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Perché si scrive una canzone?
Perché si scrive una canzone?

di Maurizio Piccoli [user #26523] - pubblicato il 21 novembre 2012 ore 08:30
Una cosa è certa: quando la si comincia a scrivere, di sicuro non ci si pone la domanda. E nemmeno quando si è in corso d’opera o la si sta ascoltando ormai realizzata, a casa o in studio. Si tratta, dunque, di una domanda che ci si pone quando si è molto in là con l’esperienza compositiva e si è già riusciti ad accendere qualche luce fuori e qualcun'altra dentro noi stessi.
Una cosa è certa: quando la si comincia a scrivere, di sicuro non ci si pone la domanda. E nemmeno quando si è in corso d’opera o la si sta ascoltando ormai realizzata, a casa o in studio. Si tratta, dunque, di una domanda che ci si pone quando si è molto in là con l’esperienza compositiva e si è già riusciti ad accendere qualche luce fuori e qualcun'altra dentro noi stessi. Luci personali di chiarimento, che raramente servono a illuminare il percorso ai nuovi cantautori.
Voi, se vi sentite di appartenere a questa categoria, non ponetevi la domanda. Anche perché, probabilmente, non avete altra risposta che quella di dire che si è trattato di dar corpo, deforme o bellissimo non importa, a una semplice urgenza, anche fisica. Eravate come un vulcano in fase eiettiva, eruttavate note appiccicose di sensazioni, lapilli d’esperienze, bugie e maledizioni, stupide frasi d’amore e grappoli di niente. Il tutto per il tempo di qualche tormentoso minuto o in qualche secondo di intenso morire.
Io non credo più a quelli che asseriscono che hanno composto in tranquillità il nucleo importante, testuale o musicale, del brano. Facevo parte anch’io di questa schiera. Ero un fan di Wordsworth, poeta inglese, che asseriva che la creazione era un flusso di emozioni “recollected in tranquillity”, cioè ricordate in gran serenità. Poi, col tempo, almeno per quanto mi riguarda, mi sono reso conto che in realtà il pezzo (o il solo testo o la sola musica) lo avevo composto prima dell’effettiva scrittura, nel turbinare di qualche vera emozione, e che il momento della tranquillità compositiva era, ed è, solo il momento “dattilografico”, del salvataggio, del riportare a galla, della cazzuola e malta, del far scoppiare le munizioni e dar loro, se possibile, la bellezza dei fuochi artificiali.
Dunque l’urgenza di “sputar fuori il ranocchio”, ingoiato in precedenza, è la ragione più nobile per cui si scrive una canzone. Significa cercare di trasformarlo in principe, senza grande coscienza di far questo; comunque di toglierselo di dentro, per motivi di ingombro o desiderio di dargli una vita tutta sua.

Certo di ragioni che spingono alla composizione ce ne sono molte altre: celebrative, di “obbligo” professionale (il classico brano commissionato da/per qualcuno), imitative e di analisi (un buon esercizio, indubbiamente). Le principali, e più interessanti artisticamente, restano comunque quella di costruire marker del proprio passaggio o quella di soddisfare un’esigenza liberatoria. Che poi quest’ultima si concretizzi in un poderoso Vaffa o in una preghiera alla Vergine non è importante.
Credo che se si interrogano quelli che hanno provato, al di là dei risultati, la via compositiva (io direi al benessere interiore!), alla domanda “Perché?” le risposte potranno esssere le più varie, tipo: perché mi girava intorno una chitarra, perché la birra fa questi scherzi, perché volevo dirgliene un po’ alla stronza che mi ha mollato, perché volevo diventare Elvis, perché non ho mai parlato con qualcuno e mi restavo solo io... e via discorrendo. Nel prossimo appuntamento inizieremo una lunga strada asfaltata di tanti “Come”, sperando che anche i vostri contributi aprano porte inconsuete e interessanti. 

