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SIAE-META scende in campo l'Antitrust - Sta pizza te la mangi per forza... vietato uscire dalla pizzeria.

di Pucci [user #63452] - pubblicato il 05 aprile 2023 ore 22:09
Copio incollo un articolo da DDay che ho appena letto e mi ha lasciato perplesso chiedendomi se e' possibile oppure no.. Magari sbaglio a capire, ma SIAE e' proprio una bella roba ( al contrario)  PAZZESCO!!!
E' un po' lungo, ma quello che sta succedendo ha dell'iverosimile e l'articolo riportato spiega bene cosa sta accadendo, 
SIAE-Meta, scende in campo l'Antitrust: "Da Meta un danno grave e irreparabile alla competizione"
In seguito a un esposto di SIAE, l'Authority Antitrust apre un procedimento a carico di Meta per abuso di dipendenza economica. In sostanza, Meta non ha scelta: la "pizza SIAE" la deve mangiare e pagare quanto c'è scritto sul menù. Vietato mangiare altrove e anche digiunare.
Un facoltoso turista estero entra in una pizzeria di Roma, ingolosito da una bella vetrina, dal forno a legna e tutto il resto. E poi è ora di cena e la fame si fa sentire.
Chiede di vedere il menù e scopre che la pizzeria, dove era già stato in passato, ha aumentato moltissimo i prezzi, più o meno del 400%. Chiede spiegazioni: gli aumenti delle materie prime, le farine più digeribili, le dimensioni della pizza sono aumentate e la farcitura è più ricca, secondo il pizzaiolo. Lui può permettersi questa spesa, beninteso. Ma non vuol dire che per questo abbia voglia di vedere un conto quadruplicato per qualcosa che ai suoi occhi appare simile all'ultima volta ha che frequentato il locale. Prova a trattare, ma le posizioni restano distanti, con un aumento che non scende sotto il 310%.
Il cliente (o aspirante tale) getta la spugna e decide, in polemica con il gestore della pizzeria, di andarsene, magari in una bella steak house, dove spenderebbe forse meno per materie prime più pregiate. Ma mentre carica le gambe per alzarsi, una mano pesante gli si poggia sulla spalla e, lentamente ma con fermezza, lo riporta sulla sedia. È l'AGCM: "No, caro mio, questa pizza che ti è sempre piaciuta, ora la devi mangiare. E ovviamente la devi pagare quanto decide il venditore: non si è mai visto che sia l'acquirente a decidere il prezzo". Il ricco turista è stranito: "Guardi, grazie dell'invito, ma non ho più voglia di pizza, mi è andata di traverso. Per questa volta cambio ristorante". Il signor AGCM inizia un lungo discorso sulla base di un presunto "abuso di dipendenza economica": "Il pizzaiolo oramai si aspetta che tu la pizza la mangi e se ora non la mangi più, arrechi un danno non solo al pizzaiolo e ai suoi dipendenti, ma anche ai produttori della farina, della mozzarella, del legno che va nel forno e così via".
Il turista sfinito cede: "Basta, per stasera digiuno, lasciatemi tornare in hotel!". "Eh no, caro turista - tuona la controparte -, non puoi cambiare ristorante e non puoi neppure digiunare, che ti farebbe male alla salute. Insomma , paga la pizza e taci".
Una metafora per spiegare il procedimento di AGCM
Questa è una metafora non troppo lontana dalla realtà della piega che sta prendendo la vicenda SIAE-Meta: l'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha aperto un'istruttoria a carico di Meta per l'abbandono del tavolo delle trattative. Un'istruttoria che è anche già una mezza sentenza, visto che l'Authoity, che si ripromette di sentire le parti, sostiene che "la documentazione agli atti induce a ritenere prima facie sussistente la pratica abusiva in esame". Atti che di fatto consistono in un esposto presentato da SIAE lo scorso 24 marzo.
 l'AGCM contesta a Meta di aver interrotto le trattative abusando della dipendenza economica di SIAE da essa, scenario abbastanza strano dato che, tra tutti i diritti raccolti, quello proveniente da Meta risulterebbe decisamente marginale. Ma tant'è: l'Authority assume una posizione tutt'altro che terza e indaga non tanto come sono andate le trattative ma mette sotto la lente il fatto che Meta, il nostro ricco turista, abbia deciso che piuttosto che sottostare, preferisca non comperare i diritti e ovviamente non mangiare la pizza. Il problema è che pare che non sia possibile non mangiare la pizza, ovverosia fare a meno della musica degli autori SIAE.
