L'omino verde è una macchina. E' stato chiamato così perché è tutto verde, non verde chiaro come un pisello, ma neanche verde scuro. E' verde e basta. E' una macchinetta tutta curve, che sembra uscita da un fumetto.
L'omino verde è stata la mia prima macchina. E' arrivata usata: sullo specchio nel parasole del passeggero, un bacio col rossetto e una scritta "ci vediamo presto"... La macchina, a quanto mi si è detto, apparteneva ad un tizio morto di tumore: insomma, non l'ho preso per un buon segno... Quando si dice il bacio della morte...
L'omino verde non passa inosservato: non importa dove sei, potresti aver parcheggiato all'inferno che la ritroveresti in mezzo alla bolgia più affollata, così splendente nella sua livrea verde. Verde e basta.
L'omino verde è stato testimone di tante cose: viaggi, coccole, litigi, tanta musica cantata a squrciagola... Persino una chiacchierata con Lauro tra l'hotel e il Kubo a Bolzano.
L'omino verde da un po' non sta bene e la mattina non vuole svegliarsi. Sono le fasce elastiche, ha detto Piero, il meccanico, allargando le braccia... Un giorno potrebbe non svegliarsi più.