostra in quanto tale, non la dimenticate mai, non lasciatela andare via da voi stessi, tenetevela stretta lì, vicino al cuore.

AlexUnder


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hai ragione.
di Enzo85 utente non più registrato
commento del 20/02/2007 ore 11:4
Il fatto è che a volte è proprio istintivo... Sostanzialmente possono esistere due o tre motivi per giustificare (parzialmente) il distacco dalla propria musica:- ci ricorda un momento non particolarmente felice della nostra vita - non ci rappresenta perchè è stata composta in un momento in cui il nostro carattere non si era ancora affinato... - è proprio brutta, può capitareOvviamente, schematizzare e ridurre ad un discorso simile non è utile, l'ho solo fatto per esprimere bene il mio pensiero in merito, dato che non sono molto abile a manifestare quello che penso.Per il resto quoto a mille quello che hai detto tu, la musica è espressione di sentimenti, pensieri e stati d'animo, quindi, mai tornare indietro, solo andare avanti.Ciao Alex
Rispondi
Re:hai ragione.
di Alexander25 [user #607]
commento del 20/02/2007 ore 11:4
Quello che dici è assolutamente vero, sulla bruttezza del pezzo magari è un dato di fatto. Quelli che non mi piacevano allora, difficilmente mi piace rifarli adesso. Quelli che cmq mi ricordano momenti tristi o brutti però forse valgono più di altri che mi piacciono di più ma che non mi ricordano qualcosa in particolare, quando la gioia stessa di suonarli. Sta lì il punto di rottura, secondo me, oltre tutto, non conviene mai mettersi a rinnovare o tentare di modificare una vecchia idea, può essere reinterpetata magari, come si fa con le cover stagionate e restituirla a nuova vita, a volte è molto produttivo, perchè unisce al vecchio ricordo quello nuovo.
Rispondi
Re:hai ragione.
di Enzo85 utente non più registrato
commento del 20/02/2007 ore 11:5
Aggiungo che, spesso, anzi, quasi sempre, conviene, se ne si ha volgia, rimaneggiare i pezzi, mai da soli, ma in compagnia di altri musicisti (magati anche amici). Questo perchè gli altri possono scovare delle sfumature che noi non vediamo, non perchè siamo stupidi, ma perchè portiamo i paraocchi quando si tratta di brani composti da noi. La fantasia e l'imparzialità di chi ci sta intorno possono essere illuminanti...
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La mi risposta.
di njuletto [user #7504]
commento del 20/02/2007 ore 11:5
>>>Perchè un'artista si distacca dalle proprie opere?Ogni brano è frutto del momento in cui è stato concepito, per le emozioni che hanno portato alla sua genesi, per le tecniche utilizzate nel comporlo, per le influenze negli ascolti di quel periodo. Se compongo un brano ascoltando ad esempio molti brani di Pino Daniele è molto probabile che utilizzerò alcune sue progressioni e soluzioni da lui adottate. Nel mio caso spesso i brani sono dettati da esperienze belle o brutte che sono capitate a me: se un brano l'ho scritto lasciandomi con una ragazza ed ora sono bell'e contento insieme ad un altra non avrò lo stesso spirito nell'eseguirla. Logicamente se si ha l'esperienza giusta e una piccola dose di arte attoriale ci si cala nel personaggio e si entra nel clima giusto. La propria autostima e il senso critico giocano un ruolo a volte troppo distruttivo tendendo a denigrare ciò che si è fatto in passato, bollandolo come banale e per questo relegandolo a ruolo di esperienza: "l'ho fatto ma sta bene dove sta". A volte invece si collega ad un brano qualcosa di così traumatico che si tende ad allontanare ed a dimenticare.I miei due centesimi. Ciao,      Angelo
Rispondi
Re:La mi risposta.