Se Meta non compra la musica SIAE verrebbe meno la concorrenza, ma non si capisce perché
La certezza dell'Authority è che "l’abuso di dipendenza economica ipotizzato possa avere un impatto significativo per la tutela della concorrenza nei mercati interessati e comportare un grave danno per i consumatori". Non capiamo come il fatto che Meta decida di non usare la musica SIAE possa impattare sulla concorrenza, se non in maniera positiva: gli artisti dovrebbero essere liberi di scegliere la collecting che più li tutela e se ritengono che valga la pena di rimanere sulle piattaforme Meta, possono scegliere Soundreef/LEA che ha rivendicato con forza in questi giorni di aver correttamente rinnovato l'accordo. Ottenere da Meta un accordo "spintaneo" con SIAE andrebbe piuttosto a ledere i diritti di Soundreef/LEA e di tutte le altre collecting che un accordo con Meta sono state in grado di raggiungerlo senza problemi e che non possono far valere questa loro capacità negoziale come attrattiva nei confronti dei potenziali associati.
Se Meta non compra la musica SIAE gli autori non possono raggiungere gli utenti dei social. Chi deve pagare chi?
L'Authority prosegue: "Tale condotta potrebbe non solo comprimere significativamente la capacità competitiva di Siae sui mercati interessati, ma anche impedire agli autori che rappresenta - parte significativa di quelli attivi in Italia - di raggiungere la categoria di utenti, sempre più ampia, che fruisce delle piattaforme social". Oh, finalmente qualcuno che dice che gli autori vogliono stare sulle piattaforme, forse anche più di quanto le piattaforme vogliano la musica. Il rapporto è simbiotico e come già abbiamo avuto modo di osservare, forse bisognerebbe interrogarsi su chi dovrebbe pagare chi: un bel capo in vetrina, la rende più attrattiva, certamente; ma senza vetrina, il capo semplicemente non lo vede nessuno. Insomma, parliamone…
Se Meta non compra la musica SIAE, vengono danneggiati anche i co-autori non SIAE. E perché, visto che ricevono la loro quota parte di compenso?
Andiamo avanti con la nota di AGCM: " Il comportamento di Meta potrebbe avere ripercussioni anche sugli autori rappresentati da altre società (collecting societies) e che sono contitolari dei diritti insieme ad autori tutelati da Siae". Ma gli altri co-autori che sono rappresentati da altre collecting, hanno già avuto la loro quota di diritti, grazie agli accordi rinnovati da Meta. Che danno potrebbero averne? Quello di non avere la vetrina? Quindi dobbiamo dire che Meta non solo deve pagare ma deve anche mangiare la pizza, senza avanzarla?
Se Meta non compera la musica di SIAE, ci "smena" anche chi incassa i diritti connessi
E poi l'AGCM arriva a un punto che forse è quello che, sottotraccia, sta guidando tutta la vicenda: i cosiddetti diritti connessi. Ancora la nota AGCM: "A ciò si aggiunga che l’ostacolo all’accesso dei contenuti musicali sulle piattaforme di Meta potrebbe avere effetti negativi anche per la remunerazione dei diritti connessi dei produttori di opere musicali e di tutte le altre posizioni giuridiche tutelate nell’ambito della legge sul diritto d’autore". Detto in altre parole: se Meta non compra i diritti di SIAE, deve delistare le canzoni del repertorio SIAE. Così facendo può rimodulare anche i diritti connessi che paga alle case discografiche e agli esecutori. Sì, perché un utilizzatore non finisce con il pagamento dei diritti d'autore alla SIAE (che vanno agli autori) ma deve anche sostenere i diritti connessi per l'utilizzo dei "fonogrammi" e delle "esecuzioni". Tornando alla nostra metafora, l'AGCM sta dicendo che il rifiuto di mangiare la pizza porta un danno indiretto anche ai fornitori delle materie prime e questo non è giusto.
