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di giorgio montanari [user #6752] - pubblicato il 24 ottobre 2006 ore 09:45
Per tornare a casa la strada è lunga. La strada è lunga e di tempo per pensare ce n'è sempre tanto. Ieri, in mezzo a mille pensieri mi sono venute in mente due persone che ho incontrato tanti anni fa e di cui mi ero completamente dimenticato.Il primo si chiamava e, se non l'hanno accoltellato prima, si chiama ancora F. F non era il suo nome, non credo che nessuno si desse la pena di ricordare il suo nome: come i generali nell'esercito, aveva solo un cognome. Ed era un cognome che faceva tremare. F era un ragazzone altro alto e con due braccia che sembravano badili. Si speculava a lungo sulla sua età, noi ragazzi di seconda media. Non era improbabile che si avvicinasse a grandi passi verso l'età per la galera. F aveva una faccia da scemo che, se non ti avesse messo una paura incredibile, ti avrebbe fatto venire voglia di prenderlo a schiaffi. I suoi occhi ebeti covavano una furia cieca, senza appello. La bocca, sempre socchiusa, era contornata da una peluria rada e morta. Sulle guance gli pendevano le basette rade, ancora in aria di pubertà. F non parlava mai. Lui menava. Per noi era una specie di zingaro, di nomade che cambiava scuola ogni anno, ogni volta che veniva bocciato (allora si diceva "potato"). Ma non sembrava importargli: lui era come quegli uomini misteriosi delle ballate, che arrivano, prendono quello che vogliono, rapiscono la moglie del falegname e scompaiono. Non aveva alcuna profondità psicologica moderna: lui faceva quello che faceva, e basta. Come gli eroi di Omero. L'unico suo vezzo era una fila interminabile di orecchini (otto nel sinistro e quattro nel destro). Ma parevano più un trofeo o un marchio. Non sembravano aver alcuno spirito estetico. Tutto di F era truce.A latere, cito altre due figure maschili che fanno parte del mio immaginario, anche se con questi non ho mai avuto a che fare direttamente.Il primo era Musta, detto Musta il malvagio. Dai brevi racconti, dalle frasi smozzicate che rimangono nella memoria, ecco quel che ne emerge: Musta non era italiano, Musta aveva pieno possesso del territorio e conosceva molte persone, i ragazzi che lo guardavano con tanto d'occhi e ne ascoltavano i discorsi al bar e quella selva di manovali, disoccupati, ubriaconi ed emarginati che sembrano vivere al bar. Musta sapeva farsi rispettare. Raccontava con disprezzo di un film visto in televisione la sera prima: il disprezzo era rivolto alla morte di un personaggio, una morte strascicata, ricca di parole e commozione. No, quando uno muore fa "ahrgh!" e cade giù. Musta sembrava avere un senso dell'umorismo, un po' sarcastico, caustico. "Hey, dammi una cassa di birra!" - "Hai ospiti questa sera, Musta?" - "No, ho tua madre a casa."Musta era un personaggio tipico dei racconti di alcuni amici. I loro racconti avevano per ero un secondo personaggio: il Piranha. Detto Piras. Il Piras aveva quasi quarant'anni, non era mai stato sposato e si pagava l'affitto insegnando ping pong. Il Piras aveva un piccolo club informale con due altri iscritti regolari e qualche comparsa che poi svaniva dopo poco. Il club era una specie di ritrovo dei don Giovanni: il loro maggior divertimento consisteva nell'aggiornarsi mensilmente sulle reciproche conquiste e nello stilare una classifica generale alla fine dell'anno. In molti provavano ad entrare in questo club, ma nessuno restava a lungo: vuoi per quel senso di umanità che alberga in molti di noi, vuoi per palese incapacità a competere (i numeri erano davvero alti, a quanto pare!). Le regole del club: - L'importante è il numero: se vai con la stessa due volte non conta. - L'importante è darlo: se vai con un