All'inizio cincischiato un po', non ero più avvezzo a certe situazioni, ma ero finalmente riuscito a prendere il ritmo. Un ritmo lento, cadenzato dal tuo respiro non più possente.
Un occhio distratto al giornale, ma l'attenzione e la speranza focalizzate sul lento stillicidio.
E forse, mentre ti tergevo la fronte, ci siamo detti più di quanto non avessimo mai fatto in passato, con quelli scambi di sguardi vanamente illusori, gli ammiccamenti (mi hai addirittura strizzato l'occhio!), i sorrisi velati di lacrime mai perfettamente dissimulate.
Poi, mentre pensavo di aver tutto sotto controllo, proprio quando pensavo di avere preso il ritmo giusto... hanno portato il paravento ... e tutto è diventato veloce, troppo veloce ...
L'ultima cosa che ho sentito, e di cui ancora rimane l'eco, è stato il tuo "in-gamba!", detto alla tua maniera, tuttod'unfiatounendoleparole, facendo cadere l'accento e la tanta enfasi di cui eri capace sulla seconda sillaba: non più tonante, ma con il solito piglio volitivo.
Lì ci siamo divisi, tu verso un dorato oblio, io con il dubbio di non esserci capiti abbastanza, di non esserci capiti in tempo, nonostante tutto l'affetto...
Il mio abbraccio più forte. Fino a farti male!