Se Meta non compera la musica di SIAE, i consumatori verrebbero privati dell'offerta musicale SIAE su Facebook e Instagram
Infine - conclude l'Authority - "Queste pratiche abusive, inoltre, potrebbero limitare in modo considerevole la possibilità di scelta dei consumatori che verrebbero privati della possibilità di fruire delle opere tutelate da Siae, componente importante dell’offerta musicale italiana e internazionale". In pratica - ci dice l'AGCM - lo stanno facendo per noi, per permetterci di non perdere il repertorio SIAE da Facebook e Meta.
AGCM: "Garantire la riattivazione del processo di negoziazione". Il garante vuole garantirsi che Meta compri
La conclusione è secca: "Di qui la necessità di un intervento cautelare che garantisca la riattivazione di un processo di negoziazione tra Meta e Siae nel rispetto dei principi di buona fede, trasparenza ed equità". Garantisca la riattivazione della negoziazione. Ovverosia di fatto un obbligo a contrarre in capo a Meta che fa a cazzotti con ogni principio base di diritto internazionale: una società estera praticamente obbligata ad acquistare un prodotto prettamente italiano di cui avrebbe deciso di fare a meno, almeno se ha intenzione di operare in Italia in armonia con le istituzioni. Se non è un aiuto di Stato a favore di SIAE in rapporto a una controparte estera, poco ci manca. Protezionismo, insomma.
Se gli autori fossero almeno equamente divisi tra SIAE e Soundreef (e magari anche tra altre collecting), ci sarebbe la concorrenza che l'AGCM sostiene di voler favorire. E una situazione di questo tipo spingerebbe naturalmente proprio verso un ribilanciamento della posizione indubbiamente dominante di SIAE, cosa che un'authority antitrust indipendente dovrebbe auspicare invece di osteggiare.
Un'offerta che non si può rifiutare
Invece siamo ancora fermi ai vecchi luoghi comuni italiani. Alla pizza, al mandolino. O alla citazioni, più o meno fedeli, della letteratura italiana note in tutto il mondo: dall'avvertimento dei bravi ne I Promessi Sposi: "Questa trattativa s'ha da fare". O dalle parole di don Vito Corleone uscite dalla meravigliosa penna di Mario Puzo: "Gli farò un'offerta che non potrà rifiutare".
Meta se ne faccia una ragione - sembra dire l'AGCM: la musica di SIAE non la può rifiutare; e conseguentemente, a norma della direttiva europea vigente, deve anche dare visibilità dei propri numeri, cosa a cui tutte le multinazionali americane (vedi Amazon, di cui non si conosce neppure il fatturato in Italia) sono assolutamente allergiche. Insomma, come avevamo detto sin dall'inizio, questa vicenda potrebbe cambiare gli equilibri del castello dei diritti d'autore. Avevamo anche previsto che sarebbe stata una vicenda avvincente, ma non pensavamo così tanto.
P.S.: E se tutto si trasformasse in un curioso precedente proprio a danno di SIAE?