uomo, va bene, ma non puoi essere passivo. - L'importante è concludere: non è importante fare tutto, l'importante è fare qualcosa. I punti: - Ogni essere conquistato veniva annotato in un libricino, con un voto per la bellezza e un numero che indicava il tipo di prestazione (c'erano 1, 2, 3 e 3a: non posso spiegare nel dettaglio...). Persino una mia conoscente è finita nella rete del Piranha, chge aveva mentito sull'età (vezzosamente calandosi il numero di anni) e sulla professione (insegnante di filosofia). Ora, si potrebbe dire un sacco di cose, ma il punto è che lui l'aveva fatta sentire bene, importante, unica. E lei era anche grata...Il secondo ricordo che mi è sovvenuto ieri sera è quello di S. Ero appena arrivato alle elementari, fresco di asilo. S era all'ultimo anno. Ora come ora non so cosa mi ha attirato in lei, ripensandoci direi che era pure molto antipatica e non particolarmente graziosa. Diciamo che grazie a lei mi sono tolto l'illusione che il mondo fosse un dolcetto da sgranocchiare, frutto di un'infanzia assai felice, e che la gente fosse tutta simpatica, altra idea maturata in sei anni di coccole e di amici sinceri. L'unico ricordo che ho di lei è il seguente: qualcuno mi aveva regalato una scatola di caramelle di liquerizia. Per me erano una prelibatezza rara, non avendole mai assaggiate prima. Sfortunatamente, la bellissima scatola di Zorro che le conteneva si stava rovinando, così decisi di metterle nella prima scatola pulita che sono riuscito a recuperare. Con grande galanteria, ho deciso di portarle con me a scuola e di offrirne all'oggetto dei miei desideri. Con grande garbo, lei mi squadra con una faccia da Anthony Perkins e sbotta, con tono gutturale, in un "proprio nella scatola dei cotton fioc dovevi metterle?" Credo che da allora il mondo non abbia più luccicato della stessa luce per me.---Brano del giorno: In My Life

Per tornare a casa la strada è lunga. La strada è lunga e di tempo per pensare ce n'è sempre tanto. Ieri, in mezzo a mille pensieri mi sono venute in mente due persone che ho incontrato tanti anni fa e di cui mi ero completamente dimenticato.

Il primo si chiamava e, se non l'hanno accoltellato prima, si chiama ancora F. F non era il suo nome, non credo che nessuno si desse la pena di ricordare il suo nome: come i generali nell'esercito, aveva solo un cognome. Ed era un cognome che faceva tremare. F era un ragazzone altro alto e con due braccia che sembravano badili. Si speculava a lungo sulla sua età, noi ragazzi di seconda media. Non era improbabile che si avvicinasse a grandi passi verso l'età per la galera. F aveva una faccia da scemo che, se non ti avesse messo una paura incredibile, ti avrebbe fatto venire voglia di prenderlo a schiaffi. I suoi occhi ebeti covavano una furia cieca, senza appello. La bocca, sempre socchiusa, era contornata da una peluria rada e morta. Sulle guance gli pendevano le basette rade, ancora in aria di pubertà. F non parlava mai. Lui menava. Per noi era una specie di zingaro, di nomade che cambiava scuola ogni anno, ogni volta che veniva bocciato (allora si diceva "potato"). Ma non sembrava importargli: lui era come quegli uomini misteriosi delle ballate, che arrivano, prendono quello che vogliono, rapiscono la moglie del falegname e scompaiono. Non aveva alcuna profondità psicologica moderna: lui faceva quello che faceva, e basta. Come gli eroi di Omero. L'unico suo vezzo era una fila interminabile di orecchini (otto nel sinistro e quattro nel destro). Ma parevano più un trofeo o un marchio. Non sembravano aver alcuno spirito estetico. Tutto di F era truce.

A latere, cito altre due figure maschili che fanno parte del mio immaginario, anche se con questi non ho mai avuto a che fare direttamente.

