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- Bene, sono ancora in tempo...:-) -

di boogiebeppe [user #7048] - pubblicato il 30 aprile 2012 ore 14:33:04.
Da "Corriere della Sera"


Non c'è limite d'età per imparare
Ve lo dimostro con la chitarra
Uno psicologo americano ha trasformato una sfida personale in un esperimento scientifico. Dai risultati sorprendenti

MILANO - Può sembrare azzardato che un quarantenne, da sempre considerato stonato e del tutto privo di qualsiasi talento musicale, decida improvvisamente di dedicarsi anima e corpo allo studio della musica. Azzardato, almeno alla luce dei molti preconcetti sul fatto che solo il cervello dei bambini sarebbe sufficientemente plastico per poter imparare una disciplina complessa come la musica. Eppure è esattamente quello che ha fatto lo psicologo cognitivista Gary Marcus, autore del libro «Guitar Zero: the new musician and the science of learning», in cui racconta la sua straordinaria esperienza di immersione totale nello studio della musica iniziato a 39 anni. Ne ha parlato anche il Wall Street Journal in un articolo che inizia con l'incoraggiante affermazione che il cervello può riorganizzarsi a qualunque età per rispondere al meglio alle richieste di nuovi apprendimenti, compreso quello della musica. Ottime notizie per chi vuole continuare a imparare cose nuove per tutta la vita.
L'ESPERIMENTO - La sfida del dottor Marcus è indirizzata soprattutto al concetto del cosiddetto "periodo critico" che secondo molti studi condotti finora, sarebbe il periodo, o meglio i periodi, in cui esiste una sorta di finestra cognitiva per l'apprendimento di abilità complesse come una nuova lingua, ma anche come la musica. Pur essendo a conoscenza di questi studi, il dottor Marcus non si è però fatto scoraggiare. Essendo alle soglie di un anno sabbatico della sua Università, ha deciso che avrebbe fatto un esperimento su se stesso, per cercare di scoprire se un adulto ineluttabilmente stonato potesse studiare musica con profitto e imparare a suonare uno strumento. Intuizione intelligente, anche perché il sogno di imparare uno strumento il dottor Marcus lo aveva inseguito fin da bambino, ma aveva dovuto abbandonarlo essendo stato giudicato affetto da una sorta di aritmia musicale congenita, non una vera malattia, ma un’inesorabile incapacità di seguire ritmo e melodia.

CERVELLO - Revisionata una serie di studi, prima sulle finestre di apprendimento del linguaggio, poi sull'apprendimento della musica, Marcus è giunto presto alla conclusione che la plasticità del cervello risultava in realtà più che dimostrata, specie dagli ultimi studi realizzati con le nuove tecniche di visualizzazione cerebrale, come la Risonanza magnetica funzionale e la Magnetoencefalografia. E soprattutto ha scoperto che non esistevano invece studi sistematici che realmente escludessero la possibilità per un adulto di imparare la musica. E poi c'è anche la lezione tratta dalla realtà. «Patti Smith non aveva mai considerato realmente di diventare una cantante professionale finché non è giunta attorno ai 25 anni" — dice Marcus nel suo libro —. E c'è una leggenda della chitarra jazz, Pat Martino, che ha imparato a suonare di nuovo dopo la rottura di un aneurisma cerebrale, all'età di 35 anni». Quindi, si può fare. Magari senza risultati strabilianti, come quello di sviluppare l'orecchio assoluto, la capacità di nominare qualsiasi nota una volta che sia stata ascoltata, che non sembra si possa più sviluppare dopo i sette anni-otto anni. D'altra parte, l'orecchio assoluto è probabilmente una caratteristica genetica, e non è posseduto da molti musicisti di successo.