Ci sia infine permessa una riflessione a latere: l'AGCM, chiamata anche diffusamente Antitrust, non pare preoccuparsi però del fatto che SIAE controlli la stragrande maggioranza del repertorio italiano, di cui è monopolista de facto. Quando SIAE si siede al tavolo della trattativa lo fa esprimendo tutta la forza della sua posizione indubbiamente dominante, tra l'altro con prodotti che sono "in esclusiva" e non completamente sostituibili. Se voglio usare un brano SIAE, devo trovare un accordo con SIAE e con nessun altro, visto che il diritto è esclusivo. Probabilmente, viene da pensare, la fattispecie dell'abuso di dipendenza economica potrebbe essere contestato proprio a SIAE quando intavola delle trattative, ovviamente non rifiutabili, con tutti gli utilizzatori più piccoli di Meta, impossibilitati ad alzarsi dal tavolo. Pensiamo ai negozianti per quello che riguarda la musica d'ambiente, per esempio: in quel caso nessuna trattativa, arrivano le tariffe e o paghi o praticamente spegni la radio, perché è impossibile filtrare le canzoni del repertorio SIAE. Oppure ai diritti per concertini e feste, dove non esistono margini di trattativa: SIAE stabilisce quanto è congruo e se non paghi, non suoni.  Ora, ditemi che e' tutto normale ;-)  Un Saluto, 

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di pelgas [user #50313]
commento del 05/04/2023 ore 23:01:00
tutte chiacchiere. la riprova che la Siae serve solo a se' stessa è che Bobby Solo ha detto che è stato sempre fregato dalla Siae e gli unici soldi glieli hanno dato sempre o i produttori oppure gli amici, quando era in difficoltà. tanto per dire. io piuttosto credo che occorra una norma per cancellare i privilegi in Italia. siamo un popolo di pecore, che accetta che pochi abbiano privilegi e che consentano ai più poveri di poter non seguire le regole. la riprova è che ogni volta che si parla di serietà il popolo italiano si volta dall'altro lato, segno che ha la coscienza lurida
Rispondi
di gipson [user #32466]
commento del 05/04/2023 ore 23:11:52
Non ho compreso il senso del commento. Quanto all’articolo si denota un orientamento anti siae senza riportare i fatti della trattativa. In questo senso avrei apprezzato che oltre al proprio legittimo pensiero, fossero riportati dei fatti inerenti il tavolo di trattativa; invece si è romanzato inveendo contro siae e dipingendo meta come dei poveretti ricchi che senza colpa hanno legittimamente abbandonato il tavolo.
Rispondi
di Pucci utente non più registrato
commento del 06/04/2023 ore 21:07:16
Naa, il punto non e' tanto Meta e Siae, ma il sistema che si adotta,.. ammetto che negli anni 80 con il nostro gruppo abbiamo avuto a che fare con Siae per un progetto.. Storia penosa, Capitolo chiuso, ma cerco di non essere di parte, pero' la situazione non e' semplice, anzi e' molto complicata, come e' complicato e poco chiaro il modo in cui la si affronta. Un giornale puo' riportare delle vicende ma non usare la manina per smuovere il torbido delle acque e fare apparire sul fondo in una sola volta, tutte ma proprio tutte le motivazioni, pero' ripeto, al di la delle motivazioni, e' il sistema che fa discutere, ( l'imposizione ),al di la che sia Siae o Meta ad adottarlo. ;)
Rispondi
di WATERLINE [user #51250]
commento del 06/04/2023 ore 01:28:
La siae e' una piaga.
Rispondi
di KJ Midway [user #10754]
commento del 06/04/2023 ore 08:02:13
È una piaga locale, META per io genere umano è più come le 10 piaghe d'Egitto a livello globale.
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 06/04/2023 ore 15:13:19
Ne sono convinto anch'io.
