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Giornalismo

di Robyz [user #66] - pubblicato il 16 ottobre 2006 ore 18:49
In una società come la nostra l'informazione vien prima di tutto, è vero che l'informazione è potere, frasetta da 5 centesimi con la quale ormai tutti si riempiono la bocca, è vero che la tecnologia ha messo a disposizione un canale per far viaggiare informazioni in ogni modo e di ogni tipo ma a volte mi chiedo se questo sia solo un bene... vedo una fame di informazioni che ha del perverso, la gente divora TG, resoconti, rotocalchi, gossip instancabilmente, con una naturalezza ed un cinismo a dir poco incredibili; assorbe atteggiamenti stereotipati, modi di dire, di fare... beh, ci siamo capiti... ultimamente vedo che molti stanno seguendo la vena del giornalismo investigativo, tutti molto bravi a porre questioni, insinuare dubbi, prodigarsi in verosimili ragionamenti ed elucubrazioni; trattano argomenti scottanti come fanno i veri giornalisti: con totale distacco se non con la merdosa retorica del buonismo più becero, quello che ti impedisce di dire che non te ne frega un cazzo solo perchè hai paura del giudizio degli altri e non certo per reale sentimento di solidarietà... ai secondi non dico nulla, per quanto false, le frasi fatte di solidarietà hanno sempre la capacità di dare un certo sollievo, ai primi, gli investigatori da quattro soldi che non sanno pesare le parole e per amore di "critica" (che il più delle volte è solo occupare tempo che sarebbe meglio speso a produrre qualcosa) ricordo un detto popolare che credo sia azzeccatissimo: "sono tutti froci, col culo degli altri", attendo fiducioso che il loro cinismo venga messo alla prova quando meno se lo aspettano

In una società come la nostra l'informazione vien prima di tutto, è vero che l'informazione è potere, frasetta da 5 centesimi con la quale ormai tutti si riempiono la bocca, è vero che la tecnologia ha messo a disposizione un canale per far viaggiare informazioni in ogni modo e di ogni tipo ma a volte mi chiedo se questo sia solo un bene... vedo una fame di informazioni che ha del perverso, la gente divora TG, resoconti, rotocalchi, gossip instancabilmente, con una naturalezza ed un cinismo a dir poco incredibili; assorbe atteggiamenti stereotipati, modi di dire, di fare... beh, ci siamo capiti... ultimamente vedo che molti stanno seguendo la vena del giornalismo investigativo, tutti molto bravi a porre questioni, insinuare dubbi, prodigarsi in verosimili ragionamenti ed elucubrazioni; trattano argomenti scottanti come fanno i veri giornalisti: con totale distacco se non con la merdosa retorica del buonismo più becero, quello che ti impedisce di dire che non te ne frega un cazzo solo perchè hai paura del giudizio degli altri e non certo per reale sentimento di solidarietà... ai secondi non dico nulla, per quanto false, le frasi fatte di solidarietà hanno sempre la capacità di dare un certo sollievo, ai primi, gli investigatori da quattro soldi che non sanno pesare le parole e per amore di "critica" (che il più delle volte è solo occupare tempo che sarebbe meglio speso a produrre qualcosa) ricordo un detto popolare che credo sia azzeccatissimo: "sono tutti froci, col culo degli altri", attendo fiducioso che il loro cinismo venga messo alla prova quando meno se lo aspettano


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di Mario Monteleone [user #10]
commento del 16/10/2006 ore 19:4
Il problema che ti poni è uno di quelli che possono essere affrontati da diversi punti di vista, tutti a partire da alcune domande:esiste un'etica del diritto di cronaca? se esiste, chi controlla l'applicazione corretta e costante di questa etica? e infine, c'è un controllore che a sua volta controlla i controllori dell'etica del diritto di cronaca? Il problema è ovviamente anche deontologico, oltre che caratteriale dei singoli, perché ci sono i giornalisti che vanno in Afghanistan e si fanno rapire o ammazzare, pur di provare a dire al mondo quello che succede; e poi, all'estremo opposto dello schieramento, ci sono quelli che come dici tu raschiano il barile dell'umana immondizia. In mezzo c'è una ridda di persone che fanno giornalismo ordinario, ovvero scrivono per campare.  Il codice professionale sicuramente c'è, il controllo delle sue applicazioni è invece un po' meno presente. Ed è questo il problema etico. Da questo punto di vista, fa ridere il fatto che ad oggi, oltre a quella vecchia storia di David Sassolo, Gad Lerner e altri - giustamente espulsi e poi stranamente riammessi nell'ordine per via di foto pedopornografiche mandate nei TG del prime time "per diritto di cronaca" - abbiamo visto Sposini, Damascelli e Biscardi sospesi dall'ordine per via delle presunte connivenze con Calciopoli - potenza dell'italica pedata, che riesce a far riesumare codici di comportamento che altrimenti rimarrebbero sepolti sotto il diritto al diritto di cronaca...  Io come "semplice cittadino", ho capito però una cosa precisa: mai credere ad un giornalista, perché per definizione non ha interesse a dipingere la realtà dei fatti, ma ha interesse a reinterpretarla, ed esporla ai suoi lettori. E' vero, l'obiettività assoluta non esiste, perché è impossibile raccontare delle cose senza far trapelare - anche involontariamente - il proprio punto di vista. Ma a parte i grandi nomi - Montanelli, Biagi, Bocca, Scalfari - di giornalisti che "tendono" all'obiettività ce ne sono davvero pochi. E questo, come ricordi, di recente ha dato agio a certi Napoleoni nostrani nel dire che "la stampa è tutta comunista". Io direi che non è comunista, semplicemente è "volontariamente, culturalmente e deontologicamente imprecisa", altrimenti quel Napoleone lì non sarebbe rimasti in sella per cinque anni.  Pensa al Watergate, a Woodward e Bernstein, e chiediti: com'è che in Italia non abbiamo mai avuto campagne giornalistiche simili? :-) 
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