Mi collego ad un diario precedente per far presente che anche noi studenti si può cambiare, e lo si sta facendo, nel nostro piccolo. Il testo è la mia risposta ad un commento di mr_Pone, non è un'attacco, più che altro è un chiarimento, e vorrei porlo all'attenzione di tutti.
Nel mio istituto solo 2 giorni sono stati sottratti alle normali attività didattiche per mettere in atto una particolare forma di c-gestione dell'istituto; per volere della preside (che ha cercato di sminuire il nostro operato in ogni modo) non abbiamo potuto svolgere attività di recupero e potenziamento (fisica e matematica in primis) proposte da noi studenti e supportate dai prof, dovendo ridurre tutto il nostro solido progetto (inizialmente articolato in 4 giorni di momenti assembleari e ''meeting'' con varie personalità della politica locale e professori universitari) a due grandi assemblee.
Preparare la ''lezione'' da proporre durante queste due assemblee è stato sì faticoso, ma anche molto costruttivo. Abbiamo lavorato quasi come giuristi sul disegno di legge, pomo della discordia.
Purtroppo esiste molta, troppa, disinformazione. Questa ''protesta'' si sta portando avanti troppo spesso per inerzia, perchè così fan tutti, infatti non è difficile sentire scempiaggini da studenti rivoltosi come ''stiamo protestando per i tagli alla scuola!'', ''stiamo protestando perchè vogliamo una scuola in cui siano gli studenti a decidere!'', etc etc.
In realtà la protesta che si sta portando avanti è contro il disegno di legge presentato dall'on. Aprea (per chi non lo sapesse è una donna, visto che mi è toccato sentire che si tratta di un uomo), un disegno di legge che, dovesse passare e divenire legge, smonterebbe, di fatto, la già barcollante scuola italiana creando dei dislivelli incolmabili tra la qualità di istruzione, a parità di indirizzo di studio, in base al singolo istituto. Di fatto non esisterebbero più programmi ministeriali unificati, ogni scuola, a parità di indirizzo potrebbe decidere di incrementare o meno alcuni aspetti dello studio, verrebbero meno i finanziamenti pubblici alla scuola a favore dell'ingresso di finanziatori privati che, pur non avendo diritto di voto all'interno degli organi decisionali, avrebero immancabilmente un pesante potere decisionale, privatizzando, nella pratica, la scuola PUBBLICA.
La scuola diventerebbe una sorta di azienda, di oggetto di mercato, infatti dovranno essere strette partnership economiche onerose con diversi marchi e aziende per potersi garantire i fondi necessari. Di fatto verremmo strumentalizzati più di quanto non lo siamo già. Per non parlare poi delle differenze dell'istruzione tra paese e città, tra nord e sud. Dove c'è più interesse economico vi sarà più investimento e di conseguenza più qualità di istruzione (almeno in linea teorica, nella pratica ne dubito, visto che un privato curerà sempre i suoi interessi): alcune scuole in zone poco industrializzate non potranno più sopravvivere, e non si offrirebbe a tutti la stessa POSSIBILITA' di istruzione (ART. 3 Cost.; ART.34 Cost.) creando, di fatto, due livelli di istruzione, quello per chi se la può pagare e quello per chi non può.
Altro fatto controverso è la libertà statutaria, ergo l'emanazione dello statuto è carico degli Organi dell'Autonomia delle singole scuole. Questo statuto autonomo calpesta l'attuale Statuto degli Studenti e delle Studentesse, documento fondamentale, redatto grazie all'impegno di tanti che si sono sacrificati affinchè fossero riconosciuti i diritti minimi per lo svolgimento democratico della vita studentesca. Lo statuto autonomo stabilisce SE e in quale misura debbano far parte degli organi consiliari studenti e genitori, di fatto non garantisce il diritto di assemblea e di rappresentanza: E' UN OLTRAGGIO AI DIRITTI DELLO STUDENTE COME UOMO, E' UN OLTRAGGIO A DECENNI DI LOTTE, UN OLTRAGGIO ALLA STORIA e, soprattutto, E' UN OLTRAGGIO VERSO CHI HA SCRITTO COL PROPRIO SANGUE L'ATTUALE STATUTO.
E queste sono solo alcune delle criticità di questo disegno di legge che sono state analizzate durante questa due-giorni di informazione.