Rispondi
di Pucci utente non più registrato
commento del 06/04/2023 ore 20:38:28
Concordo pienamente, ma e' il sistema che stanno adottando che fa discutere.. ;-)
Rispondi
di Pucci utente non più registrato
commento del 06/04/2023 ore 20:53:30
Ne so qualcosa per un progetto musicale che avremmo dovuto portare negli anni 80 stesso periodo dei Timoria, e in effetti eravamo con loro al debutto, ma poi successero troppe cose,.. Siae compresa, quella SIAE che durante gli anni a venire, in pieno Boom P2P quando i download illegali da Napster e WinMx erano al Top, decise di applicare una tassa sui supporti di registrazione per perdite dovute al download fuori controllo... Tassa sui cd vergini, tassa sulle chiavette di memoria, tassa sui computer, tassa sugli Smartphone, tassa sugli Hard Disk anche se li comperavi magari per lavorarci in azienda, e tutto questo per recuperare cio' che la Siae definiva; perdita di introiti per il download illegale di musica. Ma ora che tutto e' finito ? Ai tempi di Win MX conoscevo utenti che condividevano batterie composte da 12 Hard Disk piene di roba, e li magari ci stava, ma ora? mi sembra che quei tempi siano finiti, ma sta tassa rimane, Mi rode pagarla sullo smartphone perche' all'interno ospita una scheda di memoria che ho comperato io, e su cui ho gia' pagato la tassa Siae per acquistarla. Capisci che sistema di M ?
Rispondi
di Ernestor [user #46937]
commento del 06/04/2023 ore 03:34:40
Due monopolisti allo scontro. Una lotta tra predatori. La questione di fondo è che Siae dice a Meta: visto che ci guadagni un tot e lo so, voglio concordare una cifra proporzionata. Gli altri dicono: fattiicaxxituoi di quanto ci guadagno, ti offro quello che offro a tutti perché io so io e voi nun sete il Marchesedelgrillo! E quegli altri allora rispondono: ma che vòi veni’ a rubba’ alla casa del ladro? E gli fanno marameo.
Rispondi
di DiPaolo [user #48659]
commento del 06/04/2023 ore 10:11:48
Ciao Ernesto, concordo pienamente. Paul.
Rispondi
di Ernestor [user #46937]
commento del 06/04/2023 ore 13:29:44
😄👋
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646]
commento del 06/04/2023 ore 11:44:43
Direi che come sintesi è perfetta... :)
Rispondi
di Ernestor [user #46937]
commento del 06/04/2023 ore 13:30:10
🤭👋
Rispondi
di Pucci utente non più registrato
commento del 06/04/2023 ore 20:15:27
esatto hai fatto un sunto perfetto, ma quel marameo alla Siae non va giu' obbligandoti a mangiare sta pizza. ( Pagare) e qui mi chiedo, cioe', scusa, se entro in un supermercato e compero le arance una volta, senza un contratto ben definito con il negozio, quando rientro saro' libero o no di non comprarle se vedo che non sono freschissime ? Altro esempiuo stupido: Comperi ste benedette arance, e quando vai a pagare alle casse, la cassiera ti chiede cosa devi farne, quante ne mangerai e prima di pagare vuole sapere quanti soldi hai in banca.. Che siano due squali ok, che la situazione sia molto piu' complicata va bene, But come dicono in Inglesia, pare un sistema da cartone animato ;)
Rispondi
di Ernestor [user #46937]
commento del 06/04/2023 ore 22:06:43
Non è per fare dietrologia, ma la sensazione è che tutti stiano schierando le pedine in proprio possesso, anche la possibilità di chiamare a sostegno un’authority. Anni fa S&P agenzia di rating americana declassò l’italia di due posizioni, con effetti domino ingenti sul settore economico e finanziario. Il tribunale di Trani intervenne per giudicare l’azione come danno arbitrario allo Stato italiano...
Lasciamo perdere se a torto o a ragione, ma a questo livello di giro d’affari, e anche di posizioni strategiche di mercato e di immagine di un intero Paese e settore culturale, ci sta che si muovano pezzi importanti sulla scacchiera. Probabilmente non sarà l’ultima delle mosse che vedremo da parte di entrambe.
