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Quel chitarrista che ci cambiò la musica!

di FBASS [user #22255] - pubblicato il 18 settembre 2020 ore 18:26
Quel chitarrista che ci cambiò la musica!
Io che già suonicchiavo la chitarra nel ruolo di solista da circa 2 anni, passai, dopo averlo scoperto nel 1968 tramite un disco a 45 giri regalatomi, titolo "Foxy Lady", che innescò in me la voglia di comperarmene quanti più ne riuscivo a trovare sulle bancarelle a Forcella (Napoli), dalla musica degli The Shadows e dei Beatles, in cui usavo principalmente chitarre Hofner e Framus, a quella sua suonata con la Fender, e da allora di Stratocaster ne ho avute 5 di cui 4 ancora in mio possesso. Ma il 18 settembre del 1970, 50 anni fa esatti, moriva a Londra Jimi Hendrix, colui che ci cambiò il modo di suonare la chitarra. Nato Johnny Allen Hendrix a Seattle, il 27 novembre del 1942, secondo la rivista Rolling Stone, è stato il più grande chitarrista di tutti i tempi, ed è al primo posto della lista dei 100 migliori chitarristi, precedendo Eric Clapton e Jimmy Page. E' rimasto nell'immaginario collettivo principalmente per due esibizioni: il suo esordio al festival di Monterey del 1967 in cui concluse la performance dando fuoco sul palco alla sua chitarra, e la chiusura del festival di Woodstock del 1969, durante la quale diede una originale reinterpretazione dell'inno nazionale statunitense. Venne trovato morto nell'appartamento che aveva affittato al Samarkand Hotel di Londra, al 22 di Lansdowne Crescent, dove lui passò la sua ultima notte. Attualmente i locali dell'albergo risultano adibiti ad appartamenti privati. però fu lì che la sua ragazza tedesca, Monika Dannemann, presente nella stanza al momento del fatto, raccontò di come Hendrix sia soffocato da un improvviso conato di vomito causato da un cocktail di alcool e tranquillanti. Come molti grandi del Rock morti in quel periodo, aveva solo 27 anni. Voglio proporvi la sua interpretazione dell'Inno Nazionale degli Stati Uniti d'America eseguita al termine del festival di Woodstock, ma fino al mattino del giorno dopo la chiusura prevista, "The Star Spangled Banner", poi ...





 

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Merry Xmas and Happy New Year, by Francesco!
Io che ero un purista del Made in USA, ne ho comperato invece 3 in un anno spendendo pure poco!
Ho fatto la mia scelta per entrambi i Brand più famosi ... anche se anche le Made in Japan mi piacciono!
Scambi e baratti ... poi ti ritrovi con una chitarra che mai ti saresti sognato di comperare!
C'è Epiphone ed Epiphone, delusioni e buone riuscite...
Fino a poco tempo fa comperavo solo Fender Made in USA salvo un paio giapponesi e koreane.
Le due chitarre Fender più costose ma che rischiarono di essere tolte dalla produzione agli inizi degli anni 70's.
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di DiPaolo [user #48659]
commento del 19/09/2020 ore 15:38:3
Devo correggerti, Jimi nasce James Marshall Hendrix, ama il soprannome Jimmy (il suo nome d'arte col gruppo precedente è Jimmy James and the blue flames). Col nuovo corso inglese decide di utilizzare le iniziali dei due nomi J.M. (Marshall, tra l'altro,è il cognome della madre) da pronunciarsi Jimi, è una moda americana, ricordate J.R. Ewing, la serie tv? La prima biografia riporta che la sera precedente era stato ad una festa in casa da Clapton, dove aveva mangiato solo un paio di tramezzini e bevuto tre o quattro Wisky. Rientrato attorno alle due, prese un paio di sonniferi (o più, non si sa) in quanto il giorno dopo doveva alzarsi presto per andare ad incidere come turnista (conto terzi) per raggranellare denaro per completare gli Electric Ladyland Studios (che voleva dedicare a tutti i giovani musicisti senza possibilità per provare senza dover sottostare a tutte le gogne che aveva dovuto subire). La causa che gli aveva intentato il produttore del suo primo disco (Jimmy James and the blue flames, 5 dischi per un dollaro l'uno, che dopo il plof del primo disco il produttore gli diede aria), quando Jimi raggiunse