Sono di Torino, ho 57 anni, sposato, una figlia di 17, vi scrivo per parlare di FIAT… bene! Spero che dopo la parola FIAT non abbiate chiuso, visto l’argomento lo capirei benissimo. Ma comunque non ho nessuna intenzione di parlare male dell’azienda in cui ho prestato servizio per ben 37 anni, del resto assunto il 1° Aprile del 1972 per gran parte della mia vita l’azienda è stata la mia vita, quindi dell'azienda io ho rispetto. Sono sempre stato un impiegato, un colletto bianco, un quadro aziendale, ho anche fatto una discreta carriera, ho rappresentato la FIAT in China, in India e ultimamente in Brasile, insomma qualche soddisfazione l’ho avuta.
Ora da quasi due anni sono fuori, e sto benissimo.
Invece mi fa stare malissimo quel che vedo, le condizioni in cui si è ridotta la mia ex azienda, come l’hanno ridotta, come la stanno rovinando. Mi dicono: Son cambiati i tempi! Tu sei storia vecchia, la FIAT che hai conosciuto tu non c’è più, questo è un altro mondo, tu sei vecchio! Le tue idee sono obsolete, tu sei acqua passata! Beh… oddio… vecchio, ma se in macchina ho i CD dei Rolling Stones e dei Led Zeppelin! Comunque arriviamo al sodo, e qui il sodo si chiama Sergio Marchionne: Marchionne a fronte di nuovi investimenti su Torino Mirafiori chiede nuove regole che garantiscano maggior produttività.
Già, più produttività.
OK, ma io di gente che non ha voglia di far nulla in FIAT ne ho vista sempre poca, qui nel torinese tra Mirafiori, l’area Torino nord di FIAT Industrial, IVECO e New Holland, i rimanenti CRF e Sangone, più altre realtà minori che comunque conosco molto bene, io ho sempre visto, almeno fino a ieri, gente che ogni mattina quando si alza per andare a lavorare, lo fa con l’intenzione di dare il meglio delle proprie possibilità, e parlo sia di impiegati che di operai, sia ben chiaro.
Io non cado dalle nubi… so che c’è qualche furbastro che tramite dottori compiacenti fa il lavativo, ma è il caso che per colpa di pochi debbano essere messi in difficoltà tutti?
Il problema di FIAT non è l’assenteismo, mala erba facilmente asportabile semplicemente applicando il contratto vigente, ma quello di vendere il prodotto.
E’ inutile che mi chiedi di produrre milioni di auto se poi non le vendi! Difatti la cassa integrazione nasce dal fatto che se l’azienda non vende va in crisi, non guadagna e quindi chiede la cassa per non dover licenziare i dipendenti, causa crisi economica.
Ora la promessa e di investire per il lancio di nuovi prodotti, bene!
Ma se i numeri sono quelli di Marchionne senza dubbio i soldi investiti sono pochi, pochissimi per pensare di poter competere con Wolkswagen, AUDI, Renault, Citroen, Peugeot, ergo l’unica soluzione se i soldi non ci sono è quella di andare a produrre in Polonia, o in Bielorussia o in China, e quindi i segnali che vedo non sono per nulla rassicuranti, per Mirafiori.
Io ho lavorato in FIAT per una vita e una cosa ho imparato più di tutte, ed è questa: la ricchezza di un’azienda non sono gli immobili, gli impianti, i capitali versati e nemmeno gli azionisti. La vera ricchezza di un’azienda sono gli uomini che la compongono, il resto è fuffa, aria fritta. Per vincere le sfide sui mercati mondiali devi prima di tutto investire negli uomini, puntare sui cervelli di gente in gamba, sulla volontà e la determinazione di tutti anche degli operai che devono sentirsi orgogliosi di partecipare a un progetto. Un operaio che entra in fabbrica sapendo che il suo stipendio non basterà per arrivare a fine mese e che il suo posto di lavoro è precario, e che oltretutto se si becca la febbre un giorno non può stare a casa perché non lo pagano, non può fare qualità, non può lavorare sereno e motivato e indiscutibilmente il prodotto ne risentirà. Questo non è puntare sugli uomini.
Certo sono finiti i tempi dell’Avvocato, quando la FIAT costruiva tutto in casa, dallo spillo al camion, questo era lo slogan, ovviamente ora non è più così, non può più essere così, ma alcune regole sono ancora valide, non cambiano mai, per esempio la ricerca della qualità. Un prodotto di qualità è sempre vendibile, anche se non c’è il prezzo. Ma la qualità costa, costa in ricerca, costa nell’affidarsi a uomini capaci e non ai soliti raccomandati, costa in tempi lunghi. Marchionne dà l’idea invece di voler produrre lo stesso identico prodotto di scarsa qualità, ma a un costo ancora più basso, per avere il massimo dei ricavi. Ma è una strategia che non ha mai pagato se non nel breve termine, appunto… nel breve termine…
L’uomo forte ha nuovamente colpito l’immaginario dell’italica politica tutta prona ai piedi del novello piccolo duce, tutti in piedi ad applaudire l’uomo in maglione blu e le sue perentorie ed innovative decisioni. Peccato che in un mondo di papere lo struzzo è re, ma agli occhi del mondo sempre struzzo rimane.
Un’ultima domanda, un’ultima riflessione: Molti nei TG e sui giornali si affannano a dire la loro opinione, a parlare di sfide globali, di mercati esteri, di competitività ecc. ecc. in genere è gente che però non ha mai lavorato in fabbrica che, come si dice da noi: non ha mai bollato la cartolina… Io modestamente credo che un grande imprenditore si distingua non per le scelte facili: “Qua chiudo e vado a produrre in Polonia perché la costa meno…” Questa non è una scelta da Top Manager, perché pure mia figlia che fa l’istituto d’Arte e che d’economia non ne capisce niente la applicherebbe in caso di crisi, insomma non serve essere dei fenomeni in maglione blu per fare discorsi del genere.
Noi però lo sappiamo che un grande imprenditore, ma grande veramente farebbe altre scelte, cercherebbe altre strade, soprattutto instaurerebbe un discorso chiaro e diretto coi suoi uomini: “Signori c’è bisogno di voi, dobbiamo darci una mano, aiutiamoci tutti insieme per uscire da questa crisi. Io ora non posso promettervi di guadagnare di più, ma così facendo vi prometto di conservare il posto di lavoro.” Io sono certo che davanti a parole simili tutti sarebbero pronti a dare ciascuno il suo, perché tutti quelli inquadrati dalle TV davanti ai cancelli di Mirafiori, contrariamente a quanto si pensi, sono persone che hanno bisogno di lavorare, che vogliono lavorare, che devono lavorare. Ma allora perché cercare lo scontro, la provocazione toccando tre temi: sindacati, diritto di sciopero e mutua, tre argomenti che tutti, anche chi non lavora in fabbrica, anche i bambini, anche i sassi sanno che in Italia significano contestazione?
Suvvia andiamo al voto, al referendum, con una domanda finale: Ma a noi, uno come Marchionne, siamo sicuri che serva veramente?