UN ANNO - Così Marcus inizia a studiare la chitarra e in breve si appassiona al punto da dedicarvisi per intere giornate. Presto scopre che, rispetto ai bambini, un adulto, se dispone del tempo necessario, ha un grande vantaggio: la determinazione. «Nessuno ha mai studiato i risultati che può raggiungere un adulto che metta insieme 10 mila ore di pratica cominciando a 42 anni, — dice ancora Marcus nel suo libro — perché la maggior parte delle persone a quella età ha una propria vita e delle responsabilità. Famiglia, figli, lavoro, impediscono spesso di mettere in campo il tempo necessario, che invece i bambini dispongono». Così per un anno intero, tra sconforti e successi incoraggianti, il dottor Marcus lotta con scale maggiori e minori, ritmo, melodie e timbri, e soprattutto con le corde della sua chitarra. Intanto però, da scienziato, ricorda sempre che sta conducendo un vero esperimento, e tiene precisi appunti sui suoi avanzamenti.

IL RISULTATO - E si accorge che un altro vantaggio tipico dell'adulto che impara una nuova disciplina è quello di potersi dedicare deliberatamente al superamento delle sue specifiche debolezze, un fenomeno chiamato in psicologia cognitiva deliberate practice, un costante senso di autovalutazione e di focalizzazione su quello che risulta più difficile da imparare. Mentre spesso i ragazzi tendono istintivamente a ritrarsi da ciò che trovano difficile. Alla fine, il dottor Gary Marcus non diventa certo una star, però ce la fa. Impara a suonare la chitarra al punto di poter entrare in un gruppo, scrivere la sua musica, riuscendo a vincere quell’aritmia musicale congenita che forse non era mai esistita. Ma soprattutto trova su se stesso la conferma di quanto sia vero ciò che gli studi di neuroimaging hanno dimostrato, ossia che la ricerca di nuova conoscenza può mettere in moto il cervello assieme alla produzione di neurotrasmettitori ad azione stimolante, come la dopamina.

Danilo Di Diodoro

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Vero ma non c'è nulla di straordinario...
di Martinez53 [user #23272]
commento del 30/04/2012 ore 16:09:43
Studiare musica è una parola vuota se non si specifica cosa si studia...
Imparare a leggere la musica per chitarra, quindi in sola chiave di sol, è una cazzata mostruosa, con un po' di impegno in poche settimane si impara. Poi è chiaro che come il bimbo di prima elementare la velocità di lettura sarà molto bassa, solo con l'allenamento si migliora, ma solitamente in pochi mesi si arriva a buoni livelli. Diverso è il discorso se si vuole suonare strumenti più complessi come il pianoforte che impone la lettura in due chiavi: SOL e FA, li l'impegno del cervello è decisamente su altri livelli e la fatica è maggiore, ma comunque chiunque sia dotato di NORMALI doti cognitive (almeno più di due neuroni...;-) c'arriva.
Sostanzialmente la SOLA lettura della musica è uno studio semplice, che non richiede particolari doti se non un MINIMO di applicazione a che TUTTi possono affrontare a ogni età.
Lo studio dello strumento invece mi vede d'accordo su molti punti, è però innegabile che avvicinarsi allo strumento in giovane età è meglio, se non altro per l'aspettativa di vita che uno ha... In ogni caso non è una novità che persone ormai avanti negli anni abbiano deciso di dedicarsi allo studio di uno strumento con discreto successo. Ma, del resto se ci sono pensionati che decidono di laurearsi e c'arrivano brillantemente, non vedo dove sia la novità dello psicologo cognitivista Gary Marcus, perchè se fisicamente non ci sono impedimenti, a suonare possono arrivarci tutti, anziani compresi, e se c'è latente il talento, non è escluso che si manifesti con risultati sorprendenti.
Piuttosto sarebbe interessante verificare a parità di ore impiegate nello studio, la differenza di risultati conseguiti tra un "giovane" e un "anziano". Ovvio che è una prova improponibile perchè nessuno è uguale a un altro, ma su un campione per esempio di cento studenti giovani e cento anziani, li si che sarebbe interessante, facendo una media statistica, verificare le differenze. Personalmente e... purtroppo... sono dell'idea che i giovani vincerebbero, ma se uno ha tempo, non serve arrivare primi...;-)))
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