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"Che poi quest’ultima si concretizzi ...
di DHyde [user #28600]
commento del 21/11/2012 ore 15:56:33
"Che poi quest’ultima si concretizzi in un poderoso Vaffa o in una preghiera alla Vergine non è importante"

Questa frase è stata un' autentica perla di saggezza. XD Aspetto il prossimo appuntamento per i come.
Rispondi
==Che poi quest’ultima si concretizzi ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 21/11/2012 ore 16:21:0
==Che poi quest’ultima si concretizzi in un poderoso Vaffa o in una preghiera alla Vergine non è importante==
ritengo invece che sia molto importante... nel senso che c'e' differenza fra diffondere valori positivi, neutrali o negativi, e, specialmente in questo periodo storico, e' meglio che chi fa arte lavori perche' il mondo migliori, non per, semplicemente esprimere "gigionescamente" il proprio ego..

===“Perché?”===
boh.. perche' mi e' sempre piaciuto piu' che suonare roba di altri.. Mi ricordo, portata a casa la mia prima chitarra, composi una canzoncinza suonando solo il mi basso...
Rispondi
Re: ==Che poi quest’ultima si concretizzi ...
di selvatico [user #22788]
commento del 21/11/2012 ore 21:18:01
" e' meglio che chi fa arte lavori perche' il mondo migliori, non per, semplicemente esprimere "gigionescamente" il proprio ego..""

Certo che sarebbe meglio! ma lo si può decidere a priori? John Lennon ha scritto sia "Imagine" che "How Do You Sleep?" ed erano pure sullo stesso disco.. la canzone non dovrebbe esprimere quello che l'autore prova? Se uno prova delle emozioni violente scriverà una canzone violenta...certo, poi starà a lui, pubblicarla o meno...ma l'arte non è esprimere quello che si ha dentro? é giusto filtrare l'arte? secondo me no...che poi ci sia chi usa la musica per esprimere "gigionescamente" il proprio ego, beh , su questo non ci sono dubbi!!! ma penso siano due discorsi diversi...


Rispondi
Re: ==Che poi quest’ultima si concretizzi ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 21/11/2012 ore 21:28:26
===Certo che sarebbe meglio!==
appunto...
Rispondi
Re: ==Che poi quest’ultima si concretizzi ...
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 22/11/2012 ore 16:24:09
Concordo perfettamente con l'idea di non filtrare l'arte ma di lavorare se necessario sul pezzo nel caso si intravveda la possibilità di migliorarlo. Questo è certo un passo successivo, faticoso ma a volte necessario.
Rispondi
Re: ==Che poi quest’ultima si concretizzi ...
di mattconfusion [user #13306]
commento del 24/11/2012 ore 13:17:27

"boh.. perche' mi e' sempre piaciuto piu' che suonare roba di altri.. Mi ricordo, portata a casa la mia prima chitarra, composi una canzoncinza suonando solo il mi basso..."

Io feci lo stesso. Prima chitarrina, appena portata a casa, sapevo fare il mi minore e basta.
Rispondi
perchè non c'è alternativa
di stefano58 [user #23807]
commento del 21/11/2012 ore 16:30:03
da quando ho cominciato a sentire musica , prima ancora che suonarla , ho sentito forte l'importanza che il mezzo musicale nasconde in se , strumento di condivisione secondo me insuperabile , che unisce la scrittura al suono , dipingendo nel contempo affreschi immaginifici o modellando il vissuto come marmo grezzo . E quando ho avuto tra le braccia la prima chitarra , l'urgenza di spiattellare me stesso al mondo attraverso la canzone ( o anche solo note...) è diventata cosa naturale , come un che di genetico...che poi le mie "composizioni" lascino il tempo che trovano , be , è tutto un altro discorso eh eh eh Ciao maestro :-)
Rispondi
Perché? Mah... credo che i ...
di perrynason [user #17170]
commento del 21/11/2012 ore 18:51:28
Perché?
Mah... credo che i perché cambino durante il percorso. All'inizio per emulazione, quasi sempre. Dopo aver riprodotto cose di altri, cominci a pensare di aver capito come si fà e cedi alla tentazione di provarci anche tu. Si imita, necessariamente. Poi, se va benino, cominci a sentire l'urgenza di parlare in prima persona, di staccarti un po' dal modello, così cominci a guardarti intorno. Lì c'è un momento di accumulo e di crescita, indipendentemente dai risultati che ottieni, così ti accorgi che il mondo è davvero grande, affascinante quanto spaventoso. O cerchi una tua strada, pur indifeso e assorbente come una spugna, o ti chiudi in difesa a riccio sopra un genere che ti dà sicurezza. E' il primo momento davvero importante: si tratta di decidere, anche a pelle, se aprire il paraocchi o stringerlo ancor di più. Se cedere alla voglia o alla paura. Fà una grande differenza: cedere alla voglia vuol dire mettersi a nudo e sfidare il ridicolo (inevitabile), cedere alla paura vuol dire continuare a parlare in terza persona, dietro a una maschera. Gli altri perché dipendono dalla strada che imbocchi.
Credo... forse... può darsi... mi sembra... ... ...
Una cosa è certa: i grandi autori, quelli veramente grandi, parlano sempre in prima persona. E quando sono coerenti sanno anche tacere per lunghi periodi.





