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Carmelo Catania tra il mito e la critica.

di FBASS [user #22255] - pubblicato il 24 maggio 2021 ore 09:54
Carmelo Catania tra il mito e la critica.
Ho già scritto più volte su di lui, Carmelo Catania, nato a Catania nel 1908 ed ivi morto nel 1970, entrato giovanissimo a bottega presso il mandolinaio Finocchiaro e che a 17 anni costruì la sua prima chitarra arpa, ma che a 18 anni partì per Napoli ove andò a lavorare presso il laboratorio di Calace, un liutaio che, assieme ai Vinaccia, è considerato il rappresentate della scuola  napoletana ed i cui mandolini sono oggi ricercatissimi. Tornato a 20 anni nella sua città natale ove produsse un'altra chitarra arpa, nel 1936 registrò la sua ditta alla Camera di Commercio di Catania ed iniziò a vendere strumenti marcati con il proprio nome e cognome, poi nel 1957 trasferì il suo laboratorio a Mascalucia, in locali più ampi e confortevoli ma, colpito da male incurabile, si spense l'11 ottobre del 1970, aveva solo 62 anni. Fatto sta breve introduzione storica in cui ho trascurato volutamente il periodo romano dal 1937 al dopo-guerra perchèpoco rilevante ai fini di questo mio modesto scritto, vorrei parlare ora dei suoi strumenti più significativi, a partire dalle 2 chitarre arpa, una del 1925 circa e l'altra di solo qualche anno successiva ma più elaborata, poi dei suoi contrabbassi 3/4 di cui uno dotato di tasti e dalla forma di chitarrone (17/RE) con buche divise in 2 parti, amplificabile tramite pickup magnetico, l'altro acustico e di forma più tradizionale (16/RE), ma con le buche sempre divise in 2, strumenti oggi ricercati ed introvabili. Però quando passò alla produzione di chitarre elettriche tipo archtop e semi-hallow, gli fu contestata la somiglianza con altre chitarre di marche europee (vedi 14 e 15/RE), non sto a dirvi quale sia ma di cui ne posseggo una modello Hollywood 5/130 ... e qui preferisco tacere.

Carmelo Catania tra il mito e la critica.

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Io che ero un purista del Made in USA, ne ho comperato invece 3 in un anno spendendo pure poco!
Ho fatto la mia scelta per entrambi i Brand più famosi ... anche se anche le Made in Japan mi piacciono!
Scambi e baratti ... poi ti ritrovi con una chitarra che mai ti saresti sognato di comperare!
C'è Epiphone ed Epiphone, delusioni e buone riuscite...
Fino a poco tempo fa comperavo solo Fender Made in USA salvo un paio giapponesi e koreane.
Le due chitarre Fender più costose ma che rischiarono di essere tolte dalla produzione agli inizi degli anni 70's.
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di theoneknownasdaniel [user #39186]
commento del 25/05/2021 ore 11:17:21
Posseggo ancora, sebbene non più suonabile (e credo mai lo fosse stata), la ERA I che acquistai da un robivecchi a Torino per sole 50.000 lire ai tempi dell'università (l'equivalente di 50 euro oggi come potere di acquisto). Era (ed è) in pessime condizioni, rovinatissima, però la sua cassa sottile la rendeva molto leggera e trasportabile, l'ideale per strimpellate improvvisate in giro. Dopo il 7° tasto era stonata, dato lo sfondamento della tavola armonica in prossimità del ponticello. E comunque nonostante tutto è stata la chitarra su cui mi sono fatto le ossa e su cui ho imparato le cose più "difficili" dopo i primi accordi (imparati su una chitarra classica da 3/4 super economica), prima di passare alla Fender Montara anche essa di seconda mano, acustica di infima qualità ma che mi sembrava un gioiello (e paragonata alla Catania lo era, perlomeno per le condizioni), con le meccaniche marchiate Fender e la paletta di una Strato, benché fatta in Korea.
Grazie per avermi fatto ricordare i bei tempi!
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di FBASS [user #22255]
commento del 25/05/2021 ore 11:36:45
In molti affermano che la sua produzione è costituita per il 90% circa da strumenti economici, e molti affermano che dopo il 7°- 8° tasto erano stonati; io non ne ho posseduto mai alcuno però ricordo di aver provato il contrabasso modello 17/RE a Messina (ci vado spesso perchè è la città della mia Isa) e rimasi impressionato dal fatto che lui, ad inizio anni 60s, avesse già concepito uno strumento amplificabile ma con le caratteristiche dell'acustico da cui era ispirato; io ho avuto poi il Meazzi Wandrè modello Naika e quest'ultimo aveva la tastiera fretless ed era tosto da morire mentre il Carmelo Catania si faceva suonare, altri tempi però un suo mandolino non me lo lascerei scappare ora che ne ho solo uno elettrico della Fender, lo FM52A, FBASS.
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di DAME54 [user #53104]
commento del 25/05/2021 ore 12:43:57
interessantissimo articolo, complimenti!
Anch'io tanto, troppo tempo fa, avevo una Carmelo Catania sunburst, che suonava veramente bene. Chissà che fine ha fatto...
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di FBASS [user #22255]
commento del 25/05/2021 ore 12:57:24
L'avevo inviato come "ARTICOLO" e come al solito me l'hanno declassato a diario, si vede che sono più interessanti gli scritti sui pedalozzi e sugli strumenti senza storia alle spalle, mah... FBAS.
Rispondi
di DAME54 [user #53104]
commento del 25/05/2021 ore 13:20:48
e invece è un articolo a tutti gli effetti.
A proposito, non più di una settimana fa presso il mercatino delle pulci della mia città c'era una semiacustica con la paletta che riportava la dicitura Carmelo Catania, intarsiata credo in celluloide. Lo strumento, verosimilmente risalente agli anni 50/60, non era in buone condizioni. La richiesta era di 150 €, ma sono sicuro che per molto meno il venditore l'avrebbe dato.
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