Rispondi
di Pucci utente non più registrato
commento del 07/04/2023 ore 02:23:10
si, ricordo quando il nostro paese fu declassato, creando problemi vari, e comunque tornando al discorso, credo , anzi penso anche io che sara' come una gran bella partita a scacchi, ma in cui non penso potremo assistere in toto, se ne partlera' tanto, ma quanto arrivera' realmente a conoscenza nostra ? credo per usare un esempio banale,che sara' come sapere che in una partita una squadra ha vinto sull'altra per 2a1 ma noi nel frattempo avremmo potuto vedere solo mezzo tempo di quella partita.. comunque rimaniamo alla finestra ad aspettare e vedere che succede... ( Very Curious ) ;-)
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 06/04/2023 ore 11:24:14
META dovrebbe pagare il giusto a SIAE (la quale dovrebbe poi riuscire a "girare" i giusti compensi ai compositori), non un forfettario a caso.
Se un mio pezzo passa un milione di volte sui social (magari) è giusto che io riceva il giusto compenso, non una cifra a forfait.
E non è nemmeno giusto che si devolvano cifre - se questo succede - ai maggiori autori italiani.
Serve analiticità - e snellezza di operazioni.

Per come la vedo io, dunque, SIAE ha fatto bene a usare il pugno duro. E lo dico da piccolo autore SIAE (e da avvocato). I diritti vanno rispettati.
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646]
commento del 06/04/2023 ore 11:50:07
Non ho letto tutto l'articolo ma non credo il problema sia quello.
Quante volte un brano è usufruito sulla piattaforma credo sia un dato conosciuto. Il problema è su quanto deve essere corrisposto a SIAE per ogni visualizzazione.
META vuole usare il suo listino "standard" che usa a livello globale, SIAE ha pensato di poterci guadagnare molto di più, immaginandosi in una posizione dominante e scoprendo poi di non esserlo.
Credo che META potrebbe tranquillamente rinunciare ai brani SIAE mentre SIAE non può fare a meno di META e la questione sta tutta lì... non capisco come l'AGCM possa metterci bocca, è una roba di lobbies tipicamente italiane e dubito a Zuckemberg possa fregare qualcosa...
Rispondi
di ventum [user #15791]
commento del 06/04/2023 ore 14:39:45
Leggendo altri articoli sul tema, sembra che la questione non sia del listino applicato, ma del concetto di NON quantificare il numero di riproduzioni (previste o passate), e l'esistenza di norme che impediscono la vendita 'a forfait' da parte di SIAE. Nel concreto META, come tanti altri big tech, si è rifiutata di fornire dati analitici del proprio traffico, che potrebbero riservare molte sorprese in positivo (per SIAE) ma anche in negativo (per la quotazione in borsa di META). In questa opacità, credo non negoziabile da parte di META, si inserisce la richiesta 'al rialzo' di SIAE, che dovrebbe far gli interessi dei proprio autori (e se arrivano più soldi, in qualche modo lo farà). Poi che la gestione di SIAE abbia molti aspetti critici ci sta, ma mi fa paura che un grosso gruppo possa ritenere di poter comprare al prezzo che decide, e spinga l'opinione pubblica ad indignarsi in tal senso. Già avviene in tanti altri settori (alimentare in primis) ma non c'è questa leva per rendere impopolare chi chiede un giusto compenso. Togliessero i brani SIAE e basta, oggi esistono tecnologie per individuare i brani e rifiutarli nel propri contenuti.
Rispondi
di Pucci utente non più registrato
commento del 06/04/2023 ore 21:21:15
Pollice alzato per te 👍✌😉
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 06/04/2023 ore 16:01:34
"Il problema è su quanto deve essere corrisposto a SIAE per ogni visualizzazione"

Appunto, ma se non quantificano le visualizzazioni-riproduzioni che deve fare la SIAE? Fidarsi di META alla cieca? Perché accettare la cifra forfettaria significherebbe questo.
Rispondi
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di Pucci utente non più registrato
commento del 06/04/2023 ore 21:14:44
ma infatti, anche questo e' giusto, non e' semplice, anzi, e quando le cose si complicano senza venirne a capo, si ricorre alle maniere forti,.. ;)
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 06/04/2023 ore 19:18:33
L'articolo fa un paragone non corretto: l'antitrust mette all'indice l'opacità di Meta nelle trattative, poichè sta dicendo: io pago così, ma non spiega quanti brani passa e di quali autori e quante volte. Riprendendo la metafora dell'articolo è come se il turista dicesse: "pago 100 euro per mangiare", ok, ma da ristoratore vorrei sapere cosa e quanto. Tutto qui. Questi complottismi non fanno altro che confusione.
