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Pasquale
Pasquale "O Rêua" Taraffo: il proto-axeman

di LaPudva [user #33493] - pubblicato il 02 maggio 2013 ore 07:00
Ci sono figure le cui gesta si perdono nella notte dei tempi e che si sono guadagnate uno status leggendario rimbalzando di bocca in bocca nel corso dei decenni. Alcune sono destinate a restare delle leggende, senza documenti che ne tengano viva l'eredità. Altre, come quella di Pasquale Taraffo, lasciano invece la storia di uno dei primissimi guitar hero italiani di fama internazionale.
Ci sono figure le cui gesta si perdono nella notte dei tempi e che si sono guadagnate uno status leggendario rimbalzando di bocca in bocca nel corso dei decenni. Alcune sono destinate a restare delle leggende, senza documenti che ne tengano viva l'eredità. Altre, come quella di Pasquale Taraffo, lasciano invece la storia di uno dei primissimi guitar hero italiani di fama internazionale.

Ci sono figure le cui gesta si perdono nella notte dei tempi e che si sono guadagnate uno status leggendario rimbalzando di bocca in bocca nel corso dei decenni. Ho ancora impressi nella memoria i ricordi di mia nonna Iole (classe 1910) relativi a uno straordinario chitarrista dal fantomatico nome di Macellano, attivo nello spezzino quando lei era poco più che una ragazzina. L’axeman aveva una presenza scenica notevolissima: con una gamba di legno alquanto "rudimentale", ogni qualvolta entrava in una sala per esibirsi, ammutoliva gli astanti col rumore inquietante provocato dall’arto trascinato sul suolo, per poi stordirli senza pietà con virtuosismi a iosa. A nulla sono valse le mie ricerche: molti coetanei di mia nonna se lo ricordavano, ma nessun documento lo ha immortalato.
Per fortuna è andata diversamente per un'altra leggenda chitarristica ligure di cui mi è capitato di parlare stamani con un folto gruppo di anziani musicofili: Pasquale Taraffo. Forse questo nome non dirà nulla alla maggior parte di noi, ma Taraffo, detto “O Rêua” (la ruota, per la velocità con cui muoveva le mani) è stato un vero guitar hero di fama internazionale, uno dei primissimi in Italia.

Nato a Genova nel 1887 in una famiglia di umili origini e in cui tutti suonano almeno uno strumento, a soli nove anni è già popolare come intrattenitore, anche in virtù del fatto di essere in grado di riprodurre una qualsiasi aria d’opera dopo averla ascoltata una sola volta. I due armatori genovesi Prospero Lavarello e Stefano Censini si prodigano per sostenerlo e procurargli ingaggi, al fine di farlo conoscere in tutta Italia.
Presto le sperimentazioni sulla chitarra lo portano a desiderare uno strumento più complesso, per la realizzazione del quale si rivolge al liutaio Settimio Gazzo. Dopo avergli costruito varie chitarre a più di sei corde, nel 1909 Gazzo approda al modello che accompagnerà Taraffo per il resto della sua vita, una chitarra-arpa a 14 corde (poi donata dalla figlia di Taraffo al comune di Genova nel ’54 e oggi custodita presso il Conservatorio Paganini). È soprattutto grazie al successo di Taraffo che nasce una vera e propria moda per questo tipo di modello.

Critica e pubblico lo acclamano in tutta Italia e nel 1910 varca finalmente il confine nazionale per suonare in Spagna. A Barcellona si esibisce per quaranta sere consecutive nello stesso teatro in una serie di performance che gli valgono il leggendario soprannome El Dios dela Guitarra.
Nonostante sia attaccatissimo alla sua città e alla famiglia, nel ’25 i successi raccolti lo convincono a imbarcarsi per il Sud America, dove ottiene ulteriori trionfi in Argentina (lo chiamano “Erruption”) e in Brasile e, dopo un periodo di fitte attività in Italia, negli Stati Uniti, dove suona un repertorio variegato e davvero insolito che richiama un pubblico ampio ed entusiasta, che include i cantanti del Metropolitan. Si sposta poi in California, dove suona col grande fisarmonicista italiano Guido Deiro.
Ma Taraffo è un uomo semplice, sensibile e malinconico. È piuttosto schivo e taciturno, ma affabile, soprattutto quando qualche chitarrista chiede di potersi esibire al suo cospetto. La nostalgia della sua terra, della moglie e dei figli lo porta a interrompere sempre troppo presto le tournée per fare ritorno a casa, impedendogli di renderle economicamente proficue. Al rientro dalla California, quindi, sceglie un ingaggio più “comodo” e decide di entrare nell’orchestra del maestro argentino Edoardo Bianco per suonare sulle navi da crociera, con impegni più brevi. Nel ’33 fa ritorno a New York per l’ultima volta, ma per soli cinque giorni e poi continua con l’orchestra in Europa e parte dell’Asia.
Nel ’35 si decide a ripartire con l’amico cantante Mario Cappello (altro membro dell’orchestra di Bianco) per una serie di concerti e trasmissioni radiofoniche in tutta l’America Latina, ma il destino gli riserva purtroppo ben altro. In seguito all’improvviso aggravarsi dell’ulcera gastrica che da tempo lo affliggeva, viene ricoverato in un ospedale di Buenos Aires dove muore la sera del 24 aprile 1937 a cinquant’anni. Due giorni dopo si tengono i funerali, ai quali partecipano numerosissimi connazionali. Viene sepolto nel cimitero del barrio della Chacarita e le sue spoglie non sono mai tornate in Italia.