Credo ;-)
Rispondi
Re: Perché? Mah... credo che i ...
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 22/11/2012 ore 16:18:19
All'inizio, almeno secondo le mie esperienze, non è solo per emulazione. O perlomeno, nel mio caso, una strana emulazione. Io non volevo emulare Elvis ma solo il mio amico Adriano che si cuccava le migliori perchè suonava la chitarra! In verità all'inizio scrivevo per non prendere qualcosa tipo Lexotan o per farmi passare il mal di testa. E ti assicuro che non era perchè avevo i "gemelli" troppo stretti dalle mutande, era che stavo male, che non sapevo bene chi fossi. Non c'erano ancora i Beatles, il rock&roll arrivava con cose leggere per la mia indole da cantautore triste (col tempo mi è tornato il sorriso) e scrivevo pezzi che iniziavano con la frase "io che devo esser svenato.....". Non concordo anche su una tua frase: sfidare il ridicolo (inevitabile). E' quell'inevitabile che non accetto. Anche quando si scrivono, si cantano, si suonano cose con un fondo di verità non c'è niente di ridicolo. E' la falsità, la forzatura che sono ridicole. E la gente, chi ti ascolta, lo sente subito, o quasi.
Altra affermazione con la quale non sono d'accordo: la scrittura in prima persona dei grandi autori. Ti posso fare centinaia di esempi di grandissimi autori che hanno "dimenticato" se stessi e hanno acquisito un "io" più grande.
Salutoni
Rispondi
Re: Perché? Mah... credo che i ...
di perrynason [user #17170]
commento del 22/11/2012 ore 21:19:44
Io ho raccontato il mio percorso che credo sia comune a tanti altri, certo non tutti.
Sull'imitazione: avrai pur imitato Adriano per cuccare, ma imitavi!
Sulla questione del ridicolo: all'inizio, quando non si ha la tecnica per scrivere e la consapevolezza dei propri limiti, si scrivono inevitabilmente cose pretenziose, caricate da una drammaticità che non si è ancora in grado di governare. Il risultato è uno sfogo da diario adolescenziale che ambisce alla poesia, ma non ne ha il linguaggio. Non dirmi che tra le tue prime canzoni non c'è almeno qualche verso di cui oggi ti vergogneresti come un cane! :)
Secondo me l' "io" più grande è comunque un "io". E' una dimensione personale capace di parlare con un linguaggio alto e di allacciare molti di quei fili che ognuno di noi lascia penzolare senza rendersene pienamente conto. Penso a De Andrè o a Tenco.
;-)
Rispondi
Re: Perché? Mah... credo che i ...
di Mr_Pone utente non più registrato
commento del 23/11/2012 ore 15:47:15
== all'inizio, quando non si ha la tecnica per scrivere e la consapevolezza dei propri limiti, si scrivono inevitabilmente cose pretenziose, caricate da una drammaticità che non si è ancora in grado di governare. Il risultato è uno sfogo da diario adolescenziale che ambisce alla poesia, ma non ne ha il linguaggio==
già...descrizione perfetta.
Rispondi
a me le canzoni "scappano" come i bisogni
di black poodle [user #1259]
commento del 21/11/2012 ore 20:50:31
" Le principali, e più interessanti artisticamente, restano comunque quella di costruire marker del proprio passaggio o quella di soddisfare un’esigenza liberatoria."