Il primo era Musta, detto Musta il malvagio. Dai brevi racconti, dalle frasi smozzicate che rimangono nella memoria, ecco quel che ne emerge: Musta non era italiano, Musta aveva pieno possesso del territorio e conosceva molte persone, i ragazzi che lo guardavano con tanto d'occhi e ne ascoltavano i discorsi al bar e quella selva di manovali, disoccupati, ubriaconi ed emarginati che sembrano vivere al bar. Musta sapeva farsi rispettare. Raccontava con disprezzo di un film visto in televisione la sera prima: il disprezzo era rivolto alla morte di un personaggio, una morte strascicata, ricca di parole e commozione. No, quando uno muore fa "ahrgh!" e cade giù. Musta sembrava avere un senso dell'umorismo, un po' sarcastico, caustico. "Hey, dammi una cassa di birra!" - "Hai ospiti questa sera, Musta?" - "No, ho tua madre a casa."

Musta era un personaggio tipico dei racconti di alcuni amici. I loro racconti avevano per ero un secondo personaggio: il Piranha. Detto Piras. Il Piras aveva quasi quarant'anni, non era mai stato sposato e si pagava l'affitto insegnando ping pong. Il Piras aveva un piccolo club informale con due altri iscritti regolari e qualche comparsa che poi svaniva dopo poco. Il club era una specie di ritrovo dei don Giovanni: il loro maggior divertimento consisteva nell'aggiornarsi mensilmente sulle reciproche conquiste e nello stilare una classifica generale alla fine dell'anno. In molti provavano ad entrare in questo club, ma nessuno restava a lungo: vuoi per quel senso di umanità che alberga in molti di noi, vuoi per palese incapacità a competere (i numeri erano davvero alti, a quanto pare!). Le regole del club: - L'importante è il numero: se vai con la stessa due volte non conta. - L'importante è darlo: se vai con un uomo, va bene, ma non puoi essere passivo. - L'importante è concludere: non è importante fare tutto, l'importante è fare qualcosa. I punti: - Ogni essere conquistato veniva annotato in un libricino, con un voto per la bellezza e un numero che indicava il tipo di prestazione (c'erano 1, 2, 3 e 3a: non posso spiegare nel dettaglio...). Persino una mia conoscente è finita nella rete del Piranha, chge aveva mentito sull'età (vezzosamente calandosi il numero di anni) e sulla professione (insegnante di filosofia). Ora, si potrebbe dire un sacco di cose, ma il punto è che lui l'aveva fatta sentire bene, importante, unica. E lei era anche grata...

Il secondo ricordo che mi è sovvenuto ieri sera è quello di S. Ero appena arrivato alle elementari, fresco di asilo. S era all'ultimo anno. Ora come ora non so cosa mi ha attirato in lei, ripensandoci direi che era pure molto antipatica e non particolarmente graziosa. Diciamo che grazie a lei mi sono tolto l'illusione che il mondo fosse un dolcetto da sgranocchiare, frutto di un'infanzia assai felice, e che la gente fosse tutta simpatica, altra idea maturata in sei anni di coccole e di amici sinceri. L'unico ricordo che ho di lei è il seguente: qualcuno mi aveva regalato una scatola di caramelle di liquerizia. Per me erano una prelibatezza rara, non avendole mai assaggiate prima. Sfortunatamente, la bellissima scatola di Zorro che le conteneva si stava rovinando, così decisi di metterle nella prima scatola pulita che sono riuscito a recuperare. Con grande galanteria, ho deciso di portarle con me a scuola e di offrirne all'oggetto dei miei desideri. Con grande garbo, lei mi squadra con una faccia da Anthony Perkins e sbotta, con tono gutturale, in un "proprio nella scatola dei cotton fioc dovevi metterle?" Credo che da allora il mondo non abbia più luccicato della stessa luce per me.