Sfortunatamente Taraffo, all’epoca considerato il “Paganini della chitarra”, è stato lentamente dimenticato dal suo paese, fatta eccezione per gli appassionati di harp guitar. Tuttavia, grazie all’interesse di persone come il collezionista genovese Franco Ghisalberti è stato possibile ricostruire la sua vita attraverso un minuzioso lavoro di raccolta di documenti.
Notevole la scoperta di Beppe Gambetta (il quale ha anche prodotto dei "CD revival" del repertorio di Taraffo, di cui è un fine interprete), che in un archivio di New York ha scoperto l’unico, preziosissimo filmato che immortala il chitarrista genovese il 19 dicembre 1928.
Grazie a Gambetta, ma anchde al musicista, giornalista e scrittore Enrico De Filippi e al M° Fabrizio Giudice, la memoria questo affascinante protagonista della storia della chitarra italiana continua a essere viva e a pulsare proprio nella sua città di origine.

Artista moderno, Taraffo fu forse il chitarrista italiano più prolifico per quanto riguarda le incisioni: nella seconda metà degli anni ’20 realizzò decine di 78 giri ma, forse per il fatto di non saper leggere la musica, si rifiutò di sostenere l’esame d’ammissione della Società Italiana degli Autori ed Editori e quindi non ne esiste un elenco completo. Molta della sua musica è ora disponibile online e pronta per essere scoperta da nuove generazioni di amanti della chitarra.
Il sito www.harpguitars.net ha realizzato una sezione interna in continuo aggiornamento interamente dedicata a Taraffo che vi invitiamo vivamente a visitare.
La ruota continua a girare!
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Ciao Federica, grazie per questa ...
di angeletto [user #21395]
commento del 02/05/2013 ore 08:59:10
Ciao Federica, grazie per questa chicca! Purtroppo ignoravo l'esistenza di questo grande, grazie per i tuoi interessantissimi spunti.
Ciao
Angelo
Rispondi
Re: Ciao Federica, grazie per questa ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 02/05/2013 ore 14:5
Ciao Angelo,
sei sempre carinissimo, grazie!
Taraffo è pressoché dimenticato al di fuori della cerchia (tutto sommato ristretta) degli appassionati di chitarra-arpa e degli studiosi, ma credo sia doveroso diffondere la sua vicenda umana e artistica.
Sono felice che questo approfondimento ti sia piaciuto!
Un abbraccio e a presto :D