Eccomi! Non so suonare, non so cantare, non ho grandi conoscenze di armonia, non mi sento un musicista, eppure in una ventina d'anni ho scritto qualche decina di "canzoni". All'improvviso sento un gran bisogno di fare qualcosa di "artistico" e allora mi metto a suonare; oppure ho l'esigenza di dire qualcosa a me stesso e allora scrivo un testo. Poi con calma, a volte ci metto un giorno ma a volte mesi, provo ad accoppiare la musica suonata(registrata) il giorno x con il testo scritto il giorno y. E quando ci riesco allora provo a fare un arrangiamento. Le mie canzoni fanno cagare però continuo a scriverle in questo modo, "mi scappano"! Ho pure acquistato un interessantissimo libro dal titolo "Come scrivere canzoni - Una guida per chitarristi" ma dopo aver letto i primi due capitoli l'ho abbandonato sul comodino perché avevo l'impressione che mi stesse influenzando e proponesse dei clichè per scrivere canzoni "universalmente" apprezzabili. Preferisco seguire il metodo "Keith Richards", ossia mi metto lì e suono finché non esce qualcosa e quando esce la registro altrimenti me la dimentico.
Comunque bello spunto! Seguirò volentieri le prossime puntate.
Rispondi
perchè?
di selvatico [user #22788]
commento del 21/11/2012 ore 21:33:05
E' successo che ho cominciato a scrivere in maniera piuttosto compulsiva, testi, brevi frasi o lunghe pagine...cose che rimanevano nei cassetti...Poi un giorno mentre scrivevo sentivo le frasi nella mia mente con un loro senso melodico. Ho cominciato a registrarle su cassetta (solo la voce, non ero un musicista!)...ho cominciato a credere di poter dire qualcosa attraverso le canzoni...attraverso le canzoni riuscivo ad esprimermi. Per questo scrivo oggi, per esprimermi. Forse non ce la farò mai nella musica, ma non importa, continuerò a scrivere fino a che ne sentirò l'esigenza...male che vada scriverò per me!
Rispondi
Re: perchè?
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 22/11/2012 ore 15:57:36
Se vuoi un consiglio prova a cantare le tue cose agli amici e cerca di capire cosa ne pensano veramente dietro le solite belle parole di convenienza o di amicizia. Spesso sono crudeli ma è una crudelta che fa bene, fa migliorare quello che fai perchè puoi benissimo scrivere le cose per te stesso ma è come girare con la Ferrari in giardino. Cantare le cose che si scrive è magnifico, specialmente quando anche solo una piccola fetta di te la dai in pasto agli altri, e loro gradiscono. Anche questo è terapeutico, molto di più che bearsi poco o tanto di quello che ci si canta in solitudine.
Rispondi
Re: perchè?
di selvatico [user #22788]
commento del 22/11/2012 ore 17:33:08
Beh, a dir la verità la fase degli amici c'è stata, nel mio piccolo c'è stata anche quella del pubblico, che sembra apprezzare, e a dirla tutta ho fatto pure un disco (autoprodotto). Ho potuto sperimentare che cantare le cose che si scrivono è magnifico, e quando vedi cantare la gente insieme a te è ancora più bello! Però il momento che apprezzo di più è sempre quello...la creazione! il far nascere qualcosa che prima non c'era, il cercare di migliorarsi continuamente, il cercare di essere se stessi il più possibile. Purtroppo se si è autoprodotti c'è anche il cercare di farsi conoscere, ma questo è un altro discorso!!