di Alexander25 [user #607]
commento del 20/02/2007 ore 12:0
"A volte invece si collega ad un brano qualcosa di così traumatico che si tende ad allontanare ed a dimenticare."Parole sante, mi capita spesso di non sentirmi nell'umore giusto nel suonare un pezzo che mi fa male, in quanto era la trasposizione del mio dolore di un fatto che mi fa tutt'ora male. Ma la canzone in se la considero tra le migliori che abbia mai scritto e quando la interpreto per come le emozioni mi hanno dettato la musica, mi viene sempre un groppo alla gola che quasi mi impedisce di finirla, l'emozione sale e non riesco a controllarla, ma è in questa disperazione che riesco a dare il meglio, che riesco a trasmettere lo stato d'animo che mi ha dettato quelle parole, quella melodia. Pienamente d'accordo con te quindi sullo stato d'animo che influisce anche sulla voglia stessa di suonare un dato pezzo. Noi non siamo professionisti, la gente non conosce la nostra musica e la pretende quando saliamo su un palco, forse è per questo che siamo ancora artisti liberi di suonare ciò che vogliamo, non quello che è dettato dallo show business.
Rispondi
Re:La mi risposta.
di CaptainHarlock utente non più registrato
commento del 20/02/2007 ore 12:2
La chiave di tutto il discorso sta proprio in questo tuo commento, bellissimo tra l'altro: siamo ancora artisti liberi, slegati da logiche di mercato o da imposizioni esterne, che siano esse il "pubblico" o il "manager". Un po' torniamo indietro ad un altro discorso fatto giorni va, relativo alla musica degli anni '70 o in generale quella del passato. La Libertà, il fare cio' che ci piace e ci emoziona di più, è l'unica "chiave" per comporre la Musica, quella che coinvolge anche gli altri nelle proprie emozioni. Anche l'emozione struggente che provi quando interpreti quel particolare brano legato ad un momento tristissimo...Rob  
Rispondi
Re:La mi risposta.
di smilzo [user #428]
commento del 20/02/2007 ore 15:4
Grazie ai posters sopra... accordiani, va! ;) :D per avermi ricordato qualcosa che avevo dimenticato...:))))
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Capire tu non puoi...
di Magnetico [user #1483]
commento del 20/02/2007 ore 12:1
... tu chiamale se vuoi... iniezioni... Io credo che una volta che "diamo alla luce" un brano, questo non sia solo una nostra creazione, ma ormai vive di vita propria, come un figlio. E proprio come un figlio possiamo approvarlo o disapprovarlo, essere più o meno contenti di lui, ma in cuor nostro lo ameremo sempre come un figlio. Così passa il tempo ed un figlio ormai grande decide di fare secondo la sua libertà, e noi lo consideriamo lontano, ma è pur sempre un figlio e lo consideriamo tale nel profondo del nostro cuore..."
Rispondi
Re:Capire tu non puoi...
di Alexander25 [user #607]
commento del 20/02/2007 ore 12:2
Mai definizione per una canzone fu più azzeccata, anch'io considero le mie canzoni(mie intese come parte integrante del gruppo, beninteso, anche gli altri le considerano proprie, Banny, Manuelo, mio padre) come dei figli. Azzeccata pure la citazione di Federico Salvatore :)
Rispondi
Re:Capire tu non puoi...
di CaptainHarlock utente non più registrato
commento del 20/02/2007 ore 12:3
e' figl' so' 'ppiezz'e core! :).Rob (scusate il mio "napoletanese" :p...) 