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Brano del giorno: In My Life


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di FerroFe [user #8337]
commento del 24/10/2006 ore 21:3
... di scriverci sopra un pezzo? Oppure lo hai già fatto? Perchè secondo me sono dei soggetti perfetti... Bella pagina Giorgio! Un salutone! Fulvio
Rispondi
Re:Ha mai pensato...
di giorgio montanari utente non più registrato
commento del 24/10/2006 ore 23:1
A dire la verità no. Ma non so se sono capace: è davvero difficile per me scrivere i testi.Grazie
Rispondi
Re:Ha mai pensato...
di danielsyte utente non più registrato
commento del 26/10/2006 ore 16:2
Beh, se non un pezzo, almeno un racconto. Ti porta via un sacco di tempo, però appaga! Non lascerei cadere nel vuoto queste rige, sono piene di melaconia per un tempo che non c'é più, mi hai fatto ricordare le figure mitiche che hanno popolato la mia prima giovinezza (ora sono alla seconda parte, ché ai 30 ancora quasi 3 anni mi separano). Provaci, ridendo e scherzando al mio costanzino (colui che divideva la camera d'appartamento all'università) l'hanno pubblicato e sta pure andando bene!
Rispondi
Re:Ha mai pensato...
di giorgio montanari utente non più registrato
commento del 26/10/2006 ore 16:3
Grazie per l'incoraggiamento.Non è con scarsa modestia che dico di essere, letterariamente, un semi-analfabeta. Gli ultimi sei anni ho letto tantissimo, ma letteratura scientifica (se l'antropologia è una scienza...). In generale, poi, non ho mai avuto un rapporto strettissimo con la letteratura e non vorrei rientrare nel novero di quelli che "c'è più gente che scrive di quella che legge"...Ho in famiglia uno che a scrivere c'ha provato, ha pubblicato (raccolta di racconti, racconti su antologie e riviste) e 1. so quanto lavoro ci vuole "per fare un buon lavoro", 2. so quanto sia difficile arrivare a fare della propria passione, se non un lavoro che paga tutti i conti, qualcosa che si discosti dal livello di amatorialità per ritmi di pubblicazione e retribuzione del lavoro.Infine, l'arte buona non è mai davvero biografica: quella, al massimo, è psicanalisi dozzinale e spesso patetica! (ovviamente scherzo) ;-)
Rispondi
Re:Ha mai pensato...
di moonlite [user #6398]
commento del 26/10/2006 ore 16:5
Se veramente sei semi-analfabeta lo nascondi proprio bene...:-)) Infatti questa pagina di diario di per sè è già quasi un racconto ed è molto bella. Leggendola mi ha ricordato alcune scene di Radiofreccia, il film del Liga. Non ci vuole molto di più a passare da questa ad un racconto vero e proprio. Basta raccontare, come raccomandava Hemingway, delle cose che conosciamo. Anche a me piace scrivere, lo faccio da parecchio tempo anche se non professionalmente. Mi serve per scaricare le tensioni e per conoscermi meglio: provare per credere. Magari alla fine creiamo anche un'antologia degli accordiani..:-)) Ciao Paolo
Rispondi
sono snob
di giorgio montanari utente non più registrato
commento del 26/10/2006 ore 17:2
>>> Se veramente sei semi-analfabeta lo nascondi proprio bene...:-)) Parlo di letteratura, nel senso di "bello scrivere": se mi leggo un librone di 500 pagine con le interviste di Dylan o conosco a memoria un paio di libri sui Beatles, mica mi sento letterariamente maturato. Se leggo un libro di Steinbeck o la Figlia del capitano di Pushkin, sì. Su questo sono assolutamente certo: se le frasi non arrivano alla fine della riga, non necessariamente è poesia - magari è la lista della spesa; se ci sono delle parole su una pagina e le pagine sono più di cento, non è detto che sia un romanzo - può essere l'elenco del telefono. E nella categoria "elenchi del telefono" metto il 90% della roba pubblicata (Codice da Vinci e Harry Potter compresi).Tu che dici?PS: mi fa piacere che ti sia piaciuto quello che ho scritto, ma non mi monto la testa: sono sempre quello di sempre... ringrazio dio, i miei fans, i miei genitori, la mia ragazza, la casa discografica... aspetta che bacio la seconda classificata, piango un po', accetto i fiori, sorriso, profilo destro, profilo sinistro... ;-)