Grazie per questa serie di articoli! si parla poco di queste cose in Italia...
Rispondi
stima
di franklinus [user #15063]
commento del 22/11/2012 ore 14:39:
ho ascoltato il tuo primo 45giri... un po' di tempo fa...poi ho acquistato il tuo libro sulla fender(il 1°)poi ti ho ...scoperto su accordo...la stima su ciò che scrivi è tanta..su quel 45 ..un po' di meno ,ma sempre stima era ed è ! con stima(quella dell'è!) franklinus
Rispondi
CHE TENEREZZA!
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 22/11/2012 ore 15:49:19
Ti ringrazio per la stima, facevo quel che potevo all'inizio, qualcosa di buono c'era, poi la vita mi ha allontanato dal canto e ho scritto come ho potuto per gli altri. Non so quanti anni hai perchè potresti aver ascoltato il mio primo 45 anche oggi magari su YouTube. Certo che quarant'anni si fanno sentire e quarant'anni di polvere sopra il disco di un esordiente di solito pesano parecchio a meno che non si tratti di un vero numero 1. Avrei tante cose da dire, un po' a difesa di non so a quale pezzo ti riferisci ma non servirebbe. Sulle possibilità date a chi voleva esprimersi, alle piegature date all'epoca dalla discografia, dall'eccezionale contributo dato agli artisti odierni dai collaboratori ci sarebbe da scrivere non un libro ma libri. Vedo con questi miei piccoli contributi di offrire qualcosa ma i tempi adesso sono molto più difficili di allora
e molte cose buone nuotano disperatamente in rete senza procurare un minimo di sussistenza a chi le offre. Non si può fare gli artisti gratis, tanto più che anche volendolo fare non per la pecunia, bisognerebbe almeno avere la possibilità di avere un lavoro sicuro alle spalle. E quanti sono i giovani artisti che ce l'hanno? Comunque la verità è che non si può fare gli artisti a cottimo o a mezzo servizio. Grazie ancora.
Maurizio
Rispondi
Re: CHE TENEREZZA!
di adriano26 [user #24319]
commento del 28/11/2012 ore 03:04:34
Ciao Maurizio,hai offerto proprio un'interessante spunto con quest'articolo,e vorrei,nel mio piccolo,contribuire con quella che è la mia "esperienza"....Probabilmente,ho inizato a scrivere canzoni per trovare un mezzo con cui esprimermi,per cercare di capire,come hai scritto anche tu,chi sono.Ma tra il dire ed il fare,ci sono passati di mezzo molti anni.All'inizio,scrivevo canzoni che erano si,orecchiabili,carine,e quant'altro,ma...scrivevo cose che non mi appartenevano,cose non mie,e questo non mi faceva stare bene.Cercavo disperatamente di tirare fuori qualcosa da me di "autentico",ma non ci riuscivo.Poi,nella mia vita,sono cambiate tante cose,tutte in positivo...e per un pò,ho anche lasciato perdere la musica,ho atteso che le cose "maturassero".Ho iniziato ad ascoltare sempre piu musica di vari generi,a farmi una sana cultura musicale spingendomi oltre il mio naso.Piano piano,ho ripreso a scrivere,a trovare un mio "modo"...E negli ultimi due anni,ho ripreso le lezioni di canto,ho iniziato ad esibirmi dal vivo per farmi le ossa e prendere coraggio,ed a registrare dei demo.A pensare che per anni,il solo cantare di fronte ad una persona,mi metteva in crisi una settimana....: )ed è bellissimo condividere la propria musica con gli altri,cercare di trasmettere le mie emzioni,i miei pensieri,cosi come tanti artisti hanno fatto e continuano a fare con me...forse è questa una delle spinte maggiori.Io,fortunatamente,ho un lavoro,che mi permette di fare questo in maniera libera,e,per adesso,senza guadagnarci un'euro sopra.Dico per adesso perchè io sono proprio un'emergente,ma andando avanti nel tempo,spero che il mio lavoro venga riconosciuto,e di conseguenza,pagato,perchè di questo si tratta,secondo me:riconoscere ad un'artista il proprio lavoro,e pagarlo di conseguenza.è una triste realtà,ma è cosi,con la propria arte,difficilmente si mangia.Perciò,mi tengo stretto il mio lavoro,e cercherò sempre di far conciliare le cose.Spero di essere stato "utile",un'abbraccio Maurizio.
Rispondi
Re: CHE TENEREZZA!
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 28/11/2012 ore 05:48:42
Carissimo Adriano, mi conforta davvero il fatto che si può diventare emergenti anche dopo i cinquanta, i sessant'anni mentre continua a deludermi questa poca attenzione che c'è da parte un po' di tutti verso chi cerca con coraggio, fatica anche psicologica, di mettersi a nudo, di "rischiarsi" così come si è. La moda delle cover band inaugurando il contrabbando di emozioni e modi di esprimersi prevalentemente non propri ma semplicemente pappagalleschi ha provocato lo smagrimento emozionale delle prestazioni musicali e la conseguente sempre più crescente disattenzione del pubblico nei confronti di chi si esibisce nei panni di altri, con le parole di altri (spesso in un inglese in fondo mal compreso), con la musica e l'anima di altri.
Risultato? E' venuto meno quel sano darsi e ridarsi di emozioni vere per cui la performance musicale di gruppi e di cantanti bravi ma inutili si è fermata a livello esibizione, senza alcun approfondimento, con scarsa partecipazione da entrambe le parti. Che forza è la timidezza, che portatrice di verità nascoste e spesso universali! Ben vengano i cantanti come te, e come me, che si nascondevano dietro una provvidenziale pianta sopra il palco o che vivevano con tremenda tensione i giorni e i momenti precedenti un'esibizione! Se poi ce l'abbiamo fatta, possiamo ben dirci che siamo vincitori, che abbiamo vinto noi stessi, ma con le armi buone, sane, armi di verità, mai di falsità. Se poi non siamo Elton John o Ray Charles, meno male.
Siamo o almeno cerchiamo sempre di esser noi, di non esser fantasmi. E il mondo, lasciamelo dire in maniera esageratamente trionfante, ha bisogno di gente vera.
Concedimi una bella stretta di mano.
Maurizio
Rispondi
Re: CHE TENEREZZA!
di adriano26 [user #24319]
commento del 28/11/2012 ore 23:45:25
Maurizio,e certo che ti concedo una bella stretta di mano,hai tutta la mia stima per ciò che scrivi!!Hai toccato tutti quelli che sono secondo me i "tasti dolenti" della musica oggi...Io non sono un musicista,non nel senso "puro" del termine,ma cerco tramite la musica,nella maniera più onesta possibile,di comunicare.Con tutti i miei limiti,e sono tanti : ) Ma se si fanno le cose onestamente,le altre persone lo apprezzano,lo stò vivendo sulla mia pelle...Ho solo 28 anni,ne ho di tempo per migliorare e fare cose,ma la mia "autenticità" la tengo ben stretta.Faccio e farò solo ciò che mi piace e fà star bene.E se non avrò sufficienti riscontri....pazienza,continuerò comunque per il piacere di farlo,davanti a 10 o 20 persone.
è sempre un piacere comunicare con te Maurizio.

