di kingborned71 [user #45041] - pubblicato il 04 maggio 2016 ore 12:09
La storia:
Verso la fine degli anni '80 comperai, da un mio amico, quello che era il relitto di una chitarra elettrica a me (allora) assolutamente sconosciuta. Per la modica somma di Lire centomila mi portai a casa un pezzo di legno senza meccaniche, senza ponte e senza elettronica. Il manico, la cassa sembravano in buono stato e i pickup erano al loro posto. Funzionanti? mah... Comunque l'acquistai perchè alla fine, va bene il suono va bene la “vestibilità”, ecc, ecc ma una delle cose principali per cui noi chitarristi "adottiamo" una chitarra è il fascino estetico che questa esercita su di noi e io di quell'ascia mi innamorai a prima vista. Il top era completamente ricoperto di una finitura "sparkling red" molto fisarmonica ed il fondo aveva una finitura tipo madreperlata... una cosa kitch sicuramente ma anche tremendamente beat... e comunque non è bello quel che è bello ma bla, bla, bla. Fatto sta che me la portai a casa con l'intento di farla mettere a posto quando avessi avuto tempo, modo e soldi. Da lì passano più di vent'anni e tre anni fà decisi che era giunto il momento. Non si capiva che modello di chitarra fosse e neanche a che anno risalisse. L'amico che me l'aveva venduta non mi aveva detto nulla circa le origini se non che fosse appartenuta ad un suo zio. Si sapeva solo che era una EKO e che era roba vecchiotta. Alla fine decisi di scrivere direttamente alla casa di Recanati che, molto gentilmente, mi informò che ero il proprietario di una EKOMASTER del 1962. I pezzi originali non si trovavano neanche a pregare e così decisi di fare alcune modifiche cercando però di ispirarmi il più possibile fedelmente al disegno originale. Al posto del tremolo EKOMASTER feci montare un bigsby, mi informarono che i pickup (miracolosamente) funzionavano e feci mettere un'elettronica il più possibile in linea con quella dell'epoca. Il risultato è l'ascia che si vede in foto.