Ciao
Rispondi
di Pucci utente non più registrato
commento del 06/04/2023 ore 21:17:56
Bravo, hai usato la parola giusta.. "Confusione" ;-)
Rispondi
di Ampless utente non più registrato
commento del 07/04/2023 ore 08:51:48
Quel che più dispiace a me di questa faccenda è chi ci rimette alla fine più di tutti?
Sempre i pesci più piccoli, ovvero i piccoli autori, gente che emersa da poco nel mondo della musica, che non ha venduto milioni di dischi come vecchie band del passato e che non ha fatto tour milionari come i big della vecchia guardia, ma che però con la propria arte e le tecnologie moderne, ha raggiunto picchi di visualizzazioni e ascolti in streaming e non viene dato loro il giusto compenso..
Comunque, tanto che siam qui per parlare, e che ho menzionato tour e compensi, un curioso aneddoto che ho letto nell'autobiografia del bassista dei Dire Straits, un ebook consigliato e intitolato "La mia vita nei Dire Straits"
narra del fatto che la band neanche a farlo apposta in un tour italiano, nonostante il tutto esaurito in diverse tappe dello stivale, sono riusciti ad andare solo in pari pagando le spese e per poco non dovevano rimetterci i soldi di tasca loro, a detta del bassista la motivazione di tutto ciò è che gli incassi se li spartirono la mafia e gli organizzatori,
a detta sua hanno suonato per la gloria, nonostante erano già una band affermata in diverse parti del globo.. saluti a tutti e buona Pasqua!
Rispondi
di DiPaolo [user #48659]
commento del 07/04/2023 ore 15:11:49
Mi permetto di ricordare che in Italia, per fare commercio di qualsiasi cosa, anche beni immateriali/culturali, occorre essere iscritti alla Camera di Commercio, avere P.IVA, dichiarare i propri bilanci, pagare le tasse (al Fisco italiano), poi se hai un negozio fisico ottemperare anche ad una moltitudine di obblighi, prezzi esposti in vetrina, se hai l' "ingresso libero" esposti anche internamente, rilasciare ricevuta ecc. I grossi gruppi come Amazon, per esempio, sono anni che spadroneggiano nel Ns. paese (e nel resto del mondo) vendendo senza pagare tasse, facendo concorrenza sleale alle aziende italiane che invece devono assolvere a tutti gli obblighi di legge e lo Stato italiano ( ma anche gli altri) fatica a farsi risarcire il mancato introito, con fofait ridicoli rispetto al giro d'affari enorme ed al danno enorme alle imprese italiane. Quando poi il furto (di opere intellettuali) avviene a carico di privati, rappresentati in questo caso da SIAE, lo Stato non può intervenire d'ufficio (occorrerebbe una legge a tal proposito), ma se il defraudato (gli autori italiani da SIAE rappresentati) fa causa, la Stato fa benissimo ad intervenire: "se vuoi far businness in Italia, ti adegui e fai come tutti quei soggetti, fisici e/o giuridici, che lo fanno regolarmente, alla luce del sole, pubblicando bilanci e pagando le tasse dovute", altrimenti andersen, Questo paese non è il terzo mondo dove chi arriva può spadroneggiare a suo piacimento in barba alle leggi perchè lo fa online. A quando una legge per regolamentare tutto quanto avviene online?, per esempio, non è possibile, sugli acquisti online, far si che l'IVA venga scorporata e versata direttamente all'Agenzia delle Entrate, in modo che chi vende sia nelle stesse condizioni di chi vende FISICAMENTE in ITALIA, oltreché far recuperare l'IVA, oggi persa, alle casse statali? Paul.
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