Rispondi
Brava Fede
di stefano58 [user #23807]
commento del 02/05/2013 ore 11:01:50
questa è informazione , mi farò un giro in rete per vedere se trovo qualcosa da sentire.. c'era youtube a fine ottocento ? ah ah ah ah
un abbraccione (ci vediamo a Sarzana ? magari...)
Rispondi
Re: Brava Fede
di LaPudva [user #33493]
commento del 02/05/2013 ore 14:52:4
Ciao Ste, grazie mille!
Sono rimasta sconvolta dalla quantità di registrazioni di Taraffo che ho trovato su Spotify... E' davvero emozionante sentirlo all'opera, dopo aver letto la sua vicenda!
Probabilmente sarò in zona nel periodo dell'Acoustic Guitar Meeting per cui è probabile che ci vedremo in fortezza!!!
Intanto ti mando un abbraccio :D
Rispondi
Un altro grande italiano perfetto ...
di waterdog [user #12638]
commento del 02/05/2013 ore 14:33:56
Un altro grande italiano perfetto sconosciuto anche da noi. Bellissimo articolo e un po' di malinconia per la mia nonna Iole (classe 1922) che è mancata lo scorso agosto.
Rispondi
Re: Un altro grande italiano perfetto ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 02/05/2013 ore 14:57:26
Ciao Waterdog,
è molto triste che artisti che ci hanno resi grandi nel mondo (seppur in epoche ormai lontane) siano oggi quasi totalmente ignoti al grande pubblico. Le istituzioni non fanno abbastanza da questo punto di vista... La ricerca su Taraffo, ad esempio, è totalmente nelle mani di privati!
Mi dispiace tanto per la mancanza della nonna Iole... Sono sicura che, come nel mio caso, anche a distanza di anni rimarrà vivissima nei ricordi!
Ti mando un abbraccio e grazie per aver letto la storia di Taraffo. :)
Rispondi
Mi ha colpito molto che ...
di waterdog [user #12638]
commento del 02/05/2013 ore 19:33:53
Mi ha colpito molto che anche tu avessi una nonna omonima della mia (Jolanda), nome ormai desueto e rarissimo.
Quando era appena morta mi è parsa una specie di liberazione (per lei che stava molto male) ma ora, man mano che passa il tempo, mi manca tanto e non riesco a comprendere completamente, anche a distanza di mesi, che non ci sia davvero più.
Rispondi
Re: Mi ha colpito molto che ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 02/05/2013 ore 22:29:30
E' vero, sono nomi di altri tempi...
Anche mia nonna si è sudata tremendamente la sua dipartita, tanto che alla fine è stato un sollievo non vederla più patire, ma ci ha lasciati con quasi 93 anni di storia alle spalle... Ancora oggi se ne sente l'eco!
Capisco la sensazione che provi... Non si può attenuare che con il tempo, temo.
Ti mando un abbraccione forte!
Rispondi
Un Jimmy Page......
di Chiodo utente non più registrato
commento del 02/05/2013 ore 22:23:52
...dell'ottocento !!
Suonava con il prototipo primordiale della SG double neck!!.....e poi lo chiamavano anche "Eruption"......troppe coincidenze!!
Sara' stato sicuramente l'antesignano dell'Heavy Metal :DD !!!!
Grande ricerca ....Brava Fede...complimenti!!
Ma dove le vai a trovare ste' chicche??....E poi fatti viva piu' spesso ,che qui sembriamo al raduno degli alpini!!Eh eh eh ...ci manca la gara di rutti.........Ciao!!!!:DDDD
Rispondi
Re: Un Jimmy Page......
di LaPudva [user #33493]
commento del 02/05/2013 ore 22:32:36
Ciao amico mio!
Anche io ho notato le coincidenze, che mi hanno lasciata a bocca aperta... Per questo mi sono sentita autorizzata a inserire nel titolo del pezzo "proto-axeman": è effettivamente un preistorico guitar hero che ha molto in comune con quelli che oggi veneriamo come leggende!
Grazie per i complimenti! Cerco sempre di condividere le cose che scopro e questa è saltata fuori in una chiacchierata con musicofili molto più anziani di me.
Ahah, prometto che sarò più presente. Definire questo periodo "caotico" o "difficile" non rende minimamente l'idea di quel che è, credimi... Ma sono qui e vi impedirò di ruttare!
Un bacione magnum! :D
Rispondi
Bell'articolo ;-) molto molto interessante...decisamente ...
di Bustio [user #24438]
commento del 03/05/2013 ore 23:32:37
Bell'articolo ;-) molto molto interessante...decisamente storie di altri tempi!
Rispondi
Re: Bell'articolo ;-) molto molto interessante...decisamente ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 03/05/2013 ore 23:41:44
Grazie mille, Bustio!
Il paragone col mondo odierno e con il music business dei nostri giorni è inquietante... Pensa che vita faceva questa gente e che odissea poteva essere all'epoca fare una tournée all'estero!
E pensa la fine di questa incredibile vicenda... Morire all'estero per il desiderio di suonare e non fare più ritorno in patria perché sprovvisti dei soldi per il viaggio - l'ultimo - di ritorno... Roba da film!
Rispondi
Re: Bell'articolo ;-) molto molto interessante...decisamente ...
di Bustio [user #24438]
commento del 03/05/2013 ore 23:54:06
Si infatti...ci sarebbe da fare uno di quei film epici, alla fine anche su Caruso ne hanno fatto uno, benchè alla fine le sue qualità come tenore non fossero certo quelle di un Pavarotti, però rappresentava qualcosa per gli italiani emigrati negli Stati Uniti! Bello riportare alla luce nomi ingiustamente dimenticati che facevano musica perchè la sentivano bruciare dentro.
Rispondi
Re: Bell'articolo ;-) molto molto interessante...decisamente ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 04/05/2013 ore 00:13:54
Esatto, proprio così, con tutte le difficoltà che comportava all'epoca intraprendere una carriera in ambito artistico. Questa era gente davvero motivata, che non poteva non rispondere alla "vocazione".
Certo che un bel filmetto su O Rêua... ;P
Rispondi
Re: Bell'articolo ;-) molto molto interessante...decisamente ...
di Bustio [user #24438]
commento del 04/05/2013 ore 14:12:15
Magari :-)
Rispondi
Bell'articolo, e bello strumento su ...
di superloco [user #24204]
commento del 07/05/2013 ore 18:26:52
Bell'articolo, e bello strumento
su YT si trovano alcune sue esecuzioni
ad esempio

vai al link

l'unico filmato in cui si vede il mitico genovese




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