Rispondi
la musica nel cuore
di CaptainHarlock utente non più registrato
commento del 20/02/2007 ore 12:1
Quel che hai scritto, Alex, è davvero bellissimo. E non so se c'è qualche sorta di telepatia tra te e me, ma... anche se non ci crederai, ti dico che proprio ieri sera stavo riflettendo sulla stessa identica cosa! E se non avessi già scritto tu questo articolo, ne avrei fatto uno molto simile sul mio diario (evitando tra l'altro il delirante post che ho appena salvato :p). Vedi, mi è successo di recente di riportare alla luce delle vecchie "composizioni", che poi erano solo mezze abbozzate o comunque incomplete. Si tratta di brani per chitarra acustica sola, in fingerstyle. E le ho terminate. A dodici anni di distanza... mi pare che scrissi addirittura un post sul diario per l'occasione. Ieri sera mi ci stavo esercitando, perchè oltretutto sono un po' al dilà delle mie attuali possibilità tecniche... insolito, vero? Bene, il punto centrale è questo: a me capita esattamente il contrario rispetto al normale! Quelle cose scritte 10 continuano ad essere bellissime per me, se non più belle di quanto abbia scritto di recente (parlo sempre di chitarra sola in fingerstyle), e di un livello tecnico certamente superiore poichè 12 anni fa avevo il tempo per esercitarmi anche 3 ore al giorno e suonavo decisamente meglio di oggi. Sono attaccatissimo anche alle canzonette sdolcinate e mielose che scrivevo nel primo periodo di "strimpello". Ci rido, ma è un sorriso affettuoso... Sono affezionato a tutta la musica che ho fatto, e continua a piacermi molto. Mi ritrovo tantissimo in quello che hai scritto nell'ultima parte del post, e in generale in tutto il discorso che hai fatto... grazie per aver dato forma ai miei pensieri. A stasera :)...Rob (... sniff... perchè non ho più tutto quel tempo per esercitarmi?? ... sniff ...) 
Rispondi
Re:la musica nel cuore
di danielsyte utente non più registrato
commento del 20/02/2007 ore 16:4
>Sono attaccatissimo anche alle canzonette sdolcinate e mielose che scrivevo nel primo periodo di "strimpello". Ci rido, ma è un sorriso affettuoso... Io non riesco più a fare un pezzo con così tanto sentimento e semplicità armonica di quando ero agli inizi, che il fa barré veniva solo a metà e il do diesis minore mandava in crisi mistica. Stavo male d'umore, e riuscivo a tirare fuori delle cose per me incredibili, semplici, che però mi emozionavano.La nostra musica è troppo legata a noi, ho fatto dei pezzi Power-Trash che racchiudono tutta l'incazzatura che un metallaro di 17 anni può avere (in primis il capire come mai nessuna donna preferiva i suoi concerti alle serate in disco, per cui giù di "the soldiers of steel will take their revenge"), ho fatto delle canzoni grunge di quello triste quando non vedevo via d'uscita... e sono cinque anni che non riesco più a fare un pezzo come si deve, che sia carico di emozioni come prima, perché ho trovato chi mi rende sempre felice (le donne sono la "fine" dei metallari! ; ). Sono migliorato tecnicamente, anche se sempre pippa faccio cose che anni fa non immaginavo nemmeno, eppure tutto quello che mi viene adesso è suonare le emozioni del momento, ma non me la sento di fissarle in una canzone. Bah, sono fatto davvero male.Buona nanna a tutti, io vado a dormire per evitare di essere lost in translation domani!
Rispondi
Re:la musica nel cuore
di Alexander25 [user #607]
commento del 20/02/2007 ore 16:5
Buonanotte uomo del Giappone! :)Per me invece va a tratti, nel senso che prima, come il buon Rob, più tecnico, grazie alle giornate passate esclusivamente a suonare, scrivevo pezzi più difficili da eseguire, soprattutto nelle strutture, più ricercate, assoli lunghissimi e suite da 20 minuti. Adesso invece i brani sono più corti, a volte con un giro armonico relativamente semplice, ma con maggior accuratezza nelle melodie e nelle sonorità, nonchè una maturità soprattutto nei testi che prima non avevo. Arrivo al dunque con poche parole e riesco a trasmettere nel canto e negli accenti musicali gli stati d'animo con maggior impatto e naturalezza. Diciamo che prima non avevo il dono della sintesi e una cultura personale, o forse un bagaglio di esperienza di vita tali da poter esperimere la mia arte al massimo della potenzialità. Insomma vorrei avere la tecnica, il tempo x lo studio/prove e la spensieratezza di allora, ma con il gusto e il bagaglio che ho adesso. Difficile davvero in questo mondo fatto di velocità alle quali non mi adeguo sempre, ma alle quali sono costretto! Dura la vita da metallari :)
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