Adriano.
Rispondi
ai miei tempi,che erano un ...
di franklinus [user #15063]
commento del 23/11/2012 ore 01:11:30
ai miei tempi,che erano un po' più giovani dei tuoi,il tubo era soltanto un cilindro extra lungo nel quale fluiva l'acqua o il fumo di una stufa a legna...ora fluisce tutto il,cosiddetto,sapere e,da lui,ho saputo che la canzone era "il guerriero";a mia parziale discolpa della stima"un po' di meno",ricordo,ora, che ho ascoltato prima il brano cantato da mia martini e poi da te:ne converrai che le mie glabre orecchie erano più attratte dal pathos femminile ancora sconosciuto che da una vox ruvidamente maschile come la tua...o almeno penso che sia andata così..oppure è il,sempre cosiddetto,senno del poi, che mi fa scrivere questi pensieri....quindi la stima è completa... anche per le tue parole sugli artisti ...io mi considero tale,chi mi conosce mi considera tale,ma,oggi,non si può vivere d'arte nella sua bucolica essenza..ci sarebbero alcuni virtuali se ed altri se...ma la realtà è quella che hai descritto tu:niente cottimo e niente mezzo servizio,questa è la"nostra"dolce condanna ti ristimo franklinus
Rispondi
Un solo motivo
di joerocker [user #11075]
commento del 03/12/2012 ore 00:59:39
Una canzone apparentemente può essere scritta per vari motivi, ma in realtà spesso il motivo è uno: perchè non ne puoi fare a meno!
Rispondi
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