|
|
|
| Caro Robyz
|
|
|
Visto che ti so un amico, sempre comprensivo e sempre estremamente intelligente nelle tue opinioni, vorrei un tuo consiglio.
Ricordo un tuo diario sulla questione del bon ton in ufficio.
Bene, in quell'occasione, le cose sono state facili per te: il tizio in questione era maschio ed aveva probabilmente una faccia che richiamava più schiaffi del sedere di una battona olandese.
Io mi trovo con una bella gatta da pelare, invece: cosa fare se una collega d'ufficio, molto gentile ed educata, chiudendo circospetta la porta, lascia alle sue spalle, ben chiuso nella stanza del bagno (non essendosi premurata di aprire la finestrella), un pungente nonché ributtante odore escrementizio (leggasi merda)?
Insomma, non ho il coraggio di pregarla apertamente di lasciare aperta la finestra nel "caso di bisogno"... Pensi che una lettera anonima, di quella con le lettere ritagliate dalle riviste (nello specifico cataloghi di deodoranti da cesso), possa aiutare? Magari un cartello nel bagno che invita ad arricchire l'alimentazione di fibra e fermenti lattici?
Lo chiedo anche un po' per pudore: sai, il bagno è nel mio ufficio e non vorrei che si attribuisse al mio tubo digerente quell'olezzo di campo... Non che la mia profumi, s'intende, ma a tutto c'è un limite. Al massimo, si può sempre aprire la finestra, no?
|
Visto che ti so un amico, sempre comprensivo e sempre estremamente intelligente nelle tue opinioni, vorrei un tuo consiglio.
Ricordo un tuo diario sulla questione del bon ton in ufficio.
Bene, in quell'occasione, le cose sono state facili per te: il tizio in questione era maschio ed aveva probabilmente una faccia che richiamava più schiaffi del sedere di una battona olandese.
Io mi trovo con una bella gatta da pelare, invece: cosa fare se una collega d'ufficio, molto gentile ed educata, chiudendo circospetta la porta, lascia alle sue spalle, ben chiuso nella stanza del bagno (non essendosi premurata di aprire la finestrella), un pungente nonché ributtante odore escrementizio (leggasi merda)?
Insomma, non ho il coraggio di pregarla apertamente di lasciare aperta la finestra nel "caso di bisogno"... Pensi che una lettera anonima, di quella con le lettere ritagliate dalle riviste (nello specifico cataloghi di deodoranti da cesso), possa aiutare? Magari un cartello nel bagno che invita ad arricchire l'alimentazione di fibra e fermenti lattici?
Lo chiedo anche un po' per pudore: sai, il bagno è nel mio ufficio e non vorrei che si attribuisse al mio tubo digerente quell'olezzo di campo... Non che la mia profumi, s'intende, ma a tutto c'è un limite. Al massimo, si può sempre aprire la finestra, no? |
|
|
|
|
|
|