Rispondi
Re:sono snob
di danielsyte utente non più registrato
commento del 26/10/2006 ore 18:5
Nooo...il codice da vinci era il mio preferito... con personaggi così ben definiti ed originali, nuovi, proprio mai visti, con una trama inedita... Aspetta, forse era meglio iniziare con: Ma sei pazzo? Non riconosci la poesia che c'é in "Abbà Alberto, Corso Piave 5, 0173 280 223 Abbà Antonio, Corso Langhe 65/bis, 0173 280 324, ..."? Io ho provato a scrivere qualcosa per conto mio, proprio insieme al mio costanzino, poi lui ha deciso di continuare (e si guadagna da vivere come giornalista, i ricavi del suo libro li ha destinati tutti a "Save the Children") ma sempre e solo come passione. Innanzitutto chi scrive lo fa per se stesso, per togliersi di dosso le cose che si sente dentro, per scaricare le cose che gli fanno male e stare meglio, oppure per stare peggio. Il successo viene dopo, e non è detto che venga. E non è detto che per scrivere ed essere pubblicati si debbano per forza stipulare contratti tipo "5 libri in 5 anni". Ci sono piccoli editori che lasciano gli scrittori liberi. Conosco le difficoltà del farsi pubblicare, e le conosci anche tu. Ma credo poche cose vietino a noi accordiani di mettere su un sito di racconti di accordiani, e postare il link su quant'altro. Come la musica, anche la scrittura aiuta a crescere, a conoscere se stessi meglio. Mi piacerebbe un piccolo angolo letterario, dove discutere, postare i propri racconti, fare critica... O forse è il mio solito ottimismo
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Re:sono snob
di moonlite [user #6398]
commento del 26/10/2006 ore 22:3
"Innanzitutto chi scrive lo fa per se stesso, per togliersi di dosso le cose che si sente dentro, per scaricare le cose che gli fanno male e stare meglio, oppure per stare peggio. "Verissimo Daniel, verissimo e oltretutto funziona bene. Quando rileggo quello che ho scritto anni fa riesco a risentire l'odore di quei giorni e mi sento più leggero." Ma credo poche cose vietino a noi accordiani di mettere su un sito di racconti di accordiani, e postare il link su quant'altro. Come la musica, anche la scrittura aiuta a crescere, a conoscere se stessi meglio. Mi piacerebbe un piccolo angolo letterario, dove discutere, postare i propri racconti, fare critica... O forse è il mio solito ottimismo"Allora siamo in due ad essere ottimisti. Si, piacerebbe anche a me, vediamo se si può fare qualcosa.Ciao Paolo
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Re:sono snob
di moonlite [user #6398]
commento del 26/10/2006 ore 22:2
"PS: mi fa piacere che ti sia piaciuto quello che ho scritto, ma non mi monto la testa"Io non scrivo per diventare famoso, lo sono già tra le persone che mi vogliono bene... ;-) Tra l'altro pochissimi, anzi praticamente nessuno di loro ha letto le mie cose. Le tengo per me perchè vengono da quell'angolo di anima dove si nascondono normalmente i sentimenti più strani e bislacchi, le cose che chi mi conosce di persona magari non riuscirebbe a spiegarsi perchè la vita di tutti i giorni non ama le cose "irregolari". Non riesco a spiegarmi meglio di così, ma se vuoi ho lasciato un paio di racconti sulle pagine del mio diario, magari spiegano meglio quello che vorrei dire. Qui sulla rete riusciamo, se vogliamo, ad essere anonimi ed ugualmente sinceri. O falsi, se essere diverso da quello che sei è ciò che ti interessa..."Tu che dici?"Mah, ho sempre letto molto e nonostante questo ancora mi manca moltissimo per aver letto tutto quello che merita. C'è molta spazzatura e molto di pretenzioso, ma la roba buona dura nel tempo. E il tempo dura mooolto a lungo... Ciao Giorgio e... leggiamoci ancora. Paolo
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