il successo, si rifece vivo e gli fece causa, succhiandogli così tutti i guadagni. Questo lo aveva costretto anche a fare anche il turnista. Quella notte la Dannemann lo sentì rantolare e chiamò l'Ospedale, i 2 paramedici incompetenti, credendolo sotto stupefacenti (nonostante quanto disse loro la Dannemann) e contro ogni protocollo (che evidentemente non conoscevano) anziché legarlo sulla barella a pancia in giù con il volto rivolto di lato (onde evitare soffocamenti da proprio vomito), lo legarono a pancia in su. Arrivò in Ospedale morto, soffocato nel suo vomito. La perdita di Jimi è dovuta a questi due paramedici d'assalto, non al coctail, forse, se fosse rimasto a letto, forse, sarebbe ancora vivo (anche John Bonham morì in questo modo). Quando sento accomunare Jimi agli altri 27enni morti per droga o suicidatisi, provo rabbia, lui che amava la vita e stava vivendo un progetto per i giovani, non meritava quella morte e l'accomunamento agli altri morti per droghe. Fra le altre cose (sempre nella biografia) ho letto che, essendo uno sperimentatore, abbia provato ad assumere allucinogeni per poi suonare registrandosi, per poi riascoltarsi, concludendo che nemmeno si riconosceva in quelle registrazioni, che gli allucinogeni non davano nessuna spinta creativa, ma anzi stravolgevano completamente le capacità artistiche del musicista. Paul.
Rispondi
di FBASS [user #22255]
commento del 19/09/2020 ore 17:02:50
Hai ragione, adesso che mi ricordo sono andato a rivedere i miei articoli di una decina d'anni fa è le cose stanno come dici tu, però, non avendoli a portata di mano, mi sono rivolto a "Wikipedia" da cui ho ricavato le notizie (errate) che ho trascritto pari pari; ma se non mi credi vai pure a : vai al link , FBASS.
Rispondi
di DiPaolo [user #48659]
commento del 19/09/2020 ore 20:00:37
Ciao FBASS, non ho mai dubitato della tua buonafede, Ho usato la prima riga per la correzione al tuo post, poi sono andato di mio per le altre 28, per scrivere tutto quello che so e che vorrei dire a quanti, in questi giorni, dicono in rievocazione di hendrix (non sapendone, evidentemente, niente, parlandone come dell'ennesimo morto di droga (è stato ucciso), come appartenente al club dei 27 (morti a 27 anni per droga), al fatto che prendesse ispirazione sotto acidi (quando era esattamente il contrario), al fatto che fosse o si atteggiasse a primadonna. Quasi nessuno sa che era un maniaco perfezionista, che era capace di riregistrare lo stesso brano fino a 60/70 volte (cosa dichiarata spesso da Redding e Mitchel) per trovare la versione migliore, poi la riversava su cassetta e la riascoltava in auto (diceva che doveva sentirsi in maniera ottimale in auto per essere perfetta) quindi ritornava in studio e riequalizzava il tutto al fine di raggiungere il risultato voluto; si fece sincronizzare due registratori stereo da Mayer per poter avere 4 piste per sovraincidersi (non esistevano ancora). I suoi 3 dischi hanno una pulizia, una dinamica, una separazione dei suoni che nemmeno molti attuali possono esibire ed hanno più di 50 anni. Ed infine fin da piccolo visse con la nonna (Nativa americana Cherokee) in riserva, ed era considerato dai suoi coetanei afroamericani un essere inferiore, un nativo, nemmeno un afroamericano, da qui il suo desiderio di riscossa, la sua ambizione di piacere alle masse, quelle masse che l'avevano sempre emarginato, ecco il perchè del suo desiderio di emergere come migliore di tutti, come faro della musica bluesrock, lui, un Nativo, l'ultimo fra gli ultimi. Ciao FBASS, Paul.
Rispondi
di pelgas [user #50313]
commento del 20/09/2020 ore 06:56:46
Era un bravo chitarrista, sfruttò molto le potenzialità della Stratocaster, a livello timbrico.
Creava molti suoni e sperimentava effetti, che spesso provava in negozio e gli stuzzicava la fantasia. Aveva la chitarra al contrario e ciò si notava soprattutto nel tocco.
Usava corde fini ma poi le due basse erano più spesse, perché credo voleva ottenere dei buzz sui fret. Probabilmente accordava più moscio proprio per ottenere certi timbri sui bassi.
