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| Presidente #2
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ROMA - Giorgio Napolitano celebra al Quirinale la giornata per la ricerca sul cancro lanciando una esortazione che è anche un messaggio di fiducia affinchè si trovino insieme alle autorità religiose "soluzioni ponderate e condivise sulla liberta di ricerca, sui suoi codici, sulle regole e i più complessi temi bioetici". Un discorso del tipo "la libertà di ricerca non si tocca" non bastava?La bioetica trascende l'ambito religioso. La prima è (o dovrebbe essere) moderna, cioè autoriflessiva, la seconda, checché se ne dica, non può esserlo: è dogmatica. E' un errore ritenere che vi possa essere un'integrazione. Lo so, sembra che ci sia un nesso tra religione e bioetica, ma non c'è. Certo, la religione fornisce un punto di vista, che, però, è impermeabile ad ogni altra ideologia. E' tutto fuori che democratica. La bioetica si pone di fronte a temi nuovi, a dilemmi, con un po' di tradizione per guidarla, ma una grande apertura al nuovo, alla possibilità. La bioetica si può legittimamente interrogare sulle conseguenze di una scelta, la religione si interroga esclusivamente sulla scelta.
Se l'etica può porre sul tavolo il dubbio dell'utilitarismo (es. è giusto uccidere una persona se questo salva tutti?), la religione non si pone assolutamente questo tipo di problemi. La religione si basa su dei dogmi indiscutibili e, soprattutto, è appesantita dall'inerzia della tradizione (da cui tutti i discorsi fuori di testa su sesso, amore "diverso", vita...).L'etica è ciò che guida dall'esterno la scienza, che, internamente, è libera. E va bene. Ma ognuno intende l'etica come più gli pare e l'etica in sé ascolta tutte le voci. Le religioni sono voci in particolare. Eppure hanno talmente tanto peso... Troppo.Non sono anti-religioso, non sono neppure ateo. Ma la mia educazione mi deve aver spinto su vie di ragionamento molto diverse da quelle delle religioni che conosco. Tranne il protestantesimo, forse.
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ROMA - Giorgio Napolitano celebra al Quirinale la giornata per la ricerca sul cancro lanciando una esortazione che è anche un messaggio di fiducia affinchè si trovino insieme alle autorità religiose "soluzioni ponderate e condivise sulla liberta di ricerca, sui suoi codici, sulle regole e i più complessi temi bioetici". Un discorso del tipo "la libertà di ricerca non si tocca" non bastava? La bioetica trascende l'ambito religioso. La prima è (o dovrebbe essere) moderna, cioè autoriflessiva, la seconda, checché se ne dica, non può esserlo: è dogmatica. E' un errore ritenere che vi possa essere un'integrazione. Lo so, sembra che ci sia un nesso tra religione e bioetica, ma non c'è. Certo, la religione fornisce un punto di vista, che, però, è impermeabile ad ogni altra ideologia. E' tutto fuori che democratica. La bioetica si pone di fronte a temi nuovi, a dilemmi, con un po' di tradizione per guidarla, ma una grande apertura al nuovo, alla possibilità. La bioetica si può legittimamente interrogare sulle conseguenze di una scelta, la religione si interroga esclusivamente sulla scelta.
Se l'etica può porre sul tavolo il dubbio dell'utilitarismo (es. è giusto uccidere una persona se questo salva tutti?), la religione non si pone assolutamente questo tipo di problemi. La religione si basa su dei dogmi indiscutibili e, soprattutto, è appesantita dall'inerzia della tradizione (da cui tutti i discorsi fuori di testa su sesso, amore "diverso", vita...). L'etica è ciò che guida dall'esterno la scienza, che, internamente, è libera. E va bene. Ma ognuno intende l'etica come più gli pare e l'etica in sé ascolta tutte le voci. Le religioni sono voci in particolare. Eppure hanno talmente tanto peso... Troppo. Non sono anti-religioso, non sono neppure ateo. Ma la mia educazione mi deve aver spinto su vie di ragionamento molto diverse da quelle delle religioni che conosco. Tranne il protestantesimo, forse. |
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