Il vero grande problema è che NESSUNO parla di questo DDL, NESSUNO informa riguardo questo attacco alla nostra dignità di UOMINI.
Per questo, noi studenti dell'IISS Majorana-DaVinci (due grandi uomini di cui ci onoriamo di portare il nome), abbiamo deciso di fare prima di tutto INFORMAZIONE e CONTRO cultura.
INFORMAZIONE, si, prima di tutto per noi studenti, affinché nessuno possa accusarci di ignoranza e di semplice ''terrorismo'', e poi per la cittadinanza: bisogna ripartire dalle realtà locali, dalla base, per sensibilizzare e creare un pizzico di coscienza e (questo sarebbe il massimo) INDIGNAZIONE.
CONTROcultura, si, perché noi, a differenza di come si è fatto in passato e si continua a fare in altre realtà abbiamo basato il nostro lavoro sullo studio, sulla rivendicazione del diritto allo studio, sul diritto ad avere un'istruzione PUBBLICA di qualità: lo stato non può rinascere se non dalla diffusione di cultura.
E la conclusione del tutto è stato il ''grande'' corteo.
Corteo rigorosamente pomeridiano, perché noi vogliamo studiare, noi non siamo quelli che ''basta che salto un giorno di scuola'', noi riconosciamo che si debba studiare per creare un futuro migliore. Corteo assolutamente autorizzato, pacifico, presidiato dalle forze dell'ordine, ma non per questo ''innocuo''.
La scelta del pomeriggio è stata una sfida anche verso noi stessi, chi è venuto in piazza ha dimostrato di tenerci davvero alla causa, chi era lì ha dimostrato di avere davvero a cuore la cultura, proprio quella di cui parlate voi, la Cultura fatta di conoscenze che solo la scuola può fornire, le conoscenze che ci garantiranno un futuro.
Si è trattato di un corteo che non voleva essere dimostrazione di forza, non voleva essere sfida al potere: siamo consapevolissimi dell'inutilità di queste forme di protesta. La nostra manifestazione voleva smuovere le coscienze della gente di un paese di 30.000 anime. Son poche? Verissimo. Ma almeno 200, 300 persone dopo quel giorno hanno idea di cosa sia il DDL Aprea e magari sono anche indignate. E perchè? Perchè noi siamo scesi tra la gente, abbiamo fermato il traffico affinchè gli automobilisti incazzati ci chiedessero di chi fosse la colpa, affinchè i marinai ed i pescivendoli del grande mercato ittico si chiedessero cosa ci fosse di nuovo, affinchè le mamme e i nonni si chiedessero ''cosa avranno i nostri figli?''. Questi sono gli Italiani, da loro bisogna ripartire.
Secondo me è stato tutto un successo.
Gli studenti del mio istituto ora sono un pelo più critici e si sono responsabilizzati, non hanno paura di chiedersi il ''perchè?'' delle cose, non hanno paura di manifestare la propria opinione e, soprattutto, non hanno paura di chiedere a chi ne sa di più. Abbiamo, nel nostro piccolo ''demolito il cliché dell'uomo che non deve chiedere mai: dato che se non chiedi non sai'' (cit. Caparezza, visto che ci dobbiamo confrontare con la cultura pop, ben venga).
Soprattutto mi ha commosso il commento di un anziano che si era avvicinato a chiedere informazioni: ''Bravi! Se è per questo fate bene a farvi sentire. Questi governi ci stanno facendo tante cose non molto giuste. Io ho 84 anni, e ne ho viste di cose assurde, e sono stato imbarcato per 40 anni, e l'ho visto in tutto il mondo cosa fanno i ''padroni'', i ''privati''... Fate bene, dovete farvi valere.. E' bello vedere queste cose, finalmente avete capito che non conta fare casino ma conta far capire le cose anche ai vecchi come me.''
E poi la visibilità dataci dai media locali ci ha aiutati, spero, a diffondere il nostro messaggio a più gente possibile.
Scusa la logorrea, ma voglio solo testimoniare che noi studenti non siamo tutti i soliti ''fancazzisti'' alla rincorsa di utopistici mondi fatti su misura per noi. Noi giovani ci evolviamo, non saremo molti, ma, fortunatamente, il cambiamento non sempre è in negativo.
Scusate la logorrea ed eventuali errori morfosintattici, ho scritto di getto, questo è una sorta di sfogo :-) |