Usava univibe e fuzz. Effetti che credo combinava e modificava. Usava poco il plettro. La mano era ampia. Il manico preferito credo fosse il C, quello pieno.
In alcune foto il mi cantino è prossimo al bordo manico. probabilmente poiché tendeva a avvolgere col palmo della mano tutto il manico si trovava meglio così. usava il pollice sui bassi liberamente.
una tecnica sua è quella dei micro barre' con basso in progressione attraverso legati, in pratica il nome dell'accordo era dato dalla nota bassa veniva fatta con due o tre o anche quattro legati in progressione, tenendo fermo il micro barre'.
usava spesso i fischi i feedback i larsen e tutto ciò che lo faceva sentire libero di esprimersi.
non voleva cantare.
aveva una voce bassa, interessante. perciò lo costrinsero a cantare ma lui non voleva.
di pezzi bellissimi spesso non abbiamo che le registrazioni. video non ce ne sono molti in cui si possa capire come diteggiava.
né sappiamo di partiture con indicazioni. perciò la interpretazione di Hendrix oggi è ancora oggetto di studio o ricerca.
accordava e scordava durante i pezzi, avendo forse un orecchio assoluto. non sempre ricordava o capiva al volo la tonalità. talvolta si sente proprio come un'esperienza, un'ingenuità, probabilmente dovuta alla voglia di suonare senza provare con la band.
ovviamente i collaboratori erano straordinari, ma anche lui come fonico faceva paura.
la sapevo anch'io la storia dell'ascolto in automobile. appunto lui diceva che se si sentiva bene nel mangiacassette, col motore acceso e i clacson allora il missaggio era stato indovinato.
ciao
Rispondi
di DiPaolo [user #48659]
commento del 20/09/2020 ore 12:29:50
Pelgas ti devo correggere. Hendrix usava corde molto grosse, non sottili, e di conseguenza montava tutte e 5 le molle del ponte mobile. Amava cantare ed aveva una voce bellissima (a mio parere, ma anche di tanti altri) e lo sapeva, nei suoi dischi (i primi tre) la sua voce è sempre in primo piano. Nel '66/ '67 di effetti ce n'erano pochissimi, sicuramente i tre o quattro più importanti ha avuto modo di provarli in giro, sale prova comprese, ma non ne era mai soddisfatto, sia gli ampli che il fuzz se li faceva modificare da Mayer, che pure gli costruì Octavia da sue specifiche (non esisteva) e fu il primo ad usare il Wha con la chitarra. Non provava da solo (tranne quando componeva costruendo un'armonia sui testi che scriveva continuamente su ogni supporto gli capitasse). In quanto a provare da solo poi no assolutamente, era un perfezionista ed il primo motivo di lamentele di Redding e Mitchell era che lo stesso brano, venisse provato decine di volte, prima di arrivare all'incisione. Non so se avesse l'orecchio assoluto, ma sicuramente sapeva sempre dove si trovasse con l'accordatura della chitarra. Ti prego, su Hendrix, non scrivere cose a caso. Paul.
Rispondi
di pelgas [user #50313]
commento del 20/09/2020 ore 16:32:49
ti giuro che sono al 100% cose che so. che non ho letto su wikipedia ma sono frutto di 30 anni di chitarra. forse farò schifo a suonare ma le bugie non le dico. soprattutto sul mio MITO
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di DiPaolo [user #48659]
commento del 20/09/2020 ore 17:58:51
Anch'io forse farò schifo a suonare, ho iniziato a strimpellare nel 1970 ma non per questo so quello che scrivo. Alla fine dei '70 comprai un paio di biografie (le uniche che c'erano in commercio allora) e solo dopo averle lette ho capito varie cose sulla persona. Comunque avrai notato anche tu, nei filmati dei vari festival, quando girava la chitarra, non c'era mai il coperchio posteriore e si vedevano sempre le 5 molle, che ragione avrebbe avuto di montarle se avesse avuto corde sottili come dici tu? Inoltre non scordava e riaccordava spesso la chitarra a ralla, lo faceva a causa dell'uso intensivo della leva, come mai nessuno aveva fatto fino ad allora; ricordi a Woodstock, sull'Inno Nazionale, la simulazione delle bombe lanciate in VietNam, riprodotte con la leva? e col vecchio ponte Fender e senza Bloccacorde alla paletta ne' chiavette autobloccanti volevi che non riaccordasse spesso? Purtroppo quello che sai è sbagliato. Paul.
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