Salve a tutti, sperando di trovare consensi nella comunità chitarristica vorrei esprimere il mio disappunto nel sentir parlare ed idolatrare, in alcuni casi immeritatamente, sempre e soltanto i soliti musicisti. Non mi riferisco ai grandi ed intoccabili degli anni 60 e 70 che verranno giustamente ricordati per secoli e secoli ma a quella frangia di chitarristi che o hanno seguito l'onda scatenata dall'Olandese Van Halen aggiungendo poco o nulla alle sue intuizioni (per altro non replicando mai la sua energia e naturalezza) o hanno seguito le orme di Malmsteen o si sono lanciati, sul finire degli anni ottanta, nel revival dei settanta riportando in scena ampli, chitarra e pure capelli ma finendo per essere, a mio parere, una pallida imitazione.
Non voglio fare nomi, anche se li ho ben chiari in mente, per non scatenare linciaggi dei fan più incalliti e voglio aggiungere che, dal momento che non intendo generalizzare, ci sono casi (Steve Vai per esempio) che esulano dalla mia "polemica/battaglia".
Penso che questi chitarristi abbiano avuto ed abbiano tutt'ora dei grandi limiti: scarsa creatività sia dal punto di vista della scrittura che dal punto di vista squisitamente chitarristico ed una certa chiusura mentale che li porta a riproporre il proprio personaggio ed il solito cliché allo sfinimento.
Intendiamoci, dal momento che di geni ed innovatori ne esistono pochi, è normale ed anche giusto che esistano questi musicisti! Quello che non è affatto giusto è il valore che gli viene riconosciuto!
Il vero problema è che esistono chitarristi STRAORDINARI di cui si parla poco o proprio nulla! E non soltanto sulle riviste di musica logorate dal mainstream ma anche in quelle specializzate. In questo caso posso fare nomi, anzi mi sbizzarrisco! In cima alla classifica, seppur di questi un pochino pochino se ne parla, ci sono Robert Fripp e Steve Hackett che sono stati nei settanta due tra i chitarristi più rivoluzionari e visionari in assoluto! Fripp aveva un fraseggio totalmente svincolato dal blues, un songwriting spaventoso (ritengo che i King Crimson abbiano portato avanti la musica come pochi altri gruppi ed abbiano raggiunto vette ARTISTICHE, perché alla fine è di arte che si dovrebbe parlare, allucinanti) e, se vogliamo parlare di tecnica, una pennata chirurgica. Hackett aveva una visione del brano e dell'arrangiamento quasi orchestrale(si sentano The Return Of The Giant Hogweed, Can-Utility & The Coastliners)! è stato il primo ad utilizzare il pedale del volume come lo si utilizza oggi, senza parlare degli assoli di The Musical Box e di Firth of Fifth (il primo con tanto di tapping) che sono veri e propri capolavori. Oltretutto questi due musicisti, anzi mi correggo, ARTISTI continuano tutt'ora ad evolvere ed a caratterizzare e segnare più o meno velatamente la musica che possiede una certa attitudine progressiva.
Ci sono stati poi altri chitarristi come Steve Hillage, Andrew Latimer, Ollie Halsall, Terje Rypdal, fino al più recente Eivind Aarset che meriterebbero un posto di rilievo nella storia della chitarra elettrica (per mantenere accesa la nota polemica, molto più di altri) e della musica per il loro enorme contributo creativo.
Gli scettici ascoltino Space Shanty del gruppo Khan (con Hillage), Mirage dei Camel (con Latimer), Patto del gruppo omonimo (con Halsall), le collaborazioni di Rypdal nei lavori di Ketil Bjørnstad e Electronique Noire di Aarset.
Sono chitarristi da amare e dai quali apprendere moltissimo, sono chitarristi che hanno cercato di produrre arte al massimo livello e non di fare soldi o di impressionare il pubblico con posture o trovate sceniche.
Aprite gli occhi e soprattutto le orecchie e cercate di vedere oltre i soliti falsi miti che ci vengono propinati ogni giorno!
Scusate lo sfogo.